“Parti di me si sfaldano
Al sol pensiero di perderti
Un giorno, se questo accadrà
Consumerò le mie guance
Con lacrime sincere.
Piangerò la fine di tutto,
Di tutto il possibile
Ed il sensato,
E rimarrò in eternità del nulla”
Introduzione
L’amore è l’unico sentimento che ci permette ancora di definirci superiori agli animali, è l’unica forza davanti a cui anche la ragione si ferma e lascia libero spazio a noi stessi per seguire ciò che sentiamo davvero.
Però esso coincide spesso con una passione tanto forte quanto più improvvisa. La sua violenza è tale che per amore si è disposti anche a morire e compare quindi il legame con la morte.
La divaricazione tra Eros e Thanatos risiede nel fatto che la morte è impensabile, mentre l’amore è fatto di pensieri, ricordi e immagini del vissuto affettivo.
Perché il pensiero umano antico contrapponeva Eros a Thanatos? In teoria, l’opposizione non è tra l’Amore e la Morte, ma tra la vita e la morte. Essi rappresentano gli impulsi creatori e distruttori del mondo. Il primo impulso è il Desiderio, universale e cosmico, che attrae gli elementi e che spinge la Natura a dare i suoi frutti. Il secondo è la tendenza alla disgregazione degli elementi.
Giovanni Pascoli
Giovanni Pascoli nasce a San Mauro di Romagna (Forlì) il 31 dicembre 1855. La sua infanzia, inizialmente felice, subisce un’importante svolta quando muore il padre Ruggero, assassinato durante il suo ritorno dalla fiera di Cesena, il 10 agosto 1867. Da qui inizia la sua esistenza travagliata, che finisce il 6 aprile 1912, a Bologna, quando muore di cancro.
L’intero percorso del suo pensiero si basa sul ritorno al nido del fanciullino. Nel nido egli ritorna alla sua infanzia, nel periodo in cui il padre era ancora vivo.
Infatti, il nido è per Pascoli un rifugio. Questa è la prospettiva della “regressione”, che scaturisce a partire dalla morte del padre. L’anno seguente muoiono la sorella Margherita e la madre, e successivamente i fratelli Luigi e Giacomo.
Perciò la responsabilità di capofamiglia viene affidata allo stesso Pascoli, mentre continua a peggiorare la situazione economica. Dopo il dramma familiare Pascoli ha un progressivo atteggiamento di rinuncia accompagnato dalla volontà di poter ricostruire, in altra forma, il nido familiare distrutto dal destino, e ricercare in questo una difesa e una protezione.
Uno dei problemi principali della vita di Pascoli è quello dell’amore, della donna, del matrimonio: sono tre aspetti di un’unica condizione vissuta dall’autore come dramma.
Pascoli si presenta come un poeta “senza amore”, infatti non canta mai l’amore e la donna. L’amore viene visto come tutto ciò che porta alla morte, quella morte che gli ha tolto il padre e che è una condizione imprescindibile, l’atomo opaco del male. Le figure femminili sono occupate solo dalle sorelle Ida e Maria. Successivamente solo Maria, poiché Ida si sposerà.
“No, mia dolce Mariù, non sono sereno. Questo è l’anno terribile,
dell’anno terribile questo è il mese più terribile. Non sono sereno: sono
disperato. Io amo disperatamente angosciosamente la mia famigliola che
da tredici anni, virtualmente mi sono fatta e che ora si disfa, per sempre.
Io resto attaccato a voi, voi due, a tutte e due: a volte sono preso da
eccessi furiosi d’ira, nel pensare che l’una freddamente se ne va, come
se fosse la cosa più naturale del mondo, se ne va strappandomi il cuore,
se ne va lasciandomi impotente più a lavorare a pensare, se ne va
lasciandomi mezzo morto in mezzo alla distruzione de’ miei interessi,
della mia gloria, del mio avvenire, della mia casina, di tutto!”
Giovanni Pascoli
Pascoli, a differenza della sorella, non si sposerà mai poiché un vincolo così forte viene inteso da lui come un atto di fiducia negli altri e nella vita, fiducia che non mostra in nessun modo d’avere, mentre nello stesso tempo afferma che la scelta matrimoniale coincide con un personale tradimento di quel nido che ha voluto ricostruire. Perciò siamo davanti a un caso psicologico che ridimensiona il poeta: il caso di una castità forzata, di sofferenza e ansia, fino ai limiti della nevrastenia.
