Università degli Studi di Torino
Dipartimento di Studi Umanistici
Corso di laurea in Lettere
San Giorgio in casa Brocchi: viaggio nelle arti visive
Relatrice Candidata
Prof.ssa Beatrice Manetti Elisabetta Nocen. matr. 860546
Anno accademico 2020/2021
Indice
- Introduzione 3
- 1. Gadda e l’arte 6
- 1.1. Gadda e l’arte del Rinascimento 6
- 1.1.1. La tradizione figurativa rinascimentale in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana 9
- 1.2. Il Barocco e Caravaggio 12
- 1.3. Gadda e l’arte del ’900 16 e l’arte classica
- 2. San Giorgio in casa Brocchi 21
- 2.1. Una vicenda editoriale complessa 21
- 2.1.1. Tra racconto di formazione e satira di costume 23
- 2.2. Gigi e San Giorgio: la purezza e l’impeto da Donatello a Carpaccio 26
- 2.3. Echi artistici intratestuali e intertestuali 31
- 3. San Giorgio in casa Brocchi e la modernità 36
- 3.1. Il Futurismo: un pugno nello stomaco 36
- 3.2. Tra moralità e spregiudicatezza 41
- 3.3. «Un caleidoscopico Novecento» 46
- Bibliografia 52
Introduzione
La conoscenza della realtà non si esplica soltanto attraverso la letteratura, ma anche attraverso la creazione artistica. E Gadda coltiva, nel corso della sua vita, un peculiare interesse per l’arte in ogni suo aspetto. In questo lavoro mi concentro sugli aspetti artistici dell’opera gaddiana e, nello specifico, del racconto San Giorgio in casa Brocchi. Carlo Emilio Gadda elabora un progetto editoriale complesso che dovrebbe includere il racconto in una trilogia comprendente, oltre a San Giorgio in casa Brocchi, Un fulmine sul 220 e L’incendio di via Keplero, ma in seguito il testo assurge a vita autonoma, come osserva Giorgio Pinotti: «San Giorgio in casa Brocchi, più articolato e complesso, può vivere di vita propria, e dalle pagine solariane alle sillogi di racconti si costituisce come una splendida colonna portante della novellistica gaddiana, forse il suo prodotto più organico e compiuto» 1.
All’interno del racconto, che segue la formazione del giovane Gigi, sono presenti diversi riferimenti artistici. Il tema è già stato indagato precedentemente, ma cerco di darne una prospettiva nuova, tramite l’analisi testuale di alcuni passi del racconto e di passi tratti da altre opere dell’autore.
Il primo capitolo è introduttivo e tratta del rapporto di Gadda con le arti visive, prendendo in esame le presenze artistiche più rilevanti e alcune più celate nel percorso letterario gaddiano, tra saggi, racconti e romanzi, in particolare in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana. Nel secondo capitolo entro nel vivo del racconto San Giorgio in casa Brocchi e mi concentro sull’arte classica, seguendo il filo conduttore della formazione di Gigi e dell’opera di grandi artisti come Donatello e Carpaccio. Inoltre, mi soffermo sugli echi artistici presenti in altre opere gaddiane che trovano riscontro nel racconto. Nel terzo capitolo passo a parlare del rapporto del racconto con l’arte della modernità. Viene dedicato ampio spazio al Futurismo, al personaggio immaginario del pittore Volcazio Penella e alla visione dell’arte e della letteratura novecentesca.
Il testo, pur nella sua brevità, è infatti ricco di citazioni e riferimenti artistici e anche osservazioni e giudizi in merito ad alcuni movimenti artistici contemporanei a Gadda. Si configura così come un’opera saggistica, dove l’autore, celandosi dietro diversi personaggi e utilizzando la tecnica del narratore esterno, ci offre il suo punto di vista su molteplici situazioni. Cerco quindi di dimostrare, nel primo capitolo, quanto l’arte abbia inciso nel percorso letterario gaddiano e di esaminare alcune situazioni nelle quali l’ha utilizzata, in maniera diretta o indiretta, tramite citazioni, allusioni o ecfrasi. Nel secondo capitolo cerco di raccontare quanto e in che modo l’arte sia stata sfruttata abilmente da Gadda per raccontare la crescita di Gigi, il protagonista del racconto. Nel terzo capitolo verifico quanto l’affermazione di un movimento decisivo come il Futurismo abbia avuto una rilevanza nell’opera gaddiana e in particolare in questo racconto e quanto l’arte abbia mostrato l’ipocrisia perbenista e moraleggiante della borghesia e dell’«intellighenzia» milanese del primo Novecento. Ipocrisia dalla quale Gadda tenta di svincolarsi per tutta la vita, perseguendo una libertà letteraria e intellettuale che non può prescindere dall’estro artistico. E in questo racconto, che Gadda dimostra di amare particolarmente, c’è tutta quella libertà che probabilmente non ci sarà più in opere successive, condizionate da avvenimenti esterni e da un cambio di prospettiva nella produzione dell’autore.
