Dipartimento di Economia, Management ed Istituzioni
Cattedra di: Mercati ed investimenti finanziari
Il rischio di tasso di interesse del banking book
Relatore Candidata
Anno Accademico 2015/2016
Indice
Introduzione (4)
Capitolo primo
Metodi di misurazione del rischio di tasso di interesse (6)
1.1 Il modello del repricing gap …………………………………………………………… 6
1.1.1 Il modello base ………………………………………………………………. 7
1.1.2 Le evoluzioni – Il maturity-adjusted gap ……………………………………. 8
1.1.3 I limiti del modello del repricing gap ………………………………………... 11
1.2 Il modello del duration gap ……………………………………………………………. 13
1.2.1 Il concetto di duration ………………………………………………………. 13
1.2.2 La stima del duration gap …………………………………………………… 14
1.2.3 I problemi del modello del duration gap ……………………………………. 15
1.3 I modelli basati sul cash-flow mapping ………………………………………………. 17
1.3.1 Gli obiettivi del cash-flow mapping e la term structure ……………………. 17
1.3.2 Il clumping …………………………………………………………………………... 18
Capitolo secondo
Le disposizioni di vigilanza prudenziale (20)
2.1 “Princìpi per la gestione e la supervisione del rischio di tasso di interesse” proposti dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria (luglio 2004) ………………………… 21
2.2 Le “Disposizioni di vigilanza per le banche” proposte dalla Banca d’Italia (Circolare n°285/2013) ……………………………………………………………………………… 24
2.3 “Interest rate risk in the banking book”, Comitato di Basilea, aprile 2016 ………….. 29
2.3.1 Principi per le banche ………………………………………………………. 29
2.3.2 Principi per gli organi di vigilanza …………………………………………. 31
2.3.3 “The standardised framework” ……………………………………………… 32
2.3.4 Processo di slotting e decomposizione del portafoglio bancario ……………. 33
2.3.5 Calcolo dell’indice EVE ……………………………………………………… 36
2.3.6 Gli scenari standardizzati degli shock dei tassi di interesse ………………….. 37
Capitolo terzo
La sezione E della nota integrativa del bilancio bancario (38)
3.1 Nota sezione E estratto dal bilancio 2015 – integrativa di Banca Sella ……..……… 39
Capitolo quarto
Pillar III: rischio di tasso di interesse nel banking book (42)
4.1 Informativa al pubblico Pillar III 31/12/2015, Banca Sella – ………………………… 42
Bibliografia (45)
Introduzione
Una delle principali funzioni svolte dal sistema finanziario è rappresentata dalla trasformazione delle scadenze. Nella maggior parte dei casi, infatti, le banche finanziano i propri investimenti in prestiti o titoli emettendo passività la cui scadenza media è inferiore a quella degli stessi investimenti. Il conseguente squilibrio dell’attivo e del passivo comporta l’assunzione di un rischio di tasso di interesse e un rischio di liquidità.
In particolare in presenza di una scadenza dell’attivo superiore a quella del passivo la banca è esposta al rischio di interesse definito rischio di rifinanziamento (cioè il rischio che il costo connesso al finanziamento di una posizione attiva subisca un rialzo che genera una riduzione del margine di interesse).
Nell’ipotesi contraria, in cui la scadenza dell’attivo è inferiore a quella del passivo, la banca è esposta al rischio di reinvestimento, cioè al rischio che il ribasso dei tassi di interesse provochi una riduzione del margine di interesse dal momento in cui la banca dovrebbe reinvestire i fondi ottenuti dalle obbligazioni in attività che generano un rendimento più basso.
In realtà le fonti del rischio di tasso di interesse sono molteplici e non solo legate alla “Principles for the trasformazione delle scadenze, così come definite nel documento Management and Supervision of Interest Rate Risk” pubblicato nel giugno 2004 dal Comitato di Basilea. In particolare sono:
- Rischio di revisione del tasso: deriva dagli sfasamenti temporali nella scadenza (per le posizioni a tasso fisso) e nella data di revisione del tasso (per le posizioni a tasso variabile) delle attività, passività e poste fuori bilancio. Esse possono esporre il reddito e il valore economico di un'istituzione a fluttuazioni impreviste al variare dei tassi d'interesse. Ad esempio, se i tassi salgono, una banca che finanzi un prestito a lungo termine a tasso fisso con un deposito a breve potrebbe subire una flessione sia nel reddito futuro riveniente dalla posizione sia nel suo valore sottostante. Tale flessione trarrebbe origine dal fatto che i flussi finanziari generati dal prestito sono fissi per tutta la sua durata, mentre gli interessi pagati sul suo finanziamento sono variabili e in questo caso aumentano allo scadere del deposito a breve.
