Anna Abbondandolo. Il terremoto dell’Irpinia del 1980: dalla percezione del rischio alla ricostruzione del territorio
Alla mia amata terra, che un giorno si trovò polvere.
A chi ha perso tutto, ma ha trovato il coraggio di risorgere.
A me stessa, per aver dato voce al passato.
Indice
Introduzione ............................................................................................................ 2
Capitolo I. Rischio sismico, popolazione e insediamenti ............................................ 5
1.1. Dal rischio al rischio sismico: definizioni e casi di studio .................................. 5
1.2. Popolazione: tra percezione e consapevolezza del rischio sismico ..................... 8
1.3. Insediamenti a rischio: tra ricostruzione e abbandono ...................................... 11
1.3.1. Ricostruire o abbandonare: il peso delle scelte post-sisma .......................... 12
Capitolo II. La terra trema per 90 secondi: il disastro del 23 novembre 1980 ........... 15
2.1. Quadro storico sul territorio irpino .................................................................... 15
2.2. Dalla scossa alla ricostruzione ........................................................................... 17
2.2.1. L’emergenza scopre in ritardo le zone più distrutte ................................... 20
2.2.2. Una ricostruzione tra ordinanze e alloggi provvisori ................................. 23
2.3. Dalla rinascita a un futuro incerto ..................................................................... 25
Capitolo III. Tra passato e presente: un excursus dei paesi più colpiti ...................... 29
3.1. Conza della Campania: il borgo-fantasma ........................................................ 30
3.2. Sant’Angelo dei Lombardi: una ricostruzione «dov’era e com’era» ................ 34
3.3. Lioni: una ricostruzione in loco ......................................................................... 39
Conclusioni ............................................................................................................ 44
Bibliografia ................................................................................................................... 47
Introduzione
«Ci sono storie che si dimenticano, o che non si vogliono ricordare, che comunque non entrano nei manuali di storia. I manuali selezionano eventi e fissano interpretazioni, dispongono la storia in una sequenza di fatti in cui il motore è sempre l'uomo. I terremoti distruttivi sono una storia che nessuno racconta: la natura è il motore dell’evento, e solo l'interazione con quanto, dove e come è costruito sul territorio determina gli effetti. Ecco i disastri sismici. Imprevedibili distruttivi, costosi, hanno pesato e pesano sulle economie e sulle società colpite. In qualunque tempo sono accaduti, hanno modificato la vita degli individui e delle famiglie, cambiato relazioni sociali, forme urbane, modificato o abbattuto antiche vestigia, mutato reti insediative, segnando talora di rovine e abbandoni il paesaggio italiano».
Il presente elaborato di tesi definisce il fenomeno del rischio sismico in Italia, analizzando in maniera dettagliata il caso del terremoto dell’Irpinia del 1980, un fenomeno che ha avuto un impatto significativo in molti settori, in particolare quello economico e sociale, classificandosi come l'evento più catastrofico della storia repubblicana. Tremila morti, novemila feriti e oltre trecentomila senzatetto: è il bilancio complessivo della scossa di intensità pari al grado X della scala Mercalli che, alle 19:35 del 23 novembre, ha annientato il territorio irpino in soli 90 secondi. Questo sisma, oltre a essere un disastro geologico, ha rivelato la fragilità di un territorio caratterizzato, sì, da un paesaggio idilliaco, ma anche da un degrado radicato nel tempo.
1 E. Guidoboni, G. Valensise, Il peso economico e sociale dei disastri sismici in Italia negli ultimi 150 anni, 1861-2011, Bononia University Press, Bologna 2011, p. 9.
Gli obiettivi del suddetto studio, attraverso l’analisi territoriale, corrispondono e intendono rispondere ai seguenti quesiti: qual è la percezione del rischio sismico in Italia? Quali strategie sono state adottate in seguito al terremoto? Le comunità colpite hanno scelto di ricostruire il paese nello stesso luogo o hanno preferito abbandonarlo?
