Lo sport come strumento di reintegrazione nei sistemi penitenziari: il Progetto Risport nell’IPM di Casal del Marmo
Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione
Dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale
Corso di laurea in Progettazione Sociale per la sostenibilità, l’innovazione e l’inclusione di genere
Vittoria Silva Leonardi
Matricola 1843928
Relatore
Marilena Fatigante
A.A. 2023-2024
“Lo sport ha il potere di cambiare il mondo. Ha il potere di suscitare emozioni. Ha il potere di ricongiungere le persone come poche altre cose. Ha il potere di risvegliare la speranza dove prima c’era solo disperazione.”
-Nelson Mandela
Indice
- Introduzione ........................................................................................ 1
- 1 Un quadro teorico del legame tra sport e contesto carcerario: normative, cultura e rieducazione ................................................................. 4
- 1.1 Minori e carcere: un nuovo quadro normativo con il D.lgs. n.121/2018 e il Decreto Caivano ................................................................... 5
- 1.2 La cultura penitenziaria tra custodia e rieducazione ............ 13
- 1.2.1 Gli sviluppi del sistema penitenziario ............................ 14
- 1.2.2 Gli obiettivi e le sfide del sistema penitenziario ............ 18
- 1.3 Lo sport nel carcere come strumento di rieducazione: dalla letteratura alla rassegna di progetti nazionali e internazionali ............... 24
- 1.3.1 Nascita, evoluzione e sviluppo dello sport: un viaggio attraverso la storia dei Giochi Olimpici................................................. 24
- 1.3.2 Gli effetti educativi, sociali e integrativi dello sport ..... 29
- 1.3.3 Lo sport in carcere: un’indagine sull’impatto dell’attività sportiva nei programmi carcerari internazionali .................................. 34
- 2 La ricerca: metodo, contesto e approccio utilizzato .................... 39
- 2.1 La metodologia e l’analisi applicata nell’indagine................ 40
- 2.2 Il contesto della ricerca: i soggetti principali e la struttura organizzativa ............................................................................................... 45
- 2.2.1 Gli enti protagonisti del Progetto Risport e il convegno Rieducare – Lo sport come strumento di dialogo................................. 46
- 2.2.2 Il Progetto Risport nell’IPM di Casal del Marmo .......... 53
- 2.2.3 Struttura, organizzazione e funzionamento interno dell’IPM di Casal del Marmo ................................................................. 59
- 2.3 Accesso al campo ..................................................................... 65
- 2.4 Dati e partecipanti .................................................................... 73
- 3 Dalla teoria alla pratica: l’analisi del Progetto Risport nell’IPM di Casal del Marmo ........................................................................................ 75
- 3.1 Elementi fisici e confini spaziali ............................................. 76
- 3.2 Analisi dell’osservazione etnografica: un pomeriggio nell’IPM di Casal del Marmo ..................................................................... 80
- 3.3 Analisi del posizionamento riflessivo .................................... 95
- 3.4 Analisi delle interviste: esplorazione dei racconti e delle prospettive dei protagonisti del Progetto Risport .................................... 99
- 3.4.1 Lo sport e il suo impatto sui giovani: effetti e influenze positive nell’IPM di Casal del Marmo ................................................. 100
- 3.4.2 Aspetti logistici e organizzativi: i cambiamenti e le sfide da affrontare per portare l’attività sportiva all’interno dell’IPM ...... 109
- 3.4.3 Storie di successo dell’attività sportiva: relazioni e soddisfazioni nell’IPM di Casal del Marmo........................................ 118
- 3.4.4 Gli sviluppi futuri: le prospettive dello sport nel futuro dell’IPM di Casal del Marmo ............................................................... 126
- 4 Discussioni e considerazioni conclusive ................................... 131
- Conclusione ..................................................................................... 143
- Appendice ........................................................................................ 145
- Bibliografia ....................................................................................... 180
- Sitografia ........................................................................................... 186
- Ringraziamenti ................................................................................. 188
Introduzione
Prima di scegliere e trovare il mio argomento di tesi ho dedicato molto tempo nell’esplorazione di diverse tematiche, al fine di trovare quella che potesse soddisfare le mie esigenze accademiche e personali. Durante questa fase ho cercato attivamente una sfida stimolante che potesse suscitare il mio interesse e fornirmi, al contempo, un terreno fertile per sviluppare un’indagine dettagliata.
