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Università del Salento

Dipartimento di Storia, Società sull’uomo e Studi

Corso di laurea in Consulenza pedagogica e progettazione dei processi formativi

Tesi di laurea magistrale in Pedagogia generale e sociale

“Fioritura umana”: povertà educativa e uguaglianza per il pieno sviluppo umano

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Indice

  • Introduzione pag. 5
  • Capitolo 1: Povertà educativa
  • Paragrafo 1.1 La definizione di Povertà educativa pag. 8
  • Paragrafo 1.2 Strumenti di misurazione della Povertà educativa pag. 20
  • Paragrafo 1.3 Presentazione dei dati sulla Povertà educativa in Italia pag. 28
  • Paragrafo 1.4 Uno sguardo sulle nuove povertà pag. 36
  • Capitolo 2: Strumenti per favorire la riduzione del fenomeno
  • Paragrafo 2.1 Agenda 2030 pag. 42
  • Paragrafo 2.2 I Punti Luce, spazi ad alta densità educativa e resilienza pag. 47
  • Paragrafo 2.3 Il ruolo dell’insegnante in relazione ai cambiamenti della società pag. 53
  • Paragrafo 2.4 Tutela dell’infanzia, inclusione e integrazione nella scuola italiana pag. 62
  • Capitolo 3: Sperimentazione
  • Paragrafo 3.1 Esperienza di tirocinio pag. 71
  • Paragrafo 3.2 L’emergenza Covid-19 vista con gli occhi dei docenti pag. 76
  • Paragrafo 3.3 L’emergenza Covid-19 vista con gli occhi delle famiglie pag. 82
  • Conclusioni pag. 89
  • Bibliografia pag. 94

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3

Introduzione

L’eliminazione di tutte le forme di povertà è uno degli obiettivi fissati dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile. Tale agenda, sottoscritta da 193 Paesi delle Nazioni Unite, ha lo scopo di condividere un piano di azione volto a garantire un presente e un futuro migliori al Pianeta e alla popolazione presente in esso; definisce 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs), articolati in 169 Target e oltre 240 indicatori orientativi.

In particolare, l’SDGs 1 pone l’obiettivo di sradicare la povertà estrema per tutte le persone in tutto il mondo entro il 2030, ma alla luce dei dati disponibili sembrerebbe un percorso difficile. Infatti:

  • Più di 800 milioni di persone, di cui il 70% donne, vivono in condizioni di povertà estrema;
  • Il 55% della popolazione mondiale non ha accesso alla protezione sociale;
  • Il 12,1% risulta in condizione di importante deprivazione materiale;
  • A livello globale, circa 1,3 miliardi di persone, vive, in povertà multidimensionale (educazione, standard di vita, salute…).

I tradizionali indici che misurano il grado di povertà reale risultano inadeguati, poiché non consentono di individuare le vere necessità degli individui. All’interno di questo quadro di riferimento, la povertà educativa costituisce una dimensione rilevante. L’educazione è un presupposto importantissimo per il progresso socioeconomico e la diminuzione della povertà a livello mondiale. Eppure, si registrano ancora 617 milioni di bambini e adolescenti che non raggiungono le competenze minime in alcune discipline, un dato che rischia di aumentare rapidamente in conseguenza dell’emergenza sanitaria Covid-19, che ha imposto la chiusura delle scuole e l’avvio della didattica a distanza. Il raggiungimento di obiettivi e l’accesso alle diverse opportunità sono possibili solo se viene consentito a tutti di accedere alle risorse necessarie per realizzare un livello di vita adeguato nella società. All’interno dell’Agenda 2030 è inserito anche il quarto obiettivo, focalizzato 4 sull’importanza della formazione e istruzione di buona qualità, equa e inclusiva, che garantisca opportunità di apprendimento per tutti. Queste condizioni sono importanti per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone all’interno delle comunità e delle società, per ottenerle è necessario intervenire con azioni strategiche specificatamente dedicate ad aspetti singolari del fenomeno (come vedremo nel presente testo).

