Università telematica Pegaso
Corso di Laurea Magistrale in Scienze pedagogiche LM-85
Insegnamento di Didattica speciale II
Titolo tesi
BES: un viaggio verso l'inclusione
Relatore: Candidato
Prof.ssa Ivana Maggio Annalisa Depredati
Matricola: 0912201788
Anno Accademico 2022-2023
“Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.
(Antoine de Saint-Exupéry)
Ai miei bambini di 2^B
Che ogni giorno mi insegnano a vedere il mondo con occhi nuovi
Indice
Introduzione
Capitolo 1: Bisogni educativi speciali (BES) e le relative norme .. 1
1.1 Le norme internazionali ........................................................................................................ 1
1.2 L’inclusione scolastica in Italia: i cambiamenti nel tempo .................................................. 7
1.3 Ordinamento normativo sui BES e DSA: la Direttiva Ministeriale del 2012 .................... 12
1.4 I Bisogni Educativi Speciali: alcuni dati ............................................................................ 14
1.5 Articolazione dei BES ........................................................................................................ 19
Capitolo 2: Per una didattica inclusiva .......................................................... 22
2.1 L’individuazione degli alunni: strumenti e metodologie ...................................................... 22
2.2 La teoria dell’etichettamento .............................................................................................. 27
2.3 PEI e PDP ........................................................................................................................... 30
2.4 Misure dispensative e strumenti compensativi ................................................................... 33
2.5 Strategie per una didattica inclusiva ................................................................................... 35
Capitolo 3: Dalla teoria alla pratica, un'esperienza professionale ............................................................................................................................................... 40
3.1 Il contesto della progettazione ............................................................................................ 40
3.2 Un percorso per il riconoscimento del valore ..................................................................... 41
3.3 Esito del progetto ................................................................................................................ 49
Conclusione ...................................................................................................................... 52
Bibliografia ...................................................................................................................... 54
Sitografia .......................................................................................................................... 56
Ringraziamenti ............................................................................................................... 58
Introduzione
Il mio progetto di ricerca, mira a ripercorrere tutte le tappe fondamentali che hanno portato al raggiungimento dell’inclusione scolastica degli alunni con difficoltà. L’inserimento nella società e nelle scuole dei bambini con disabilità o con difficoltà di vario tipo è stato dettato certamente da stereotipi e dal livello di emancipazione culturale della società stessa.
Nel primo capitolo analizzo, nel dettaglio, le norme nel panorama nazionale e internazionale, che hanno portato ad avere uno sguardo nuovo e diverso, verso gli alunni con Bisogni Educativi Speciali (BES). Riporto, inoltre, alcuni dati a livello nazionale, riguardanti gli alunni con Bisogni Educativi Speciali.
Nel secondo capitolo esamino, più nel dettaglio, gli strumenti e le metodologie da adottare per una didattica sempre più inclusiva. Inizialmente, espongo alcune delle tecniche e di strumenti utilizzati per la rilevazione e l’identificazione degli alunni con Bisogni Educativi Speciali. Riferimento ad un’esperienza quadriennale personale di individuazione precoce dei BES Faccio dell’ASST Sette Laghi e Insubria attraverso il progetto IndiPote(dn)s. Illustro il progetto e vengono analizzati i punti di forza e di criticità.
Una parte del secondo capitolo è riservata alla spiegazione della teoria dell’etichettamento di Becker, inizialmente applicata poi alle persone considerate “devianti” agli alunni con difficoltà di vario tipo. I documenti fondamentali per l’inclusione scolastica: il PEI (Piano Educativo Individualizzato) e il PDP (Piano Didattico Personalizzato). Successivamente presento Educativo Individualizzato) e il PDP (Piano Didattico Personalizzato). Fornisco una descrizione relativa ai due documenti, specialmente riguardanti le informazioni contenute e la metodologia utilizzata per la stesura.