“Ho vissuto senza amore, non per incapacità di amare ma perché mi
dovevo dedicare solo a voi […] Sarà nevrastenia, sarà autosuggestione,
sarà effetto della mia vita forzatamente casta e orribilmente mesta, ma
io posso certe ore, meglio certi giorni in cui mi pare di dover morire”
Giovanni Pascoli
Il gelsomino notturno
La poesia “Il gelsomino notturno” fu composta da G. Pascoli per le nozze dell’amico Raffaele Briganti; vi è raffigurato il tema dell’unione dei due sposi e del conseguente germogliare di una nuova vita ma è come se il poeta la scrivesse a se stesso, perché immagina di essere uno sposo senza esserlo. Cinque anni prima della stesura della poesia era naufragato il suo progetto di matrimonio con la facoltosa cugina riminese Imelde, ormai trentenne, figlia di Alessandro Morri. In questa decisione influì pesantemente la sorella di Pascoli, Maria, che viveva con lui. Il poeta cerca di vivere negli atti sessuali degli altri perché non riesce a viverla. Questa paura, questo non voler accettare la sessualità e non riuscire a sposarsi, riesce a coinvolgere anche la sorella Maria. Nei versi è presente una metafora sessuale delicatissima. Il gelsomino notturno è fiore che si apre di notte e di giorno si chiude. Il simbolismo pascoliano si esprime nel rapporto tra il fiore e la donna, il fiore fecondato grazie alle farfalle notturne che ne trasportano il polline è metafora della donna resa madre nell’unione con il compagno.
L’elemento della narrazione è affidato a delle immagini e il poeta coglie il mistero che palpita nelle piccole cose della natura. Si accorge che la notte, quando tutto intorno è pace e silenzio, vi sono fiori che si aprono e farfalle che volano. Una vita inizia quando la vita consueta cessa. L’ora della vita notturna è anche un’ora di malinconia per il poeta che prova un senso di esclusione.
Il binomio vita e morte è evidente nell’immagine dei fiori notturni e nel ricordo dei familiari defunti, nelle farfalle crepuscolari simbolo sia di vita che di morte, nella nascita dell’erba sulle fosse nell’urna, elemento funerario, metafora del ventre femminile, generatore di nuova vita. I gelsomini notturni, detti anche “le belle di notte”, aprono i loro fiori al calar della sera quando il poeta rivolge il pensiero ai suoi morti.
Il gelsomino notturno
Anche le farfalle del crepuscolo iniziano il loro volo nelle ore della notte tra i viburni, altrimenti detti “palloni di neve”, perché fiori bianchi di forma sferica.
E s’aprono i fiori notturni,
nell’ora che penso a’ miei cari.
Tutto tace: insieme alla notte è calato il silenzio: solo in una casa ancora si veglia: i rumori sommessi, che ne provengono, non turbano la pace notturna, paiono un bisbiglio di voci.
Sono apparse in mezzo ai viburni
le farfalle crepuscolari.
Da un pezzo si tacquero i gridi:
là sola una casa bisbiglia.
Nel nido i piccoli dormono sotto le ali della madre.
Sotto l’ali dormono i nidi,
come gli occhi sotto le ciglia.
Dai calici aperti si esala
l’odore di fragole rosse.
Dai calici aperti dei fiori di gelsomino esala un profumo che fa pensare all’odore di fragole rosse. Mentre nella casa palpita ancora la vita e una luce splende nella sala, l’erba cresce sulle fosse dei morti.
Splende un lume là nella sala.
Nasce l’erba sopra le fosse.
Un’ape tardiva sussurra
trovando già prese le celle.
Un’ape, che si è attardata nel volo, trova tutte occupate le cellette del suo alveare.
La Chioccetta per l’aia azzurra
va col suo pigolio di stelle.
La costellazione delle Pleiadi risplende nel cielo azzurro e il tremolio della sua luce richiama alla mente l’immagine di una piccola chioccia circondata dai suoi pulcini, intenti a pigolare.
Per tutta la notte s’esala
l’odore che passa col vento.
Per tutta la notte esala il profumo dei gelsomini che il vento porta via con sé.
Passa il lume su per la scala;
brilla al primo piano: s’è spento . . .