Ci troviamo in un contesto storico molto delicato, caratterizzato da profonde trasformazioni economiche, politiche e sociali che hanno subito una importante accelerazione in seguito alla crisi globale degli ultimi anni. In tale trattato ci soffermeremo sul concetto di Povertà educativa che sta dilagando nella nostra società, quello di cui parliamo è un fenomeno multidimensionale. Facciamo riferimento non solo alla lesione del diritto allo studio, ma all’assenza generale di opportunità educative a tutto campo (dalla fruizione culturale al diritto al gioco e alle attività sportive). Se prima veniva contestualizzato in situazioni economico, sociali e familiari difficili in cui vivono i minori, attualmente possiamo estenderlo all’intera società in cui risiediamo. La discontinuità con cui è stato erogato il diritto allo studio e l’impossibilità di tutti di prendere parte alle attività di apprendimento a distanza fornite dalle proprie scuole, non ha permesso di apprendere, formarsi, sviluppare capacità e competenze in modo equo. C’è un’emergenza che finora è stata sottovalutata e riguarda gli effetti psicologici e anche dell’apprendimento indotti nei più piccoli dalla pandemia di Covid-19. Questo isolamento obbligato non ha consentito agli alunni di sviluppare la socialità. Proprio loro sono tra i soggetti più fragili della nostra società, perché risentono delle difficoltà personali e di quelle connesse alla relazione con gli altri.

La lettura di questo trattato potrebbe essere di grande utilità per comprendere le possibilità di sviluppo ed azione entro cui effettuare scelte che possano contribuire al raggiungimento degli obiettivi di contrasto ed eliminazione della povertà educativa.

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“La ricchezza non è mai mero possesso e ancor meno è la conseguenza del possesso, giacché essa ne è invece sempre il fondamento. […] La ricchezza è essenzialmente la sorgente […] può essere ricco solo chi sa servirsi liberamente della ricchezza e che prima sa innanzitutto vederla nella sua essenza. Di ciò è capace solo chi sa essere povero nel senso della povertà che non conosce l’indigenza. […] La povertà essenziale è la forza d’animo dell’elemento semplice e coglie con lo sguardo l’essenza della ricchezza e ne sa quindi la legge. Il voler essere ricchi deve passare attraverso un oltrepassamento di sé. Ma ciò deve venire appreso. L’apprendimento deve cominciare là dove la ricchezza si mostra nel modo più evidente.” 1

Secondo Heidegger l’essere poveri è il punto di partenza di un percorso, come una sorgente d’acqua, che vuole sgorgare e andare, facendosi corso e infine diventando un autentico fiume tra mille difficoltà ed impeti, spinte e ricadute, passi in avanti e poi indietro, svolte e cascate, aspira a raggiungere infine la ricchezza del più vasto mare, consegnandosi ad esso. Da questo punto di vista, porsi in ascolto del fenomeno della povertà educativa non significa soltanto arrestarsi alle mancanze del sapere, bensì fare attenzione all’insegnamento e all’apprendimento di quel sapere che ha a cuore una mancanza essenziale, che saputa può spingere a percorrere tutti i gradi del sapere. Ciò significa riuscire a correre negli spazi che via via si aprono, e naturalmente alle diverse opportunità che si trovano al fondo di tutte le esperienze autenticamente educative e formative.

Valentina Abbruzzese

1 M. Heidegger, La poesia di Hölderlin, Adelphi, 1988, pp.158-159.

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Capitolo 1

Povertà educativa

Paragrafo 1.1

Definizione di povertà educativa

Con il termine povertà educativa ci riferiamo all’ambito pedagogico, specificatamente ad alcune discipline del mondo dell’educazione.

Nel corso della seconda metà del Novecento, la classica definizione di povertà, “intesa come carenza di uno specifico tipo di risorse, è stata affiancata da una visione multidimensionale, come condizione di vita complessiva caratterizzata da grave disagio e dalla sovrapposizione di carenze in ambiti diversi” 2.

Dalla metà degli anni Ottanta, l’attenzione è stata rivolta ad una serie di nuove povertà che ampliano il grado di vulnerabilità degli individui e il rischio di esclusione sociale e indigenza.

Ciò ha comportato un riesame del precedente concetto di povertà educativa, considerandola non più come la semplice conseguenza della scarsità di reddito, bensì includendo tra le cause privazioni più profonde, che vanno dalla difficoltà economica alla mancanza di capacitazioni fondamentali.

