Estratto del documento

Viaggio nel suicidio e nella follia

Università degli Studi “G. d’Annunzio” – Pescara Chieti

Dipartimento di Scienze Giuridiche e Sociali

Corso di laurea in Sociologia e criminologia

Tesi di Laurea

Viaggio nel suicidio e nella follia

Relatore Laureando/a

Prof.ssa Albertina Oliverio Giannini Valeria

Matricola 3196067

______________________________________________________________________

Anno accademico 2022/2023

2

Indice

  • Introduzione………………………………………………………………………………….7
  • Capitolo I – L’epistemologia e le scelte di metodo di Émile Durkheim
  • 1.1 Il fulcro del pensiero durkheimiano……………………………………………………9
  • 1.2 Émile Durkheim e la divisione del lavoro sociale……………………………………12
  • 1.3 Il ruolo delle corporazioni in Durkheim………………………………………………16
  • 1.4 Studi sul suicidio nel XIX secolo……………………………………………………..17
  • 1.5 “Le suicide, studio di sociologia” di Émile Durkheim 1897…………………………19
  • 1.6 I tipi di suicidio per Émile Durkheim…………………………………………………23
  • 1.7 Le soluzioni al suicidio secondo Durkheim…………………………………………..30
  • Capitolo II – Il massacro di Jonestown e il Tempio del popolo
  • 2.1 Jim Jones e il “Tempio del popolo”…………………………………………………..32
  • 2.2 Il reverendo Jones e la morte di Leo Ryan……………………………………………39
  • 2.3 “Jonestown, la CIA e il nastro misterioso”……………………………………………45
  • 2.4 Il massacro psicologico di Jim Jones e il Tempio del popolo: un’indagine…………46
  • 2.5 Stili di leadership a confronto…………………………………………………………48
  • Capitolo III – Il suicidio come fonte di ispirazione letteraria
  • 3.1 Haruki Murakami: la nascita di un caso letterario……………………………………50
  • 3.2 Haruki Murakami: il delicato passaggio all’età adulta in “Norwegian Wood”………52
  • 3.3 Seppuku: il suicidio rituale giapponese………………………………………………58
  • 3.4 Dall’inchiostro al sangue: la testimonianza di Yukio Mishima………………………63
  • Conclusioni…………………………………………………………………………………71
  • 375
  • Bibliografia…………………………………………………………………………………
  • Sitografia……………………………………………………………………………………76
  • Ringraziamenti………………………………………………………………………………80
  • 45

“Il suicidio è il peggior tipo di omicidio, perché non lascia spazio al pentimento”

(John Churton Collins)

6

Introduzione

1

Suicidio/sui·cì·dio/sostantivo maschile

  • 1. L'atto di darsi la morte in quanto compiuto con deliberata volontà; iperb., grave danno o pregiudizio materiale o morale che si reca a sé stessi per sconsideratezza o temerarietà.
  • "Lavorare in quel modo è un s."
  • Suicidio di massa, strage perpetrata in concomitanza di effettiva o presunta suggestione collettiva.
  • Suicidio assistito, quello compiuto da un malato terminale con l'assistenza di un medico, oppure mediante un farmaco fornito da questi.

L’input per la stesura di questo elaborato avente per oggetto il suicidio, sia in quanto atto personale, sia come gesto collettivo, sia come fonte di ispirazione letteraria, è stata una lezione della mia relatrice, la prof.ssa Albertina Oliverio, incentrata proprio sul suicidio di massa di Jonestown. Per avere una panoramica il più esaustiva possibile del fenomeno, ho ritenuto opportuno partire dal contributo offerto dal sociologo francese Émile Durkheim, che per primo ha cercato di collegare il suicidio al contesto socioculturale superando la semplice analisi dei fattori psicologici alla base del gesto.

Ho proseguito il lavoro prendendo in esame la figura e il carisma di Jim Jones che, con le sue capacità oratorie, autoritarie e persuasive è riuscito a manipolare e plasmare il pensiero e il comportamento dei suoi adepti inducendoli all’accettazione del gesto conosciuto come il suicidio di massa di Jonestown.

Nel terzo e ultimo capitolo il mio interesse si è focalizzato sull’opera di Murakami, “Norwegian Wood” e sulla figura controversa e istrionica di Yukio Mishima.

Sono amore e morte a scandire tutto il romanzo sopracitato, quasi a volerci ricordare che uno senza l’altra non esiste.

Il protagonista, Toru, incontra un numero elevato di persone che sono o in lutto per una persona cara, o che stanno seriamente considerando di togliersi la vita come faranno il suo migliore amico Kizuky e la sua fidanzata Naoko. Murakami giunge alla conclusione che tutti ad un certo punto della vita, devono affrontare il dilemma esistenziale se continuare a vivere e partecipare ad un mondo crudele e caotico o rifugiarsi nella morte.

Pertanto, i personaggi, tutti giovanissimi, si trovano a scegliere o di evolvere verso l’età adulta o di arrestare la loro crescita improvvisamente scegliendo il suicidio.

