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Sincronie: forme parallele e contrasti

Nievo e il teatro

Serena Fagioli, 16-989-808

Corso di Letteratura del Settecento e del primo Ottocento

Semestre autunnale 2020-2021

29.08.2021

Sommario

  • Introduzione: ........................................................................................................................................ 3
  • Il teatro nell’Ottocento ......................................................................................................................... 4
  • Nievo e il teatro .................................................................................................................................... 7
  • L’«Emanuele» ..................................................................................................................................... 11
  • Confronto intertestuale ....................................................................................................................... 14
  • Conclusioni ........................................................................................................................................ 16
  • Bibliografia ........................................................................................................................................ 17

Introduzione

Ippolito Nievo è un intellettuale certamente poliedrico; nonostante abbia vissuto per soli trent’anni ha composto una quantità ragguardevole di opere ed è stato anche politicamente impegnato.

La sua duttilità emerge soprattutto nella varietà di generi sperimentati nei testi prodotti. Egli si occupò non solo di romanzi, che costituiscono comunque buona parte della sua produzione, ma anche di poesia, di saggistica, di novellistica e di scrittura teatrale.

Nievo visse tra il 1831 e il 1861, un periodo che in Italia fu caratterizzato da un susseguirsi di scontri, guerre e moti rivoluzionari, a cui l’autore prese anche parte attiva; alcuni di questi sono: la seconda guerra d’indipendenza italiana del 1859 e la spedizione dei Mille di Garibaldi l’anno1 successivo. Quest’ultima missione si rivelò per lui fatale, nel momento in cui cercò di rientrare dalla Sicilia, ma il piroscafo che lo trasportava naufragò nel tragitto tra Palermo e Napoli e per lui non ci2 fu scampo.

Per questo scrittore gli anni dell’impegno civile non interrompono la carriera autoriale, anche se la rendono più difficile e rara. Nel periodo in questione, Nievo compose soprattutto saggi e poesie; basti pensare a «Rivoluzione politica e rivoluzione nazionale» e a «Storia filosofica dei secoli futuri» per la saggistica, mentre per la parte poetica si annoverano «Gli amori garibaldini». Risalente a3 quest’epoca è anche il quaderno autografo contenente alcune traduzioni poetiche.

Il teatro nieviano sarà al centro dell’elaborato e il focus sarà sulla commedia Emanuele, un testo giovanile del 1852, e sull’interpretazione che l’autore dà del contesto storico e degli scontri politici dell’epoca. Il dramma, quindi, contiene una discreta quantità di temi e di punti di riflessione, che si ricollegano sia all’ambito socio-politico sia a quello culturale.

Il testo prevede una parte introduttiva sul teatro del primo Ottocento, a cui seguono una sezione più precisa sul teatro nieviano e un capitolo specifico sull’Emanuele. Nelle ultime pagine sarà presentato un confronto intertestuale tra le opere nieviane e quelle di altri autori che si incentrano sugli stessi temi.

1 AA.VV., Enciclopedia storica Zanichelli, Bologna, Zanichelli, 1975, pp. 570, 572.

2 AA.VV., voce «Nievo, Ippolito» in Dizionario della letteratura, Milano, Garzanti, 2005, pp. 717-718.

3 Ibidem.

Il teatro nell’Ottocento

Il teatro italiano del XIX secolo è caratterizzato da una forma frammentaria ed una situazione di crisi. Nello specifico, il teatro dell’Ottocento si sviluppa lungo tre fasi: il teatro giacobino, il teatro riformato e il teatro borghese. La prima fase, soprattutto, cerca di ricalcare le caratteristiche del teatro francese di quegli stessi anni, ma con una differenza notevole, ovvero il fatto che teatro e politica non siano intersecati, in particolare dopo il periodo napoleonico e la seguente Restaurazione, che al contrario in altri stati aveva portato ad un’unità non solo socio-civile, ma anche intellettuale.

Stefano Geraci, analizzando l’ambiente teatrale e filodrammatico, sostiene che all’epoca non ci fosse una chiara distinzione tra drammaturghi patriottici e no, sottolineando così la mancanza di una4 linea politica e culturale unificata.

La situazione italiana, però, è ben diversa. Vi è una divisione tra i letterati tradizionalisti, che insistevano sulla presenza esclusiva in scena di tragedie e di commedie, mentre le compagnie teatrali prediligevano una maggiore varietà di generi, tanto che negli intermezzi venivano inseriti anche dei5 momenti più attinenti all’ambito circense.

La seconda fazione citata, a sua volta, era frazionata, a causa di alcune controversie che si erano generate tra le compagnie drammatiche, le deputazioni teatrali e i teatri privilegiati, che rispetto agli6 altri godevano di ingenti sussidi. Uno dei motivi di questa rivalità era la perdita di rigore da parte del teatro contemporaneo rispetto a quello classico, soprattutto nel periodo tra il 1808 e il 1855, periodo in cui anche Nievo era attivo.

A questo proposito si espressero anche Ippolito e Giovanni Pindemonte, due fratelli intellettuali italiani (1751-1828), legati però all’attività francese. Il primo sosteneva che il teatro dei dilettanti fosse migliore di quello dei professionisti, in quanto capaci di cogliere maggiormente le novità emergenti dai teatri nazionali europei, preferendo così le compagnie minori rispetto ai teatri privilegiati; il secondo insisteva, invece, sulla necessaria nascita di un teatro nazionale e il bisogno di7 operare come se non esistessero né attori né pubblico. Queste ultime idee, in particolare, sembrano essere difficilmente applicabili, soprattutto nel momento in cui l’unità territoriale ancora non esisteva e le diverse corti italiane si scontravano sui campi culturali ed intellettuali, dimostrando ora la superiorità di una e ora dell’altra. La seconda parte del pensiero di Giovanni è altrettanto importante: essa rimarca in maniera decisiva il ruolo negativo che a volte ricopre il pubblico, che con il proprio gusto arriva ad abbassare la qualità effettiva delle rappresentazioni sceniche.

4 S. Geraci, «Un’arme industre e accorta». Una nota sul teatro dell’Ottocento, in «Teatro e storia: orientamenti per una rifondazione degli studi teatrali», Anno 21, N. 28, 2007, p. 280.

5 C. Meldolesi e F. Taviani, Teatro e spettacolo nel primo Ottocento, Bari, Laterza editore, 2003, pp. 168-194.

6 Ivi, pp. 178-179.

7 Ivi, pp. 180-185.

È interessante notare come questa valutazione sul pubblico ritorni ciclicamente nella storia del teatro, basti vedere alcune delle recensioni pubblicate da Flaiano negli anni Sessanta.

Soffermandosi, invece, sui generi, si può attestare come in Italia, in questo periodo, si stesse diffondendo la novità del dramma storico, veicolo anche per la propaganda risorgimentale. In questo momento, sono di grande importanza alcune opere manzoniane, che si rivelano fonti di ispirazione notevoli, e queste sono Il conte di Carmagnola e l’Adelchi, quest’ultima soprattutto in quanto è una8 tragedia storica, le cui vicende si situano tra il 774 e il 775, pubblicata per la prima volta nel 1822, quindi è probabile che Nievo la conoscesse.

«[…] la diffusione sulle

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

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