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Italiano: Giovanni Verga

Nato a Catania nel 1840 da una famiglia di proprietari terrieri, Giovanni Verga aveva vent’anni quando Garibaldi guidò in Sicilia l’impresa dei Mille.

Per un giovane educato ai valori romantico-risorgimentali, quell’evento segnò una data memorabile: Verga resterà fedele ai valori dell’Unità nazionale e al culto del Risorgimento.

A sedici anni prova a scrivere un romanzo dal titolo “Amore e patria”.

Subito dopo pubblica a proprie spese un romanzo storico, “I carbonari della montagna”, che rappresenta la lotta del popolo calabrese contro gli invasori francesi.

Poi dà alle stampe un romanzo patriottico ambientato a Venezia, “Sulle lagune”.

La vera storia di Verga inizia con il periodo fiorentino. A Firenze Verga compone “Storia di una capinera”, un romanzo epistolare.

Nel 1872 Verga si reca a Milano. Milano era allora la capitale letteraria d’Italia ed era anche la capitale economica del paese.

Qui Verga si convince sempre di più che l’epoca romantica è finita e che l’arte è diventata ormai un lusso inutile in una società dove dominano le banche e le imprese industriali.

Dopo aver pubblicato “Eva” e “Tigre reale”, scrive e stampa “Nedda”.

Nel frattempo era uscita “Rosso Malpelo”, in cui emergono per la prima volta le tematiche siciliane.

Il primo racconto verista di Verga è “Rosso Malpelo”.

Il decennio che va dal 1880 al 1889 è quello dei capolavori: dopo “I Malavoglia” escono le “Novelle rusticane”.

Dopo l’uscita di “Mastro-don Gesualdo”, Verga non riesce a completare il progetto del “Ciclo dei Vinti”.

Verga muore nel 1922.

Storia di una capinera

Il passaggio dalla preistoria alla storia dell’arte verghiana avviene con il primo romanzo fiorentino, “Storia di una capinera”, che documenta un’ingiustizia sociale: la monacazione forzata.

Vi si narra di un’educanda, Maria, orfana di madre, che prima di prendere i voti trascorse qualche mese in campagna nella casa del padre: qui conosce il mondo e s’innamora del giovane Nino.

Ma, non avendo la dote, deve tornare in convento e prendere il velo. Non riesce tuttavia a rinunciare all’amore e a dimenticare il giovane di cui si è innamorata.

Nel frattempo, però, Nino ha sposato la sorellastra di Maria: per la passione d’amore la giovane s’ammala e sfiora la follia, sino alla morte.

Eva

Il successivo romanzo “Eva” è ambientato a Firenze, dove un giovane siciliano, Enrico Lanti, è andato a cercare fortuna come artista.

Qui conosce una ballerina di varietà, Eva, e se ne innamora. Eva, ragazza sincera e matura, sa bene che il suo fascino è legato alla seduzione del palcoscenico.

Ma Lanti crede ancora nell’ideale dell’amore eterno e la convince a lasciare il teatro e a vivere con lui in miseria in una soffitta.

A poco a poco, i bisogni materiali della vita quotidiana sopraffanno l’amore. Eva lascia Enrico, il quale raggiunge il successo artistico solo adeguandosi al gusto falso e volgare del pubblico.

Quando Enrico incontra Eva, vorrebbe indurla a riprendere la relazione d’amore, ma ella si rifiuta.

Allora sfida e uccide l’amante di lei. Poi, ammalato di tisi, torna a morire in Sicilia.

Tigre reale ed Eros

Questa tematica torna nel successivo romanzo, “Tigre reale”, in cui la figura femminile è ancora contrapposta alla realtà della famiglia e della campagna siciliana.

Mentre però Eva impersonava il buon senso borghese, Nata è una nobile russa, divorata dalla tisi e dalla passione erotica.

L’ultimo romanzo mondano prima della svolta verista è “Eros”. Protagonista è il marchese Alberti.

Solo alla fine della propria vita si rende conto che si sarebbe potuto salvare dalla disperazione se fosse riuscito a restare fedele all’amore della moglie, donna dolce e remissiva, ma è troppo tardi: la donna muore per i dolori che egli le ha procurato e lui stesso decide di suicidarsi.

Nedda

Di questo periodo è anche “Nedda”. Nedda, una nuova novella di ambiente rusticano e siciliano, non è una novella verista perché in essa manca del tutto l’impersonalità.

Nedda è un’orfana che lavora come raccoglitrice di olive ed è trattata peggio delle sue compagne in quanto più povera e indifesa.

Dopo la morte della madre, s’innamora di un contadino, Janu. Questi va a lavorare a Catania e si ammala di malaria.

Per quanto debole e stremato, vuole continuare a lavorare alla potatura degli olivi, ma cade da un albero e muore.

Nedda, intanto, sta aspettando un bimbo. Le nasce una figlia, che ella si rifiuta di portare alla Ruota del convento, ed è per questo condannata dal prete e criticata dalle comari.

Alla fine la figlia muore di stenti.

La poetica verista

Sul piano letterario deriva una poetica antiromantica: vengono esclusi infatti sia l’idealismo, sia la soggettività dell’io narrante.

