Il luogo: Canicattì
Inquadramento territoriale
Candicattinum 1 Canicattì (AG), dal latino, città a nord-est di Agrigento (v. fig. 1.1) a confine con il territorio di Caltanissetta, annovera 35.778 abitanti ed è adagiata su un territorio collinare della Sicilia sud-occidentale con un’altitudine media di 465 m s.l.m.
A livello territoriale si estende per 91,42 kmq confinando con i comuni di Castrofilippo a Ovest, Racalmuto a Nord-Ovest, Naro a Sud, Delia a est, Montedoro e Serradifalco a Nord e Caltanissetta a Nord-Est. Al centro di un vasto comprensorio di paesi, è un validissimo perno sociale e commerciale.
Fig. 1.1 – Territorio della provincia di Agrigento, in rosso il territorio di Canicattì.
La morfologia fisica è caratterizzata prevalentemente da alture di modeste altezze e i colli che la circondano sono: a nord-est il Monte Bardaro (652 m s.l.m.) e la Serra Puleri (608 m s.l.m.) ed a sud-ovest i caratteristici Pizzi di Giummello considerati dagli stessi canicattinesi elementi identificatori del luogo; infine il territorio è bagnato dal fiume Naro che, grazie ad un percorso sotterraneo artificiale, attraversa la città.
La SS 122 che collega Canicattì con Agrigento fiancheggia una vecchia trazzera che in passato era l’unica strada esistente extraurbana che collegava il centro urbano con gli altri comuni limitrofi.
Assolutamente d’eccezione è il fatto che a Canicattì sia stato creato nel 1897 il primo mulino a vapore esistente in Italia, gestito dallo stesso Comune, lo stabilimento Trinacria, che oltre ad essere mulino, fungeva da frantoio e fabbrica di ghiaccio, ma erano pure impianti modernissimi i mulini di Santa Lucia e dell'Acquanuova.
1 V. Amico, Dizionario Topografico della Sicilia, Arnaldo Forni, Palermo 1865, p. 431.
Nello stesso periodo (fine Ottocento) Canicattì (v. fig. 1.2) dava un rilevante contributo allo sviluppo del movimento a sfondo socialista dei Fasci siciliani. Altre lotte furono intraprese per la riforma delle circoscrizioni territoriali, fino alla clamorosa diserzione delle urne, per protesta, alle amministrative del 10 ottobre 1897.
Solo nel 1932 Canicattì potrà vedere riconosciuto i confini nelle odierne dimensioni, che ammontano a 9.142 ettari, risultato importante, per quanto ancora insufficiente rispetto al numero degli abitanti e dei tanti proprietari terrieri canicattinesi presenti in zone limitrofe.
Per la prosperità agricola, fondata soprattutto sulla coltura dei vigneti di uva da tavola, fu annoverata nel 1987 tra i cento comuni della Piccola-Grande Italia che hanno maggiormente contribuito al progresso della Repubblica.
Fig. 1.2 – Canicattì – Aerofotogrammetria (tratta da Google Earth).
Fig. 1.3 – Foto con drone - Vista sulla città di Canicattì in corrispondenza della Colonia Gangitano.
Sviluppo storico e urbano
Le origini della città (v. fig. 1.3) inizialmente si fanno risalire al XV secolo, a seguito di una colonizzazione feudale, successivamente al ritrovamento di frammenti di vasi e ceramiche in terracotta in località Andolina e Soldano, l’archeologo Biagio Pace sostiene che i “primi insediamenti risalgono all’epoca romana e bizantina”. 2
Santo Policastro afferma che la città sia stata fondata dai greci nel III secolo a.C. col nome di Kakiron e poi occupata dai romani.
Il geografo arabo Ibn Idrisi (Ceuta, 1099 - Sicilia, 1165), meglio conosciuto come Edrisi o Idrisi, riporta nel Libro di Re Ruggero (1100-1166) il nome di Ayn Al Quattà, che significa “tagliatore di pietre”, per indicare la zona alta, quella della collina di Borgalino, dove fin dalle origini si erano insediati i lavoratori delle cave di pietra calcarea, materiale utilizzato per realizzare le case dell’antico centro storico, ad eccezione di alcune chiese e di palazzi baronali realizzati con pietra arenaria.
Arte e civiltà della Sicilia antica: Barbari e Bizantini, 2 B. Pace, Vol. IV, Dante Alighieri, Roma-Napoli-Città di Castello 1949.
Il geografo sostiene che “Ayn Al Qattà fu comoda stazione, che sorgeva verso il monte, e lo circondavano estesi campi seminabili, fertili di abbondanti prodotti, da cui cavava grandi utilità e costanti ricchezze a 12 miglia a nord da Girgenti” 3
Un’altra ipotesi sull’etimologia è quella riportata dallo studioso Ignazio Scaturro, che la definisce Khandaq-at-tin, che significa “fossato di fango o argilla”, per indicare la zona bassa attraversata per diversi secoli da un torrente fangoso, che costituiva l’alto corso del fiume Naro.
Pietro Candiano sostiene che dal 1089 ad oggi la città ha avuto i seguenti nomi: Khandaq-at-tin, Handicattini, Landicattini, Kandicattini, Candicattini, Canigattì fino ad assumere il definitivo Canicattì. 4
La storia della città è fortemente legata alla dominazione degli arabi in Sicilia il cui arrivo nell’827 contribuì al sorgere di
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