L’elaborato di tesi è composto da tre capitoli, ognuno dei quali realizzato mediante il metodo compilativo che consiste nella selezione, analisi e rielaborazione degli argomenti principali già esplicati e approfonditi da altri studiosi. Il primo capitolo, intitolato «Rischio sismico, popolazione e insediamenti», analizza due definizioni fondamentali, e cioè quella di rischio e – più nello specifico – quella di rischio sismico determinato dalla combinazione di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione, e la percezione del rischio sismico da parte della popolazione, talvolta non sufficiente a causa della mancata formazione e informazione; si prosegue con l’esaminazione degli insediamenti a rischio, volgendo l’attenzione sulla regione Campania dove circa un milione di edifici si trova nei comuni ad alta sismicità, e delle scelte in risposta al sisma, evidenziando come l’attaccamento ai luoghi giochi un ruolo significativo nella ricostruzione o nell’abbandono delle proprie abitazioni.
Il secondo capitolo, il cui titolo è «La terra trema per 90 secondi: il disastro del 23 novembre 1980», si incentra, dopo un breve ma puntuale quadro storico sul territorio irpino, importante per comprendere l’area storico-geografica di cui si tratta, sull’evento sismico dalla scossa alla ricostruzione, focalizzandosi sul ritardo delle istituzioni predisposte all’emergenza, sugli interventi locali e mondiali in termini economici, sulla ricostruzione contrassegnata da numerose ordinanze e da alloggi provvisori (come ad es. tende, roulotte, vagoni ferroviari, scuole e container) e sulle testimonianze di coloro che hanno vissuto direttamente il terremoto, ponendo un necessario interrogativo a cui si tenta di dare una risposta: gli interventi post-sismici hanno migliorato (o peggiorato) le condizioni generali di vita della popolazione?
Infine il terzo capitolo, intitolato «Tra passato e presente: un excursus dei paesi più colpiti», esamina lo stato attuale dei paesi più afflitti dal terremoto, in special modo Conza della Campania, Sant’Angelo dei Lombardi e Lioni, cercando di comprendere se la popolazione abbia optato per la ricostruzione o per l’abbandono: Conza, gravemente danneggiata dal sisma, ha scelto di fondare l’insediamento a valle in una zona geologicamente più sicura, mentre l’antica Compsa è stata trasformata in un parco archeologico; a Sant’Angelo la comunità ha deciso di ricostruire secondo il modello «dov’era e com’era» per ripristinare il più fedelmente possibile il sito storico, rinominando alcuni quartieri con il nome delle città che hanno aiutato il paese (come ad es. via Toscana, via Brescia ecc.); Lioni, sebbene fosse esclusa dalle zone a rischio sismico prima del terremoto, ha optato per una ricostruzione in loco, distinguendosi dagli altri comuni per una situazione socio-economica diversa dovuta alla vocazione commerciale.
Capitolo I. Rischio sismico, popolazione e insediamenti
Mai i fulmini hanno bruciato completamente un popolo; un clima pestilenziale ha spopolato, non distrutto una città: questo flagello invece ha un’estensione vastissima ed è inevitabile, vorace, catastrofico per tutta una comunità. Infatti non si limita ad ingoiare case o famiglie o singole città ma sprofonda popolazioni e regioni intere, e ora le copre di rovine ora le seppellisce in profonde voragini e non lascia neppure una piccola traccia da cui almeno appaia che ciò che non esiste più, è esistito, ma il terreno si stende sopra città famosissime senza che resti la minima impronta del loro aspetto di prima. L. A. Seneca, Questioni Naturali.
1.1. Dal rischio al rischio sismico: definizioni e casi di studio
Poiché ognuno di noi ha una propria idea sul concetto di rischio, Mildred Blaxter, sociologa britannica, afferma la complessità di giungere a una definizione universale descrivendo il rischio come «un concetto così enigmatico ed elastico che è difficile ritenere che si stia assumendo un comune significato quando se ne parla». Tra le numerose definizioni che ci sono, risulta interessante quella offerta dal dizionario Treccani in cui il rischio è definito come «l'eventualità di subire un danno in situazioni più o meno prevedibili».
2 L. A. Seneca, Questioni naturali, a cura di D. Vottero, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino 1989, p. 581.
3 F. Cubeddu, La percezione sociale del rischio sismico, Enea, Roma 2015, p. 11. https://iris.enea.it/retrieve/dd11e37c-d77b-5d97-e053-d805fe0a6f04/RT-2015-03-ENEA.pdf (url consultato il 04/03/2025).
4 https://www.treccani.it/vocabolario/rischio/ (url consultato il 05/03/2025).
