Università degli studi di Perugia
Dipartimento di Lettere
Lingue, Letterature e Civiltà Antiche e Moderne
Corso di Laurea in Lingue e Culture Straniere
Tesi di laurea
Il doppiaggio in “Modern Family”
Differenze linguistiche e difficoltà di traduzione
Laureanda Relatore
Martina Carisotto Dott.ssa Roberta Mastrofini
Anno Accademico 2014/2015
A chi non ha mai smesso di credere in me.
Indice
- Introduzione 1
- Capitolo I La traduzione 2
- 1.1 Il significato complesso di traduzione 2
- 1.2 Breve storia della traduzione: dall’antichità ai giorni nostri 3
- 1.3 Gli strumenti della traduzione 6
- 1.4 Tipologie di traduzione e le loro caratteristiche 7
- 1.5 La traduzione audiovisiva 10
- 1.6 Problematiche della traduzione 11
- Capitolo II Il doppiaggio 14
- 2.1 Le origini del doppiaggio 14
- 2.2 Due tecniche a confronto: doppiaggio e sottotitolazione 15
- 2.3 Le figure del doppiaggio 17
- 2.4 Le fasi del doppiaggio 19
- 2.5 Il doppiaggio italiano 20
- 2.6 Il parlato filmico 23
- 2.7 Problematiche del doppiaggio: il sincronismo 25
- Capitolo III Il doppiaggio in “Modern Family” 26
- 4.1 Breve introduzione all’opera 26
- 4.2 I tratti prosodici 29
- 4.3 Dialoghi a confronto: versione originale e versione doppiata 35
- Conclusioni 46
- Summary 48
- Bibliografia e Sitografia 50
Introduzione
Se accendiamo la nostra televisione e la sintonizziamo su un canale qualsiasi ci sono buone probabilità che questo stia trasmettendo un programma americano. Il mercato televisivo d’oltreoceano è, infatti, il più prolifico e il più vario: sforna continuamente serie tv nuove, che vengono esportate in tutto il mondo e che la maggior parte delle volte diventano grandi successi internazionali.
Fin da piccola, sono sempre stata affascinata dal mondo delle serie televisive; ovviamente, fino a non molto tempo fa, il doppiaggio italiano era la regola e, tuttora, non saprei immaginare una serie come Friends o Una mamma per amica senza le voci dei doppiatori italiani. Tuttavia, scoprendo le versioni originali, ho capito che queste potevano davvero aiutarmi a comprendere meglio i personaggi e le situazioni che, spesso, con il doppiaggio mi lasciavano perplessa.
La scelta di questo argomento è stata motivata da un interesse verso la lingua inglese che mi ha sempre spinto a comprendere nel profondo tutte le sfumature di questa lingua e dall’impatto che le serie televisive hanno avuto sul mio apprendimento di essa.
In questo lavoro affronteremo prima il concetto generale di “traduzione”, la sua storia, gli strumenti utilizzati, le diverse tipologie di traduzione, con un focus su quella audiovisiva, e le problematiche ad essa collegate; nel secondo capitolo andremo a descrivere, più nello specifico, la tecnica di traduzione audiovisiva maggiormente utilizzata in Italia, il doppiaggio, con le sue caratteristiche, fasi e relativi problemi; nel terzo capitolo, invece, analizzeremo alcuni dialoghi tratti dalla serie TV Modern Family, in versione originale e in versione doppiata.
In particolare, andremo a vedere come sono stati resi i tratti prosodici e l’umorismo in una serie in cui l’immagine gioca un ruolo fondamentale e in cui i dialoghi riflettono la cultura e le tradizioni dei personaggi. Conoscere questi ultimi e le loro caratteristiche è indispensabile per comprendere le sfumature dei dialoghi che, spesso, contengono un’ironia molto sottile e velata.
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Capitolo I
La traduzione
1.1 Il significato complesso di traduzione
La parola traduzione può avere diverse connotazioni: in ambito biologico indica un processo dell’espressione genica, in ambito informatico indica la conversione di informazioni in diversi linguaggi di programmazione, e in ambito linguistico indica l’azione, l’operazione e l’attività di volgere da una lingua a un’altra un testo scritto od orale 1.
Bruna di Sabato paragona la traduzione all’interpretazione teatrale: è la trasmissione di un testo dall’autore al suo pubblico per mezzo di una mediazione, e il traduttore svolge esattamente lo stesso ruolo dell’attore, cioè quello del mediatore 2.
