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Università degli studi Roma Tre

Dipartimento di Scienze della Formazione

Corso di Laurea in Scienze Dell'Educazione

La danza come mezzo d'integrazione nei contesti educativi: la DanzaMovimentoTerapia e la Danceability®

Relatore: Gilberto Scaramuzzo

Candidata: Carla Lucentini

Matr.: 460771

Anno Accademico: 2020/2021

“La danza è una forma originaria dell’esserci umano…e al tempo stesso una forma originaria dell’essere in generale…è la verità e al tempo stesso la giustificazione dell’essere stesso del mondo…è la verità di ciò che è, ma, nel modo più immediato, la verità di ciò che vive”

W. F. Otto

A mia madre e mio padre

Indice

Introduzione 1..........................................................................................

Capitolo I: La storia della danza 4...........................................................

1.1 Le origini della danza.......................................................................4

1.2 Movimenti dell'anima. La danza attraverso i secoli 14. ....................

Capitolo II: Nascita della Danzamovimentoterapia 17............................

2.1 L'importanza dell'espressione di sé e del movimento del corpo 17...

2.2 Introduzione alle artiterapie 18..........................................................

2.3 Excursus storico della Danzamovimentoterapia 20..........................

Capitolo III: La Danceability® 34...........................................................

3.1 Cos'è la Danceability® 34.................................................................

3.1.2 Danceability®. Il punto di vista italiano.................................... 36

3.2 Come si svolge una lezione di Danceability® 61..............................

3.3 Lo studio del movimento per l'improvvisazione: Contact Improvisation 62

Conclusioni 66.........................................................................................

Ringraziamenti 72....................................................................................

Bibliografia 73.........................................................................................

Sitografia 74............................................................................................

Introduzione

La danza educativa è diventata più diffusa nell'ultimo decennio assumendo, col tempo, un significato definito. L'attività corporea, associata alla danza e al suo movimento, esprime un impulso creativo e rappresenta una via per comunicare con l'altro in quanto ogni essere umano ha bisogno di esprimere e comunicare. Il Professor Gilberto Scaramuzzo spiega questo concetto nei suoi testi filosofico-educativi: la mimesis e la paideia sono parte1 integrante di un'educazione che aiuta l'uomo a capire quali sono i bisogni che lo identificano sia come singolo sia come membro di una comunità. L'uomo ha la necessità di riconnettersi alle sue capacità primitive e tra queste quella di rendersi simili a qualcuno o qualcosa, sia nella voce sia nei gesti.

Il ruolo del corpo (accompagnato dalla mimesis) è molto importante per l'educazione dell'essere umano: grazie al movimento l'uomo «esprime, con la sua specificità, quella parte dell'esperienza che non ha parole per essere detta» .2

Il tema trattato è strettamente collegato alla Pedagogia dell’Espressione, disciplina con la quale sono entrata in contatto attraverso gli insegnamenti del Professor Gilberto Scaramuzzo, nonché relatore di questo elaborato. La Pedagogia dell’Espressione si occupa di quella parte interiore dell'essere umano che è definita unica, superiore; un'unicità che ci è stata donata dalla vita stessa e che potremmo definire divina, un Dio di dentro. Se questa unicità non la si esprime, la vita stessa non si esprime. Questa disciplina educa alla manifestazione del nostro essere più profondo .3

Attraverso il processo della mimesis l'uomo riesce a rinunciare alle forme che gli vengono date dagli altri o che si crea per il raggiungimento di qualche scopo: in alcune opere di Pirandello è possibile ritrovare questo concetto. Ad esempio, nel romanzo Uno, nessuno e centomila l’autore ha raccontato il protagonista, Moscarda, come un personaggio che Formazione umana, educazione.1 Art Therapy Italiana, Lasciar parlare il corpo. Linguaggi e percorsi clinici della DanzaMovimentoTerapia,2 Roma, Edizioni Scientifiche Ma.Gi.srl, 2012, p. 19.

Cfr. Pedagogia Espressione. Pedagogia dell'Espressione e Therapeia, video YouTube, 22 ottobre 2015,3 <Pedagogia dell'Espressione e Therapeia - YouTube >.1 inizialmente non riesce a dare una forma al proprio essere , non riesce a celebrare la propria4 unicità. Quindi il processo educativo, volto al raggiungimento della propria forma prima, ovvero alla capacità di intender-si e di entrare in contatto con il proprio punto vivo, si avvia occupandosi della vita nell'altro. Questo significa che tendendo verso l'in di colui che è in contatto con il proprio punto vivo si riesce a dare maggiore valore alla propria unicità rendendosi più simile all'Altro possibile.