- Rischio della curva dei rendimenti: le asimmetrie nelle scadenze e nei tempi di revisione del tasso possono esporre una banca anche a mutamenti nell'inclinazione e conformazione della curva dei rendimenti. Il rischio si materializza allorché variazioni inattese nella curva dei rendimenti hanno effetti negativi sul reddito e sul valore economico sottostante di una banca. Ad esempio, il valore economico di una posizione lunga in titoli di Stato a 10 anni coperta da una posizione corta in titoli di Stato a 5 anni può diminuire fortemente qualora si accentui l'inclinazione della curva dei rendimenti, anche se la posizione è coperta contro spostamenti paralleli della curva.
- Rischio di base: un'altra importante fonte di rischio di tasso d'interesse, il cosiddetto rischio di base, risulta da un'imperfetta correlazione nell'aggiustamento dei tassi attivi e passivi su strumenti diversi ma con caratteristiche di revisione del prezzo altrimenti analoghe. Al variare dei tassi d'interesse, queste differenze possono determinare cambiamenti imprevisti nei flussi finanziari e nei differenziali di rendimento fra attività, passività e posizioni fuori bilancio aventi scadenze o frequenze di revisione del tasso analoghe. Ad esempio, se una banca finanzia un prestito a un anno con revisione mensile del tasso basata sul rendimento dei buoni del Tesoro statunitensi a un mese mediante un deposito a un anno con revisione mensile basata sul LIBOR a un mese, essa è esposta al rischio di un improvviso cambiamento nello spread tra i due tassi di riferimento.
- Rischio di opzione: deriva dal diritto di opzione incorporato in molte attività, passività e strumenti fuori bilancio detenuti dalle banche. Poiché, per definizione, un’opzione conferisce al detentore la facoltà, di esercitare una data azione sull’attività sottostante, generalmente le opzioni vengono esercitate a vantaggio del detentore e a svantaggio del venditore, che tendenzialmente è la stessa banca. Di conseguenza le banche potrebbero trovarsi ad avere in portafoglio opzioni che, se esercitate, le esporrebbero a rischi imprevisti.
Gli effetti del rischio di tasso di interesse
Se da un lato dunque l’assunzione del rischio di tasso di interesse è parte integrante dell’attività bancaria, e anzi, può essere un importante fonte di redditività e di creazione di valore per gli azionisti, appare evidente dalle considerazioni effettuate che un’eccessiva esposizione a tale rischio può costituire una minaccia agli utili e al patrimonio delle banche.
In un’ottica reddituale un’ipotetica variazione dei tassi d’interesse ha effetti sul margine d’interesse, in quanto incide sugli interessi attivi e passivi praticati dalle banche, ossia, sui ricavi derivanti dalla concessione di prestiti e sui costi della raccolta.
In un’ottica patrimoniale, un’ipotetica variazione dei tassi d’interesse ha effetti sul valore economico del capitale, sul quale si ripercuotono le variazioni di valore attuale sperimentate dalle attività e passività iscritte in bilancio.
Ad esempio, in un’ottica reddituale un ipotetico rialzo dei tassi di mercato determinerebbe per le banche con una posizione netta lunga un incremento del margine d’interesse, perché l’incremento degli interessi attivi praticati sui prestiti sarebbe maggiore dell’incremento degli interessi passivi corrisposti per la raccolta; in un’ottica patrimoniale, invece, uno stesso ipotetico rialzo dei tassi di mercato determinerebbe per le medesime banche una riduzione del valore economico del capitale, perché la riduzione del valore delle attività sarebbe maggiore della riduzione del valore delle passività.
Capitolo primo
Metodi di misurazione del rischio di tasso di interesse
Abbiamo visto come un’eccessiva esposizione al rischio di tasso d’interesse possa impattare negativamente sul patrimonio e sulla redditività delle banche; esse dunque dovrebbero disporre di adeguati sistemi di gestione del rischio: per fare ciò è necessario innanzitutto l’utilizzo di metodi di misurazione che siano quanto più in grado di fornire una rappresentazione precisa ed esaustiva del grado di rischio sopportato dalle banche. Resti e Sironi (2008) propongono tre modelli di misurazione del rischio d’interesse:
- Il modello del repricing gap;
- Il modello del duration gap;
- I modelli basati sul cash-flow mapping.
1.1 Il modello del repricing gap
Il modello del repricing gap è un modello di tipo “reddituale” perché la variabile-obiettivo su cui si misura l’impatto di una variazione dei tassi d’interesse è il margine d’interesse. Per questo motivo questo approccio viene anche definito “degli utili correnti”.
1.1.1 Il modello base
“Il gap è una misura sintetica di esposizione al rischio di interesse che lega le variazioni dei tassi di interesse di mercato alle variazioni del margine di interesse (differenza tra interessi attivi e interessi passivi)” (Resti e Sironi, 2008, p.11).