In un’epoca in cui la rieducazione e la riduzione della recidiva sono priorità nei contesti carcerari, questa ricerca si propone di indagare l’impatto dello sport come strumento alternativo di reinserimento sociale per i detenuti. Nello specifico il presente elaborato dedica particolare attenzione ai contesti penitenziari minorili, esaminando a questo scopo il Progetto Risport presente all’interno dell’IPM di Casal del Marmo. Per conseguire questo obiettivo, il lavoro inizia articolando gli aspetti teorici fondamentali sia del contesto carcerario che dello sport come strumento di educazione, socializzazione e reintegrazione. Vengono quindi illustrate le teorie e le pratiche che sottendono entrambi, al fine di individuare le possibili sinergie e le sfide che emergono dall’integrazione dello sport nei contesti penitenziari. Successivamente, il presente scritto dedica uno spazio d’analisi al framework della ricerca, spiegando dettagliatamente la metodologia utilizzata in fase di indagine, il contesto d’analisi e l’approccio adottato. Questo ha permesso di aprire le porte alla fase di ricerca vera e propria, consentendo una comprensione approfondita del processo metodologico seguito. Successivamente infatti il lavoro ha dedicato una sezione specifica alla fase di ricerca sul campo, analizzando sia la giornata di osservazione effettuata all’interno dell’istituto penitenziario minorile di Casal del Marmo, che le interviste sottoposte ai protagonisti dell’iniziativa. Questo approccio ha consentito di ottenere dati concreti e testimonianze dirette, permettendo di esplorare in profondità ogni aspetto significativo del tema trattato. Grazie a questa ricchezza di informazioni è stato poi possibile dedicare un intero
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capitolo alle considerazioni conclusive: un passo fondamentale per sintetizzare in modo esaustivo i risultati emersi dalla ricerca.
Il primo capitolo del presente elaborato mira a fornire una comprensione esaustiva dei diversi aspetti su cui si basa l’intera ricerca. L’analisi inizierà dedicandosi al quadro normativo che regola le istituzioni carcerarie, prendendo in considerazioni leggi specifiche come il D.lgs. n.121/2018 e il Decreto Caivano. Successivamente verrà gettata luce sulla cultura penitenziaria, esaminandone gli obiettivi e gli sviluppi, permettendo di comprendere quali sono le sfide che queste istituzioni si pongono in termini di riabilitazione e rieducazione dei detenuti. Infine verrà esplorato il ruolo dello sport come strumento di integrazione, educazione e socializzazione, analizzando la sua evoluzione, le sue funzioni e soprattutto passando in rassegna i principali programmi carcerari internazionali che utilizzano l’attività sportiva come mezzo di recupero.
L’obiettivo del secondo capitolo coincide con quello di disporre un quadro di riferimento circa la metodologia e l’analisi applicata nell’indagine. Saranno quindi approfonditi i due principali strumenti utilizzati: l’osservazione etnografica, fondamentale per condurre successivamente l’osservazione diretta sul campo, e l’analisi del discorso, impiegata in un secondo momento per analizzare approfonditamente le interviste raccolte. Verrà inoltre approfondito il contesto della ricerca, gettando luce sui soggetti principali, sull’articolazione del progetto e sulla struttura organizzativa dell’IPM di Casal del Marmo. Fornendo una panoramica dettagliata sulle modalità di accesso al campo e sui partecipanti coinvolti, il lettore verrà quindi accompagnato gradualmente alla fase principale della ricerca: quella sviluppata all’interno dell’IPM.