L’esclusione della soggettività dell’autore implica l’impersonalità. Verga sostiene la necessità di procedere dal semplice al complesso.

Bisognerà partire dalle classi più basse, nella rappresentazione delle quali è più facile cogliere il rapporto fra causa ed effetto.

Di qui il progetto di un ciclo di romanzi denominato “Vinti”, che rappresenti la vita dei pescatori e dei contadini (“I Malavoglia”), poi la borghesia di provincia (“Mastro-don Gesualdo”), e la nobiltà cittadina (“La duchessa di Leyra”), infine il mondo parlamentare romano (“L’onorevole Scipioni”) e, più complicato e complesso di ogni altro, quello degli scrittori e degli artisti (“L’uomo di lusso”).

Vita dei campi

La prima opera verista di Verga è la raccolta di otto novelle con il titolo complessivo di “Vita dei campi”.

Tuttavia restano alcuni aspetti romantici sia nello stile che in alcuni temi.

Sul piano stilistico, il tono di alcuni racconti è epico-lirico, con una forte componente simbolica che sottolinea la corrispondenza fra anima e paesaggio.

Sul piano tematico è di natura romantica il forte rilievo che assume in Vita dei campi il tema dell’amore-passione.

Un altro tema costante è quello dell’esclusione della società: il povero è anche il più emarginato.

Così accade con Rosso Malpelo, protagonista della novella che da lui prende il titolo.

Verga trova un personaggio addirittura rappresentativo della diversità: non solo egli è un orfano, ma ha anche i capelli rossi, che simboleggiano la sua estraneità e sembrano legittimare la persecuzione sociale di cui è vittima.

Capolavoro di Vita dei campi è appunto Rosso Malpelo.

Qui la voce narrante è quella malevola della comunità di contadini e di minatori che si accanisce contro il protagonista perché, avendo i capelli rossi, sarebbe di per sé cattivo.

Novelle rusticane

La raccolta delle “Novelle rusticane” comprende dodici novelle.

Verga vi comincia a studiare il mondo in cui ambientare il prossimo romanzo: un mondo di campi, di malaria, di contadini.

Venuto meno il motivo dell’amore-passione, tende a scomparire anche il motivo del personaggio solitario e diverso, in lotta con l’ambiente.

Dai singoli personaggi l’attenzione si sposta alla dimensione collettiva, analizzata nelle sue dinamiche sociali ed economiche.

Ciò che avviene nella novella “Libertà”, nella quale si racconta un episodio reale, avvenuto nel 1860 in occasione della spedizione dei Mille di Garibaldi.

I contadini affamati, raccogliendo un proclama del condottiero e interpretandolo alla luce dei loro interessi materiali, si ribellarono ai ricchi proprietari terrieri, facendone una strage.

Il racconto si divide in tre momenti: nel primo si descrive la sanguinosa rivolta; nel secondo si mostra l’arrivo di Bixio e dei Garibaldini, che fucilano alcuni fra gli insorti; nel terzo si rappresenta il ritorno della situazione alla precedente condizione, come se niente fosse successo.

Mastro-don Gesualdo

Il secondo romanzo del ciclo dei Vinti è “Mastro-don Gesualdo”.

Il titolo compare già in una lettera in cui si annuncia che il protagonista sarebbe stato un rappresentante della vita di provincia e un esponente di una classe superiore a quella dei Malavoglia.

L’intenzione iniziale era quella di raffigurare un arrampicatore sociale: un “mastro” che, diventando ricco, si merita il titolo di “don” senza però riuscire a far dimenticare le sue origini.

Nel primo capitolo, un incendio sorprende una giovane nobile spiantata, insieme al cugino, con cui ha una relazione illecita.

Questi si rifiuta di sposarla poiché non ha una dote; si fa così avanti Gesualdo, con le sue ambizioni di ascesa sociale.

Le nozze si celebrano fra l’ostilità generale.

Nella parte seconda Gesualdo diventa il più ricco del paese.

In seguito, Gesualdo si arricchisce grazie a un prestito fatto a don Ninì.

La parte terza inizia riassumendo la storia di Isabella, figlia di Gesualdo.

L’azione si svolge nel podere di Mangalavite.

Gesualdo combina così le nozze fra la figlia e il duca di Leyra.

La decadenza di Gesualdo è il tema centrale della parte quarta.

Dopo la morte della moglie Bianca, ormai vecchio, si ammala di cancro e muore nel palazzo del genero, fra l’indifferenza e il disprezzo dei servi.

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Sintesi

Introduzione Agricoltura tesina

La seguente tesina di maturità descrive il tema dell'agricoltura. La tesina permette lo sviluppo di questi argomenti: Giovanni Verga, la questione meridionale, biomasse in inglese e tpsse, l'integrale definito, il sistema di controllo e controllo velocità motore cc, il motore in corrente continua.

Collegamenti

Agricoltura tesina

Italiano: Giovanni Verga. Storia: Questione meridionale. Inglese:Biomass. Tpsee: Biomasse. Matematica:

Integrale indefinito

. Sistemi:

Sistema di controllo e controllo velocità motore cc

. Elettrotecnica:

Motore in corrente continua

.
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