Estratto del documento

L'evoluzione nella reportistica aziendale: il focus sulla catena di fornitura

Università degli Studi “G. D’Annunzio” Chieti – Pescara

Dipartimento di Economia Aziendale

Corso di Laurea Triennale in Economia e Management

Laureando Andrea Pimpini

Relatore Chiar.mo Prof. Lorenzo Lucianetti

Anno accademico 2023 – 2024

Indice

Introduzione 4

Cap. 1: La reportistica aziendale 8

1.1 Evoluzione storica 10

1.2 Importanza della reportistica per le imprese 14

1.3 Report obbligatori e facoltativi 16

Cap. 2: La direttiva CSRD 19

2.1 Implicazioni della CSRD per le grandi imprese e le PMI 20

2.2 Il principio della doppia rilevanza 22

Cap. 3: Impatto della CSRD sulla supply chain 26

3.1 Impatti diretti e indiretti della CSRD sulla supply chain 27

3.2 Case study: esempi di adattamento alla CSRD 30

Cap. 4: L'implementazione della CSRD nelle PMI 38

4.1 Strumenti e risorse per l'adeguamento 40

4.2 Ruolo dell'EFRAG e gli standard specifici per le PMI 41

Cap. 5: Aspetti tecnici e organizzativi 44

5.1 Cambiamenti organizzativi necessari 45

5.2 Sistema di controllo interno e greenwashing 47

1

Conclusioni 50

Bibliografia 53

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Introduzione

La reportistica aziendale ha subito un'evoluzione significativa e continua negli ultimi decenni, riflettendo i cambiamenti nel contesto economico, sociale e normativo. In passato, il report si concentrava principalmente su dati finanziari e prestazioni economiche, ma con l'aumentare della consapevolezza delle problematiche ambientali, sociali e di governance (ESG), si è ampliato per includere anche informazioni non strettamente finanziarie. Questa evoluzione lenta ma inesorabile trova spiegazione nelle crescenti aspettative degli stakeholder, che richiedono un maggiore grado di trasparenza e responsabilità da parte delle aziende, e alle numerose normative che si sono succedute nel corso degli anni, a livello nazionale e internazionale.

Un aspetto cruciale di questa trasformazione, enfatizzato in particolare dalla recente Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD), è l'attenzione crescente alla catena di fornitura. La gestione sostenibile della supply chain è diventata un elemento fondamentale per garantire che le pratiche di sostenibilità non si limitino esclusivamente alle attività interne dell'azienda, ma si estendano anche ai suoi fornitori e partner commerciali.

La Direttiva sulla Comunicazione di Sostenibilità delle Imprese (CSRD) dell'Unione Europea rappresenta un passo in avanti significativo. Introdotta per migliorare la trasparenza e la comparabilità delle informazioni non finanziarie, la CSRD impone alle grandi imprese e alle PMI quotate l'obbligo di integrare la rendicontazione di sostenibilità nei loro bilanci a partire dall'esercizio 2024 e quindi nei report pubblicati dal 2025. Questa direttiva non solo amplia la platea delle imprese soggette a questi obblighi, ma richiede anche una maggiore attenzione alla sostenibilità lungo l'intero ciclo di vita dei prodotti e dei servizi.

L'obiettivo principale di questa tesi è analizzare l'evoluzione della reportistica aziendale con un focus specifico sulla catena di fornitura alla luce della CSRD.

Come vedremo in seguito, infatti, la nuova direttiva europea è caratterizzata proprio da questa enfasi che pone sulla catena di fornitura:

4

“A vital component of the Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) is a comprehensive understanding of an organisation’s value chain. The CSRD mandates that companies report on their activities across the whole value chain, upstream and downstream, rather than purely internal operations”. 1

L’obiettivo dell’Unione Europea non è più esclusivamente quello di obbligare le imprese ad adottare pratiche sostenibili e a rendicontare le proprie attività: questo scopo è stato già raggiunto negli anni precedenti, prima con i rapporti CSR (Corporate social responsibility), poi con la rendicontazione integrata (IR, Integrated Reports).

Ora, l’obiettivo della CSRD è quello di creare un network: oltre alle normative, le imprese stesse devono promuovere pratiche sostenibili lungo l’intera catena di fornitura. 2

I report di sostenibilità dovranno essere pubblici e le imprese saranno tenute a rendicontare e assumere maggiore responsabilità riguardo le attività di tutti i soggetti coinvolti nei processi aziendali.

In questa tesi vedremo anche perché questo obiettivo rappresenta una sfida per le imprese: accedere alle informazioni riguardanti i partner commerciali non è facile e rappresenta un costo ingente, soprattutto per le piccole e medie imprese (PMI).

Per riassumere, questo studio si propone di:

  • Esaminare l'evoluzione storica della reportistica aziendale: Fornire un quadro generale di come la pratica dei report aziendali si è evoluta nel tempo, passando da un focus esclusivamente finanziario a una più ampia inclusione di criteri ESG e, negli ultimi tempi, diventando una vera e propria strategia di marketing (il cosiddetto “cause-related marketing” che rischia di diventare “greenwashing”).

