Ministero della Pubblica Istruzione
Istituto professionale per l’industria e l’artigianato
“Archimede” – Barletta, sede associata di Andria
Tesina d’esame
“Alimentazione e bellezza”
Alunno:
Sabino Chiapperino
Classe V sezione PC
Indirizzo: tecnico delle industrie elettriche
Anno scolastico 2013/2014
Indice
Cap. I Storia = la Prima Guerra Mondiale
Cap. II Italiano = Gabriele D’Annunzio
Cap. III Educazione Fisica = l’alimentazione
Cap. IV Elettrotecnica = Inverter
Cap. V Sistemi = sistemi di controllo ad anello chiuso e aperto
Cap. VI Inglese = il computer
Cap. VII Matematica = le derivate
Capitolo I
Storia
La Prima Guerra Mondiale
La Prima Guerra Mondiale fu un grande conflitto armato che coinvolse le principali potenze mondiali e molte di quelle minori tra l’estate del 1914 e la fine del 1918. Con il coinvolgimento successivo di nazioni extraeuropee tra cui gli Stati Uniti d’America e il Giappone, prese il nome di “guerra mondiale” o anche “Grande Guerra”: fu infatti il più grande conflitto armato mai combattuto fino alla seconda guerra mondiale.
Il conflitto ebbe inizio il 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra dell’Impero austro-ungarico al Regno di Serbia in seguito all’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este il 28 giugno 1914 a Sarajevo e si concluse oltre quattro anni dopo, l’11 novembre 1918. A causa del gioco delle alleanze formatesi negli ultimi decenni dell’Ottocento, il conflitto vide schierarsi le maggiori potenze mondiali, e rispettive colonie, in due blocchi contrapposti: da una parte gli Imperi centrali (Germania, Austria-Ungheria, Impero ottomano) e la Bulgaria e dall’altra le potenze Alleate rappresentate principalmente da Francia, Regno Unito, Impero russo e Italia (quest’ultima dal 1915). Oltre 70 milioni di uomini furono mobilitati in tutto il mondo (60 milioni solo in Europa) di cui oltre 9 milioni caddero sui campi di battaglia. Si dovettero registrare anche circa 7 milioni di vittime civili, non solo per i diretti effetti delle operazioni di guerra ma anche per le conseguenti carestie ed epidemie.
Le principali cause della Prima Guerra Mondiale furono: le guerre balcaniche d’indipendenza dall’Impero Turco e intervento per i propri interessi da parte dell’Impero russo e impero Austro-Ungarico. La Francia contro l’Impero tedesco per l’Alsazia e Lorena, l’impero Britannico contro l’impero Tedesco perché l’Impero tedesco si era dotato di una grande flotta da guerra. I banchieri francesi prestano denaro alla Russia per ammodernare lo stato. L’Italia volle riconquistare, il Trentino, il Friuli, l’Istria e la Dalmazia, che erano ancora sotto il dominio dell’Austria.
Le prime operazioni militari del conflitto furono l’invasione austro-ungarica della Serbia e la fulminea avanzata dell’esercito tedesco in Belgio, Lussemburgo e nel nord della Francia, fino a 40 chilometri da Parigi. La sconfitta patita sulla Marna nel settembre 1914 infranse le speranze della Germania di una guerra breve e vittoriosa. La Germania dichiarò guerra alla Russia.
I fronti di combattimento furono i seguenti:
- 1 Fronte occidentale: il piano della Germania era invadere la Francia cogliendola di sorpresa, cioè dal nord passando per il Belgio. I Tedeschi riuscirono ad arrivare quasi a Parigi. La barriera difensiva dei Francesi riuscì a far indietreggiare i Tedeschi, ma non a sconfiggerli definitivamente. Da questo momento in poi si passò da una guerra lampo ad una trincea: infatti al confine tra Francia e Germania si costruì un fossato, dove non ci fu mai guerra d’attacco diretto ma solo difensivo con piccoli attacchi che si rivelarono più sanguinosi di una vera battaglia.