Infine, descrivo alcune delle misure dispensative e gli strumenti compensativi previsti per gli alunni con BES e suggerisco alcune buone pratiche educativo-didattiche per poter lavorare in un’ottica inclusiva all’interno della classe. Invece, su un’esperienza professionale legata all’inclusione. Nel terzo capitolo mi concentro, Ho attuato il progetto in una classe prima elementare ad alta concentrazione di alunni con Bisogni Educativi Speciali. Spiego nel dettaglio le varie fasi del percorso e, di volta in volta, le motivazioni sottese alle scelte effettuate per poter lavorare in modo inclusivo.
Capitolo 1: Bisogni educativi speciali (BES) e le relative norme
1.1 Le norme internazionali
L’evoluzione continua e costante della nostra società ha portato ad una tangibile situazione di emarginazione ed esclusione delle persone che manifestano maggiori difficoltà. Questa situazione ha condotto il mondo intero a focalizzare, fin dagli anni ‘90, la propria attenzione sui cosiddetti BES (acronimo di Bisogni Educativi Speciali).
Le agenzie internazionali, a fronte di un’evidente difficoltà nel processo di inclusione sociale, hanno stilato dei documenti guida che potessero garantire uguali diritti e pari opportunità a tutti i cittadini.
Questi documenti nascono come delle linee guida che permeano l’ambiente all’interno del quale la persona con bisogni speciali è inserita, senza circoscrivere il tutto esclusivamente alla sfera educativa o lavorativa.
È un approccio nuovo che permette a tutti quanti di sentirsi responsabili del processo di inclusione attraverso un dialogo costruttivo e delle misure studiate che permettano di evitare l’etichettamento la marginalizzazione, e di agire con consapevolezza in una società che si trova ad essere in costante evoluzione.
Nel 1959 viene apportata una modifica alla Dichiarazione dei diritti del fanciullo, redatta nel 1924 dalla Società delle Nazioni. Con le modifiche apportate si esortano gli Stati aderenti ad impegnarsi maggiormente nella protezione dei minori, soprattutto a fronte della situazione che il mondo stava affrontando nel secondo dopoguerra. Viene vietata ogni forma di sfruttamento del lavoro minorile o di mansione che possa nuocere alla salute psico-fisica dei minori e si riconosce il principio di non discriminazione. Infine, si fa riferimento sull’importanza della tutela dei soggetti con disabilità ponendo l’attenzione alla loro situazione e stabilendo il diritto di tutela, cure adeguate e istruzione.
Per la prima volta nella storia si specifica che, anche i soggetti con disabilità, sono titolari di diritti e ciò contribuisce a un radicale cambiamento nel nostro Paese. Si adottano strategie per cercare di costruire una società maggiormente inclusiva e ambienti che siano alla portata di tutti. Tuttavia, non si può parlare ancora di una vera e propria inclusione.
1 ONU (1959), Dichiarazione universale dei diritti del fanciullo, New York
La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (CRC) del 1989 segna un momento decisivo per la storia dei diritti dei bambini poiché tutti, indipendentemente dal genere, dalla nazionalità o dalle disabilità, vengono riconosciuti come titolari di diritti sociali, civili, politici, culturali ed economici che devono essere tutelati e promossi.
La differenza sostanziale della CRC è quella di identificare il minore come un soggetto attivo della società, ma un ulteriore cambiamento è sul piano giuridico. Tutte le dichiarazioni siglate fino a quel momento non erano vincolanti a livello giuridico, mentre le convenzioni pongono i Paesi di fronte a un impegno formale vero e proprio.
La Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza è stata, ad oggi, adottata da 196 Stati ad eccezione degli Stati Uniti d’America. Gli USA hanno firmato la Convenzione, ma non l’hanno ratificata: ciò significa che, dinnanzi ad un tribunale americano, i diritti del minore non possono essere garantiti. Le motivazioni che hanno spinto l’America a non ratificare la Convenzione non sono chiare, ma molti giuristi ipotizzano l’incongruenza tra i vari articoli della CRC e la politica interna americana.