La luce accesa nella casa sale su per la scala, brilla al primo piano e si spegne. È chiara l’allusione agli sposi che si uniscono nell’oscurità.
È l’alba: si chiudono i petali
un poco gualciti; si cova,
Al sopraggiungere dell’alba si chiudono i petali e il fiore “cova” “nell’urna molle e segreta”
dentro l’urna molle e segreta,
non so che felicità nuova.
“Non so che felicità nuova”. Il poeta allude al germogliare di una nuova vita nel grembo della sposa, ora madre.
Analisi
La lirica si apre con un’immagine serale: mentre si schiudono i gelsomini notturni il poeta rivolge il pensiero ai propri cari ed alcune falene compaiono tra i viburni. Il silenzio regna sulla scena. Solo in una casa, ancora, si odono bisbigli. I bambini dormono sotto la vigile protezione della madre. Un termine chiave appena accennato rimanda ad un tema caro al poeta, ricorrente nelle sue opere: il nido.
Mentre la notte ed il silenzio avvolgono la scena, suggerendo l’idea di qualcosa che sta avendo termine, altre forme di vita si risvegliano. I gelsomini notturni si aprono la sera per richiudersi, poi, all’alba del giorno seguente. Dietro la corolla del fiore si cela una metafora della sensualità femminile, introdotta così fin dal primo verso. Ma il poeta rimane distaccato, quasi distante. Si sofferma quindi sui piccoli particolari, come le farfalle notturne che, noncuranti del mondo circostante, volano sui viburni.
Il profumo dei fiori sale dai calici aperti, ed è un profumo di “fragole rosse”. Sembra quasi che il poeta non voglia sottolineare che l’odore è di fragola, ma piuttosto che si esala in virtù del fatto che le fragole sono di colore rosso (per questo è una “quasi” sinestesia), il colore dell’amore e della passione. Poco distante, proprio nel luogo in cui riposano i defunti, nasce una nuova, fragile vita: alcuni fili d’erba. Accanto alla prima immagine, pervasa di sensualità e seduzione (il doppio senso è palese) emerge il dramma interiore del poeta: l’associazione di amore e morte è stata interpretata dai critici come una dimostrazione del senso di inferiorità, in quanto uomo, che sembra provare Pascoli nei confronti dell’esperienza amorosa, poiché proprio la morte del padre l’avrebbe impedito nel realizzare la propria esigenza d’amore.
Un’ape che si è attardata al volo giunge troppo tardi alle cellette dell’alveare e le trova già tutte occupate. Esattamente allo stesso modo il poeta, di cui l’ape è chiara metafora, rimane escluso dal mondo dell’amore. Il senso d’esclusione, tuttavia, viene subito allontanato grazie all’immagine successiva: la costellazione delle Pleiadi risplende nel cielo (l’aia azzurra), simile ad una piccola chioccia seguita dai suoi pulcini, che procedono disordinati, simile al tremolio della luce stellare.
Per tutta la notte il vento porta con sé il profumo che si solleva dai gelsomini notturni. Una luce, nella casa, sale al primo piano, poi si spegne. In quella luce che non c’è più intuiamo l’intimità dell’atto d’amore tra i due sposi. Al sopraggiungere dell’alba i petali si richiudono “un poco gualciti” e in quell’urna “molle e segreta” che è il grembo materno è germogliata una nuova vita.
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Introduzione tesina amore e morte
La seguente tesina di maturità descrive il tema di amore e morte. La tesina permette di effettuare i seguenti collegamenti: italiano: Pascoli; storia: la storia d'amore tra Mussolini e Clara Petacci; latino: Plinio il giovane; inglese: Wuthering Heights; storia dell'arte: La donna vampiro di E. Munch; filosofia: S. Freud; pedagogia: La filosofia della morte: Gentile e La filosofia dell'amore: Don Milani; matematica: La derivata e il rapporto incrementale e biologia: Cuore.
Collegamenti
Tesina amore e morte
- Italiano - Pascoli.
- Storia: La storia d'amore tra Mussolini e Clara Petacci.
- Latino: Plinio il giovane.
- Inglese: Wuthering Heights.
- Storia dell'arte: La donna vampiro di E. Munch.
- Filosofia: S. Freud.
- Pedagogia: La filosofia della morte: Gentile/La filosofia dell'amore: Don Milani.
- Matematica: La derivata e il rapporto incrementale.
- Biologia: Cuore.