1. Karl Marx
Note biografiche
Karl Marx nasce a Treviri il 5 maggio 1818, da un avvocato ebreo convertito al protestantesimo per motivi politici.
1835 si iscrive all’università di Bonn dove inizia a studiare Giurisprudenza.
1836 si trasferisce all’università di Berlino per continuare gli studi, dando un taglio filosofico agli stessi, dopo aver conosciuto Hegel e i giovani hegeliani. Si sposta infatti all’università di Jena e lì si laurea con una tesi su Democrito ed Epicuro.
Data la politica reazionaria vigente in Prussia, decise che le sue posizioni politiche non gli avrebbero permesso di intraprendere serenamente la carriera universitaria e così divenne caporedattore della Rheinische Zeitung, Gazzetta Renana, che fu in seguito interdetta dal governo.
1843 si trasferisce a Parigi a causa dello scioglimento forzato del giornale, dove terminò la stesura della Critica della filosofia del diritto di Hegel. È in quest’anno che si sposa con Jenny Von Westfalen da cui ebbe 7 figli e che lo seguirà nei suoi spostamenti.
1844 Marx abbraccia definitivamente l'ideologia comunista: ne sono testimoni i 2 saggi che pubblicò sul primo, e ultimo, numero degli Annali franco-tedeschi, redatto insieme con Ruge.
1844 diventa amico di Friedrich Engels e con lui comincia ad interessarsi alle materie economiche, un interesse che sfocia nei Manoscritti economico-filosofici.
Si trasferisce a Bruxelles con la famiglia a causa delle sue idee politiche e della sua partecipazione ai moti del 1848. Qui, in collaborazione con Engels, scrisse Die heilige Familie, La Sacra Famiglia, diretta contro Bauer ed i suoi discepoli, e maturò il definitivo distacco dalla filosofia tedesca con le Tesi su Feuerbach e, soprattutto, con Deutsche Ideologie, Ideologia tedesca.
1849 dopo il breve periodo a Bruxelles si trasferisce a Londra dove si ritirò dalla politica attiva dopo aver tentato di ricostituire la Lega dei comunisti.
1862 scrive Theorien über den Mehrwert, Teorie del plusvalore, e Lohn, Preis und Profit, Salario Prezzo e Profitto.
1866 inizia a comporre Das Kapital, il Capitale, che, dopo la sua morte, fu completato da Engels, il quale si basò sui suoi appunti.
1870 scrive Indirizzi sulla Guerra Franco-prussiana per conto dell’Associazione Internazionale dei Lavoratori.
1881 muore la moglie Jenny.
14 marzo 1883 muore Marx lasciando nello sconforto Engels e tutto il movimento operaio internazionale.
1.1 Un breve studio sul pensiero di Marx: da dove deriva la teoria delle classi?
È da ritenersi doveroso, prima di concentrarsi sul tema specifico, fare un passo indietro per esaminare il punto di partenza di Marx, dal quale si sviluppa il concetto di classi sociali e stratificazione; ovvero dal rapporto elementare tra l’uomo e la natura. Essa viene vista come oggetto e strumento di lavoro e quest’ultimo è l’attività mediante la quale l’uomo soddisfa i propri bisogni e costruisce la propria identità, che non è concepibile senza considerare l’uomo in relazione ad altri uomini. Vi è un’interdipendenza quindi, tra lavoro e attività vitale, che a sua volta è oggetto del volere e della coscienza dell’uomo.
È la consapevolezza di compiere azioni specifiche per la propria attività vitale a distinguere l’uomo dall’animale, che invece compie inconsapevolmente tali azioni. È lo stesso Marx a dire quindi che “si possono distinguere gli uomini 3 dagli animali per la coscienza, per la religione, per tutto ciò che si vuole; ma cominciano a distinguersi dagli animali allorquando cominciano a produrre i loro mezzi di sussistenza, un progresso che è condizionato dalla loro organizzazione fisica. Producendo i loro mezzi di sussistenza, gli uomini producono direttamente la loro stessa vita materiale”. 4
Durante il processo di produzione dei propri mezzi di sussistenza, gli uomini entrano in rapporti tra loro che sono determinati, necessari e indipendenti dalla loro volontà, che corrispondono a un certo grado di sviluppo delle loro forze produttive materiali. L’insieme di questi rapporti di produzione costituisce la struttura economica della società, ossia la base reale sulla quale si eleva una sovrastruttura giuridica e politica, alla quale corrispondono forme determinate della coscienza sociale. Il modo di produzione della vita materiale condiziona in generale, il processo sociale, politico e spirituale della vita. 5
Tale concetto è uno dei punti nodali della sua teoria, che rappresenta come egli intenda i rapporti sociali.
Per determinare le classi sociali quindi, ci si rifà al posto che occupano gli individui all’interno del processo produttivo. In sostanza, quindi, all’interno di questo processo si configurano essenzialmente la posizione sociale dei proprietari dei mezzi di produzione e quella di coloro che dispongono solo della propria forza lavoro, quindi rispettivamente capitalisti e operai, ne deriva che le classi sociali all’interno della società capitalistica sono, per Marx, sostanzialmente solo due.