Tuttavia la questione si complica quando si associa l’aggettivo “sismico”: malgrado i terremoti non possano essere previsti con certezza, è sicuramente possibile stimare le aree in cui è più probabile che si verifichino grazie alla conoscenza della sismologia storica. Il rischio legato alla sismicità è «la misura dei danni attesi in un intervallo di tempo, in base al tipo di sismicità, di resistenza delle costruzioni e di antropizzazione (natura, qualità e quantità dei beni esposti)» ed «è determinato dalla combinazione di pericolosità, vulnerabilità ed esposizione».
Prendendo in considerazione gli ultimi tre elementi, si può affermare che la pericolosità è la probabilità data dall’analisi di un fenomeno atteso in un dato luogo e in un dato arco temporale (maggiore è la probabilità che si verifichi un sisma di alta magnitudo, maggiore è il rischio sismico in quella zona); la vulnerabilità è l’attitudine di una struttura o edificio a subire danneggiamenti o alterazioni in presenza di un evento sismico ad alta intensità; e l’esposizione sismica è la misurazione di ciò che è esposto al terremoto, ossia di beni, vite umane e patrimonio economico-culturale.
5 G. Valensise, Valutare il rischio sismico del patrimonio abitativo in Italia: una difficile sfida per l'industria assicurativa, in I rischi catastrofali. Azioni di mitigazione e gestione del rischio, a cura di A. Coviello, R. Somma, CNR Edizioni, Roma 2021, p. 107, https://www.iriss.cnr.it/files/I-rischi-catastrofali-azioni-di-mitigazione-e-gestione-del-rischio.pdf (url consultato il 05/03/2025).
6 Dipartimento della Protezione Civile, Rischio sismico, https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/pagina-base/rischio-sismico/ (url consultato il 06/03/2025).
7 F. Cubeddu, La percezione sociale del rischio sismico cit., p. 14.
8 Ivi, p. 15.
9 G. Valensise, Valutare il rischio sismico del patrimonio abitativo in Italia: una difficile sfida per l'industria assicurativa cit., p. 106.
Tenendo presente che l’Italia ha un’elevata pericolosità sismica (si veda fig. 1), è possibile, escludendo la modificazione su quest’ultima, ridurre il rischio sismico tramite l’intervento sulla vulnerabilità con un’edificazione più sicura conforme alle norme e sull’esposizione con l’impianto di nuovi insediamenti e l’aggregazione di gruppi umani in aree a bassa sismicità.
10 F. Cubeddu, La percezione sociale del rischio sismico cit., pp. 15-16.
Figura 1 – Classificazione sismica al 31 agosto 2024. Fonte: protezione civile.
11 https://rischi.protezionecivile.gov.it/it/sismico/attivita/classificazione-sismica/ (url consultato il 25/03/2025).
«Attualmente i comuni italiani sono suddivisi in 4 zone di rischio, che a loro volta si suddividono in sottozone (sottozona A e sottozona B) a seconda del livello di pericolosità sismica: «la zona 1 è la più pericolosa. La probabilità che capiti un forte terremoto è alta; nella zona 2 i forti terremoti sono possibili; nella zona 3 i forti terremoti sono meno probabili rispetto alle prime zone, e infine la zona 4 è la zona meno pericolosa: la probabilità che capiti un terremoto è molto bassa».
12 Ibid.
1.2. Popolazione tra percezione e consapevolezza del rischio sismico
Nel già citato capitolo VI delle Naturales quaestiones Seneca asserisce che dinanzi al terremoto nulla si salva, neppure gli uomini, creature misere e fragili che si soffermano su cose futili incuranti della stabilità del suolo su cui camminano. Aggiunge poi che per chi ignora la verità appare tutto più terribile, specie quei fenomeni insoliti, «quia naturam oculis, non ratione comprehendimus nec cogitamus quid illa facere possit, sed tantum quid fecerit» (‘perché noi afferriamo la natura cogli occhi e non coll’intelletto, e non pensiamo a ciò che essa può fare, ma solo a ciò che ha fatto’): perciò il poeta latino, riferendosi al passato, dichiara che gli esseri umani non si soffermano su ciò che la natura potrebbe causare in futuro in quanto non elevano il proprio pensiero alla ragione.