Pirandello aveva una straordinaria capacità mimesica che gli consentiva di far vivere l'altro in sé. In una delle sue novelle, I due giganti, si trova uno degli insegnamenti che, a mio avviso, più si avvicina alla pratica dell'educatore: «Ebbene, fu qua che i due giganti m'apparvero, una notte di quest'inverno. Qua, nel punto del muro propriamente ove quel pino sorge come un grande O accanto a quel cipresso dritto come un grande I, che alti la notte nel cielo stellato possono, oh beati!, scrivere un IO in due» .5

La domanda che ha guidato la stesura del mio elaborato è la seguente: come incentivare il movimento corporeo all'interno dei contesti educativi? Ho considerato un elemento di movimento che è la danza, poiché essendo la «disciplina artistica fra le più antiche, è il linguaggio del corpo attraverso cui l'essere umano esprime aspetti profondi di sé» . Nel 20046 l'associazione nazionale DES- Danza Educativa Scuola in collaborazione con il Dipartimento di Musica e Spettacolo dell'Università di Bologna hanno organizzato un convegno "Fare, creare vedere la danza. Verso un curricolo della danza nella scuola di base" . Questo convegno getta le basi per un nuovo utilizzo della danza nella scuola, infatti7 su 22 nazioni censite, solo 10 considerano la danza all'interno dei programmi scolastici e l'Italia non è tra questi. La danza condivide obiettivi comuni con molte aree del sapere scolastico ma sul piano educativo è tra le discipline artistiche meno conosciute. Tale carenza ha elicitato in me la curiosità verso questa materia e ciò mi ha spinto ad intraprendere un lavoro di ricerca volto a studiare la nascita della danza e le sue evoluzioni avvenute nel corso degli anni. Per adempiere a tale obiettivo mi sono basata, principalmente, sul manuale di Cfr. Scaramuzzo G., In-tendere. L'umana sophia di Pirandello, Roma, Anicia, 2010, p. 68-69.4 Ibidem.5 Ivi, p. 26.6 Si veda Zagatti F., Danza educativa. Principi metodologici e tracce operative, Macerata, Ephemeria, 2021, p.7 127 e ss. 2 Curt Sachs , il quale esamina dettagliatamente la storia della danza e il linguaggio del corpo8 come espressione più antica e vera dell'essere umano.

Ho analizzato la danza alla luce di due approcci metodologicamente diversi: la DanzaMovimentoTerapia e la Danceability®. Tuttavia, entrambi si accomunano per il fatto che «[...] il movimento [del corpo] è il suo sensibile mezzo d'espressione» consentendo9 all’individuo di entrare maggiormente in contatto con le proprie emozioni e sensazioni. A tal proposito, la DanzaMovimentoTerapia consente di pianificare interventi di prevenzione e terapia di patologie complesse rivolte ai bambini e i loro genitori, nonché persona malata e anziana.

La Danceability® è una tecnica di danza molto recente, aperta ad ogni singolo individuo che sia disabile o normodotato, che permette di incontrarsi per ballare insieme. Essendo quest’ultima una tecnica relativamente nuova, ho ritenuto necessario integrare le informazioni disponibili con dei dati ottenuti attraverso un’intervista semi-strutturata creata ad hoc.

La danza, dunque, è un’arte che possiede proprietà terapeutiche e di inclusione. Queste caratteristiche la rendono uno strumento particolarmente idoneo all’interno dei contesti educativi come le scuole. La danza, infatti, contribuisce considerevolmente a sviluppare abilità quali: creatività, originalità, espressività e intelligenza emotiva. Lo studente, attraverso questa disciplina, ha la possibilità di esprimersi, raccontarsi, sperimentarsi e di entrare, quindi, in contatto con la propria e altrui interiorità nel rispetto dell’unicità di ognuno. Essendo un’arte, inoltre, porta con sé un enorme bagaglio culturale che può essere appreso sia attraverso le modalità classiche che tramite il suo mezzo di espressione essenziale: il movimento. La danza educativa, pertanto, potrebbe fornire un grande contributo istruttivo e educativo sotto molteplici punti di vista se inserita all’interno dei programmi formativi scolastici. Purtroppo, al momento, nel nostro Paese troviamo ancora delle difficoltà nell'inserire attività artistico-espressive nelle scuole dato che il danzatore non ha ancora un riconoscimento lavorativo e la danza è ancora considerata come una pratica divertente e ludica e non un'esperienza espressiva interiore.

