La porta magica di Roma
Ludovica Iorio
La porta magica di Roma e i suoi simboli esoterici
Espressione di confine e di principio identificativo nella creazione di un dentro/fuori, la Porta Magica sembra rovesciare il rapporto di subalternità della spiritualità, legata alla figura del mago, rispetto al canone religioso, incarnato dal sacerdote secolarizzato. L'invito a cogliere il respiro di Dio - םיהולא חור - Ruah Elohim sull'architrave che sormonta il portale, suggerisce un accesso alla Gnosi riservato a chi detiene quella saggezza primigenia che si pone in ascolto della Natura. Di chi, cioè, è pronto a risolvere le contraddizioni varcando la sfera dell’Oltre, il cui simbolo è incarnato dalla Porta Magica.
L’ambivalenza del doppio vettore di identificazione dentro-fuori nella formazione di una Porta, simbolo di confine e di Oltre, ha il carico semiotico della contraddizione. L’uomo di sé persuaso è però in grado di valicare il limes della Gnosi, lì dove il non creatore o imitatore della Natura, l’uomo basso di senso, abbandona le redini del suo cammino paralizzando lo Spirito, esiliato dal destino dell’eterno. Il mago oltrepassa così la contraddizione a cui l’uomo comune, il non mago, l’incosciente dell'animus, è condannato.
Dalla definizione di confine, e con esso la delimitazione di un sistema di bene e male, ne consegue come automàton il suo specchio, o contrario. L'eco della tradizione ermetica risuona attraverso i simboli della Porta, veicoli di un Logos téleios, attraverso quella che Steiner definisce "morale sittlichen Bewusstsein", ove Bewusstein più che è la "consapevolezza dello spirito". Una fenomenologia che rende evidente il rapporto privilegiato tra chi, considerato in possesso di qualità superiori per accedere alla transustanziazione di un organismo mutevole nella perfetta immanenza del nous divenuto Oro e quindi Uno, riesce a valicare il portale dell'infinito e ricongiungersi al divino.
L'Opera della volontà perfetta e immanente si rende compiuta quando la voce di quei simboli riverbera nello spirito di chi sa appropriarsi della capacità di conoscere. È la ricerca di Steiner dello spirituale come giustificazione del reale e sua forma intrinseca, come possiamo leggere «dass der Mensch in einer wahrhaftigen Geistwelt drinnen lebt. In diesem Buche ist erstrebt, eine Erkenntnis des Geistgebietes vor dem Eintritte in die geistige Erfahrung zu rechtfertige», a cui appunto è protesa la sua ricerca di perfetta sovrapposizione.
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