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Lezione 1 - Martedì 22 Febbraio

Il corso verterà sul romanzo. Ci sarà una lezione introduttiva sul romanzo moderno, sulla nascita del romanzo (genere letterario recente) e poi si tratteranno i Promessi Sposi. Prima si tratterà del romanzo storico in generale, poi dei Promessi Sposi in generale e in seguito alcuni capitoli dove appare la figura di Lucia Mondello che Don Abbondio definisce “madonnina infilzata”. Questa figura ebbe molti detrattori della storia della critica tra cui De Sanctis. Un'altra figura che verrà affrontata è Gertrude (la monaca di Monza) che ha colpito molto la critica risorgimentale e post-risorgimentale.

Perché Manzoni?

La sfortuna di Manzoni è stata quella scolastica. “La scolarità del romanzo” ci impedisce di vedere quello che è, ovvero un grande romanzo che non ha seguaci, in quanto il romanzo storico post-manzoniano è un romanzo illeggibile, come quelli di Massimo d’Azeglio (genero di Manzoni, sposo della figlia Giulia Manzoni). Altro scrittore di romanzi storici post-manzoniani è Cesare Cantù.

Si vedrà un romanzo che è stato negletto dalla scuola. Si tratta de “Le confessioni di un italiano” di Ippolito Nievo. È un romanzo divertente e strepitoso ma non è più nel canone scolastico. Se avremo tempo affronteremo “L’esclusa” di Pirandello.

Obiettivo del corso

Lo scopo è avvicinare gli studenti a tre grandi romanzi tra 800 e 900. Un romanzo negletto perché troppo famoso e quindi trascurato dagli studenti. Twain dice infatti che i classici sono quei libri che tutti avremmo voluto già aver letto ma nessuno ha voglia di leggere. Un altro romanzo negletto è quello di Nievo. Per il nostro corso, che ha come obiettivo quello di analizzare la figura femminile, come viene rappresentata tra 800 e 900, il romanzo di Nievo presenta una figura straordinaria che è Pisana, una sorta di Natascia Rostova italiana, protagonista di Guerra e Pace. È una figura forte, capricciosa, generosa ma anche volubile, che vuole dominare e vuole imprimere la sua volontà sul mondo in generale e sul mondo maschile in particolare. Il protagonista - narratore in prima persona - è Carlino Altoviti che è e sarà sempre innamoratissimo di Pisana, ma sposa un’altra donna.

Gertrude e Lucia rappresentano i due poli antitetici. Una è una sorta di declinazione, anche se mascherata della “femme fatale” e l’altra è quella che diventerà protagonista nella letteratura feuilleton (di evasione), non impegnata. L’ultima figura pirandelliana è Marta Ajala, narrata in terza persona che non è un narratore onnisciente. “L’esclusa” è il primo romanzo di Pirandello pubblicato nel 1904. Pirandello per le sue idee presentate a inizio 900 può considerarsi un “avanguardista”: tutti ci sentiamo uno, nessuno e centomila e tutti indossiamo delle maschere. Per Marta Ajala abbiamo una situazione paradossale. Il paradosso è la chiave di lettura di tutta l’opera pirandelliana. In questo romanzo il paradosso è implicito: Marta Ajala sembra quando è innocente è colpevole; quando è colpevole per le convenzioni dell’epoca allora agli occhi del marito e della società è innocente. C’è il paradosso di ciò che è e ciò che sembra. Qui ha inizio tutta la carriera letteraria di Pirandello che è più famoso come drammaturgo che come romanziere.

Il romanzo come genere letterario

Partiamo dagli albori. Il romanzo per come lo immaginiamo, per la nostra ricezione di romanzo, nasce nel 700. In età tardo antica, l’età ellenistica, ci sono dei romanzi, scritti in greco. I principali scrittori sono Achille Tazio, Longo Sofista e Eliodoro, che scrive “le Etiopiche”. I romanzi di questi scrittori (Leucippe e Clitofonte, Dafne e Cleo e le Etiopiche) sono romanzi di intrattenimento. Non avevano pretesa letteraria ma la trama era interessante perché avrà una longue durée (lunga storia): due promessi sposi che per varie ragioni vengono separati. Si dilata il matrimonio e si complicano le peripezie, che sono quasi sempre le stesse: il ratto da parte dei pirati (la donna viene rapita dai pirati, che attentano alla sua virtù. La donna cercherà di rimanere sempre casta; in alcuni casi il pirata diventa un cavaliere); il rapimento da parte di qualcun altro; la vergine nel lupanare, ovvero la donna viene portata in un lupanare ma riesce a mantenere la sua illibatezza. Allo stesso modo, il giovane riesce a mantenersi integro, nonostante alcune donne cerchino di concupirlo. Alla fine i due innamorati si sposeranno. Questa trama della dilatazione del matrimonio (due innamorati che si separano ma che alla fine si sposano dopo varie peripezie) avrà una grossa fortuna.

