Università Telematica “e-Campus”
Facoltà di Psicologia
Corso di Laurea in Scienze pedagogiche
Tesi di laurea in Logica e filosofia della scienza
“La logica: dal lògos arcaico alle Categorie aristoteliche”
1 Indice
- Introduzione pag.
- Capitolo 1: I presocratici
- 1.1 La filosofia presocratica
- 1.2 La genesi della logica arcaica
- 1.3 Dall’antichità a Boole pag.
- 1.4 Eraclito pag.
- 1.5 Parmenide pag.
- Capitolo 2: Il problema logico
- 2.1 Eraclito e gli opposti pag.
- 2.2 La logica e l'ontologia di Parmenide pag.
- 2.3 Il divenire di Eraclito e l'essere di Parmenide pag.
- Capitolo 3: Evoluzione del pensiero logico
- 3.1 Falsa opposizione tra Parmenide ed Eraclito pag.
- 3.2 Dalla logica arcaica alla logica classica pag.
- 3.3 Le Categorie di Aristotele oggi pag.
- Conclusioni pag.
- Bibliografia pag.
- Sitografia pag.
2 Capitolo I: i presocratici
1.1. La filosofia presocratica
La filosofia presocratica, conosciuta anche come filosofia greca antica, riguarda tutta la filosofia che precede Socrate.
Nonostante ciò, si è soliti includere in questa categoria anche le scuole contemporanee a Socrate che mantenevano un pensiero diverso rispetto all’illustre filosofo 1.
I filosofi presocratici erano interessati principalmente alla cosmologia, nonché agli esordi ed alla sostanza dell’universo, ma le loro riflessioni si estendevano alla presa in esame dell’intero mondo naturale, così come alla società umana, all’etica ed alla religione 2.
Essi cercavano delle spiegazioni che si basassero su delle leggi naturali, piuttosto che sull’intervento delle divinità 3.
Malgrado le numerose similarità, questi filosofi presentano anche delle divergenze di pensiero riguardanti l’universo.
L’elemento che hanno in comune è, principalmente, come accennato, la volontà di comprendere le leggi della natura senza fare ricorso ad elementi irrazionali, cosa che era molto comune in quel periodo 4.
Questo si traduce nel tentativo di descrivere la realtà senza fare riferimento a divinità soprannaturali o forze ignote.
I loro studi ed i loro scritti sono andati persi quasi completamente e tutto ciò che riguarda il loro pensiero ci è giunto attraverso le testimonianze degli autori e filosofi successivi all’interno delle loro dissertazioni sui presocratici.
La filosofia ha trovato terreno fertile nel mondo presocratico antico grazie agli stretti legami con le civiltà vicine e grazie al sorgere di entità civili autonome, poleis 5.
È possibile raggruppare i presocratici in diverse scuole in base alla derivazione geografica o dottrina di appartenenza, nonostante ciò, le origini della filosofia sono da ricercare in Grecia.
È opinione comune che essa abbia avuto origine in Grecia e questo, principalmente, per una motivazione etimologica.
1 Curd, P., Presocratic Philosophy, in Stanford Encyclopedia of Philosophy
2 ibidem
3 Seyffert, O., Dictionary of Classical Antiquities, 1984, p. 480
4 ibidem
5 ibidem
Infatti, il termine deriva dal greco e significa amore per il sapere, per la conoscenza.
φιλο- Il termine filosofia, infatti, è composto da due vocaboli di derivazione greca: «filo-» (amore) e σοφία «sapienza» (sapere, conoscenza) 6.
Si può affermare che la filosofia presocratica ebbe inizio nel VI° secolo a. C. con i tre autori appartenenti alla scuola di Mileto: Talete, Anassimandro ed Anassimene 7.
Tutti e tre attribuivano l’arche, una parola che può prendere il significato di “origine”, “sostanza”, “sostanza” o “principio”, del mondo, rispettivamente all’acqua, all’apeiron, l’infinito, ed all’aria, i quali elementi, a loro volta, erano governati dal nous, la mente o l’intelligenza 8.
Talete, il padre della filosofia greca, nonché il primo a poter essere denominato “filosofo”, postulò che l’acqua, necessaria alla vita biologica, fosse l’elemento fondante alla base dell’universo, senza il quale l’universo non avrebbe potuto avere origine 9.