K. Marx Manoscritti economico-filosofici del 1844, in Marx Opere filosofiche giovanili Editori Riuniti Roma 1971 3
K. Marx, F. Engels L’ideologia tedesca Editori Riuniti Roma 1971, cap 2, L’ideologia in generale, pag 4 4
K. Marx, Prefazione a Per la critica dell’economia politica, Editori Riuniti, Roma 1960 5
Nella storia dello sviluppo capitalistico però, queste due figure mutano considerevolmente la loro fisionomia. Nelle società rurali i protagonisti erano proprietari terrieri e contadini, mentre in quelle industriali troviamo imprenditori e operai salariati. Nella società rurale si trovava anche la contrapposizione tra “maestro d’arte” e garzone di bottega, intesa come contrapposizione di classe.
I rapporti sociali di produzione, struttura, condizionano inoltre le forme politiche, giuridiche, o spirituali in genere, intese come sovrastruttura. È lo stesso Marx che spiega come il “mutamento” sia il divenire dei fatti nel tempo: “a un dato punto del loro sviluppo le forze produttive materiali della società entrano in contraddizione con i rapporti di produzione esistenti, cioè con i rapporti di proprietà, che e sono soltanto l’espressione giuridica, dentro i quali tali forze per l’innanzi si erano mosse. Questi rapporti, da forme di sviluppo delle forze produttive, si convertono in loro catene. E allora subentra un’epoca di rivoluzione sociale. Con il cambiamento della base economica si sconvolge più o meno rapidamente tutta la gigantesca sovrastruttura”. 6
Da questa riflessione nasce un’indicazione chiara in termini di metodo: “quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le loro forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e combatterlo. Come non si può giudicare un uomo dall’idea che egli ha di se stesso, così non si può giudicare una simile epoca di sconvolgimento dalla conoscenza che essa ha di se stessa; occorre invece spiegare questa coscienza con le contraddizioni della vita materiale, con il conflitto esistente tra le forze produttive della società e i rapporti di produzione”. 7
K. Marx, Prefazione a Per la critica dell’economia politica, op cit, introduzione pag 8 6
Fondamentalmente, un uomo vive di bisogni da soddisfare. Soddisfatto il primo, si passa al successivo, nascono sempre situazioni nuove che implicano nuovi bisogni. Sono i rapporti sociali di produzione che soddisfano tali bisogni, e tali rapporti sociali possono essere misurati secondo un metro reale, la divisione del lavoro: “il grado di sviluppo delle forze produttive di una nazione è indicato nella maniera più chiara da gradi di sviluppo cui è giunta la divisione del lavoro”. 8
Essa implica una certa disuguaglianza nella ripartizione, sia per quanto riguarda la qualità del lavoro che dei suoi prodotti, ed ha per lo meno due manifestazioni pratiche: le forme di proprietà e la conseguente lotta delle classi.
“I diversi stadi di sviluppo della divisione del lavoro sono altrettante forme della proprietà; vale a dire ciascun nuovo stadio della divisione del lavoro determina anche le relazioni tra gli individui in relazione al materiale, allo strumento e al prodotto del lavoro”. 9
La divisione del lavoro indica le diverse posizioni degli individui nel processo di produzione e i diversi potenziali di controllo di cui dispongono nella distribuzione delle risorse e, per questo, divide gli uomini: appunto in classi, disposte in maniera gerarchica rispetto al processo di produzione e al possesso di mezzi di produzione stessi.
“Del resto, divisione del lavoro e proprietà privata sono espressioni identiche: con la prima si esprime in riferimento all’attività esattamente cioè che con l’altra si esprime in riferimento al prodotto dell’attività”.
È possibile distinguere alcuni stadi della divisione del lavoro, corrispondenti ad altrettante epoche della storia:
K. Marx, Prefazione a Per la critica dell’economia politica, op cit, introduzione pag 9 7
K. Marx, F. Engels L’ideologia tedesca, Editori Riuniti Roma 1971, pag 34-37 8
K. Marx, F. Engels L’ideologia tedesca, op cit, pag 34-37 9
Gli stadi della divisione del lavoro
- La prima forma di proprietà è la proprietà tribale, che corrisponde a quel grado della divisione del lavoro e della produzione in cui la gente vive di caccia, di pesca, dell’allevamento del bestiame, della raccolta e “al massimo” dell’agricoltura. La divisione del lavoro in sé è tuttavia poco sviluppata ed è una specie di prolungamento della divisione del lavoro in famiglia. L’organizzazione sociale stessa è un’estensione della famiglia.
- La seconda forma è la proprietà della comunità antica e dello Stato, che ha origine, dall’unione mediante patto o conquista di più tribù, in una città: dove esiste la proprietà della comunità ma incomincia a svilupparsi la proprietà privata mobiliare e poi quella immobiliare. La divisione del lavoro è abbastanza cospicua e troviamo l’antagonismo tra città e campagna, tra stati che sono portatori degli interessi della città o della campagna e, all’interno delle singole città, il contrasto tra industria e commercio marittimo. È completamente sviluppato il rapporto di classe tra cittadini e schiavi.