- 2 Fronte turco: nell’autunno 1914 entrò in guerra l’Impero turco perché sperava di conservare il dominio su Palestina, Arabia ed Iraq di cui volevano impossessarsi anche Russia Francia e Inghilterra. L’Impero Turco, però, fu sconfitto perché Francia e Inghilterra riuscirono a fare un patto segreto con le tribù arabe contro i Turchi, promettendo loro di creare una grande Arabia che comprendesse tutti gli ex territori turchi.
- 3 Il fronte orientale: si estendeva dal Mar Baltico alla Romania e opponeva gli eserciti austro-ungarico e tedesco all’Impero russo. Quest’ultimo subì enormi perdite. Qui si svolsero numerose battaglie, dopo aver invaso la Polonia e la Romania, minacciando i confini della Germania e dell’Austria. Toccò ai Russi subire la controffensiva austro-tedesca. Alla fine del 1914, dopo soli cinque mesi di guerra, lo zar aveva sacrificato più di un milione di uomini e inflitto altrettante perdite al nemico. Nel maggio 1915, i Tedeschi e gli Austriaci scatenarono una nuova violentissima offensiva, i soldati russi si ridussero a procurarsi le armi sottraendo fucili ai morti rimasti sul campo di battaglia. In questa disperata resistenza caddero centinaia di migliaia di soldati. Dal 1916 in poi la situazione migliorò, sia perché gli Alleati dell’Intesa inviarono armi dalla Scandinavia e dal Giappone sia perché le stesse industrie russe cominciarono finalmente a rifornire l’esercito.
- 4 La guerra del Pacifico, in lingua giapponese “guerra del Pacifico”, o anche “Grande Guerra dell’Asia Orientale”, è stato un conflitto svoltosi nella metà occidentale dell’oceano Pacifico, nel sud-est asiatico e nella Cina occupata dall’esercito imperiale giapponese. Venne combattuta tra l’Impero giapponese facente parte delle Potenze dell’Asse e lo schieramento alleato comprendente Stati Uniti d’America, Regno Unito, Cina, Australia, Olanda e Nuova Zelanda.
L’intervento dell’Italia
Allo scoppio della Guerra l’Italia si dichiara neutrale in quanto la triplice Alleanza prevedeva che le Potenze si consultassero tra loro prima di dichiarare la guerra e si accordassero sugli eventuali compensi. L’Austria, invece, aveva dichiarato guerra alla Serbia senza neanche avvertire l’Italia. Il re, il ministro degli esteri Sonnino e il presidente del Consiglio Salandra, tuttavia, sostenitori dell’ingresso in guerra, iniziarono a trattare con Berlino e Vienna per capire se, in caso di intervento, avrebbero potuto ottenere Trentino, Friuli, Trieste, Dalmazia e Istria. Ma tali trattative furono considerate un ricatto dall’Austria e allora il re, Sonnino e Salandra si accordarono il 26 aprile 1915, tramite un patto segreto chiamato “Patto di Londra”, con l’Inghilterra e la Francia (che ritenevano vantaggiosa l’alleanza con l’Italia perché, data la posizione geografica, avrebbe potuto fronteggiare l’esercito tedesco da sud).
Quando il parlamento seppe del segreto Patto di Londra, non sapendo come comportarsi, chiese al Re di decidere da solo. Il 24 maggio 1915 l’Italia dichiarò guerra all’Austria.
Le battaglie dell’Italia negli anni ’15-’16
L’esercito italiano, con a capo il generale Luigi Cadorna, fu sistemato lungo il fiume Isonzo e l’altopiano del Carso e attaccò più volte l’esercito austro-ungarico ma più volte venne sconfitto e, così, la loro guerra si trasformò in guerra di trincea.
L’unico successo fu la conquista di Gorizia nel 1916.
Davanti a queste stragi i partiti socialisti organizzarono scioperi di protesta contro la guerra.