Ci sono due romanzi in lingua latina di epoca tarda, uno di Apuleio (“le metamorfosi” dette anche “l’asino d’oro”), l’altro di Petronio, di cui non sappiamo nulla. Di Petronio ci parla Tacito, il quale lo definisce “arbitro di eleganze - arbiter elegantiarum". Petronio è coinvolto nella congiura dei Pisoni e costretto al suicido. Del suo romanzo, Satyricon, abbiamo solo dei frammenti. Le trame di questi romanzi sono molto diverse rispetto alle precedenti. Apuleio scrive il suo romanzo, fortemente erotico, in cui il protagonista viene trasformato in un asino. L’ultimo libro ci riconduce alla religiosità di Apuleio, seguace di Iside. Nell'ultimo libro del romanzo l’asino viene ritrasformato in uomo dai seguaci di Iside. Quest’ultimo libro ci permette di leggere tutto il libro in chiave misterica e allegoria: l’uomo bestia, la ferinità dell’uomo, che viene redento dalla religione e ritorna alla sua natura umana (romanzo di tipo iniziatico). Tutto ciò però non ci interesserà.

Il termine romanzo è di origine medievale. Né Tazio, né Apuleio sanno di aver scritto un romanzo. Essi pensano di aver scritto narrazioni. Il termine romanzo significa una cosa scritta in lingua romanza, non in latino. Sono narrazioni di tipo cavalleresco. Nasce in versi, i famosi "octosyllabe" della tradizione francese. Il più grande scrittore della tradizione francese è Chrétien de Troyes che scrive il ciclo cavalleresco arturiano. Questo scrittore darà vita alla tecnica dell’entrallsmoint ovvero “intreccio”: si intrecciano più vicende contemporanee per divertire e creare suspense.

Nella letteratura italiana la parola romanzo è connotata negativamente: non solo è per i non colti ed è una narrazione di intrattenimento puro ma anche connotata moralmente in termini negativi. Anche Dante nel 26° capitolo del Purgatorio, riferendosi al trovatore Arnaut Daniel, parla di “versi d’amore e prose di romanzi”, come se il romanzo fosse in prosa e in versi in poesia. Qui “romanzo” fa riferimento alle due letterature francesi: Oil (Francia del Nord) e Doc (della Francia del sud) che si specializzano in questo modo: Oil, al Nord, zona in cui si scrivono romanzi cavallereschi, e al Sud i trovatori scrivono romanzi d’amore in lingua doc.

Anche Petrarca nel Triumphus Amoris parla di “sogni d’ infermi e fole di romanzi”. Fole fa riferimento alla follie, alle favole, e dunque i romanzi sono considerati cose di poco conto, che portano la fantasia laddove non deve arrivare. Inoltre, non a caso la radice del peccato di Paolo e Francesca nell’Inferno dantesco nasce leggendo il Lancelot, un romanzo cavalleresco, che induce i due dannati a compiere lo stesso peccato di adulterio. Dante pensa che i romanzi siano eticamente pericolosi.

Boccaccio ci parla dei romanzi nella cornice del Decameron: 10 ragazzi che per sfuggire dai cattivi costumi di Firenze appestata si ritirano in una bellissima villa. Tra una novella e l’altra che si raccontano, c’è chi gioca a scacchi e chi legge romanzi. Boccaccio è l’autore del primo romanzo italiano intorno agli anni 40 del 300 noto come “Il Filocolo”. Ci racconta la stessa storia di Tazio e la storia che racconterà Manzoni più avanti: due amanti, Florio e Biancifiore, che vengono divisi per volontà del padre di lui, perché si pensa che lei sia una poverella, ma “omnia vincit amor” e i due si ritroveranno. C’è l’agnizione finale, cioè lei non è povera, ma è una principessa e quindi i due si possono sposare. L’agnizione è un escamotage efficacissimo: quello che è il figlio della serva è in realtà un nobile.

Boccaccio scrive anche un’altra cosa strepitosa: “l’elegia di madonna Fiammetta”: un romanzo scritto da Boccaccio ma in cui la protagonista narratrice delle proprie vicende è una donna, Madonna Fiammetta. Un romanzo al femminile, scritto da una donna - in finzione naturalmente - e rivolto alle donne. Un romanzo che vuole essere al femminile perché Fiammetta raccontando le sue vicende tristi (viene sedotta e abbandonata) vuole insegnare alle altre donne a guardarsi dagli uomini, che potrebbero riservare alle lettrici la stessa sorte.