Il traduttore non è sempre “invisibile”: la sua figura traspare in qualche modo. La traduzione è fortemente influenzata dal suo traduttore, dalla sua personalità, dal suo modo di pensare, dal suo gusto, ma anche dal tempo e contesto storico; egli conosce perfettamente la lingua di partenza e quella di arrivo, ma sa che in qualche modo ciò che scriverà sarà innaturale, poco probabile per un native speaker, e farà di frequente errori di collocazione.
Proprio per questo, possono esistere infinite traduzioni di uno stesso testo, e proprio per questo la traduzione non può essere definita una scienza esatta. Non esiste una traduzione perfetta, a causa dell’infinita complessità del testo e delle singole lingue, e neanche una vera e propria traduzione corretta; esiste, però, il concetto di buona traduzione.
Nel suo The Essay on the Principles of Translation del 1790, Tytler scrisse che
“a good translation is one in which the merit of the original work is so completely transfused into another language as to be as distinctly apprehended and as strongly felt by a native of the country to which that language belongs as it is by those who speak the language of the original work” 3.
Il compito del traduttore è, quindi, quello di eclissarsi, di rendere il testo di arrivo esattamente identico a quello di partenza, non tanto in termini sintattici o di numero di parole, quanto in termini di senso e significato. Il ricevente è il protagonista, ed è quindi più importante rendere comprensibile il testo, piuttosto che renderlo grammaticalmente e sintatticamente corretto. È necessario concentrarsi sulla risposta del ricevente, ed eliminare quindi ogni possibile fraintendimento o difficoltà di comprensione da parte di questo.
1 http://www.treccani.it/enciclopedia/traduzione/.
2 Di Sabato B., Per tradurre. Teoria e pratica della traduzione, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1993, p. 15.
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1.2 Breve storia della traduzione: dall’antichità ai giorni nostri
La traduzione come disciplina e ambito di studio è emersa in tempi piuttosto recenti; non è ancora stata scritta, perciò, una vera e propria storia della traduzione. Ciò che sappiamo, però, è che essa è esistita fin dall’antichità: già assiri, babilonesi e popoli della Cina e dell’India arcaiche avevano, infatti, delle figure specializzate che si occupavano di tradurre lettere, o che parlavano più di una lingua.
Ma le prime vere testimonianze sul mestiere del tradurre le troviamo nell’antica Roma. È nel I secolo a.C. che Cicerone pone per la prima volta l’eterno dilemma del traduttore: traduzione letterale o traduzione libera? Fedeltà alle parole del testo o al pensiero in esso contenuto? La soluzione che ci dà Cicerone, riassunta con una frase di San Gerolamo, è “non verbum de verbo, sed sensum exprimere de sensu” 4.
Questa è, in gran parte, la linea di pensiero che viene seguita nel corso dei secoli. Importanti lavori di traduzione risalgono al Medioevo: opere greche e latine di medici, filosofi, astronomi e geografi vengono tradotte in grandi quantità. Queste venivano, però, spesso modificate, adattate, riassunte. La natura stessa dell’atto del tradurre si modifica con la nascita della stampa a caratteri mobili.
Durante il Rinascimento si assiste al moltiplicarsi delle traduzioni della Bibbia, prima fra tutte quella di Lutero, che rappresenta il primo esempio di lingua tedesca moderna. Ma un’opera ancora più significativa è la Sendbrief von Dolmetschen 5. Riguardo alla traduzione della Bibbia, Lutero sostiene fermamente che è necessario comprendere a fondo il testo per essere in grado di tradurlo, e che quindi questo lavoro spetta soltanto ai credenti. Ancora una volta, tradurre il significato, non la parola. In questo periodo cresce anche il numero dei dizionari bilingue, soprattutto poliglotti, come il Dizionario delle otto lingue del 1550.
In epoca classica troviamo due filoni opposti. Da una parte, il concetto di traduzione è ancora legato solo al greco e al latino. Infatti, queste hanno il primato sulle lingue moderne, essendo perfette in grammatica, stile e musicalità. Ogni esercizio di traduzione è, quindi, volto al miglioramento della lingua di arrivo. Dall’altro lato, troviamo, invece, un tipo di traduzione che vuole migliorare il testo di partenza. “Poiché il secolo di Luigi XIV è il modello del buon gusto, quanto urta o in qualche modo contrasta con quel gusto dev’essere addolcito, francesizzato, modernizzato.” 6.
