UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MESSINA
DIPARTIMENTO DISCIENZE COGNITIVE,
PSICOLOGICHE, PEDAGOGICHE
E DEGLI STUDI CULTURALI
CORSO DI LAUREA IN SCIENZE PEDAGOGICHE (LM-85)
L’importanza dello sguardo nell’interazione
con l’Altro-Io.
Disturbo dello spettro autistico
e contatto oculare anomalo
Tesi di laurea di: Sonia Gueli
Relatore: Ch.mo Prof. Paolo Guido Bettineschi
Anno Accademico 2022/2023 A Hermes,
mio piccolo alunno speciale,
ispirazione autentica di questo lavoro.
2
INDICE
Introduzione (6)
CAPITOLO 1. VISIONE, CONOSCENZA E SCOPERTA
DELL’ALTRO-IO (8)
1.1. Cenni storico-filosofici (8)
1.2. L’Io e la scoperta dell’altro da me (9)
1.3. Il ritorno intenzionale (13) (14)
1.3.1 – Il coglimento dell’altro simile a me
1.4. Reciprocità e simultaneità dello sguardo come fondamento
del nostro riconoscimento (16) (18)
1.4.1. – La superiorità della vista rispetto agli altri sensi
1.5. La necessità dell’intersoggettività (19)
CAPITOLO 2. LA RICERCA DELL’ESSERE: IN-SÉ, PER-
SÉ, PER-ALTRI (25)
2.1. «L’esistenza precede l’essenza» (25)
(26)
2.1.1 – Il desiderio d’essere
2.2. Fenomeno e trascendenza (27)
2.3. L’essere in sé (31)
2.4. La presenza a sé (32)
2.5. Il problema dell’esistenza d’altri (35)
2.6. Husserl, Hegel, Heidegger e l’esistenza altrui (43)
3
CAPITOLO 3. LA FORZA DELLO SGUARDO
NELL’INTERAZIONE CON L’ALTRO-IO (52)
3.1. (52)
L’apparizione di un uomo nel mio universo
(54)
3.1.1. - «Altri» è colui che mi guarda
3.2. Senso ed essenza dello sguardo altrui (56) (60)
3.2.1. – L’essere guardato e l’alienazione del mio mondo
3.3. Il senso del nascere d’altri nel suo sguardo e con esso (64)
CAPITOLO 4. UNO «SGUARDO» SULL’AUTISMO (71)
4.1. Storia dell’Autismo (71)
4.2. Diagnosi e trattamento del Disturbo dello Spettro Autistico
(74) (77)
4.2.1 – Iper-selettività e iper-visione nei soggetti con Autismo
4.3. Il «non-sguardo»: è realmente predittore della condizione
autistica? (78)
4.4. L’incontro tra due paia di occhi (81)
(85)
4.4.1. – Contatto oculare e Autismo
4.5. Percezione dello sguardo: dritto e deviato (87)
(89)
4.5.1. – Evidenze scientifiche: non solo Autismo
4.6. Sguardo perso, laterale, contatto oculare anomalo: perché
non mi guardi negli occhi? (91)
CONCLUSIONI (100)
BIBLIOGRAFIA (103) 4
5
Introduzione
Ti faccio spazio dentro di me, in questo incrocio di sguardi che
riassume milioni di attimi e di parole.
Questa citazione di Pablo Neruda, «apre le danze» per la
presentazione del suddetto lavoro di tesi: un'analisi dell'estrema forza
e potenza dello nell'interazione con colui che è
sguardo Altro-da-Noi.
L'interesse per questo argomento nasce dalla mia personale
esperienza lavorativa con bambini e ragazzi affetti da Disturbo dello
analizzando, attraverso l'ausilio di studi e ricerche
Spettro Autistico,
scientifiche, quale sia il motivo per cui questi soggetti a sviluppo
tendano ad evitare di instaurare il con
atipico contatto oculare
chiunque interagisca con loro, ponendosi tra i principali campanelli
d'allarme per una diagnosi precoce.
Ho avuto quindi modo di constatare in prima persona le difficoltà di
questi utenti, nel momento in cui, spesso, si cerca di «forzarli» a
mantenere il lo con l'interlocutore. In realtà,
contatto visivo, sguardo,
non è assolutamente necessaria una tale forzatura poiché, come
vedremo nel corso del presente scritto, il loro volgere lo sguardo
altrove e non mantenere il durante un'interazione
contatto oculare
comunicativa, è un loro modo per ascoltare ciò che l'Altro
speciale
ha da dirgli.