Attraverso l’analisi dell’opera di Mishima, inoltre, riusciamo a comprendere il rapporto dell’autore con il suo tempo e con i luoghi in cui ha vissuto. Un rapporto difficile quello con il proprio ambiente per una persona che aveva già problemi a rapportarsi con la vita, a vivere da artista e da uomo, a conciliare il pensiero con l’azione, “la penna con la spada”.

Lo scrittore coglieva nella società nipponica, per quanto devastata, elementi di una possibile restaurazione culturale e spirituale. Forse si sbagliava, ma il dubbio non gli impedì di offrire la sua vita attraverso il seppuku, il suicidio rituale dell’antica tradizione dei samurai. Una morte meticolosamente preparata e celebrata come un rituale spettacolarmente tragico.

1 https://www.treccani.it/vocabolario/suicidio/

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Capitolo I – L’epistemologia e le scelte di metodo di Émile Durkheim

1.1 - Il fulcro del pensiero durkheimiano

2

Durkheim nacque nella Lorena francese nel 1858 da una famiglia ebrea di modeste condizioni economiche, ma di alto livello culturale, essendovi una tradizione di formazione rabbinica da generazioni. Da giovane, visse il periodo della guerra franco-prussiana e, la sua famiglia al termine del periodo bellico, per poter mantenere la cittadinanza francese, si trasferì a Parigi successivamente agli accordi di pace, che prevedevano il passaggio dell’Alsazia e della Lorena alla Germania.

A Parigi Durkheim abbandonò gli studi rabbinici e si dedicò alla filosofia, in particolare rimase affascinato dal positivismo di Comte, specialmente dall’idea che la società dovesse essere esaminata attraverso l’analisi dei fatti e con metodo scientifico, eliminando tutte le speculazioni metafisiche. Durkheim contribuì con il suo lavoro al riconoscimento dello studio delle scienze sociali all’interno delle attività accademiche tradizionali, affermando l’autonomia scientifica della sociologia e ponendone le basi metodologiche. Fu sostenitore della Terza Repubblica e simpatizzante socialista: la vicenda dell’affare Dreyfus stimolò particolarmente la partecipazione di Durkheim al dibattito politico e alla lotta all’antisemitismo dilagante, mentre la sua ricerca sociologica fu applicata dallo studioso stesso all’elaborazione di riforme in campo economico per combattere le criticità del sistema lavorativo a lui contemporaneo.

Le sue opere principali furono:

  • La divisione del lavoro sociale (1893)
  • Le regole del metodo sociologico (1895)
  • Il suicidio (1897)
  • Le forme elementari della vita religiosa (1912)

Morì a Parigi il 15 novembre 1917.

2 https://sociologicamente.it/tra-simboli-sacri-e-rituali-il-calcio-come-religione/durkheim/ (immagine)

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Durkheim si occupa del rapporto tra educazione e società, dei problemi relativi alle norme e ai conflitti sociali. Individua nel fatto sociale l’oggetto specifico dell’indagine sociologica per questo è considerato il fondatore della sociologia moderna, rivendicandone l’autonomia scientifica rispetto alle altre scienze sociali.

Le idee fondanti di Durkheim possono essere meglio comprese se inserite all’interno del ricco contesto storico in cui ha operato. Dopo la rivoluzione della Comune di Parigi e dopo la sconfitta con la Prussia, le classi dirigenti della Francia cercano un nuovo ordine nella Terza Repubblica. Durkheim ha il “programma ambizioso di far assurgere il proprio pensiero al rango di ideologia ufficiale, a sfondo restauratore, in difesa dell’ordine morale e civile della Terza Repubblica francese radicale e laica”. L’intento è quello di codificare e legittimare la società esistente che corrisponde alla Terza Repubblica francese e di fare della “necessità” di un programma conservatore un’ideologia della “virtù” sociale. Con la sua opera “Il Suicidio – studio di sociologia” pubblicato nel 1897 Durkheim confutò in modo definitivo l’interpretazione romantica dell’atto suicida come gesto di libertà contro una società repressiva.

Ispirandosi a Quetelet e a Morselli, relegò in secondo piano i fattori individuali che vi intervengono per privilegiare le motivazioni sociali in modo tanto sistematico che l’analisi del suicidio finì per diventare la base e la prova per l’esposizione delle sue idee sulla società e sul metodo sociologico stesso.

Durkheim apparteneva alla corrente del collettivismo metodologico, la quale afferma che le azioni dell’individuo sono spiegate dall’influenza dei fenomeni sociali. Per Durkheim il suicidio non ha nulla a che fare con le caratteristiche dell’individuo. È il modo in cui funziona la società, o come le persone sono integrate nel loro ambiente, che influenza il tasso di suicidio. A tal proposito, egli disse che non bisogna partire dall’individuo in quanto, così facendo, non riusciremo a capire nulla di ciò che sta accadendo nel gruppo.