La complessità dell’epoca in cui viviamo permette alla popolazione globale di essere totalmente connessa, non solo dal punto di vista comunicativo ma anche per che concerne le problematiche. Pensiamo al ruolo influenzante dei mass media e delle nuove tecnologie, all’economia globale e ai flussi migratori, alla promozione personale e anche alla perdita di legami forti. “Quello che oggi, però, rende tale fenomeno determinante è l’effetto dell’ultra-contemporaneità che ci viene garantita da media e social grazie alle tecnologie in tempo reale, per cui è come se tutto avvenisse su un grande palcoscenico sempre popolato e sempre a disposizione”. 3

2 C. Giustini, A. Tolomelli, Approssimarsi alla povertà tra teorie, esperienze e buone prassi. Riflessioni di pedagogia sociale, Franco Angeli, Milano, 2012, p.56

7

Nel passato la vita era tutt’altro che dinamica e libera, anzi si svolgeva con grande lentezza, seguendo regole e schemi precisi, cui dovevano conformarsi tutti i membri di una comunità. La situazione attuale invece, impone una crescita continua della capacità degli individui di adattarsi alla vita dinamica che dovranno affrontare. È aumentata l’incertezza ed è cresciuta la necessità di essere più preparati al cambiamento. 4

Il tempo che dedichiamo alla nostra crescita conoscitiva e personale, dunque, diventa determinante, poiché in un mondo che cambia rapidamente è il modo in cui un individuo reagisce alle situazioni che si ha davanti che fa la differenza.

La percezione della povertà naturalmente segue l’evoluzione degli standard e degli stili di vita. Oggi ci troviamo immersi nella società dei consumi, in cui la vita ordinaria è quella dei consumatori, e che promuove il culto della novità e della scelta casuale, l’individuo non è sempre in grado di creare una propria identità. Nel contesto sociale attuale, essere poveri significa non poter vivere una vita normale, restando indietro, ciò implica la perdita di autostima, la vergogna, i sensi di colpa.

Possiamo dire che:

“Una vita felice consiste precisamente nel cogliere le molteplici occasioni senza lasciarsene sfuggire nessuna o quasi, e in special modo quelle che a molti appaiono più interessanti” 5

Le nuove fragilità rivelano sempre una componente di disagio affettivo-relazionale, connesso anche alle mancate occasioni di apprendimento della vita emotiva e alla poca consapevolezza di sé.

Verso l’uomo, una risposta alla povertà educativa contemporanea, Città Nuova, 2020. allora, dovrebbe prepararci tutti a prendere parte attiva alla discussione su tali problematiche, a considerarci cittadini del mondo, anziché semplicemente come americani, o indiani, o europei.”

3 E. Aceti, J. Moràn, Verso l’uomo, una risposta alla povertà educativa contemporanea, Città Nuova, 2020.

4 Secondo M. Nussbaum: “L’istruzione, allora, dovrebbe prepararci tutti a prendere parte attiva alla discussione su tali problematiche, a considerarci cittadini del mondo, anziché semplicemente come americani, o indiani, o europei.”

5 Z. Bauman, Le nuove povertà, Castelvecchi, Roma 2018, p.57

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Questo contesto influisce notevolmente a livello psicologico e sociale, trasformando la natura stessa della povertà. I soggetti coinvolti sono quelli caratterizzati da un’identità fragile, che non riescono a stare al passo con determinati livelli di produzione e di consumo (sotto-consumatori).

Una delle conseguenze di quest’epoca dell’incertezza è la nascita di relazioni sempre più conflittuali e ambigue, cresce la formazione di identità provvisorie, tendenti all’emarginazione sociale ed all’esilio interiore. Il concetto di povertà ora cambia, paradossalmente, questa è la società in cui si può soffrire e ci si può sentire poveri anche per sovrabbondanza. Perciò non sono solo le risorse economiche gli strumenti che servono per soddisfare i bisogni, ma anche risorse culturali e “riflessive”, di capacità di giudizio.