Il loro intervento ebbe risultati decisivi in Russia dove nell’ottobre 1917, scoppiò una rivoluzione che portò al potere un governo marxista. Quest’ultimo stabilì tra i primi punti del suo programma politico l’uscita immediata della Russia dal conflitto nel dicembre 1917 con il trattato di pace Brest-Litovsk, che gettò nel panico Francia e Inghilterra e diede alla Germania l’illusione della vittoria.
L’intervento degli Stati Uniti nell’aprile 1917
Gli Stati Uniti intervengo in guerra per due motivi:
- Necessità di ripristinare al più presto la libera circolazione delle merci tra America ed Europa ostacolata dallo sbarramento sottomarino Tedesco.
- Rispettare il diritto alla libertà dei popoli (in particolare del Belgio e della Serbia).
Battaglie dell’Italia nel ’17
L’Italia subì una grave sconfitta a Caporetto nell’ottobre 1917 che portò le truppe austro-tedesche nell’interno dell’Italia fino al fiume Piave e il fronte italiano a indietreggiare di molto. Gli Austriaci miravano a riconquistare il Lombardo-Veneto, il Re, allora, affidò il comando al generale Armando Diaz che, attraverso un’eroica resistenza sul fiume Piave e sul monte Grappa riuscì prima a bloccare l’avanzata di Austriaci e Tedeschi poi ad attaccarli vincendo a Vittorio Veneto il 24 ottobre 1918.
Di fronte a questa sconfitta le differenti nazionalità che componevano l’impero Austro-ungarico si ribellarono per ottenere l’indipendenza. Contemporaneamente in Germania si verificò l’ammutinamento dei marinai della base navale tedesca di Kiel sul mar Baltico il 3 novembre, lo stesso giorno in cui l’Impero austro-ungarico, ormai stremato, si arrese. Nei giorni seguenti, si unirono le rivolte di Monaco e di Berlino. Allora il re Guglielmo II abdicò, fuggì in Olanda e al posto della monarchia fu istituita la Repubblica di Weimar.
La guerra si concluse definitivamente l’11 novembre 1918 quando la Germania, ultimo degli Imperi centrali a deporre le armi, firmò l’armistizio imposto dagli Alleati. I maggiori imperi esistenti al mondo - tedesco, austro-ungarico, ottomano e russo - cessarono di esistere e da questi nacquero diversi stati nazionali che ridisegnarono completamente la geografia politica dell’Europa.
Dalla prima guerra mondiale uscirono vittoriosi gli stati che tranne l’Italia avevano un’economia sviluppata. Nel gennaio 1919 solo le nazioni vincitrici si riunirono a Parigi nella Conferenza di Pace che aveva, già nel nome, il suo fine principale: impedire nuove guerre mondiali. In questa Conferenza ebbe un ruolo guida il Presidente degli Stati Uniti Wilson che presentò un piano articolato in 14 punti sintetizzabili nel seguente modo: la piena libertà di commercio in tutto il mondo, la riduzione degli armamenti all’estero, la fine degli accordi segreti, l’autodeterminazione (cioè il diritto delle singole etnie a decidere il proprio destino autonomamente) e la creazione della Società delle Nazioni.
A conclusione della Conferenza di Pace, nel giugno 1919, la Germania fu costretta a firmare il Trattato di Versailles in base al quale la Germania doveva consegnare agli Alleati la flotta di guerra, rinunciare all’aviazione militare, avere solo un minimo di soldati per mantenere l’ordine interno. Sul piano territoriale doveva consegnare l’Alsazia e la Lorena alla Francia e le colonie furono spartite tra gli Alleati. Sul piano economico doveva consegnare la flotta commerciale, il carbone e i capi di bestiame e pagare una multa divisa in rate. Sul piano morale fu costretta a firmare una “dichiarazione di colpevolezza” perché considerata unica responsabile della guerra e, in particolare, della politica del terrore, che consiste nell’attaccare e nel fucilare a caso gruppi di civili nemici per costringere i capi politici ad arrendersi.
