Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti – Pescara
Dipartimento di lingue, letterature e culture moderne
Corso di Laurea Magistrale in Lingue Straniere per l’impresa e la Cooperazione Internazionale
Tesi di Laurea
Il “mosaico” dell’immagine filmica nella serie TV Stranger Things
Laureanda: Federica Fusco
Relatore:
Anno accademico 2019/2020
Every struggle in your life has shaped you into the person you are today.
Be thankful for the hard times: they can only make you stronger.
- Unknown -
Indice
Introduzione ..............................................................................................................6
Capitolo I
1. La traduzione.....................................................................................................9
1.1 La traduzione e il ruolo del traduttore nel tempo...................................11
1.2 Il periodo prescientifico..........................................................................12
1.3 Il periodo scientifico...............................................................................13
1.3.1 Gli anni Cinquanta/Sessanta: Prescrittivismo........................13
1.3.2 Gli anni Settanta/Ottanta: Descrittivismo.................................16
1.3.3 Gli anni Novanta........................................................................18
1.4 La traduzione audiovisiva.......................................................................21
1.5 Le scelte traduttive..................................................................................26
1.5.1 Il doppiaggio...............................................................................27
1.5.2 La sottotitolazione.......................................................................30
Capitolo II
2. La televisione e la nascita della Serie TV.........................................................33
2.1 Gli Stati Uniti, patria della serialità.......................................................35
2.2 Generi e tipologie....................................................................................49
2.3 Dibattito sul tema della qualità...............................................................53
2.4 La piattaforma Netflix.............................................................................55
Capitolo III
3. Il case study: Stranger Things...........................................................................59
3.1 I personaggi.............................................................................................64
3.2 L’analisi...................................................................................................74
3.3 Dungeons & Dragons, il gioco da tavola................................................79
3.4 Effetto nostalgia: gli anni Ottanta risorgono..........................................80
3.4.1 Riferimenti a: film.......................................................................81
3.4.2 Riferimenti a: musica .................................................................84
3.4.3 Riferimenti a: cibo.......................................................................85
3.4.4 Riferimenti a: moda.....................................................................86
Capitolo IV
4. Stranger Things: analisi del doppiaggio..........................................................88
4.1 Esempi di scelte traduttive......................................................................88
4.1.1 Le espressioni gergali...................................................................105
4.1.2 I film..............................................................................................111
4.1.3 Riferimenti scolastici....................................................................118
4.1.4 Filastrocche e canzoni..................................................................120
4.2 Le cose “strane” in Stranger Things: Intertestualità/Citazione/Passatezza....................................................122
Bibliografia ..............................................................................................................131
Sitografia .................................................................................................................135
Introduzione
Il presente elaborato ha come obiettivo l’analisi della serie televisiva americana Stranger Things, ponendo l’attenzione in particolare sul confronto tra la versione italiana e quella originale, e individuando gli elementi di successo che l’hanno resa una serie TV cult.
Stranger Things può considerarsi un grande testo anacronistico che, attraverso un articolato apparato di citazioni, perlopiù inerenti ad un determinato periodo della storia del cinema, ovvero quello tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, 1 riporta lo spettatore indietro nel tempo.
La serie, trasmessa on demand dal canale Netflix nel 2016, è ambientata a Hawkins, nell’Indiana, e presenta una struttura da fantahorror teen movie, ovvero “d’avventura 2 fantasmagorica collettiva a tema adolescenziale”.
La serie si basa su tre filoni, su tre punti di vista differenti che si uniranno tra loro durante l’arco delle otto puntate: la ricerca di uno dei protagonisti, Will Byers, bambino scomparso in circostanze misteriose dopo aver giocato tutto il giorno a Dungeon & 3 Dragons con i suoi migliori amici, Mike, Dustin e Lucas.
La scomparsa di Will si lega ad altri due episodi che avvengono contemporaneamente nella cittadina, tra cui l’incontro dei tre amici con una bambina, Eleven (Undici), dotata di superpoteri, che svelerà, durante le puntate, il tragico destino di Will, rapito dal mostro scappato dal laboratorio e abitante di un mondo parallelo simile al nostro.