Questo tipo di povertà economica e relazionale produce quella che noi oggi definiamo povertà educativa, “quella forma di povertà formativa e culturale che vanifica ogni ulteriore possibilità, se non quella di permanere nello stato di povertà originario, trasmesso, veicolato e trasferito, di generazione in generazione” 6

La definizione di riferimento utilizzata da diverse produzioni scientifiche e da enti appartenenti al sistema statistico nazionale, è quella elaborata da Save the Children (2014):

“La povertà educativa indica l’impossibilità per i minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni” 7

L’organizzazione si è ispirata a:

  • La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza (1989), che in due diversi articoli si sofferma sul diritto del minore all’educazione:

6 (a cura di) L. Di Profio, Povertà educativa: che fare? Analisi multidisciplinare di una questione complessa, Mimesis, Fano, 2020, p.18

7 https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/illuminiamo-il-futuro/povert%C3%A0-educativa#:~:text=Povert%C3%A0%20educativa%3A%20definizione,di%20seguire%20i%20loro%20sogni. Consultato in data 06/03/2021

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“Gli Stati parti riconoscono il diritto del fanciullo all’educazione” 8; “(art. 28) Gli Stati parti convengono che l’educazione del fanciullo deve avere come finalità: a) favorire lo sviluppo della personalità …b) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali… c) sviluppare nel fanciullo il rispetto dei suoi genitori, della sua identità, della sua lingua e dei suoi valori culturali, nonché il rispetto dei valori nazionali del paese nel quale vive, del paese di cui può essere originario e delle civiltà 15 diverse dalla sua; d) preparare il fanciullo ad assumere le responsabilità della vita in una società libera, in uno spirito di comprensione, di pace, di tolleranza, di uguaglianza tra i sessi e di amicizia tra tutti i popoli e gruppi etnici, nazionali e religiosi e delle persone di origine autoctona; e) sviluppare nel fanciullo il rispetto dell’ambiente naturale. 9 (art. 29).

  • La teoria delle capabilities di Amartya Sen (1987) e Martha Nussbaum (2002), che individuano quattro condizioni del processo di apprendimento, in assenza delle quali si manifesta deprivazione educativa (Tab. 1)
1. Apprendere per comprendere, cioè per acquisire le competenze necessarie per vivere nel mondo di oggi
2. Apprendere per essere, cioè per rafforzare la motivazione, la stima in se stessi e nelle proprie capacità, coltivando aspirazioni per il futuro e sviluppando la capacità di controllare i propri sentimenti anche nelle situazioni di difficoltà e di stress
3. Apprendere per vivere assieme, ovvero sviluppare capacità di relazione interpersonale e sociale, di cooperazione, comunicazione, empatia, negoziazione; quindi tutte le capabilities essenziali per gli esseri umani in quanto individui sociali
4. Apprendere per condurre una vita autonoma ed attiva, rafforzare le possibilità di vita, la salute e sicurezza, l’integrità, come condizioni funzionali all’educazione

Tab.1 Le quattro modalità di “apprendere”.10

8 Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza, 1991, pubblicata su La Gazzetta Ufficiale art.28, pag.15.

9 Ivi, pp.15-16

10 Save the Children Italia ONLUS, La lampada di Aladino. L’indice di Save the Children per misurare le povertà educative e illuminare il futuro dei bambini in Italia, Save the Children Italia ONLUS, Roma, 2014.

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Sen e Nussbaum (approccio umanistico) credono che la condizione necessaria per ottenere l’uguaglianza sociale sia la libertà individuale; una libertà responsabile da parte dell’individuo che rivela le proprie capacità di servirsi con profitto delle risorse a disposizione. Si tratta anche delle opportunità che ognuno ha di raggiungere i propri obiettivi, realizzare aspirazioni e progetti di vita. Sen critica il modello economicista che considera il benessere e la qualità della vita come il maggior piacere da cui deriverebbe la massima soddisfazione individuale, senza considerare le disuguaglianze e le differenze tra gli individui.

La povertà educativa è stata definita un fenomeno multidimensionale poiché è il frutto del contesto economico, sociale, familiare in cui vivono i minori. Questo significa che oltre alle cattive condizioni economiche, investe anche la dimensione emotiva, quella della socialità e della capacità di relazionarsi con il resto del mondo.

Con conseguente l

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher valentinaabb di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale e sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università del Salento o del prof Colazzo Salvatore.
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