Anassimandro può essere considerato il primo ad aver composto delle opere di filosofia.
Egli indicò l’apeiron come elemento fondante dell’universo, ovvero una materia non definita, senza fine e senza qualità.
Secondo Anassimene, il più giovane tra loro, invece, l’elemento fondante per poter spiegare le origini dell’universo era l’aria 10.
Egli concepiva questo elemento come mutabile, attraverso l’ispessimento e l’assottigliamento, in tutti gli altri elementi esistenti, quali il fuoco, il vento, le nuvole, l’acqua e la terra.
Altri filosofi presocratici erano quelli appartenenti alla scuola pitagorica.
Innanzitutto Pitagora, il quale concepiva il mondo in perfetta armonia, quest'ultima dipendeva dai numeri 11.
Egli infatti creò un gruppo di seguaci sostenitori dell’idea che il mondo fosse governato e costituito dai numeri, tentando di convincere gli uomini a seguire uno stile di vita armonioso quanto quello numerico.
I suoi seguaci, i pitagorici, accolsero la sua filosofia e la ampliarono.
Tra di essi possiamo ricordare Filolao, Alcmeone di Crotone e Archita.
6 filosofia: definizioni, etimologia e citazioni nel Vocabolario Treccani
7 Curd, P., Presocratic..., op. Cit.
8 ibidem
9 ibidem
10 ibidem
11 ibidem
Tra i presocratici di maggiore rilievo si annovera Eraclito, famoso per la sua difficoltà ad essere compreso, ma anche per la sua massima sull’impermanenza, ta panta rhei, e per la convinzione che il fuoco sia l’arche del mondo, da esso tutto ha origine e fine in un processo ciclico eterno.
A questi filosofi seguì la scuola di Elea, nel V secolo a. C., della quale facevano parte Senofane, Parmenide, Zenone e Melisso 12.
La teoria più importante associata alla scuola di Elea è la dottrina dell’Uno.
Senofane, conosciuto per la sua critica all’antropomorfismo degli dei, riteneva che Dio fosse l’unità eterna che oltre ad attraversare e fondare l’universo, lo regola tramite il Suo pensiero 13.
Parmenide affermava che può esistere solamente una cosa e che niente può cambiare.
In questo modo esisterebbe un Essere unico, immobile, eterno, ingenerato, immortale ed inscindibile.
Zenone e Melisso concordavano con l’opinione di Parmenide.
Altri tre gruppi di presocratici, infine, furono: i pluralisti, gli atomisti ed i sofisti.
Tra i pluralisti ricordiamo Empedocle, il quale recuperò il punto di vista di Elea secondo il quale l’Essere è necessariamente, arrivando a riformulare questo stesso principio.
Se da un lato egli non cambiò l’ideologia della natura immutabile della sostanza, dall’altro individuò una molteplicità di tali sostanze, ovvero i quattro elementi classici: la terra, l’acqua, l’aria ed il fuoco.
Empedocle riteneva che il mondo fosse formato da questi elementi tramite due forze motrici: l’amore, poiché unisce e il conflitto, in quanto motivo di separazione 14.
Tra gli atomisti, ritroviamo Leucippo e Democrito, i quali sono stati i primi ad ideare un pensiero filosofico apertamente materialista.
Questa filosofia è la dottrina degli atomi, cioè piccoli elementi primari non definiti, non visibili perpetui, simili dal punto di vista qualitativo, ma differenti in quanto alla forma.
Nel loro eterno movimento all’interno del nulla infinito, essi urtano tra di loro e si fondono, dando origine in tal modo ad oggetti differenti in quanto a varietà, quantità, grandezza, forma, e distribuzione degli atomi di cui sono composti.
Infine, è necessario menzionare i sofisti, di cui si ricordano Protagora, Gorgia, Ippia e Prodico.
12 ibidem
13 ibidem
14 ibidem
Quest’ultimo gruppo credeva che il pensiero si basasse solo sulle informazioni elaborate a livello sensoriale e sulla percezione soggettiva, quindi non sono presenti altre modalità comportamentali oltre alle convenzioni personali 15.
La loro specializzazione era la retorica e più che filosofi, essi possono essere considerati educatori.
Essi ebbero un’enorme influenza in quel periodo poiché all’epoca vi era la necessità di una nuova metodologia di insegnamento per gli studenti più avanzati.