Cfr. Sachs C., Storia della danza, Milano, Il Saggiatore, 2015.8 Zagatti F., Op. cit., p. 145.9 3

Capitolo 1

La storia della danza

Le origini della danza

1.1. Le tappe fondamentali della vita dell’uomo sono state affiancate dalla danza, dall'antichità fino ai giorni nostri. «La danza è parte della storia del movimento» . Quando10 un uomo danza sta esprimendo se stesso. La danza, nel suo essere vita ancor prima che arte, ha avuto un profondo valore sociale accompagnando gli uomini durante riti, feste, inni e preghiere.

Col suo corpo l'uomo entra in una relazione profonda con i ritmi della natura. «[…] In ogni civiltà, la danza ha quindi agito da potente elemento unificante dei momenti significativi della vita sociale» . Le origini della danza sono collegabili alla nascita delle11 prime comunità sin dall'epoca primitiva, nella quale aveva un profondo significato religioso.

Tutto è presente nella danza: il corpo, […]; l’anima, […]; il bisogno di danzare, […]; il desiderio di danzare, […]; un legame mistico, che nella danza unisce la tribù tutta, e il libero manifestarsi della propria individualità, in una completa aderenza al proprio io. Nessuna arte ha confini così ampi… 12

Così la rappresenta Sachs il quale descrive ritualizzazioni, gesti e funzioni di13 quest'arte, attento alle trasformazioni stilistiche e metamorfosi sociali che si susseguono nel corso nel tempo.

Pertanto, nel corso dei secoli ed attraverso le culture che si sono susseguite, si è sviluppato ed evoluto il significato della danza.

Inizialmente «non esisteva avvenimento nella vita dei popoli primitivi che non sia Federico R., Dalla Danza alla Danzaterapia, Tricase (LE), Youcanprint Self-Publishing, 2017, p. 19.1011 Macaluso C. – Zerbeloni S., La Danzaterapia, Milano, Xenia, 1999, p. 25.

Sachs C., Storia della danza, Milano, Il Saggiatore, 2015, p. 19.12 È considerato il padre dell'etnomusicologia, una disciplina che studia le tradizioni musicali orali di tutti i13 popoli del mondo, e della musica comparata, disciplina che si occupa del confronto delle musiche dei popoli extraeuropei tra loro e con quelle dei popoli occidentali.4 consacrato dalla danza» ; popoli come Vedda di Ceylon e gli Andamani sono considerati i14 più primitivi della specie umana e sono i primi a darci una testimonianza di come la danza era parte della loro cultura. L'unica differenza tra questi due popoli è la motivazione della loro danza: l'Andamano sente la necessità di danzare, il Vedda no; l'Andamano danza esclusivamente per gioia; i Vedda, al contrario, danzano spinti verso una manifestazione cinetica da ogni evento fuori dal comune.

Particolare attenzione viene data, da Sachs, alla classificazione di queste antiche danze, le quali sono suddivise in Danze disarmoniche; Danze armoniche; Danze chiuse; Danze sedute; Danze vorticose e Danze di torsione.

Le Danze disarmoniche sono anch'esse frazionate in Danze convulse, «quella che va contro la finalità e la natura del corpo» , ove i danzatori si muovono a scatti cercando di15 portarsi ad uno stato di estasi per poi cadere a terra stremati immersi in uno stato di eccitazione nervosa; e Danze semiconvulse, «l'esempio veramente classico di questo tipo di danza è costituito dai movimenti tremolanti e ondulatori del tronco» , che si trasformano in16 un moto repentino che invade tutto il corpo e solitamente sono eseguite solo da donne.