Nel terzo capitolo verrà gettata luce sull’analisi del Progetto Risport all’interno dell’istituto penitenziario minorile di Casal del Marmo. Nello specifico una prima sezione verrà dedicata all’analisi del posizionamento riflessivo, in modo tale da delineare i principali ostacoli che si sono presentati in fase di
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osservazione. Successivamente, dopo aver definito gli elementi fisici e i confini spaziali dell’ambiente oggetto di studio, verrà dedicato un apposito spazio all’analisi dettagliata della giornata di osservazione, con lo scopo di esaminare le dinamiche interne del contesto esaminato. Tale sezione verrà affiancata da una congiunta analisi delle interviste, attraverso cui il lettore potrà immergersi nei racconti e nelle prospettive dei protagonisti del Progetto Risport.
Il quarto capitolo costituirà uno spazio dedicato alle discussioni e alle considerazioni conclusive, dove verranno esaminati e analizzati in dettaglio i risultati emersi dalla ricerca. Verrà quindi valutata l’efficacia dello sport come strumento di reintegrazione nei sistemi penitenziari, discutendo le implicazioni pratiche e teoriche dei risultati ottenuti.
Il presente lavoro di ricerca si propone quindi di indagare il ruolo dello sport come strumento di reintegrazione all’interno degli istituti penitenziari, dimostrando come la possibilità di introdurre l’attività sportiva in contesti di questo tipo emerge come un ambito di studio poliedrico, coinvolgendo diversi aspetti che vanno oltre la mera pratica sportiva.
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1 Un quadro teorico del legame tra sport e contesto carcerario: normative, cultura e rieducazione
Il legame tra lo sport e il contesto carcerario offre uno scenario ricco di sfide e opportunità che vanno dalla promozione della salute fisica e mentale dei detenuti alla facilitazione dei processi di riabilitazione e integrazione sociale. Nel corso di questo primo capitolo verrà fornito un quadro teorico completo che sottende gli argomenti che verranno sviluppati e affrontati in maniera pratica nei capitoli successivi.
Nello specifico verrà inizialmente esaminato il quadro normativo che orienta la gestione dei minori all’interno dei sistemi penitenziari. Attraverso un’analisi approfondita delle leggi e delle disposizioni che ne regolamentano l’esperienza, il primo paragrafo fornisce una panoramica chiara e dettagliata delle normative vigenti all’interno dei sistemi detentivi minorili.
Successivamente l’attenzione verrà dedicata alla cultura penitenziaria, esaminandone la sua evoluzione storica e contemporanea, i suoi obiettivi e le sfide
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che affronta nel bilanciare la funzione di custodia con l’importanza della rieducazione. Grazie a un esame dettagliato verranno quindi delineati i punti di vantaggio e le problematiche insite in questo contesto.
Infine verrà esplorato il ruolo dello sport come strumento di rieducazione all’interno delle carceri, osservando come può favorire il processo di socializzazione, integrazione e educazione dei giovani. Sarà quindi analizzata la letteratura esistente circa il suo sviluppo e la sua evoluzione, analizzandone le funzioni principali, conducendo in seguito una rassegna di progetti internazionali con il fine di comprendere i benefici derivanti dall’implementazione di pratiche sportive nel processo di rieducazione.
1.1 Minori e carcere: un nuovo quadro normativo con il D.lgs. n.121/2018 e il Decreto Caivano
L’analisi del quadro normativo del sistema penitenziario minorile ruota attorno alla recente entrata in vigore del Decreto legislativo n.121 del 2018 che disciplina l’esecuzione della pena nei confronti dei condannati minorenni.
Tuttavia, anche se come sottolineato fino al 2018 in Italia non vi era un ordinamento penitenziario minorile autonomo e specifico, la completa parificazione tra condannati minorenni e adulti risultava ugualmente inconciliabile con le necessità di recupero e rieducazione dei giovani, sottolineate dagli impegni dell’Italia a livello internazionale ed europeo e dagli articoli 27 e 31 della Costituzione.