La tesi sarà articolata in quattro capitoli. Il primo capitolo offre un
percorso di analisi storico-filosofica riguardo il modo in cui, nel
tempo, è stato concepito lo e quanta potenza esso abbia
sguardo
nell'interazione con l'Altro. Di fatto, si è analizzata la vista come
senso superiore rispetto agli altri, preceduto dalla scoperta dell'Io e
dell'Altro-da-me, dal suo coglimento grazie alla reciprocità e
simultaneità, caratteristiche proprie dello a fondamento di
sguardo,
un tale riconoscimento dell'Altro, da cui scaturisce inoltre la necessità
di instaurare un legame di intersoggettività.
6
Attraverso l'analisi del pensiero filosofico di Jean-Paul Sartre ne
il secondo capitolo approfondisce quella che è la
L'essere e il nulla,
ricerca dell'essere, ponendo al vaglio il
in-sè, per-sè, per-altri,
problema dell'esistenza altrui, ricercandone approfondimenti
filosofici in autori come Husserl, Hegel e Heidegger.
Nel terzo capitolo, si affronta la forza dello nell'interazione
sguardo
con l'Altro-Io a partire dalla scoperta di un uomo nel nostro universo,
fornendo la consapevolezza che è colui che ci Il senso
Altri guarda.
del nascere d'Altri risiede nell'incontro autentico tra i nostri sguardi;
il suo lo ha ovviamente un senso ed
sguardo, sguardo altrui,
un'essenza tale da essere il principale nostro mezzo comunicativo.
Ma cosa accadrebbe se il nostro interlocutore fosse impossibilitato ad
utilizzare questo potente strumento di comunicazione non verbale,
che sia per l'imposizione di particolari dettami culturali o, appunto, a
causa della presenza di un eventuale disturbo?
Esattamente nel quarto ed ultimo capitolo, è stata effettuata un'attenta
analisi della condizione di soggetti con
atipica Disturbo dello Spettro
Iniziando dalla storia dell'autismo, da come questo venga
Autistico.
diagnosticato e in quale fascia di età, considerandone anche il
trattamento, ci si è poi soffermati sulla mancanza del contatto oculare
da parte di questi soggetti. Grazie all'ausilio di articoli ed evidenze
scientifiche, si è valutato come il non sia realmente un
non sguardo,
elemento predittore della condizione autistica infatti, come la
letteratura insegna, situazioni di o
disturbo d'ansia, disturbo
conducono spesso i soggetti ad evitare il
ossessivo-compulsivo,
probabilmente perché il
contatto visivo, contatto tra due paia di occhi
comporta un carico emotivo talmente forte, tale da non riuscire a
sostenerlo.
Riponendo nuovamente l'attenzione sui Disturbi dello spettro
si arriva alla conclusione che il
Autistico, contatto oculare anomalo,
lo o siano una caratteristica dei
sguardo perso laterale, speciale
soggetti con i quali, essendo attratti da tanti particolari
autismo,
contemporaneamente, tendono a volgere lo altrove, proprio
sguardo
perché interessati a ciò che l'interlocutore sta dicendo, così da non
venire distratti dalle tante caratteristiche che gli si pongono dinnanzi.
7
CAPITOLO 1
VISIONE, CONOSCENZA E SCOPERTA DELL'ALTRO-IO
1.1. Cenni storico – filosofici
Da sempre, nella cultura occidentale, la superiorità della vista rispetto
a tutti gli altri sensi è stata uno dei tratti più rilevanti e caratteristici,
trovandone traccia nel linguaggio, nelle differenze fra il modo in cui
viene designata l’attività del vedere e gli oggetti attorno ai quali si
esercita, rispetto al vasto universo di significati connessi con gli altri
sensi. Ad esempio, nell’indoeuropeo unitario ritroviamo l’idea
secondo la quale il conoscere dipende dall’aver visto e, in particolare,
nel mondo greco, il privilegiamento della vista è dato dall’identità
sussistente tra i termini che designano forme e contenuti del vedere e
del conoscere.
In sede propriamente filosofica, ciò che unisce visione, pensiero e
verità, inizia già da Platone, caratterizzando l’intera nostra tradizione.