Trasportando ciò nella realtà quotidiana si ritiene che l’interazione e lo scambio di informazioni, così come la presa di coscienza di una data situazione, abbiano un impatto importante nella conoscenza del rischio. Non è un caso che l’informazione sia un dato essenziale nella percezione della pericolosità sismica in quanto garantisce la consapevolezza della collettività. Adesso ci si potrebbe chiedere quale sia la percezione del rischio. Secondo un’indagine condotta dall’INGV nel 2015 «solo 6 italiani su 100 hanno una percezione del rischio nelle zone sismiche più pericolose del nostro Paese»: questa evidente sottovalutazione del problema si conferma anche nell’analisi delle regioni altamente suscettibili alla sismicità condotta dal rapporto ANCE/CRESME del 2023 in cui emerge che 2.375 comuni sono in zona 2 mentre 3.003 comuni sono in zona 3. In zona 1, la zona a rischio maggiore, si trovano 739 comuni, soprattutto in corrispondenza dell’Appennino (si veda tab. 1).
13 L. A. Seneca, Questioni naturali, a cura di D. Vottero cit., pp. 584-585.
14 Ivi, pp. 590-591.
15 F. Cubeddu, La percezione sociale del rischio sismico cit., p. 14.
16 Ivi, p. 18.
17 Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Che percezione abbiamo del terremoto?, https://www.ingv.it/newsletter-n-9/3768-che-percezione-abbiamo-del-terremoto#:~:text=Solo%206%20italiani%20su%20100,un'indagine%20dell'INGV (url consultato il 12/03/2025).
18 ANCE, CRESME, Lo stato di rischio del territorio italiano nel 2023, Roma 2023, p. 156, https://ance.it/wp-content/uploads/allegati/Rapporto_Ance_Cresme_2023.pdf (url consultato il 13/03/2025).
Tabella 1 – Dimensioni nelle zone di rischio sismico per livello di pericolosità nel 2022. Fonte: ANCE/CRESME.
19 Ibid.
La ripartizione regionale dei comuni (si veda) nelle zone a rischio sismico vede la Lombardia al primo posto con la maggior parte dei suoi comuni nella zona sismica 3. Segue il Piemonte con 596 comuni tutti nella zona 3 e il Veneto dove i comuni si dividono tra la zona 2 e la zona 3, con soli 11 comuni in zona 1. Al quarto e quinto posto si trovano la Campania e la Calabria, due regioni dove la presenza di comuni ad alto rischio è maggiore: la Campania conta 129 comuni in zona 1, 359 in zona 2 e 62 in zona 3, mentre la Calabria ha 257 comuni in zona 1 e 304 in zona 2. Queste ultime regioni risultano più problematiche rispetto alle prime tre regioni.
20 Ivi, p. 157.
21 Ibid.
Tabella 2 – Classificazione sismica dei comuni italiani nel 2023. Fonte: ANCE/CRESME.
22 Ibid.
L’assenza quasi totale della percezione del rischio sismico è legata probabilmente al fatto che non esiste una rete stabile di informazione, per cui gli esseri umani, non essendo consapevoli, non sono preparati abbastanza per gestire tali rischi. Dall’Italia, caratterizzata da problemi di rischio sismico, vulcanico ecc., ci si aspetterebbe un’ampia conoscenza e formazione sui suddetti argomenti; eppure ciò che limita le capacità del nostro Paese nel fronteggiare i danni causati dai fenomeni naturali è proprio la carenza culturale. È questo uno dei motivi per cui bisogna istruire la popolazione già in età scolare: la scuola, infatti, ha un ruolo fondamentale nell’educazione e nella prevenzione con l’obiettivo di formare una popolazione che operi per il bene della comunità tramite la tutela e la consapevolezza del territorio.
23 F. Cubeddu, La percezione sociale del rischio sismico cit., p. 18.
24 F. Cefelli, Strumenti didattici per l’analisi dei fenomeni sismici, in Rischio sismico in Italia: analisi e prospettive per una prevenzione efficace in un Paese fragile, a cura di A. Fiore e V. Ottaviani, Geologia dell’Ambiente, SIGEA, Supplemento al n. 1/2018, p. 69 https://www.sigeaweb.it/documenti/gda-supplemento-1-2018.pdf (url consultato il 13/03/2025).
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1.3. Insediamenti a rischio: tra ricostruzione e
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