Il romanzo moderno

Il romanzo moderno, così come lo conosciamo noi, nasce nel 700. Ci troviamo in Inghilterra, poi arriva in Francia. Ciò che è interessante notare è che il romanzo si sviluppa quando nasce la borghesia. Gli studiosi, anche di stampo marxista (che ritengono che sia la società e l'economia che influenzano la letteratura), ci dicono che quando nasce la borghesia, questa classe sociale voglia una produzione letteraria alla propria portata, che li possa soddisfare. La borghesia non è dotta e quindi non vuole lirica e tragedie, tipici dell'alta letteratura, della letteratura degli aristocratici. Vuole un prodotto che li possa soddisfare. Quindi trova degli scrittori che si fanno interpreti di questa esigenza e scrivono romanzi. Si tratta di un nuovo genere, per come verrà formulato, in cui si rispecchia questa mentalità imprenditoriale di questa nuova classe, molto sviluppata in Inghilterra e Francia, e che poi giungerà più tardi e con difficoltà anche in Italia.

La spiegazione sociologica del successo del romanzo

Sorge in Inghilterra poi Francia, primi stati liberali, in cui nasce la borghesia mercantile. In inglese, la terminologia riguardante il romanzo differenzia tra Romance e Novel. In italiano quello che chiamiamo Novella ha un altro significato. Due tipi di scrittura romanzesca, quindi, tipica del XVII secolo.

Romance si riferisce al 1600, rappresentato dal romanzo cosiddetto picaresco, ovvero dei romanzi che sono irreali, in cui generalmente i protagonisti sono bellissimi altissimi biondissimi eccetera ecc. e appartenenti all’alta classe sociale. Hanno una serie di avventure del tutto inverosimili, il lettore quindi non può identificarsi con questi personaggi. C’è distanza tra il lettore e la lettura. Sono effettivamente romanzi di evasione.

Nel Novel, al contrario, i personaggi sono vicini alla realtà del lettore. Quindi nel Romance vi sono personaggi di alto rango, dal coraggio di indicibile, che vincono sempre, coinvolti in imprese impossibili; a volte ci sono elementi miracolosi o fantastici, e sono ambientati in uno spazio temporale non ben determinato, spesso un vago Medioevo. Il tratto distintivo del Romance è l’inverosimiglianza. Il Novel, cerca di distaccarsi dal romanzo cavalleresco e picaresco, raccontando qualcosa di simile alla realtà, che potrebbe davvero accadere, anche se non è accaduto veramente. Ambientazione ben più realistica, spazio e tempo (le grandi categorie aristoteliche) sono ben definiti. Per dare più forza alla verosimiglianza il narratore spesso si inventa di aver scoperto un manoscritto (ad es. quello trovato a Saragozza presente nel Manzoni, con l’escamotage dello scartafaccio seicentesco). Il narratore dice di divulgare qualcosa di scritto da qualcun altro, già successo. Altre volte il narratore è intradiegetico, cioè narra in prima persona ciò che gli è capitato. Quindi contesto storico e sociale precisi, principio di veridicità.

Il termine Novel si riferisce a Novelty-News= notizia, perché i romanzi venivano allegati ai giornali, cioè sono quelli che noi chiamiamo “romanzi di appendice”. Hanno a che fare con il giornalismo, da qui il carattere realistico, privo di elementi fantastici o ultraterreni; sono vicini alla vita quotidiana della gente. Pensiamo ad un naufragio, raccontato come se fosse realmente accaduto: si tratta di Robinson Crusoe, del tutto inventato ma narrato come fosse vero. Così come la vita di Robinson sull'isola, che si scandisce come se lui fosse a Londra, con le abitudini quotidiane (calendario, casa, pane eccetera).

