Il selfie e la maschera sociale
Ho scelto questa tesina perché il tema è molto familiare a noi giovani, ma si è ormai diffuso un po’ tra tutti, indipendentemente dall’età, e poi mi piaceva l’idea di dare a un fenomeno all’apparenza banale e superficiale un’importanza culturale e storica.
La moda di oggi, infatti, non è più il semplice surfare, neologismo tanto caro a chi un tempo in TV urlava frasi del tipo “sei connesso?”. Oggi, più che surfare, si selfa, ossia si bombardano le pagine dei social network più in del mondo con auto-scatti fatti ad ogni ora del giorno e della notte.
Che sia nella metro, in un bagno pubblico, in cucina, in piazza, in biblioteca o in rosticceria, questo non importa: è il soggetto ciò che conta, la foto di se stessi in primo piano.
Ecco, forse il segreto del selfie è proprio questo: un’autoaffermazione di se stessi.
Lo stesso Oxford Dictionary ne dà una definizione che potremmo considerare dogmatica: “fotografia fatta a se stessi, solitamente scattata con uno smartphone o una webcam e poi condivisa sui social network”.
La moda si è tanto diffusa da convincere i redattori del dizionario più famoso del mondo che selfie sia la parola più dirompente, utilizzata e nuova del 2013, tanto da definirla appunto “parola dell’anno”.
Il selfie ha battuto peraltro altre abitudini legate alla rete e alla condivisione: vince infatti su twerking, binge-watch e showrooming, rispettivamente relativi alla danza, all’indigestione da video e alla verifica nei negozi prima di acquistare un bene.
Inutile nascondere che il selfie racchiude in sé il puro desiderio di apparire e, nell’epoca in cui viviamo, l’epoca dell’apparenza dove prima sembri e poi sei, esibirsi è fondamentale.
Ma cosa si vuole mostrare di sé? C’è una grande differenza, infatti, tra ciò che si vuole mostrare e ciò che realmente si è.
Ad uno specchio che mostra la realtà così com’è, senza filtri, il soggetto preferisce l’obiettivo della fotocamera, che consente di conformarsi agli standard, apparire ciò che non si è in modo da essere accettati e apprezzati dalla società.
L’individuo, alla vista di un obiettivo nelle vicinanze, è come se indossasse una maschera: le stesse maschere che un tempo i Greci utilizzavano in teatro solo per una finzione scenica e per interpretare un personaggio e che avevano fisionomie fisse, che caratterizzavano il personaggio e ne designavano l’età, il carattere e lo stato d’animo, ora le indossiamo comunemente nella vita di ogni giorno in modo da apparire ciò che gli altri vogliono.
Ad essere coinvolte in tutto ciò sono soprattutto le personalità più deboli e insicure, che tendono a nascondersi, come diceva il famoso drammaturgo italiano Pirandello, dietro una maschera imposta dalla società e dai valori imposti da questa.
Questa maschera non può essere tolta dall’uomo perché altrimenti si finirebbe per essere malvisti e criticati, ma l’uso di questa porta alla perdita di quella che è la nostra vera personalità.
Questa teoria si presenta, per esempio, nell’opera pirandelliana Uno, nessuno e centomila, già nell’analisi del titolo: uno perché una è la nostra personalità, centomila perché l’uomo assume con la maschera tante personalità quante sono le persone a giudicarlo e nessuno perché l’uomo finisce per non riconoscersi in nessuna di queste personalità.
In quest’opera si racconta la storia di Vitangelo Moscarda, che aveva una vita del tutto normale e abbastanza agiata grazie alla banca ereditata dal padre, finché una giornata piatta e tranquilla viene turbata da un banale e innocente commento della moglie riguardo al fatto che il suo naso pendeva un po’ da una parte.
Da quel momento la vita del protagonista cambia radicalmente perché egli si rende conto di apparire agli altri in modo del tutto diverso da come lui si è sempre percepito.
Da quel momento cambia il suo stile di vita e attua un processo di ricerca per trovare se stesso, compiendo azioni che vanno contro quella che era stata la sua natura sino a quel momento.
Inizia ad ossessionare chi gli sta vicino con discorsi e riflessioni oscure, che lo fanno passare per pazzo agli occhi della comunità, forse perché cominciò a divulgare i difetti degli altri, creando delle crisi di identità fra tutte le persone del popolo, che credevano di conoscere se stesse ma in realtà non conoscevano i propri difetti.
Questo accade nella nostra società: tutti si identificano con la maschera che indossano, dimenticando o ignorando ciò che realmente sono.
L’autoscatto è diventato un mito socioculturale cui aderiscono tutti quelli che cadono nella trappola del mezzo facile e superficiale per essere considerati e avere conferma della propria bellezza e successo con zero impegno.
Molti ne hanno trovato la causa in un aumento di narcisismo nella nostra società.
Percorso interdisciplinare
- Italiano: Pirandello
- Arte: l'autoritratto con cappello in feltro grigio e quello con orecchio bendato di Van Gogh e l'autoritratto molle con pancetta fritta di Dalì
- Storia: la fotografia come mezzo propagandistico nel regime di Hitler
- Filosofia: il disturbo narcisistico della personalità di Freud
- Fisica: il condensatore nel flash
- Inglese: il ritratto di Dorian Gray