“La società non è una semplice somma di individui; al contrario, il sistema formato dalla loro associazione rappresenta una realtà specifica dotata di caratteri propri. Indubbiamente nulla di collettivo può prodursi se non sono date le coscienze particolari: ma questa condizione necessaria non è sufficiente. Occorre pure che queste coscienze siano associate e combinate in una certa maniera; da questa combinazione risulta la vita sociale, e di conseguenza è questa che la spiega. Aggregandosi, penetrandosi, fondendosi, le anime individuali danno vita ad un essere (psichico, se vogliamo) che però costituisce un’individualità psichica di nuovo genere”

4

Pertanto, Durkheim considera la società come un organismo (“corpo vivente”), cioè un insieme di diverse parti, ognuna con specifiche funzioni, fra loro collegate in modo organico (funzionalismo).

Il sociale ha certamente origine dalle vicende dell’individuale; ma dopo essere stato originato da esso, acquista leggi proprie a livello superiore. I processi di socializzazione non avvengono spontaneamente, infatti l’individuo entra in società (come chiarisce Durkheim nella “Determinazione del fatto morale”) facendo violenza alla sua natura. Ciò provoca il “generale disagio che colpisce le società contemporanee” 5.

Il problema per il nostro autore è di dimostrare la necessità di questa coercizione, di legittimarla e di comporla in un sistema civile. È compito della sua sociologia quello di osservare i problemi e offrire una soluzione stabilizzatrice; pertanto, lo scopo precipuo che Durkheim si propone è quello di fondare una teoria della società che riesca a inglobare le distorsioni e le anomalie che si creano a livello individuale. Tuttavia, non dà come facilmente acquisibile l’assunzione dell’individuale nel sociale, poiché l’uomo che egli descrive è un uomo contraddittorio; infatti, si muove tra due poli opposti: la natura individuale o profana e la natura sociale o sacra.

Durkheim ritiene che la società possa rendere i comportamenti collettivi migliori di quelli individuali purché la società stessa intervenga attivamente. Pur essendo “l’organo di un organismo” l’individuo è inferiore rispetto al livello superiore di una società organizzata. 6

Tuttavia, l’uomo non può, come credeva Rousseau, costringere se stesso a portarsi al livello superiore: occorre, come sostiene Durkheim, una costrizione esterna, quella sociale che lo conduca al piano più elevato. L’individuo deve valutare questa costrizione come un fatto costruttivo e non come forza estranea, in quanto lo libera dall’incertezza e dalla casualità e lo conduce ad una vita morale e spirituale superiore.

3 E. Durkheim Le forme elementari della vita religiosa, 1963 (introduzione di Remo Cantoni)

10

4 E. Durkheim, Le regole del metodo sociologico, V, p. 102 –

5 E. Durkheim Il suicidio, Sesta edizione BUR Classici moderni: dicembre 2021 pag. 7 –

6 E. Durkheim Il suicidio, Sesta edizione BUR Classici moderni: dicembre 2021 pag. 8

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1.2 - Émile Durkheim e la divisione del lavoro sociale

7 –

Per Herbert Spencer (sociologo inglese 1820 1903) la divisione del lavoro era un fenomeno che poteva essere spiegato prendendo in considerazione i desideri e le aspirazioni individuali. Ogni individuo, infatti, desidera la propria felicità e il proprio benessere. Nelle società arcaiche la libertà degli individui era limitata dalle credenze e dalle consuetudini. Nelle società moderne questi vincoli hanno lasciato spazio alle libere iniziative individuali.

Questa foto di Autore sconosciuto è

Per Spencer, l’unità elementare della società è l’individuo. La modernità, quindi, coincide con una società di individui che autonomamente perseguono i propri interessi e la loro felicità.

Durkheim rifiuta la spiegazione di Spencer e giudica infondate le sue paure. Afferma che la società viene prima degli individui, che i fatti sociali possono essere spiegati solo da altri fatti sociali e che non si può partire dal comportamento degli individui, dalle loro motivazioni e personalità per arrivare alla società.

La modernità rappresenta la trasformazione dei valori comuni. È possibile, cioè, che nella modernità si assista ad un cambiamento delle forme della solidarietà. Infatti, tutti i tipi di società devono il loro funzionamento, la loro coesione e la loro sopravvivenza alla solidarietà sociale (elemento che tiene insieme la società, impedendole di sprofondare nel caos) e morale.

A seguito della rivoluzione industriale, Durkheim analizza il passaggio dalle società tradizionali alle società moderne e come tali stravolgimenti hanno inciso sul legame sociale o solidarietà. Evidenzia come il mutamento della società da forme tradizionali a forme moderne implichi un cambiamento del tipo di solidarietà che connota l’intero organismo sociale. Individua due tipi di solidarietà, in riferimento ai due tipi di società:

Società tradizionali a solidarietà meccanica le cui caratteristiche principali sono riconducibili a:

  • Soddisfazione dei bisogni primari (debolissima divisione del lavoro)
  • Organizzazione sociale fondata sull’uguaglianza e sull’identità delle funzioni e sulla credenza in una comune origine o identità
  • La coscienza collettiva prevale su quella individuale
  • Leggi di tipo repressivo che servono a mantenere l’identità del gruppo e a rafforzarlo con conseguente espulsione d

7 https://it.wikipedia.org/wiki/Herbert_Spencer - (immagine)

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vale8785 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Metodologia della ricerca sociale e dell'indagine criminologica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Oliverio Albertina.
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