Nel XVIII secolo si sviluppa il romanzo epistolare: ovvero una finta raccolta di lettere. Il narratore che tramite delle lettere, che poi vengono alla fine raccolte, ci racconta una vicenda. Uno dei più innovativi fu Samuel Richardson, che scrisse nel 1740 “Pamela” e poi, siccome ebbe grande successo, scrisse “Clarissa” nel 1748. Si pone un problema fondamentale del romanzo moderno: il contrasto tra moralità interiore e leggi sociali. Pamela, una povera e giovane fanciulla, è a servizio come governante da una signora, la quale muore, lasciando come padrone di casa il figlio. Lui pensa di insidiare la virtù della giovane governante. Lei resiste, non cede nonostante sia un po’ innamorata e alla fine si conclude con un matrimonio. Il romanzo mostra l’ascesa sociale di questa ragazza, che non rinuncia la propria moralità e plasma il carattere di un uomo appartenente alla nobiltà. Le regole sociali di allora erano rigide: il nobile poteva insidiare una donna di classe sociale inferiore, ma non avrebbe potuto sposarla, poiché contaminava il proprio grado di nobiltà. Invece Richardson idea una storia a lieto fine, nella quale molte ragazze dell’epoca si potevano identificare, rendendola verosimile tramite l’escamotage dell’epistola: le lettere che lei scrive alla famiglia, raccontando le insidie del padrone e la sua virtù nel resistergli. Chiaramente la storia di verosimile non ha proprio nulla, però l’autore usa questo escamotage per conferire verosimiglianza.

Il romanzo del Settecento è un romanzo ricco di generi: con delle rimanenze del romanzo picaresco (del periodo barocco - 1600), le relazioni di viaggio, racconto erotico-libertino (es. Casanova), il romanzo allegorico filosofico, erudito didascalico, religioso edificante, l’autobiografia ecc. Ma non in Italia: la letteratura italiana è in grande ritardo; nel ‘700 il grande romanzo è tutto Oltralpe, in Italia c’è poco e niente. Gli autori più noti erano Richardson, J.J. Rousseau (La nouvelle Eloise), Goethe (Dolori del giovane Werther) De Laclos (Le relazioni pericolose, romanzo epistolare libertino in cui il protagonista vuole sedurre tutte le donne che incontra, scrivendo delle sue conquiste, raccontando la vita a corte).

I due romanzi del ‘700 inglese dei quali voglio parlare sono: Defoe “Robinson Crusoe” e “I viaggi di Gulliver” di Swift. Due romanzi completamente diversi ma che hanno in comune il tema del viaggio. Il primo ci racconta una storia inverosimile come se fosse verosimile: realismo, il lettore accetta di credere alla vicenda come se fosse vera. Swift, in Gulliver rende prevalente l'elemento fantastico e satirico. Nei viaggi di Gulliver il protagonista va a Lilliput, ci sono i giganti e così via.. è una forte critica a Rousseau, basti pensare al finale di questo libro, in cui l’autore dice che gli uomini sono delle bestie e che invece i cavalli sono esseri evoluti, estremamente intelligenti, che hanno risolto i problemi del mondo. Al contrario Rousseau sosteneva che l’uomo fosse sostanzialmente buono, credeva nella ragione e nelle potenzialità dell’uomo. Swift fa della satira, impegnata socialmente e culturalmente, sostiene la fondamentale cattiveria dell’uomo e non ha fede nella ragione come soluzione ai problemi sociali.

In Italia dobbiamo aspettare un grande scrittore apolide, veneziano di Zante che con il Trattato di Campoformio si ritrova senza patria. Morirà povero in Inghilterra: si tratta di Ugo Foscolo. Scrittore molto coraggioso e ricco dal punto di vista umano. Lui legge “il giovane Werther” e dopo scrive lo Jacopo Ortis. La grande differenza è che Werther era un innamorato, in un paese della Germania, si innamora follemente di questa Lotte già promessa sposa, perciò si suicida (diede vita al fenomeno del wertherismo, molti giovani si suicidano per emulazione). Ortis invece coniuga la trama amorosa alla trama politica: Ortis è un alter ego dell’autore, che scrive un romanzo epistolare, sono le lettere che Jacopo avrebbe scritto ad un amico, Lorenzo Alderani, il quale le pubblica una volta che Jacopo è morto. Il tema politico per Foscolo era importante: crollo del mito Napoleonico e dell’utopia giacobina, l’impotenza dell’intellettuale rivoluzionario che è anche un innamorato senza speranza. Il grande antagonista di Ortis di fatti non è il fidanzato di Teresa (l’amata di Ortis), ma il padre della ragazza che non vuole assolutamente la loro unione. La legge sociale rende impossibile il loro amore. Jacopo si descrive come amante e patriota: la letteratura successiva è incentrata sul binomio amore – patria, (come le Confessioni di Ippolito Nievo). Ortis è un ragazzo, uno studente, che si scontra con l’autorità pubblica del potere costituito (Napoleone) e l’autorità privata (il padre di Teresa). Lui si rifiuta di scendere a patti con il mondo, sceglie la morte come vendetta contro la tirannia e come affermazione di sé. È una morte dimostr

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/10 Letteratura italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alexa.saccomandi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura italiana II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi "Carlo Bo" di Urbino o del prof Tufano Ilaria.
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