L’impatto dei presocratici è stato enorme, in quanto essi concepirono alcuni dei concetti cruciali dell’ideologia occidentale, così come il naturalismo ed il razionalismo, ed inoltre spianarono la strada per la metodologia scientifica grazie ai loro studi ed alle loro deduzioni sulla logica, con la quale essi cercavano di spiegare la natura e l’universo 16.
1.2. La genesi della logica arcaica
Prima di parlare della storia della logica antica è importante definire e chiarire cosa si intende per logica.
λογικός Il termine deriva dal greco e in filosofia è inteso come disciplina che studia le condizioni di validità delle argomentazioni deduttive 17.
Tale termine, appunto, si presenta in modo ricorrente nella storia della filosofia antica sia nel periodo compreso tra Eraclito e Zenone di Elea sia in quello considerato dai sofisti a Platone, con l’accezione generica di “relativo al λόγος” 18 nel significato plurimo di ragione, discorso, legge, che questo termine ha nell’antica Grecia.
Non possiamo indicarne un concetto univoco in quanto, tradizionalmente, indica una branca della filosofia ma il campo semantico di λόγος si è ampliato e, come una sorta di termine ombrello, concerne anche numerosi ambiti tecnico-scientifici, intellettuali, di ragionamento critico e formale strettamente legati oltre che alla ragione anche al pensiero.
Come è noto, la suddivisione strutturata della disciplina filosofica è invece anteriore a Senocrate, filosofo greco del sec. IV a. C. e allievo di Platone.
Tuttavia, è solo con Aristotele che questi principi vengono elaborati.
15 ibidem
16 ibidem
17 www.treccani.it/enciclopedia/logica
18 ibidem
Egli non usava, però, il termine “logica”, il quale venne poi adottato dai suoi seguaci, i cosiddetti peripatetici, ma piuttosto quello di “analitica”, in greco antico “αμαλυω”.
La filosofia stessa si riconosce come atto della ragione, del λόγος appunto, ponendosi come obiettivo la ricerca della verità.
È questa la concezione della filosofia di Aristotele, quando introduce la Metafisica con questa affermazione:
“Tutti gli uomini per natura tendono al sapere” 19.
Nel pensiero filosofico preplatonico non c’è una netta distinzione fra logica, fisica ed etica che tanto peso avrà nella dottrina rappresentata dal Corpus Aristotelicum e che diventerà regola con gli Stoici 20.
Tale condizione la ritroviamo, altresì, nel pensiero greco arcaico e preplatonico, in particolare sia in Eraclito che in Parmenide i quali, in realtà, si erano già posti il problema logico.
Nella dottrina filosofica arcaica, inoltre, non è presente alcuna distinzione tra cosa e parola in quanto quest’ultima non rappresenta ciò che comunica ma, invece, è immediatamente 21.
Secondo Calogero, piuttosto, “l’originaria coalescenza” fra linguaggio, pensiero e mondo trova il proprio ἀρχή nell’ epos arcaico tradizionale e supera la concezione astratta e metafisica della filosofia corrispondente alle logiche settoriali e quella limitativa fra parola e cosa 22.
La civiltà letteraria ellenica, sin dai suoi albori, nonché la poesia greca sono fondate su tale impianto mentale.
In questa prospettiva, il concetto di coalescenza tra parola e realtà, tra linguaggio e mondo, non è interpretata come una dualità ma come una triunità di livelli mentali che interagiscono tra loro dando vita alla problematica filosofica presocratica.
Allo stesso principio si rifà Antonino Pagliaro 23 il quale afferma che la sopracitata “originaria coalescenza”, si riscontra in forma pura soltanto nella filosofia arcaica e, nello specifico, in Eraclito e Parmenide anche se su fronti contrapposti 24.
20 Laspia, P., Che cosa significa parlare a vuoto? Aristotele, il linguaggio e la “logica arcaica”, Rosaria Caldarone Eros e filosofia A partire da Le phénomène érotique di Jean-Luc Marion 7 Carmelo Calì L’informazione duplice come condizione della percezione pittorica 19, 105, 2004, p.105
21 ibidem
22 Calogero, G., Il pensiero presocratico, Mimesis, 2021
23 Orientalista e glottologo italiano (Mistretta 1898 – ivi 1973) in https//www.treccani.it/enciclopedia/
24 Laspia, P., Che cosa significa…, op. cit. p. 106
Tale dottrina viene vista successivamente, come una sorta di pensiero primitivo, di peccato originale, dal quale ci sarà una sorta di affrancamento solo con Aristotele.