San Giorgio in casa Brocchi mette in scena un mondo pieno di colori e di sfumature, caleidoscopico e cangiante, un mondo artistico e letterario che ci apre gli occhi e ci fa vedere quanto possa essere multiforme la realtà. Descrivere integralmente questo mondo e far entrare tutti in questa porta magica e misteriosa è un’impresa piuttosto complessa, ma con questo elaborato, avvalendomi anche di preziosi strumenti critici, tento di avvicinarmi al traguardo. Anche la satira non manca, in questa come in altre opere gaddiane, e ponendo l’accento sui passi più ironici cerco di scoprire quanto dramma si celi in realtà dietro un’osservazione pungente o dietro spiritosi giochi di parole. Gadda desiderava mettere in ordine la realtà, ma nello stesso tempo viveva una profonda crisi interiore. Uscire dal garbuglio, dal groviglio, dallo «gnommero» non è affatto semplice. L’arte non può essere del tutto ordine, né può essere del tutto groviglio, proprio come la letteratura e la vita. In questa tensione costante, lo scrittore lascia tracce che si possono seguire per giungere alla conclusione che «attraverso l’arte Gadda si autorappresenta e, proiettandosi, si trascrive» 2. Gadda si rappresenta tramite l’arte e nell’arte proietta i suoi tormenti, i suoi fallimenti, i suoi successi.
1 Giorgio Pinotti, Nota al testo, in Accoppiamenti giudiziosi 1924-1958, a cura di Paola Italia e Giorgio Pinotti, Adelphi, Milano 2011, p. 390.
2 Manuela Marchesini, La galleria interiore dell’ingegnere, Bollati Boringhieri, Torino 2014, p. 11.
Gadda e l’arte
Gadda e l’arte del Rinascimento
Carlo Emilio Gadda nutre un forte interesse per le arti visive, interesse che mostra in molte sue opere e anche in scritti privati. L’arte maggiormente presente è la pittura, ma non mancano la scultura e l’architettura. Il Rinascimento letterario e artistico lo affascina, ma allo stesso tempo lo scrittore sembra sfuggirgli, avvicinandosi sempre più alla modernità. «Col Rinascimento tradizionalmente inteso Gadda intratterrà sempre un rapporto contrastato […]» 3.
Due caratteristiche importanti dell’arte rinascimentale sono l’uso libero del colore e della luce. Quando si parla di colore, non si può non pensare a Tiziano Vecellio. Il colore è fondamentale nella carriera artistica di Tiziano, ma anche Gadda fu un minuziosissimo colorista. Il rosso è il colore dominante; è il rosso del sangue e della morte, ma anche simbolo di sensualità e di lasciva ambiguità, come nella Venere di Urbino, adagiata su un letto rosso-porpora mentre lascia cadere delle rose rosse dalla mano destra, e nella Danae. Quest’ultima opera rimanda al personaggio di Zoraide nei racconti Cugino barbiere, Papà e mamma e Le novissime armi, che aprono la raccolta Accoppiamenti giudiziosi e confluiranno poi nel romanzo La meccanica, pubblicato solo nel 1970. Ci troviamo agli inizi del percorso letterario gaddiano, perché sono stati scritti tra il 1928 ed il 1929, tranne Papà e mamma, che è del 1924. Se consideriamo che Zoraide è l’amante di Franco Velaschi, il quadro è già delineato perfettamente: Zoraide è un simbolo di seduzione e adulterio, consapevole però, a differenza della Danae che viene fecondata da Giove tramite una pioggia d’oro. Il corpo di Zoraide viene descritto così nel racconto Cugino barbiere:
[...] fulgide nei toni del latte e dell’ambra si pensavano misteriose mollezze, che la secreta libidine e il magistero pittorico del vecchio fossero tuttavia pervenuti a riconoscere, al tatto, e quasi a disvelare e significare per arte. Dall’abetaia e dalle marmaròle, con lo spiro della sera, fasto di dogale porpora: e d’oro. 5
3 Eloisa Morra, Visual Storytelling. Gadda’s Iconographies from l’Adalgisa to Il Pasticciaccio, tesi di dottorato, Harvard, 2017.