La CRC si basa su quattro principi cardine:
- Il principio di non discriminazione: impegna gli Stati a garantire i medesimi diritti a tutti soggetti aventi meno di 18 anni senza distinzione di nazionalità, sesso, religione, orientamento politico;
- Il superiore interesse del minore: prevede che in ogni azione legislativa, l’interesse del bambino debba avere la priorità;
- Il diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo: gli Stati che ratificano la Convenzione si impegnano a promuovere il benessere del bambino, garantendone la sopravvivenza e lo sviluppo;
- Partecipazione, ascolto e rispetto delle opinioni del minore: riguarda il diritto dei bambini, soprattutto in ambito legale, ad essere ascoltati nei procedimenti che li riguardano.
Assemblea Generale delle Nazioni Unite (1989), Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, New York: https://www.datocms-assets.com/30196/1607611722-convenzionedirittiinfanzia.pdf
Il focus, in particolare, per quanto riguarda i minori con disabilità è incentrato sull’articolo 2.1 dove si dice che “gli Stati parti si impegnano a rispettare i diritti enunciati nella presente Convenzione e a garantirli a ogni fanciullo che dipende dalla loro giurisdizione, senza distinzione di sorta e a prescindere da ogni considerazione di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di stato di bisogno, di opinione politica o altra del fanciullo o dei suoi genitori o rappresentanti legali, dalla loro origine nazionale, etnica o sociale, dalla loro situazione finanziaria, dalla loro incapacità, dalla loro nascita o da ogni altra circostanza.”
A partire dalla Convenzione del 1989 si apre una riflessione sui minori “in stato di bisogno”. Le Nazioni Unite si adoperano dunque per indire il 20 dicembre 1993 un’assemblea mirata ad individuare delle regole per garantire pari opportunità alle persone con disabilità. Le “Regole per le pari opportunità delle persone disabili” gettano le basi per una società che diventa sempre più inclusiva.
Assemblea Generale delle Nazioni Unite (1989), Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, New York https://www.datocms-assets.com/30196/1607611722-convenzionedirittiinfanzia.pdf
4 UN (1994), The UN Standard Rules of Equalizations of Opportunities for persons with disability, New York. https://social.desa.un.org/issues/disability/crpd/convention-on-the-rights-of-persons-with-disabilities-crpd
Il cambio totale di prospettiva avviene il 13 dicembre 2006, data in cui viene ratificata la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità. La novità della Convenzione è che non garantisce nuovi diritti alle persone con disabilità, ma mira a tutelare e promuovere quelli esistenti. La Convenzione si compone di 50 articoli e ha l’obiettivo di un eguale godimento dei diritti da parte di tutti i cittadini, compresi quelli con disabilità. Questa nuova Convenzione apre la strada ad un percorso segnato da uguaglianza, pari opportunità e inclusione sociale.
Nell’articolo 1 viene esplicitato come lo scopo sia proprio la protezione e la garanzia dei diritti delle persone con disabilità: “Scopo della presente Convenzione è promuovere, proteggere e garantire il pieno ed uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà fondamentali da parte delle persone con disabilità, e promuovere il rispetto per la loro intrinseca dignità.”
Proseguendo la lettura sino all’articolo 8 si trova una sezione molto importante rivolta all’accrescimento della consapevolezza verso il tema della disabilità.
“Gli Stati Parti si impegnano ad adottare misure immediate, efficaci ed adeguate allo scopo di:
- (a) Sensibilizzare la società nel suo insieme, anche a livello familiare, sulla situazione delle persone con disabilità e accrescere il rispetto per i diritti e la dignità delle persone con disabilità;
- (b) Combattere gli stereotipi, i pregiudizi e le pratiche dannose concernenti le persone con disabilità, compresi quelli fondati sul sesso e l’età, in tutti gli ambiti;
- (c) Promuovere la consapevolezza delle capacità e i contributi delle persone con disabilità.