Il gap (G) di un dato periodo t (gapping period) è definito come la differenza tra le attività sensibili (AS) e le passività sensibili (PS) alle variazioni dei tassi d’interesse, dove per attività (passività) sensibili si intendono quelle attività (passività) che scadono o che prevedono una revisione del proprio tasso di interesse nel corso del periodo t:
G = ASt – PSt = ∑ 𝑎𝑠𝑡,𝑗 – ∑ 𝑝𝑠𝑡,𝑗 (1.1)
Il valore ottenuto è espresso in termini monetari.
Figura 1.1 – Il concetto di repricing gap
Passività sensibili (PSt)
Attività sensibili (ASt)
Gap (>0)t
Attività non sensibili
Passività non sensibili
Partendo dalla formula del margine d’interesse possiamo arrivare a una formalizzazione della relazione tra la variazione del margine d’interesse e il gap:
MI = IA – IP = ia · AFI – ip · PFI = ia · (AS + ANS) – ip · (PS + PNS) (1.2)
Da cui: ΔMI = Δia · AS – Δip · PS (1.3)
Dove MI, IA, IP, ia, ip, AFI e PFI sono rispettivamente il margine d’interesse, gli interessi attivi, gli interessi passivi, il livello medio dei tassi attivi, il livello medio dei tassi passivi, il totale delle attività finanziarie e il totale delle passività finanziarie.
La formula (1.3) si basa sull’ipotesi che le variazioni dei tassi d’interesse impattino solo sulle attività e passività sensibili. Ipotizzando inoltre che la variazione di interesse attivi sia uguale a quella dei passivi:
Δia = Δip = Δi (1.4)
Si ottiene:
ΔMI = Δi · AS – Δi · PS = Δi · (AS – PS) = Δi · G = Δi · (∑ 𝑎𝑠𝑗 – ∑ 𝑝𝑠𝑗) (1.5)
L’equazione (1.5) mostra la relazione positiva tra la variazione del margine d’interesse e il gap, in ipotesi di variazioni dei tassi d’interesse.
In particolare, in ipotesi di rialzo dei tassi di interesse, si produce un aumento del margine di interesse se G > 0 (dunque AS > PS), perché il volume di attività sensibili che subiranno una rinegoziazione, e quindi un incremento di tasso d’interesse, è maggiore del volume delle passività sensibili. Ne consegue che gli interessi attivi cresceranno più degli interessi passivi, portando a un aumento del margine di interesse. In caso contrario, se G < 0 (dunque AS < PS) si avrà una variazione negativa del margine d’interesse, perché il volume delle passività sensibili che subiranno una rinegoziazione, e quindi un incremento di tasso di interesse, è maggiore del volume delle attività sensibili, e il differenziale di rendimento dato dalle suddette posizioni si ridurrà.
Gli effetti di una variazione dei tassi d’interesse possono essere riassunti nella seguente tabella:
Tabella 1.1 Gap variazioni dei tassi ed effetti sul margine di interesse
| Variazione dei tassi | Gap > 0 (reinvestimento netto positivo) | Gap < 0 (rifinanziamento netto positivo) |
|---|---|---|
| Δi > 0 (tassi più elevati) | ΔMI > 0 | ΔMI < 0 |
| Δi < 0 (tassi meno elevati) | ΔMI < 0 | ΔMI > 0 |
1.1.2 Le evoluzioni
Il maturity-adjusted gap
L’analisi finora effettuata si fonda sull’ipotesi semplificatrice che eventuali variazioni dei tassi di mercato si traducano in variazioni degli interessi attivi e passivi relative all’intero esercizio, perché solo in questo modo vale l’equazione (1.5), che considera la variazione del margine d’interesse come funzione positiva della variazione dei tassi d’interesse. Nella realtà, la scansione temporale con cui le attività sensibili scadranno o si riprezzeranno, nel corso dei successivi dodici mesi non è identica a quella seguita dalle passività sensibili. Ciò può dar luogo a un rischio di tasso che il repricing gap non riesce ad evidenziare.
Il maturity-adjusted gap parte dal presupposto che l’eventuale variazione del tasso di interesse esercita i propri effetti solo per il periodo di tempo compreso tra la data di scadenza o di revisione del tasso e la fine del gapping period (solitamente un anno).
In generale, indicando con sj il periodo, espresso in frazione di anno, compreso tra oggi e la data di scadenza o revisione del tasso di una generica attività sensibile j che frutta un tasso di interesse ij, gli interessi attivi maturati nel corso dell’anno sono uguali a:
iaj = asj · ij · sj + asj · (ij + Δij) · (1 – sj) (1.09)
Gli interessi attivi maturati nel corso dell’anno sono dunque dati da una componente certa e da una componente incerta, ed è proprio quest’ultima componente che determina la variazione degli interessi attivi:
Δiaj = asj · Δij · (1-sj) (1.10)
Da cui possiamo rica
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