4 Rinaldo Rinaldi, Colori, «The Edinburgh Journal of Gadda Studies», 2008, consultabile al link: https://www.gadda.ed.ac.uk/.
5 Carlo Emilio Gadda, Cugino barbiere, in Accoppiamenti giudiziosi 1924-1958, a cura di Paola Italia e Giorgio Pinotti, Adelphi, Milano 2011, p. 15.
Nel primo capitolo della Meccanica invece troviamo: «mollezze da disvelare per l’elisia serenità del Vecellio, con drappo di dogale porpora, e d’oro: le quali e impudica 6 non dicono facilità o desiderio, ma sagace e volente dominazione». Nel racconto Tiziano è soltanto il «vecchio», nel romanzo viene appellato con il suo cognome «Vecellio». La descrizione del corpo di Zoraide presenta questi riferimenti all’opera del Vecellio per esprimere una sensualità peccatrice nel contesto di un romanzo che rappresenta la vita italiana e milanese dopo la prima guerra mondiale. Per Luca Andrea Di Martino, le «misteriose mollezze» catturate dal pittore non sono l’estrinsecazione di un animo concupiscente, bensì di un carattere risoluto, cioè a dire consapevole e in grado di dominarsi e di dominare. 7 Consapevole e in grado di dominarsi e di dominare; sono le caratteristiche dell’uomo nuovo rinascimentale, e adesso sono riferite ad una donna. Il rosso tornerà, nell’attenzione di Gadda per l’opera di Caravaggio.
Gli artisti rinascimentali rappresentano un modello di uomo nuovo, con una diversa concezione dello spazio e della prospettiva: «Nel Rinascimento l’uomo è considerato copula mundi, punto d’incontro, centro del mondo, perché non può conoscere ciò che lo circonda se non attraverso se stesso, attraverso la propria ragione» 8. L’uomo al centro del mondo è parte integrante dell’opera di uno degli artisti più rappresentativi del secondo Rinascimento: Leonardo Da Vinci. Il 9 maggio del 1939 a Milano venne inaugurata la Mostra di Leonardo da Vinci e delle invenzioni italiane, un’esposizione delle opere più importanti dell’artista, ma anche di altri artisti del Rinascimento; vi era poi una seconda sezione dedicata alle invenzioni leonardesche. Uno dei primi visitatori della mostra fu proprio Gadda; in quell’anno lo scrittore aveva iniziato a collaborare con la rivista «Nuova Antologia», per la quale scrisse un lungo articolo dal titolo La Mostra «Leonardesca» di Milano. Le otto sale della mostra vengono attraversate da Gadda con curiosità e ammirazione; in alcune si trattiene maggiormente, in altre il suo sguardo è più superficiale, al punto che ritornerà a visitare la mostra nel giugno del 1939, per cogliere particolari e suggestioni che potevano essergli sfuggiti. Carlo Vecce, che ha raccolto tutti gli appunti e le postille dello scrittore durante le due visite alla mostra, scrive a tale proposito: «Gadda si sofferma di fronte ad alcuni cimeli della Sala della Francia al tempo di Leonardo, giudicando molto bello il ritratto di Giangiacomo Trivulzio di Bernardino de’ Conti e stupendo il celebre Palio di Pizzighettone» 9.
Quando arriva al Salone d’onore che contiene le opere originali di Leonardo, Gadda scrive solo due sorprendenti postille: per il San Giovanni Battista del Louvre («dolciastro ed equivoco se pure stupendamente deforme»), e per il ritratto di Isabella d’Este, sempre dal Louvre («caratteristiche romagnole», per il tratto corposo, carnale di quel volto non idealizzato, il doppio mento, il naso pronunciato, le borse sotto gli occhi). 10 La seconda visita di Gadda alla mostra avvenne tra giugno e luglio del 1939; in questa visita vedrà anche le sale dedicate alle invenzioni italiane e si dedicherà maggiormente all’ingegneria e all’idraulica, temi che dovrebbero interessarlo maggiormente considerando la sua professione di ingegnere elettronico.