I traduttori di questo periodo vengono chiamati, citando Voltaire riguardo Perrot D’Ablancourt, “traduttore elegante; ogni sua traduzione fu chiamata ‘la bella infedele’.” 7. Con la nascita delle lingue nazionali in epoca romantica, le ‘belle infedeli’ vengono screditate. Il risveglio delle nazioni e la nascita del sentimento nazionale provoca curiosità, e tutti i dogmi del classicismo vengono messi in discussione. Le lingue nazionali, soprattutto il francese e il tedesco, vengono considerate in grado di tradurre perfettamente i classici.
Goethe, in uno dei suoi Gespräche mit Eckermann, sostiene che chi conosce il tedesco non ha bisogno di imparare le lingue classiche, in quanto la lingua tedesca per sua natura “[…] sa come apprezzare tutto ciò che è straniero, e sapersi adattare al carattere straniero. Questa dote, e la grande duttilità della nostra lingua, rendono le traduzioni tedesche assolutamente fedeli e complete.” 8
3 Newmark P., La traduzione: problemi e metodi, Garzanti Editore, Milano, 1988, p. 19.
4 “Non parola per parola, ma ad esprimere il senso”.
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5 Epistola sulla traduzione, 1530.
6 Mounin G., Teoria e storia della traduzione, Piccola Biblioteca Einaudi, Bologna, 1965, p. 47.
7 Per “belle infidèle” o “bella infedele” si intende una traduzione che, per raggiungere uno stile elegante e più vicino possibile alla lingua d'arrivo, modifica vari aspetti del testo in lingua originale, alterandone i riferimenti e la forma.
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8 Mounin G., op. cit., 1965, p. 55.
Oggi possiamo dire che non si è ancora arrivati a una teoria scientifica universale della traduzione. Le teorie sono molteplici e variano soprattutto nella definizione di cosa sia una traduzione e della natura del lavoro stesso di tradurre. Le prime spinte verso la regolarizzazione e sistematicità della traduzione compaiono dopo la Seconda Guerra Mondiale, e vengono distinte tre “generazioni”, a seconda del nome che ogni volta viene dato a questa disciplina.
La prima generazione dà alla traduzione la definizione di scienza; le teorie di Chomsky sull’universalità delle strutture profonde e delle costrizioni grammaticali influenzano profondamente gli studiosi del tempo, il cui scopo diventa la scientifizzazione della lingua. Questa visione così sistematica della lingua, e quindi della traduzione, porta a lavorare con unità molto piccole, come parole o al massimo frasi, ma mai con i testi, che vengono ritenuti troppo complessi. Lo scopo è quello di costruire una teoria stabile su come fare una traduzione equivalente all’originale. Tuttavia, queste teorie si concentrano troppo sul testo, tralasciando fattori ugualmente importanti come contesto e situazione linguistica.
La seconda generazione vuole creare una teoria della traduzione; per la prima volta, vengono inclusi i testi letterari, fino ad allora disprezzati in quanto non ritenuti utili alla traduzione. Questa volta il focus non è sulla parola, ma sul fenomeno di traduzione in sé; non si occupa quindi di definire le regole per una buona traduzione, ma sui fattori che rendono una traduzione tale.
La terza generazione, la più recente, si propone, invece, di creare una disciplina chiamata Translation Studies, i cui primi corsi universitari nascono negli anni Ottanta. La traduzione non viene chiamata scienza, in quanto ritenuta troppo poco universale e uniforme per poter essere considerata tale. Lo scopo principale della disciplina è descrivere, non fornire modelli, né, tantomeno, regole per i traduttori; la traduzione diventa sempre di più un atto di comunicazione che avviene fra culture, non fra lingue. In questo campo, spesso, la cultura è un ostacolo più grande della lingua stessa.
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1.3 Gli strumenti della traduzione
Un buon traduttore si serve, innanzitutto, delle sue conoscenze e competenze acquisite nel tempo per svolgere il suo lavoro. Ma un ausilio importante è dato dagli strumenti fisici che egli può utilizzare. Questi strumenti possono essere cartacei, come dizionari ed enciclopedie, o multimediali, introdotti solo in tempi recenti.