Calogero, tuttavia, nella sua opera più matura intitolata “Storia della logica arcaica” comincia a pensare ad un legame tra Aristotele ed il linguaggio tanto che, si inizia a considerare la coalescenza, appunto, come tratto distintivo della logica greca e del pensiero del filosofo di Stagira e non solo, dunque, della logica arcaica.
Aristotele, nella ideologia espressa nel Corpus, non fa riferimento in alcun modo né alla differenza fra linguaggio e realtà, né fra parola e cosa ma piuttosto fra linguaggio-discorso-fatto (λόγος - πρᾶγμα) da una parte, e singolo nome isolato (όμομα) dall’altra.
Ciò significa che per Aristotele, la coalescenza dei nomi e dei blocchi sintagmatici all’interno del logos, rappresenta il principio stesso del significare linguistico ed è il motore che dà vita all’universo: in principio era il logos 25.
Il motivo linguistico ha dunque una forte influenza sulla logica a partire da quella arcaica.
Secondo Ernst Cassirer 26, l’intimo rapporto tra linguaggio ed essere rappresenta il mondo del mito: al linguaggio e alla padronanza di esso si connettono effetti magici 27.
Secondo quest’ottica, il pensiero razionale si emancipa proprio con Eraclito che continua a parlare il linguaggio del mito secondo un’idea di unità: la parola mitica è onnipotente e divina e ad essa coincide l’idea del λόγος come una imprescindibile legge del tutto.
Tale impianto storiografo si regge sull’opposizione tra mito e λόγος, mito e conoscenza, in chiave comparatistica e storico-linguistica.
Questo orizzonte teorico diverge, tuttavia, da quello di Calogero: egli, infatti, non pronuncia mai il termine “mito” né, tantomeno, fa riferimento al dualismo e alla contrapposizione tra μύθος e λόγος 28.
Egli, appunto, vede nella storia un continuum del pensiero greco che parte dal pensiero arcaico passando dai pensatori presocratici e individua, proprio nelle forme arcaiche dell’esperienza semantica, la condizione imprescindibile per comprendere la genesi della logica appunto.
25 Ivi, p. 108
26 Filosofo e storico della filosofia tedesco (Breslavia 1874 – New York 1945), in https://www.treccani.it/enciclopedia/
27 Calogero, G., Il pensiero…, op. cit.
28 ibidem
1.2. Dall’antichità a Boole
Quasi fino alla fine del XIX secolo la logica, nel mondo e nella cultura occidentali, è stata considerata come facente parte esclusiva delle materie filosofiche 29.
Malgrado ciò, nell’ambito di queste materie, la logica ha assunto una posizione di rilievo, e dunque si può affermare che essa sia l’unica ad essere stata tramandata attraverso dei trattati formulati con tecniche e procedure reputate degli standard, così che quando degli eminenti logici si ritrovavano a disputare essi erano in accordo sulla gran parte delle tematiche che caratterizzavano la disciplina.
Da questo punto di vista infatti, la logica risulterebbe più vicina alla geometria che alla filosofia e questo aspetto ha assunto un carattere più accentuato dopo il XIX secolo, a ragione di una stretta correlazione con la matematica 30.
Nonostante ciò, è chiaro che la disciplina non ha perso il legame con le sue radici filosofiche.
Con molta probabilità i filosofi contemporanei o antecedenti a Platone, si sono interrogati sulle dimostrazioni e sulla loro natura, sul legame tra premessa e conclusione all’interno di un ragionamento esatto e sulla condizione necessaria affinché un’argomentazione risulti valida.
Purtroppo di queste opere non rimane nulla e solo in un’opera di Platone (Dialoghi) risulta la presenza di un’argomentazione di tipo logico.
Solo con Aristotele si avrà una riflessione precisa sulla logica concepita come una disciplina a sé stante.
I concetti riguardanti la logica sviluppati da Aristotele, sono stati raggruppati in un insieme di opere che presero il nome di “Organon” contenente sei trattati: “Categorie”; “De Interpretazione”; “Analitici primi”; &
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