Tra gli artisti rinascimentali con i quali coltiva un rapporto contrastato c’è Raffaello Sanzio: «L’Urbinate, in particolare, è protagonista di tre favole (75, 76, 106) percorse, come ha notato Claudio Vela, da criptiche allusioni all’omosessualità». 11 Nelle favole 75 e 76 Gadda fa riferimento al bacio tra Giove e Cupido, presente nella Loggia di Amore e Psiche, sostituendo Cupido con Ganimede. Nella favola 75 scrive: «Quando l’aquila ebbe rapito Ganimede, si disse: “che bel pollo!”» 12; e nella favola 76: «Raphael Sanzio soffuse di un dolce rossore le guance di Ganimede» 13. Ganimede per Gadda è «Quello a cui i genitori non hanno saputo sorridere, né un dio vorrà degnarlo della sua mensa, né una dea lo degnerà del suo letto» 14. Per Giorgio Pinotti le due favole
oscillano dunque fra lirismo manierista («soffuse di un dolce rossore le guance» rinvia a Adone, 3, 10, vv. 5-6, dove un «Purpureo foco gli [a Adone] colora e stampa | di più dolce rossor le belle gote») e irrisione satirica («“che bel pollo!”»), tra abbandono e controllo, implicazione e aggressione, fascinazione e negazione, alto e basso, in un movimento fluttuante, profondamente ambivalente. 15
9 Carlo Vecce, «Avvicinare Leonardo»: Carlo Emilio Gadda alla Mostra Leonardesca, in «Quaderni dell’ingegnere. Testi e studi gaddiani», V, 2014, p. 205.
10 Ivi, p. 207.
11 Giorgio Pinotti, Il bacio di Giove. Gadda, Raffaello e gli affreschi della Farnesina, «The Edinburgh Journal of Gadda Studies», 2007.
12 Carlo Emilio Gadda, Il primo libro delle favole, in Saggi giornali favole e altri scritti, vol. II, a cura di Gianmarco Gaspari, Franco Gavazzeni, Maria Antonietta Terzoli, Claudio Vela, Garzanti, Milano 1992, p. 28.
13 Ivi, p. 29.
14 Id., Dalle specchiere dei laghi, in Saggi giornali favole e altri scritti, vol. I, a cura di Dante Isella, Clelia Martignoni, Liliana Orlando, Garzanti, Milano 1991, p. 229.
15 Giorgio Pinotti, Il bacio di Giove. Gadda, Raffaello e gli affreschi della Farnesina, cit.
Un movimento fluttuante e profondamente ambivalente, proprio come la presenza dell’opera di Raffaello nella produzione gaddiana, che vedremo in maniera più specifica nel paragrafo successivo. Riccardo Donati, riguardo al rapporto tra i due, scrive:
Raffaello, artista guardato con qualche sospetto da Gadda, ora osannato per la sua straordinaria perizia e per la genuinità della sua ispirazione, ora additato come un «creatore di idoli», di ingannevoli feticci […] tale duplicità di giudizio nei confronti del maestro urbinate si spiega almeno in parte, rileva Marchesini, pensando ai problematici rapporti che Gadda intrattenne con il pensiero, e le posizioni estetiche, del paradigma idealista, nei confronti del quale avvertiva un forte debito e dal quale, al contempo, tendeva a prendere le distanze come da una giovanile debolezza. 16
E in effetti il distacco sembra essere avvenuto in seguito, considerando che in Eros e Priapo, il pamphlet satirico pubblicato solo nel 1967 ma scritto tra il 1941 e 1945, Gadda dedica parole molto lusinghiere all’artista urbinate: «Io credo di credere che Dio sia più lieto dell’offerta d’un quadro di Raffaello o anche d’una tarsia negli stalli del coro che d’una pigrizia espressa in ristagnanti meditazioni». 17 Addirittura Dio sarebbe stato lieto di un quadro di Raffaello; un’affermazione importante che sembra rendere l’artista protagonista di una peculiare preferenza da parte di Gadda. Ma come vedremo in seguito, questa preferenza vacillerà.
La tradizione figurativa rinascimentale in Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
Quer Pasticciaccio brutto de via Merulana, pubblicato a puntate sulla rivista «Letteratura» e rielaborato successivamente per l’edizione in volume del 1957, è un giallo sui generis in cui neanche nel finale avviene la rivelazione del nome del colpevole. La lingua del romanzo è multiforme ed eterogenea e il termine «pasticciaccio» le si addice perfettamente. Le parole si intrecciano in giochi linguistici contorti e dall’effetto satirico. In questo «pastiche» trovano spazio e si inseriscono riferimenti artistici rinascimentali e non. La lucentezza rappresentata da alcune pietre assume la valenza di illuminazione in Visione vs illustrazione. La cultura figurativa dell’ingegnere, 16 Riccardo Donati, in «La ricerca», 20 gennaio 2015, [s.p.]
16 Carlo Emilio Gadda
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
San Francesco
-
Riassunto esame Iconologia, prof. Cavicchioli, libro consigliato Significato nelle Arti Visive, Panofsky
-
Competenze in San Paolo
-
Gian Lorenzo Bernini e San Pietro