Platone dice: «l’idea, l’essenza cioè l’aspetto, la veduta, è la
“stessità” della cosa», poiché la verità tende a coincidere con la
capacità di raggiungere quella forma di superiore visione in cui
consiste la conoscenza. Volendo comprendere il significato più
autentico del motto è necessario far riferimento
conosci te stesso,
all’esempio della vista, l’unico che possa aiutarci ad afferrarne il
senso. Perciò, laddove l’iscrizione fosse rivolta all’occhio, come è
rivolta all’uomo, dicendo potremmo più facilmente
guarda te stesso,
comprendere la raccomandazione che ci viene rivolta. Se per
guardare se stesso, l’occhio deve indirizzarsi su quella parte di un
altro occhio in egual modo anche
in cui risiede la sua capacità visiva,
l’anima se vuole conoscere se stessa dovrà orientarsi su quella parte
dell’anima che custodisce la sapienza, che dell’anima è la specifica
Tale coincidenza tra vedere e conoscere è implicita anche
potenza.
nei libri di Aristotele dedicati alla quando afferma
Filosofia Prima,
che il sia quello specifico desiderio che da una
desiderio di vedere
parte coinvolge tutti gli uomini e d’altra parte è connaturato,
appartenente alla loro originaria natura.
8
Il vedere-conoscere è ciò a cui tendono tutti gli uomini per il fatto
stesso di essere nati.
Si è tentato, dunque, di verificare l'ipotesi per cui l'esercizio della
visione abbia in sé uno specifico potere che conserva immutato un
problematico aspetto perturbante, seppur paradossale, su cui
riflettere. Si pensi ad Hoffman con il suo racconto e ad
The Sandman
altri grandi personaggi tragici, sino ad arrivare a Bentham, Orwell e
Foucault, in ognuno dei quali emerge la duplicità e l'ambiguità della
forza dello sguardo, la quale coincide sia con l'opportunità di
assoggettare, imponendo il proprio sguardo sul comportamento altrui
e, simultaneamente, di sottrarsi allo sguardo, restando .
1
invisibili
Colui che è capace di vedere tutto e di non essere visto, darà vita ad
una forma di violenza che nel corso del tempo è stata esplicitata in
varie versioni mitologiche come quelle dell'anello di Gige.
Fondamentalmente, per cogliere l'effettivo potere dello sguardo, la
sua estrema potenza, bisogna riflettere sul rapporto che esso ha con
il suo opposto: Testimonianza emblematica di ciò è
l'accecamento.
Edipo, ma anche l'indovino Tiresia, secondo i quali essere ciechi non
significa non vedere affatto, ma è necessario chiedersi rispetto a cosa
si è ciechi. Subentra, quindi, una co-appartenenza del
visibile/invisibile nella forza dello sguardo che contribuisce alla
definizione di quella paradossale, ambigua, tragica e perturbante
condizione in cui riversa l'essere umano.
1.2. L'Io e la scoperta dell'altro da me
Lo sguardo possiede un enorme potere nell'interazione con l'altro-Io:
nel momento in cui entriamo in connessione con un soggetto che
consideriamo altro da Noi, il senso principale attraverso cui
2
cerchiamo di instaurare un rapporto con l'altro-Io è la vista . I nostri
occhi continuamente comunicano ciò che proviamo, i nostri
parlano,
1 U. Curi (2004), Bollati Boringhieri.
La forza dello sguardo,
2 P. Bettineschi (2018), L'oggetto buono dell'Io. Etica e filosofia delle
Morcelliana, Brescia, 2022.
relazioni oggettuali, 9
sentimenti, le nostre sensazioni, le nostre emozioni. Insomma,
quando si dice «gli occhi sono lo specchio dell'anima» è proprio così.
Quando mi trovo davanti le cose che mi appaiono come altro da me,
sarà presente anche un qualcosa di speciale che è un altro simile a me
e, dato che Io sono Io, colui che appare manifestandosi con una
somiglianza essenziale a me è l'altro-Io, che assume il nome del Tu
quando mi si presenta in maniera diretta. Di conseguenza, avremo la
possibilità di dire: Tu sei, Tu parli, Tu pensi ecc. Ed Io, di fronte
all'altro-da-me che appare essenzialmente simile a me, dirò Tu,
riconoscendogli la mia stessa capacità di pensare o avere presente il
mondo nella sua totalità. Non si tratta, però, di somiglianza, poiché
sarebbe più corretto parlare di una vera e propria identità:
quell'identica attività di pensiero che è comune a me e a quell'altro Io
che chiamo Ed è un'identità fondamentale perché riguarda la
Tu.
fondamentale attività del pensare: se Io non pensassi, Io non sarei e,
non rinunciando a restare Io al centro del mio pensare, Io troverò il
Il più
pensiero tanto in me quanto in un simile e speciale altro da me.
