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Gabriele D’Annunzio

Pescara, 12 marzo 1863.

Nacque a Pescara da famiglia medio-borghese nel 1863, ma a soli 18 anni, dopo aver conseguito la licenza liceale presso il collegio Cicognini, si trasferì a Roma e iniziò la

Amò molto la bellezza turbinosa avventura esistenziale.

e la grandezza sia Qui conobbe gli ambienti eleganti della città e

nella vita che visse una vita ricca e piena di scandali e di fatti

nell’arte. Appartiene che gli diedero molta pubblicità come la sua

al decadentismo relazione con la grande attrice Eleonora Duse.

per il suo estetismo Fu a favore della guerra, venne eletto deputato

che vuole dire ricerca nelle liste della destra, ma non esitò a passare

di eleganza e di alla sinistra, e infine organizzò la marcia su

raffinatezza. Fiume. Prese parte a quei movimenti che poi

permisero la vittoria su Fiume.

«Tutta la mia vita è innamoratamente congiunta alla mia arte, come apparve e appare nella mia meditazione occulta e nella mia azione palese»

Da queste sia pure scarne notizie biografiche, appare già abbastanza chiara la personalità del D’Annunzio, “superuomo” nella vita come nell’arte, che tenta di fare della sua reale esistenza la sua più bella opera d’arte.

In D’Annunzio vi è anche l’ossessione per la morte; essa è posta dietro i propositi trionfali ed eroici che sembrerebbero solo tentativi per tentare di allontanarla.

A questa varietà di comportamenti, corrisponde una varietà anche in campo letterario, infatti non riuscì a sottrarsi alle suggestioni delle esperienze altrui, ispirandosi a Carducci nella sua prima raccolta lirica Primo vere seguita da Canto novo, con Verga tramite la raccolta di novelle Terra vergine e con Zola, il concetto di superuomo di Nietzsche (filosofo tedesco), e quello di famiglia o adolescenza dai romanzieri russi come Tolstoj.

La poetica di D’Annunzio

La poetica di D’Annunzio può essere divisa in tre fasi:

La figura dell’esteta

D’Annunzio si costruisce la figura dell’esteta, colui il quale vive la propria vita come fosse un’opera d’arte e quindi sottopone tutto al valore dell’arte.

Lo fa per rifugiarsi dal mondo borghese materialista e corrotto, che non permette all’uomo di essere se stesso, isolandolo.

Rappresentativo di questa fase è il romanzo “Il piacere” con protagonista Andrea Sperelli.

Egli è un esteta che vive la propria vita come fosse un’opera d’arte, un individuo che riesce ad elevarsi al di sopra delle masse per vivere una vita eccezionale.

La sua vita amorosa è improntata su tali criteri: ha per amante Elena Muti, una bellissima donna, da cui è attratto per la sua sensualità straordinaria, che trova corrispondenza nella donna che lo appaga.

Ma la Muti lo abbandona e Sperelli cerca di dimenticarla lanciandosi in nuove avventure, passioni, alla ricerca del piacere.

In un duello viene ferito e successivamente curato a casa della cugina.

Qui conosce un’altra donna, Maria Ferris, che al contrario della Muti è bella soprattutto spiritualmente.

Sperelli vive con questa donna un rapporto ambiguo, in cui si fonde l’amore per l’amante precedente, soprattutto sessuale, con l’amore spirituale per la Ferris.

Poi, in un momento di trasporto amoroso chiama Maria con il nome di Elena.

Maria si accorge dell’equivoco in cui è vissuta fino a quel momento e delusa lo abbandona.

Andrea Sperelli resta così solo, non è riuscito a fare della

La falsità dell’estetismo

D’Annunzio scopre la falsità dell’estetismo perché si rende conto che l’esteta da solo non può riuscire a risolvere tutti i problemi di questo periodo.

In questa fase troviamo l’influenza degli scrittori russi che

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