I tre, insieme a Eleven, rappresentano il primo filone, la cosiddetta età infantile, incentrato nella ricerca di Will.
1 L. Cascelli, Per una logica della citazione, per un’estetica della nostalgia: il caso Stranger Things, Cinergie, il cinema e le arti, 11 giugno 2017, p. 145.
2 Giacomo Totani, I fantadolescenti di J. J. Abrams: analisi del film Super 8, in Daniela Panosetti, a cura di M. Pozzato, Passione vintage. Il gusto per il passato nei consumi, nei film e nelle serie televisive, Carocci, Roma 2013.
3 È un gioco di ruolo fantasy creato da Gary Gygax e Dave Arneson, pubblicato per la prima volta nel gennaio 1974 dalla Tactical Studies Rules, poi trasformata nella TSR Hobbies la quale fu acquisita nel 1997 dalla Wizards of the Coast, assieme a tutti i diritti su D&D. In parte grazie anche a un'intensa attività di marketing, i prodotti marchiati Dungeons & Dragons hanno costituito oltre il 50% del mercato dei giochi di ruolo venduti nel 2002.
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Il secondo filone, dal tratto adolescenziale, riguarda Jonathan, il fratello di Will, Nancy, la sorella di Mike, e Steve, il ragazzo di quest’ultima.
Il terzo filone è costituito dalle figure genitoriali, avente come protagonisti Joyce, la madre di Will, convinta che il figlio sia vivo e in grado di comunicare con lei tramite il circuitoo elettrico della propria casa, e lo sceriffo locale, Hopper, che in seguito adotterà Eleven.
Fin dall’inizio è evidente come Stranger Things si inserisca all’interno della cinematografia degli anni Settanta/Ottanta attraverso tematiche facilmente individuabili e collegabili ai film di quel decennio, come ad esempio, I Goonies (The Goonies, Richard Donner, 1985) che rimanda ai protagonisti della serie; E.T. l’extraterrestre (E.T. the Extra-Terrestrial, Steven Spielberg, 1982) riferito all’intervento militare (o degli adulti) e Alien (Ridley Scott, 1979) legato all’apparizione di un mostro che compie azioni dettate dal suo istinto predatore.
Stranger Things [è] interpretato come un’opera che, nel solco della concezione jamesoniana del postmoderno, inteso come fine dello stile, nel senso di uno stile unico e personale, propone una sorta di ‘vampirizzazione’ nei confronti del passato, rinviando alla pratica del remaking, della «combinazione, del riuso, del gioco e del pastiche» e sincronizzando mediante un lavoro intertestuale e co-testuale molteplici opere 4 cinematografiche dello stesso periodo.
L’interrogativo che si presenta, analizzando questa serie TV, è in che modo abbia potuto essere utilizzato nel contesto italiano un prodotto audiovisivo carico di riferimenti della cultura americana, che ne hanno determinato in parte il successo. Una prima ipotesi è che la versione doppiata in italiano presenti molti termini in lingua originale che lo spettatore dovrebbe comprendere, in quanto la cultura italiana ha assimilato molto quella americana.
Il seguente elaborato tratterà, nel primo capitolo, il concetto di traduzione in una prospettiva storica, teorica e pratica, ponendo l’attenzione in particolare sulla traduzione audiovisiva, sul lavoro che un buon traduttore deve compiere, e i requisiti che deve possedere. In seguito, si concentrerà sul doppiaggio, mostrando i cambiamenti avvenuti nel corso degli anni nella storia della cinematografia italiana e non solo, per quanto riguarda le modalità e le tecniche adottate, e sull’importante ruolo del doppiatore
4 L. Cascelli, Per una logica della citazione, per un’estetica della nostalgia: il caso Stranger Things, Cinergie, il cinema e le arti, 11 giugno 2017, p. 146.
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sottolineando le difficoltà che incontra nel far coincidere e fondere i codici visivi, sonori e verbali.
Il secondo capitolo affronterà il tema della nascita della serie TV, in cui si racconterà il successo ottenuto in America già dalla fine degli anni Quaranta fino alla fine degli anni Cinquanta, per far fronte all’aspetto psicologico del tema e sulla dipendenza che può provocare nei giovani.