Le Danze armoniche, suddivise in danze aperte e danze a scatti, sono nate dal desiderio di espressione motoria in quanto «l'uomo ha spezzato le catene del corpo e liberato il suo inconscio» ; si tratta di movimenti ampi e salti, passi molto lunghi ed elevazioni.17 Queste danze sono praticate esclusivamente dagli uomini, la danza delle donne ricade nel genere delle danze a movimenti stretti poiché quasi sempre la danza delle donne indica uno stato di restrizione e repressione.

Le Danze chiuse hanno come moto caratteristico l'oscillazione, il dondolio e l'ondeggiare del corpo; molto importanti sono i movimenti di contorsione del bacino, chiamata comunemente “danza del ventre”, ed a danzarle sono in pratica solamente donne.

Le Danze sedute sono caratterizzate dall'inattività della parte inferiore del corpo per evitare inutile dispendio di energia; sono danze della spiritualizzazione che portano all'ossessione e all'estasi. Da questo tipo di danza ne nasce un'altra chiamata danza delle Sachs C., Op. cit., p. 20.14 Ivi, p. 34.15 Ivi, p. 39.16 Ivi, p. 40.17 5 mani, sviluppatasi nell'India antica fa parte di un linguaggio gestuale di carattere rituale.

Le Danze vorticose hanno come significato quello del movimento del sole, delle stelle e della luna che girano; è un rito estremamente antico che è contraddistinto da un movimento lento e circolatorio, «qui la danza libera da ogni naturale impaccio il portamento e il movimento dell'uomo» . Anche questa è considerata come una danza per sole donne poiché18 è la manifestazione delle facoltà ricettive femminili; questa danza è considerata la forma più pura di abbandono.

Infine, abbiamo le Danze a torsione, che sono costituite da attività originariamente armoniche per poi terminare consapevolmente in movimenti disarmonici con il corpo; il movimento fisiologico di queste danze è la torsione di tutto il corpo (comunemente designato con l'espressione “stirarsi”), la partecipazione di entrambi i sessi è all'incirca la medesima. La storia di questo tipo di danza è racchiusa in queste parole: «Come mosso da una volontà estranea» , come delle marionette che si muovono per volontà di uno spirito estatico che19 solleva i danzatori in una sfera fuori dalla realtà .20

La pratica coreutica dell'uomo primitivo aveva un intenso valore rituale e religioso,21 affiancava i momenti più importanti della vita dei singoli e della collettività, mettendo in rilievo quelli che erano considerati riti di passaggio (nascita, morte, nozze, passaggio dalla pubertà all’età adulta, ecc.). «Ogni danza è, e produce, estasi» .22

Lo sciamano , solitamente, si abbandona alla danza in una sorta di trance che lo porta23 ad eseguire quasi automaticamente, senza premeditazione, movimenti convulsi e ripetuti in modo che lo spirito si impossessi di lui. In Occidente, questo tipo di danze, sono diventare rate poiché i danzatori non si abbandonano più al potere inebriante del movimento ritmico; devono aggiungersi incenso, tabacco e bevande molto forti. Da qui possiamo distinguere due tipologie di danza: la danza figurativa o imitativa, danza che permette al gruppo di Ivi, p. 56.18 Lelyveld Th., La danse dans le théâtre javanais, in Storia della danza, a cura di Sachs C., Milano, Il19 Saggiatore, 2015, p. 61.

Cfr. Sachs C., Op.cit., pp. 20-56.20 Si riferisce a tutto ciò che concerne la danza; dal greco Chorèia.21 Sachs C., Op.cit., p. 63.22 Considerato guaritore o medico ed esperto nel comunicare con gli spiriti nella credenza dello sciamanesimo,23 pratica spirituale molto antica. Aveva il compito di “ripulire” l'anima delle persone per riportare equilibrio e pace. 6 conseguire il fine perseguito attraverso una raffigurazione di avvenimenti con il fine desiderato e imporlo a tali eventi; danza non figurativa o astratta, danza che senza imitare un determinato fatto tende all'estasi assoluta passando questo stato estatico da una persona all'altra. Quest'ultima tipologia è associata al cristianesimo quando Cristo, dopo la cena di Pasqua, ordina ai suoi discepoli di prendersi per mano e di danzare intorno a lui in circolo esclamando: «Se tu ora entri nella mia danza, vedi te in me che parlo» . Si tra

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/05 Discipline dello spettacolo

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher furetto_impulsivo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Teatro ed educazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Scaramuzzo Gilberto.
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