Le conseguenze della Prima Guerra Mondiale furono: l’inflazione, cioè l’aumento dei prezzi che diminuisce il potere d’acquisto della moneta (che investì tutta l’Europa e, in particolare, la Germania, la difficoltà di conversione dall’industria di guerra all’industria di pace, la disoccupazione degli operai e dei contadini. La crisi economica scatenò scioperi guidati dai partiti socialisti ed occupazioni di terre in tutta Europa tra il 1919 e il 1920 tanto che si parla di Biennio rosso. Tra gli avvenimenti più importanti del 1919 ricordiamo anche la vicenda italiana di Fiume, dal colpo di mano di D’Annunzio del 12 settembre 1919 fino al Natale di sangue dell’anno successivo (quando i legionari dannunziani vennero sloggiati dalle truppe regolari italiane), che occupa in genere nei testi di storia poche e frettolose righe.
Certo, è facile obiettare che in quegli anni, gli anni della delusione e del disordine del dopoguerra, l’Italia era immersa in problemi enormi, guidata da una classe politica vecchia ed inetta, che avrebbe spianato la strada al Fascismo. Ed è vero che la vicenda di Fiume, creatura e al tempo stesso vittima dello straripante protagonismo di D’Annunzio, non contribuì in sé stessa a mutare il corso degli avvenimenti nazionali, procurando semmai qualche guaio in più ed aumentando una confusione che già era ben sopra i livelli di guardia.
Ma, se, invece, leggiamo la vicenda di Fiume sotto un’altra ottica, ci accorgiamo di come essa sia, al di là delle sue limitate dimensioni, di estremo interesse per comprendere meglio l’Italia di allora e, in genere, il Vecchio Mondo, immersi in una serie di problemi che la Grande Guerra aveva solo rimandato e in buona parte aggravato.
L’avventura di Fiume non sarebbe esistita senza D’Annunzio, ma D’Annunzio non avrebbe potuto intraprenderla se non avesse avuto da cavalcare un clima spirituale, sociale, politico che la rese possibile. Gabriele D’Annunzio, pescarese, classe 1863, allo scoppio della Grande Guerra aveva già dato il meglio di sé come poeta, scrittore, drammaturgo.
Il suo nome era famoso anche fuori Italia, non solo come letterato, ma anche come tombeur de femmes e come produttore instancabile di debiti: un lungo soggiorno in Francia (durante il quale compose opere in italiano e in francese, una delle quali, Canzoni delle gesta d’oltremare, in celebrazione della guerra libica) fu una fuga da un numero eccessivo di creditori, che ottennero dal Tribunale il sequestro della villa che il poeta possedeva a Settignano e la vendita all’asta della mobilia.
Nel conflitto tra interventisti e neutralisti, D’Annunzio si schiera senza esitazioni coi primi e durante la Grande Guerra (riuscì ad arruolarsi nonostante fosse ormai ultracinquantenne), diventa protagonista di imprese clamorose per mare, come nel cielo, col clamoroso volo su Vienna. Perde un occhio in battaglia e alla fine delle ostilità è ormai una gloria nazionale indiscutibile, il poeta-soldato, Medaglia d’Oro, modello di vita oltre che di arte, messaggero di vita inimitabile. In pace come in guerra, nell’alcova come nei rapporti finanziari, ha sempre vissuto in modo unico, ha sempre cercato i gesti e gli atteggiamenti che lo distinguessero, come da giovane deputato poco più che trentenne, quando passò con irruenza da un estremo all’altro dello schieramento politico, senza peraltro mai aver espresso una linea politica definita. La sua arte è indiscutibile come il suo ingegno; ma anch’egli è un uomo, e anch’egli ha contratto in guerra una malattia molto diffusa: quello strano morbo per cui si diventa reduci, con tutte le conseguenze che questo comporta. Fiume, affacciata sul golfo omonimo nell’Adriatico settentrionale, era una delle più floride città dell’impero austro-ungarico.
Capitolo II
Italiano
Gabriele D’Annunzio
Elementi decadenti nelle opere di Gabriele D’Annunzio
Gabriele D’Annunzio è uno dei principali esponenti del Decadentismo italiano e, in particolare, di una delle più significative correnti poetiche del Decadentismo come fenomeno europeo: l’Estetismo.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.