- La terza forma è la proprietà feudale o degli ordini, tipica del Medio Evo. Nella campagna la popolazione è scarsa e dispersa su una vasta area, perché, la fine dell’impero romano ed una serie di conflitti hanno preparato l’avvento dell’organizzazione gerarchica del possesso fondiario, che vede al vertice della piramide la nobiltà e alla base i piccoli contadini asserviti, i servi della gleba. Nella città, l’organizzazione feudale dell’artigianato è la proprietà corporativa. La proprietà consisteva prima nel lavoro di ciascun singolo, ma i singoli decidono di riunirsi in società corporative, per far fronte a situazioni di difficoltà, dovuti alle pressioni della nobiltà, al bisogno di mercati, alla concorrenza dei servi della gleba fuggiti dalle campagne. I limitati capitali dei singoli artigiani e il loro numero stabile, in seno ad una popolazione crescente, portarono allo sviluppo di un rapporto gerarchico tra maestro e garzone/apprendista, del tutto analogo a quello tra padrone e servo già esistente nelle campagne. Da una parte abbiamo dunque la società fondiaria e il lavoro servile e dall’altra un piccolo capitale artigiano e il lavoro dei garzoni: stesse situazioni che si ripropongono in “zone” diverse.
- La quarta è quella borghese-capitalistica. È l’evoluzione delle precedenti e nasce dallo sviluppo della divisione del lavoro, che comporta la separazione del settore produttivo da quello commerciale, con la formazione della classe appunto dei commercianti. Nelle neonate grandi città i vecchi padroni legati a vecchie forme produttive devono fare i conti con i protagonisti della nuova realtà di produzione, la classe borghese. Essa lotta contro tutti i legami feudali, si scinde in varie frazioni in base alla divisione del lavoro e infine assorbe in sé tutte le classi possidenti preesistenti, trasformando tutte le classi non possidenti e parti di quelle possidenti in una classe unica, il proletariato, nella misura in cui tutta la proprietà preesistente è trasformata in capitale industriale o commerciale. Ciò avviene molto lentamente, in concomitanza con un fatto cruciale: il fiorire della manifattura, che nasce dal sistema corporativo e dalla specializzazione delle produzioni delle varie città. Da questo nasce a sua volta il rapporto di concorrenza tra le varie nazioni e si sviluppano i contrasti commerciali che, sfociano addirittura in guerre e ove non si arrivi a tanto, in dazi protettivi e proibizioni, dove prima le nazioni stipulavano scambi pacifici. Da questo momento quindi, il commercio assume rilevanza politica. La manifattura e la dinamica produttiva hanno uno slancio enorme in seguito all’allargamento dei commerci, all’acquisizione delle materie prime a buon mercato, all’aumento delle masse dei consumatori, tutto iniziato con la scoperta dell’America e poi incrementato con la nascita delle varie vie marittime e di società come la Compagnia delle Indie Orientali. Si espande quindi la grande borghesia, padrona di tutto ciò, che si scontra specialmente nelle grandi città, con la piccola borghesia che viveva nelle corporazioni e ne esce vincitrice. Da qui il declino delle corporazioni, non appena entrarono in contatto e conflitto con la manifattura. Dalla manifattura crescono i mercati e i bisogni, vengono introdotte macchine sempre più complesse e si passa alla grande industria moderna, dove tutto è centralizzato, sia i capitali che il prodotto, per la prima volta nella storia dell’uomo.
K. Marx e F. Engels, L’ideologia tedesca, Editori Riuniti Roma 2018 10
E qui arriviamo al concetto basilare nello studio di Karl Marx, quello di lotta di classe che riguarda i rapporti tra borghesia, assurta a classe dominante e proletariato, la classe dominata. Come riporta nella sua opera più conosciuta, il Manifesto del Partito Comunista, scritta insieme a F. Engels: “la storia di ogni società finora esistita è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri di corporazioni e garzoni, in una parola oppressori e oppressi sono sempre stati in contrasto tra loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società, o con la rovina comune delle classi in lotta”. 11
La situazione a lui contemporanea e che si trovava ad analizzare si caratterizzava per il conflitto tra due classi: quella borghese e quella proletaria.
K. Marx, E. Engels, Manifesto del Partito Comunista, in G. M. Bravo, a cura di, Il Manifesto del partito comunista e i suoi interpreti, Editori Riuniti, Roma 1973, pag 22 11
1.2 Teoria e lotta di classe, capitalisti, proletari e plusvalore
Sebbene tutti i sociologi abbiano in qualche misura prestato attenzione ai problemi delle classi sociali e della stratificazione, si può tuttavia affermare con certezza che è a Karl Marx che si deve la prima teorizzazione organica del fenomeno.
Una nota importante: non esiste una trattazione specifica nelle opere di Marx in merito al problema delle classi sociali e la loro dinamica. Questo aspetto va ricostruito attraverso la sua intera
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