Nell’ambito delle misure che adottano a tal fine, gli Stati Parti:
- (a) Avviano e conducono efficaci campagne di sensibilizzazione del pubblico;
- (b) Promuovono a tutti i livelli del sistema educativo, includendo specialmente tutti i minori, sin dalla più tenera età, un atteggiamento di rispetto per i diritti delle persone con disabilità;
- (c) Incoraggiano tutti i mezzi di comunicazione a rappresentare le persone con disabilità in modo conforme agli obiettivi della presente Convenzione;
- (d) Promuovono programmi di formazione per accrescere la consapevolezza riguardo alle persone con disabilità e ai diritti delle persone con disabilità.”
5 UN (2006), Convention on the Rights of Persons with Disabilities, New York. https://social.desa.un.org/issues/disability/crpd/convention-on-the-rights-of-persons-with-disabilities-crpd
Infine, non per importanza, nell’articolo 24 si parla per la prima volta del diritto all’istruzione e all’educazione dei soggetti con disabilità.
“1. Gli Stati Parti riconoscono il diritto all’istruzione delle persone con disabilità. Allo scopo di realizzare tale diritto senza discriminazioni e su base di pari opportunità, gli Stati Parti garantiscono un sistema di istruzione inclusivo a tutti i livelli ed un apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita, finalizzati: (a) al pieno sviluppo del potenziale umano, del senso di dignità e dell’autostima ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della diversità umana;
- (b) Allo sviluppo, da parte delle persone con disabilità, della propria personalità, dei talenti e della creatività, come pure delle proprie abilità fisiche e mentali, sino alle loro massime potenzialità;
- (c) A porre le persone con disabilità in condizione di partecipare effettivamente a una società libera.
2. Nell’attuazione di tale diritto, gli Stati Parti devono assicurare che:
- (a) Le persone con disabilità non siano escluse dal sistema di istruzione generale in ragione della disabilità e che i minori con disabilità non siano esclusi in ragione della disabilità da una istruzione primaria gratuita libera ed obbligatoria o dall’istruzione secondaria;
- (b) Le persone con disabilità possano accedere su base di uguaglianza con gli altri, all’interno delle comunità in cui vivono, ad un’istruzione primaria, di qualità e libera ed all’istruzione secondaria; […]
3. Gli Stati Parti offrono alle persone con disabilità la possibilità di acquisire le competenze pratiche e sociali necessarie in modo da facilitare la loro piena ed uguale partecipazione al sistema di istruzione ed alla vita della comunità. […]
4. Allo scopo di facilitare l’esercizio di tale diritto, gli Stati Parti adottano misure adeguate nell’impiegare insegnanti, ivi compresi insegnanti con disabilità, che siano qualificati nella lingua dei segni o nel Braille e per formare i dirigenti ed il personale che lavora a tutti i livelli del sistema educativo. Tale formazione dovrà includere la consapevolezza della disabilità e l’utilizzo di appropriate modalità, mezzi, forme e sistemi di comunicazione aumentativi ed alternativi, e di tecniche e materiali didattici adatti alle persone con disabilità.
5. Gli Stati Parti garantiscono che le persone con disabilità possano avere accesso all’istruzione secondaria superiore, alla formazione professionale, all’istruzione per adulti ed all’apprendimento continuo lungo tutto l’arco della vita senza discriminazioni e su base di uguaglianza con gli altri. A questo scopo, gli Stati Parti garantiscono che sia fornito alle persone con disabilità un accomodamento ragionevole.” 7
I passi avanti fatti durante questi anni ci aiutano a tenere bene in mente che la responsabilità per la promozione dell’inclusione è condivisa e che i diritti garantiti solo ad una porzione di popolazione non sono diritti, ma si chiamano privilegi. È compito di ciascuno di noi, dunque, essere in grado di mettere in atto tutte le disposizioni previste dalla Convenzione per garantire un mondo che sia sempre più alla por
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.