Con il progresso della tecnologia e la diffusione della connessione Internet in tutto il mondo, dizionari ed enciclopedie sono disponibili anche in versione multimediale, e facilitano il processo di traduzione anche per chi non conosce affatto la lingua in questione. Di seguito una breve analisi degli strumenti più importanti.
- 1. Enciclopedie e dizionari. Per dizionario si intende la raccolta delle parole di una determinata lingua, con esclusione, o con indicazione soltanto sommaria, relativamente ai casi anomali, delle variazioni flessionali, disposta secondo criteri prefissati e accompagnata generalmente dalla definizione del significato delle parole stesse. Questa può aver luogo nella lingua stessa di cui il dizionario raccoglie le parole, o mediante traduzione in un’altra lingua: nel secondo caso si hanno dizionari bilingui. Possono contenere anche l’etimologia delle parole. Il termine dizionario si alterna spesso con quello di vocabolario, da cui però si distingue in quanto quest’ultimo può anche significare il lessico, cioè l’insieme delle parole di una lingua, indipendentemente dalla loro registrazione, mentre dizionario è usato solo per indicare l’opera che raccoglie il lessico stesso 9. Le enciclopedie sono, invece, opere in cui sono raccolte e ordinate sistematicamente nozioni di tutte le discipline o di una sola di esse 10.
- 2. Corpora linguistici. Sono collezioni di testi scritti o orali prodotti in determinati contesti comunicativi, che spesso vengono conservati in formato elettronico. Risultano utili per osservare l’uso effettivo di una lingua e per l’individuazione delle sue caratteristiche. Sono inoltre molto importanti nella lessicografia contemporanea, nella quale sono utilizzati per selezionare vocaboli in base alla frequenza d’uso, e costituiscono uno strumento importante nello sviluppo di tecnologie linguistiche quali la traduzione automatica e il riconoscimento automatico del parlato, in cui servono a costruire modelli statistici della lingua.
- 3. Traduzione automatica. In inglese MT, Machine Translation, è una delle ultime tecnologie inventate. È esercitata da software appositi che traducono singoli vocaboli o interi testi in modo automatico da una lingua a un’altra, con scarsa o nulla partecipazione da parte dell’utente. Tuttavia, possono essere utilizzati da quest’ultimo come semplice ausilio o input, e permettono anche ai traduttori non professionisti di produrre traduzioni in modo piuttosto veloce e immediato.
- 4. Traduzione assistita. Chiamata in italiano Traduzione Assistita dal Computer, CAT in inglese. A differenza della MT, questa prevede una importante collaborazione fra macchina e utente, con particolare partecipazione di quest’ultimo. Ciò permette di creare memorie di traduzione, non solo di singole parole ma di intere frasi.
9 http://www.treccani.it/vocabolario/dizionario/.
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10 http://www.treccani.it/enciclopedia/enciclopedia/.
11 Materia linguistica che si occupa di redigere dizionari o lessici.
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1.4 Tipologie di traduzione e le loro caratteristiche
- 1. Le traduzioni tecniche. Comprendono tutto ciò che non è traduzione letteraria. Si distinguono in diverse categorie, tante quanti sono i settori delle tecniche e delle scienze. Abbiamo la traduzione diplomatica, che è senza dubbio il tipo di traduzione più antico: risale all’Antico Regno d’Egitto, il primo ad avere rapporti internazionali. In Europa associamo l’inizio della traduzione diplomatica con la nascita degli Enfants de langue, fra il 1669 e il 1721, ma in altre parti del mondo, soprattutto in Russia e in Cina, esistevano già da tempo organi e scuole di lingua; ed è a partire dal Congresso di Vienna del 1814-15 che la figura dell’interprete inizia a prendere piede, a causa delle sempre più frequenti conferenze internazionali. Allo stesso periodo risale la traduzione amministrativa, che essendo composta di formule stereotipe e tutte uguali, oggi è completamente automatizzata, così come la traduzione commerciale. La traduzione tecnico-scientifica, sebbene sottovalutata, è particolarmente difficile, in quanto la correttezza della traduzione dei termini è essenziale alla riuscita del lavoro: un minuscolo errore di significato può provocare enormi danni. Se il traduttore letterario diffida del vocabolario, per il traduttore scientifico questo è fondamentale.
- 2. La traduzione religiosa. Quella religiosa è forse il più importante tipo di traduzione, anche se non il più antico. I libri buddisti vennero tradotti in cinese, in sanscrito, in tibetano e in mongolo, il Corano ha dive
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