Successivamente si parlerà della nascita della piattaforma Netflix, fondata da Reed Hastings e Marc Randolph nel 1997, che ha avuto un enorme successo mondiale.
Il terzo capitolo sarà oggetto della Serie TV, nell'analisi della trama, dei personaggi, del soprannaturale e degli elementi culturali americani presenti.
Il quarto capitolo tratterà gli aspetti del terzo capitolo alla luce della tecnica del doppiaggio, adattata e destinata ad una diversa cultura linguistica specifica.
È importante sottolineare le tematiche che hanno portato al successo Stranger Things nel contesto anglofono di provenienza e cercare nella resa del testo audiovisivo multicodice italiano la creatività e l'arricchimento apportato.
Il confronto sarà di tipo linguistico e culturale delle strategie usate nel processo che ha permesso il “rispecchiamento” nella logica ricostruttiva artistica e stilistica.
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Capitolo I
1. La traduzione
“La vis formativa della lingua, la sua forza creativa e poetica di cui riusciamo a cogliere scintille o sprazzi di luce tutte le volte che si dà comprensione trasforma il “disastro” babelico 5 in una pioggia di stelle sull’umanità”.
La confusione nata dalla moltiplicazione delle lingue, il pluralismo scaturito dalla dispersione linguistica biblica di Babele, hanno portato all’esigenza di comunicare.
La traduzione non è solo un mezzo di comunicazione tra lingue e culture diverse, ma, certamente, è lo spazio privilegiato per ridurre e/o annullare la distanza tra esse. 6 “La comunicazione è fatta di strumenti e documenti essenzialmente linguistici”.
Per Heidegger, ogni parlare e ogni dire sono in sé un tradurre […] traduciamo […] anche la nostra stessa lingua nella forma che le è propria […] in ogni colloquio e 7 soliloquio domina sempre un tradurre originario.
Roman Jakobson rileva che:
5 G. Steiner, After Babel: Aspects of Language and Translation, Oxford University press, London, 1975. Dopo Babele: aspetti del linguaggio e della traduzione, traduzione italiana di R. Bianchi, Garzanti, Milano, 1994
6 G. Steiner, Ibidem.
7 M. Heidegger, Osservazione sulla traduzione, traduzione italiana di D. Galasso, 1998, http://www.intralinea.org/translations/item/1000
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“noi distinguiamo tre modi di interpretazione di un segno linguistico, secondo che lo si traduce in altri segni della stessa lingua, in un’altra lingua o in un sistema di simboli non linguistici.
Queste tre forme di traduzione debbono essere designate in maniera diversa:
- 1. La traduzione endolinguistica o riformulazione: consiste nell’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di altri segni della stessa lingua;
- 2. La traduzione interlinguistica o traduzione propriamente detta: consiste nell’interpretazione dei segni linguistici per mezzo di un’altra lingua;
- 3. La traduzione intersemiotica o trasmutazione: consiste nell’interpretazione dei 8 segni linguistici per mezzo di segni non linguistici”.
Con il termine studi traduttivi (Translation Studies) (Traduttologia) utilizzato da James Holmes, negli anni Settanta, si dà il via alla formazione di una disciplina, ad un progressivo approfondimento teorico.
Berman afferma che la Traduttologia è la nascita di una critica costruttiva della traduzione, studi teorico-descrittivi che non si concentrano più sulla lingua, ma sul testo.
E il compito del traduttore diventa sempre più insostituibile.
Conoscendo le due culture a confronto, è in grado di adeguare il testo originale alle 9 esigenze culturali dei fruitori.
Negli studi sulla decostruzione, Derrida individua che la traduzione è de-costruzione: la traduzione è necessaria proprio in quanto impossibile […] traducibilità e intraducibilità non sono semplicemente opposte […] l’intraducibilità è l’avvenire e la 10 risorsa di ogni traduzione […].
Un testo vive solo se sopra-vive (con la traduzione) e se non sopra-vive muore subito 11 dopo.
Muoversi tra le lingue, tradurre, significa sperimentare la tensione quasi sconcertante 12 dello spirito umano verso la libertà.