In ambito internazionale, infatti, è necessario sottolineare l’importanza della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, approvata il 20 novembre 1989 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e successivamente
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divenuta il trattato maggiormente ratificato nella storia (sottoscritto da 193 stati). Tale documento rappresenta il primo strumento giuridico finalizzato a salvaguardare tutti i bambini e le bambine, imponendo agli stati obblighi di promozione e protezione. Effettuando un’analisi approfondita, è possibile individuare quattro principi fondamentali sanciti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. In primo luogo viene enunciato il principio di non discriminazione (articolo 2), che sottolinea come i diritti sanciti dalla Convenzione debbano essere garantiti a tutti i minorenni senza distinzioni. Successivamente viene riportato il principio di superiore interesse (articolo 3), in cui viene ribadito che in ogni legge, provvedimento, iniziativa pubblica o privata e in ogni situazione problematica, l’interesse del minore deve avere la priorità. Mediante l’articolo 6 viene invece gettata luce sul diritto alla vita, alla sopravvivenza e allo sviluppo del bambino e dell’adolescente; in base a tale disposizione gli stati sono tenuti a dedicare il massimo delle risorse disponibili per garantire la tutela della vita e il sano sviluppo dei bambini, anche tramite la cooperazione internazionale. Infine l’ultimo principio fa riferimento al diritto all’ascolto delle opinioni del minore (articolo 12), il quale sancisce il diritto dei bambini a essere coinvolti e ascoltati in tutti i processi decisionali che li riguardano, imponendo parallelamente agli adulti il dovere di considerare attentamente le opinioni espresse dai minori.
Nel contesto internazionale delle normative a tutela dei diritti dei detenuti minorenni, un significativo apporto è stato fornito anche dalle c.d. Regole di Pechino e Regole di Riyadh.
Le Regole minime sull’Amministrazione della Giustizia Minorile (chiamate anche Regole di Pechino), approvate con la risoluzione 40/33 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 25 novembre 1985, esplicitano i principi fondamentali nell’ambito della giustizia minorile. Quest’ultima deve essere caratterizzata da una chiara e inequivocabile finalità rieducativa e da un approccio nei confronti del minore orientato al suo reinserimento sociale: viene dunque evidenziata l’importanza di
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percorsi alternativi al procedimento penale considerando la detenzione come ultima ratio.
Le Linee guida delle Nazioni Unite sulla Prevenzione della delinquenza minorile (le c.d. Regole di Riyadh), adottate dall’Assemblea Generale con risoluzione 45/112 del 14 dicembre 1990, sono considerate un documento fondamentale per prevenire il crimine in modo generale. Nello specifico, enfatizzando l’importanza di promuovere e rispettare le personalità dei ragazzi fin dalla loro infanzia, questo documento sottolinea la necessità di favorire un ruolo attivo e partecipe dei giovani nella società. Tenendo in considerazione il carattere transitorio del comportamento deviante del minore, le Regole di Riyadh vogliono sottolineare e ribadire come la detenzione dovrebbe essere considerata l’ultima opzione e quindi applicata soltanto quando strettamente necessario.
In ultima battuta, nel contesto internazionale, è necessario analizzare anche Le Regole per la protezione dei minori privati della libertà (conosciute anche come Regole dell’Avana). Adottate con risoluzione dall’Assemblea generale dell’ONU nel dicembre 1990, stabiliscono standard minimi di riferimento per la protezione dei minori privati della libertà personale. Tali regole, sottolineando l’importanza di principi che devono guidare la gestione delle strutture di detenzione, pongono l’accento sulla necessità di separare i reclusi minori dagli adulti.
L’esplicitazione di tali regole internazionali in materia di tutela del minore condannato, si rivela profondamente utile al fine di evidenziare l’impegno globale in materia e fornire un quadro il più completo e dettagliato possibile circa l’oggetto di analisi. Proprio per questo motivo risulta altrettanto utile passare in rassegna due Raccomandazioni del Consiglio d’Europa estremamente importanti in tale contesto.
La Raccomandazione (2006) 2, conosciuta anche come Regole penitenziarie europee, vuole sottolineare la necessità di adottare azioni positive per garantire una facile accessibilità, da parte dei detenuti, alle informazioni concernenti le regole che disciplinano la vita all’interno del carcere, nonché ai diritti e ai doveri legati alla
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loro condizione detentiva. Tale Raccomandazione, adottata dal Consiglio dei ministri l’11 gennaio 2006, presenta quindi i principi e le linee guida per la politica penitenziaria nei paesi europei, sottolineando la necessità di adottare un trattamento penitenziario che si avvicini il più possibile alle condizioni di vita, di organizzazione
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