delle volte, in merito alla questione inerente la coscienza
dell'intersoggettività, relativa cioè, alla conoscenza dell'esistenza di
altri come me, si è dichiarato che essa sia insolubile a causa
dell'errore che vi è all'interno della sua stessa formulazione. In realtà,
non è possibile che a me appaia esattamente ciò che appare a te o
all'altro-Io, perciò, se il mio Io è al centro dell'attività fondamentale
del pensare, non è possibile che, cambiando il centro di tale attività,
non cambi anche il pensare e la relazione che esso intrattiene con ogni
oggetto pensato: se al posto di me e del mio Io, ci fossi o un
Tu altro-
ovviamente il centro dell'attività di pensiero sarebbe differente; i
Io,
pensieri non sarebbero più miei ma tuoi, o suoi; così, reciprocamente,
se mi trovassi Io, i pensieri che ne risulterebbero non potrebbero più
essere i tuoi o quelli dell'altro-Io, ma necessariamente saranno i miei
pensieri. Ciò non vuol dire che l'individuazione personale dell'attività
dell'aver presente il mondo oggettuale, stravolga la verità del mondo
oggettuale presente (cioè pensato), altrimenti si ricadrebbe in
contraddizione. Quel riferirsi alla centralità del pensare
nell'individuazione personale è importante quando qualche oggetto
viene pensato o è presente nella sua determinata e non difforme
identità, che si ponga in maniera immediata in relazione con
l'individualità del soggetto che pensa quel dato oggetto, o con
l'individualità del soggetto che quel determinato oggetto ha lì
10
presente. In sostanza, quella relazione che Io, pensando il mondo, ho
con esso stesso nella sua non difforme identità, non potrà mai essere
la stessa che hai con esso, o in generale, che con esso può avere
Tu
un così, il mondo che è presente, non smetterà di apparire
altro-Io;
con verità proprio perché non sono Io l'unico soggetto a pensarlo e
3 . In tal senso, Io non sono l'unico orizzonte di
ad averlo presente
pensiero al cui interno il mondo appare con verità, dato che il mio
pensiero non è l'apparire assoluto dell'assoluto, non è la presenza
assoluta della totalità di ciò che è, poiché, se così fosse, il mio
pensiero rappresenterebbe l'orizzonte della presenza attuale di ogni
essente. Sarebbe l'orizzonte all'interno del quale tutto ciò
indiveniente
che è sarà compresente. E la mia esperienza del mondo
rappresenterebbe il sapere assoluto dell'assoluto, che non potrebbe né
incrementarsi, né ampliarsi, perché è già perfettamente realizzato.
In realtà, la mia esperienza del mondo, il mio conoscere, cresce
continuamente; la mia coscienza e il mio sapere si ampliano
costantemente avendo battuto i limiti che prima li stringevano,
dunque, Io dovrò sempre considerarmi un punto di vista sul mondo e
mai, la manifestazione assoluta di tutto ciò che è. Io sarò un punto di
vista sul mondo, un punto di vista verace, da prendere in
considerazione, e sarò anche l'unico per il quale tutto ciò che da me
viene pensato dovrà necessariamente passare. Anche il pensiero
relativo all'esistenza altrui, di altri punti di vista veraci sul mondo,
che Io non sono, o che non sono il mio intrascendibile punto di vista,
passerà inevitabilmente da me.
Il complesso relazionale è però differente, quindi il mio pensiero di
una certa cosa non sarà il tuo pensiero di quella stessa cosa, ma
comunque ad essere pensata, nella sua verità, potrà sempre essere
quella determinata cosa. La molteplicità dei soggetti pensanti non fa
altro che moltiplicare la presenza della cosa pensata all'interno di
diverse prospettive, così che la verità della cosa si espande facendosi
condivisa proprio come il pensare, il quale rappresenta quell'attività
condivisa dell'umanità totale. Tuttavia, si tende a guardare solo
l'esistenza di un altro orizzonte di pensiero oltre il mio senza
considerarne i contenuti; tutt'altra cosa sarebbe considerare e
conoscere che, così come Tu esisti in quanto soggettività pensante,
3 Ivi, pp. 43 – 45. 11
allo stesso modo sarà opportuno conoscere cosa esattamente Tu pensi
o quali siano i tuoi precisi pensieri. Affinché ciò avvenga, Io e Tu
dovremmo essere uno stesso soggetto che realizza un'identica
attività, ma questo non è e non può assolutamente essere. Il punto
essenziale è che Tu sia presente a me.
La filosofia contemporanea te
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