8 R. Jakobson, On Linguistic Aspects of Translation, a cura di A. Reuben, on Translation Harvard University, 1959; Manuale di traduzione di Roman Jakobson, traduzione italiana di Bruno Osimo, Blonk
9 M. Ulrych, Introduzione, in A. Lefevere, Traduzione e riscrittura. La manipolazione della forma letteraria, Utet, Torino, 1998
10 J. Derrida, Des tours de Babel, in Psyché. Inventions de l’autre, éditions Galilée, Paris, 1987; traduzione italiana di A. Zinna, in S. Nergaard (a cura di), Teorie contemporanee sulla traduzione, Bompiani, Milano, 2002
11 C. Di Martino, Il problema della traduzione a partire da Jacques Derrida, 2008, in Oltre il segno, Derrida e l’esperienza dell’(im)possibile, Franco Angeli, Milano, 2001, p. 69
12 G. Steiner, Ivi
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1.1 La traduzione e il ruolo del traduttore nel tempo
La traduzione è un’attività molto complessa che ha avuto differenti principi ed esigenze nell’incontro di due o più lingue nelle diverse epoche e società ed è inseparabile dalla sua storia.
La traduzione è un processo costante di attualizzazione e di elaborazione.
Il problema è che la traduzione occupa un posto ambiguo. Da una parte si piega all’ingiunzione di appropriazione e conquista, si costituisce anzi come uno dei suoi agenti. Cosa che crea traduzioni etnocentriche, o quella che si può definire cattiva traduzione.
Ma, dall’altra, la finalità etica del tradurre si oppone per natura a questa ingiunzione: l’essenza della traduzione è di essere apertura, è un mettere in relazione, o non è 13 nulla.
Nel corso dei secoli essa ha avuto una evoluzione al pari delle dinamiche del linguaggio e dei linguaggi.
Quando leggiamo o udiamo una qualche espressione linguistica del passato, sia essa 14 15 tratta del Levitico o del best-seller dell’anno scorso, noi traduciamo.
E, certamente, è necessario partire dagli albori e ripercorrere la sua storia.
Gli studiosi la distinguono in:
- Un periodo prescientifico: dall’epoca classico-romana fino ai primi decenni del XX secolo, suddiviso in due fasi:
- La prima: fino all’inizio del XIX secolo
- La seconda: dal XIX secolo agli anni Quaranta del XX secolo
- Un periodo scientifico: dalla seconda metà del XX secolo ai giorni nostri
La storia della traduzione non può essere, comunque, separata da quella delle lingue, delle culture delle società.
13 A. Berman, La prova dell’estraneo, traduzione italiana di G. Giometti, Quodlibet, Macerata, 1997
14 Nome greco e latino del terzo libro del Pentateuco, nel V sec. a.C.
15 G. Steiner, After Babel: Aspects of Language and Translation, Oxford University press, London, 1975. Dopo Babele: aspetti del linguaggio e della traduzione, traduzione italiana di R. Bianchi, Garzanti, Milano, 1994
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1.2 Il periodo prescientifico
Alcuni scritti sono ritenuti saggi o trattati su metodi e teorie per le traduzioni letterarie e testi sacri.
In realtà, più che saggi, sono introduzioni, epiloghi, considerazioni, riflessioni sull’attività pratica del tradurre. 16
Descrizioni ragionate di procedimenti utilizzati dai traduttori nelle varie epoche e si svolgono in:
- Traduzione parola per parola (l’interprete)
- Traduzione a senso (L’oratore, Cicerone)
- Traduzione correzione e/o revisione di traduzioni precedenti (San Girolamo, La vulgata)
- Traduzione letterale vs libera (testi sacri: Chiesa cattolica vs Lutero) (e/o testi letterari vs testi filosofici)
- Traduzione come intraducibilità e irrepetibilità (Croce; poesia/d’arte)
- Traduzione come rinnovamento e sopravvivenza dell’originale (Benjamin)
La vita dell’originale raggiunge in forma sempre rinnovata, il suo ultimo e più 17 comprensivo dispiegamento.
Le riflessioni date, le considerazioni delineate non sono che scelte personali, che non definiscono asso