1 RSM, “The value chain: CSRD’s crucial component”, RSM Global, N.d. https://www.rsm.global/service/esg-and-sustainability-services/corporate-sustainability-reporting-directive-csrd/value-chain-csrds-crucial-component#:~:text=The%20CSRD%20mandates%20that%20companies%20report%20on%20their%20activities%20across

2 European Commission, “Directive on Corporate Sustainability Due Diligence”, N.d. https://commission.europa.eu/business-economy-euro/doing-business-eu/sustainability-due-diligence-responsible-business/corporate-sustainability-due-diligence_en#:~:text=The%20aim%20of%20this%20Directive%20is%20to%20foster%20sustainable%20and 5

  • Analizzare il contenuto e gli obiettivi della Direttiva CSRD: Esplorare i dettagli della direttiva, le sue implicazioni per le imprese e il modo in cui ridefinisce le pratiche di rendicontazione aziendale. La direttiva riprende molti concetti preesistenti, come il concetto di doppia materialità, approfondendoli, standardizzandoli per una maggiore comparabilità e indirizzandoli ad una più amplia platea di destinatari.
  • Valutare l'impatto della CSRD sulla supply chain: Investigare come la nuova normativa influenzerà la gestione della catena di fornitura, con particolare attenzione alle sfide e alle opportunità per le aziende e i loro fornitori. Visto che le imprese saranno tenute ad assumere maggiore responsabilità riguardo le attività condotte dai partner commerciali, le prime presteranno maggiore attenzione alla selezione dei partner e le seconde, per evitare di subire perdite economiche, presteranno maggiore attenzione al rispetto dei criteri ESG.
  • Esplorare le implicazioni per le PMI: Considerare le specificità delle piccole e medie imprese nel contesto della CSRD, analizzando le difficoltà e le risorse necessarie per adeguarsi alle nuove regole. Reperire informazioni riguardanti partner commerciali rappresenta un costo amministrativo e di ricerca. Il rischio è che i soggetti coinvolti nella catena di fornitura (supply chain) possano falsificare le informazioni o renderle difficilmente accessibili ai partner.

Questa tesi adotta un approccio compilativo, basato sull'analisi di una vasta gamma di fonti secondarie. Le principali fasi della metodologia includono:

  • Revisione della letteratura: Una revisione della letteratura accademica e dei rapporti di settore per comprendere l'evoluzione storica della reportistica aziendale e il contesto della CSRD.
  • Analisi documentale: Esame dei testi ufficiali della Direttiva CSRD, documenti di accompagnamento e linee guida fornite dall'Unione Europea e da altri organismi di regolamentazione.
  • Studio di casi: Analisi di casi studio di aziende che hanno iniziato ad adeguarsi alla CSRD, per identificare best practice e sfide comuni.

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  • Sintesi e raccomandazioni: Elaborazione dei dati raccolti per formulare raccomandazioni pratiche e applicabili per le aziende che si preparano ad affrontare le nuove sfide poste dalla CSRD.

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Capitolo 1: La reportistica aziendale

La reportistica aziendale comprende tutti i report e le comunicazioni che un’azienda produce per fornire informazioni sia all’interno (utili alle varie aree aziendali per valutare le performance e prendere decisioni) che all’esterno ed include molteplici documenti, tra cui:

  • Bilancio d’esercizio: rendiconti finanziari come il conto economico, stato patrimoniale e rendiconto finanziario.
  • Relazione sulla gestione: dettaglia le performance operative e strategiche dell’azienda.
  • Rapporti di sostenibilità: informazioni sull’impatto ambientale, sociale e di governance (ESG).
  • Relazioni sui rischi: identificano e valutano i rischi affrontati dall’azienda.
  • Corporate governance report: documento che si concentra esclusivamente sugli aspetti di governance.

Indeed ci offre una definizione semplificata ma molto accurata di report aziendale: “documento di lunghezza variabile che illustra lo stato di un progetto o di un settore, il quadro finanziario o la salute generale di un'azienda”. 3

D’altra parte, c’è chi definisce il report come “strumento di controllo di gestione”. 4 A mio parere, quest’ultima è una definizione fuorviante. Sicuramente questi documenti aziendali sono strumenti utili al management e al processo di controllo gestionale ma, come abbiamo appena visto, non si limitano solo ad uso interno, di controllo, bensì sono indirizzati anche al pubblico esterno.

Tradizionalmente, questo processo si concentrava principalmente su bilanci finanziari, rendiconti economici e relazioni contabili. Tuttavia, con il tempo, è emersa l'esigenza di includere informazioni più ampie che coprissero anche aspetti ambientali, sociali e di governance (ESG).

3 Indeed, “Cos’è la capacità di reporting nel controllo di gestione? Tipi di report aziendale”, 2023 https://it.indeed.com/guida-alla-carriera/crescita-professionale/capacita-reporting

4 Luca Robustellini, “Report aziendale per il controllo di gestione: cos’è e a cosa serve”, 2022 https://www.mdmtecnodocs.com/2022/07/report-aziendale-cose-e-a-cosa-serve/ 8

Gli obiettivi principali della reportistica aziendale possono essere riassunti come segue:

  • Trasparenza: Fornire una visione chiara e completa delle attività e delle performance aziendali per promuovere la fiducia tra gli stakeholder.
  • Responsabilità: Dimostrare la responsabilità dell'azienda nelle sue operazioni quotidiane, comprese le decisioni strategiche e operative.
  • Conformità: Assicurarsi che l'azienda rispetti le normative vigenti, comprese quelle relative alla rendicontazione finanziaria e non finanziaria.
  • Valutazione della performance: Permettere una valutazione accurata delle performance aziendali, identificando aree di forza e debolezza.
  • Supporto decisionale: Fornire informazioni utili per il processo decisionale strategico da parte del management e degli altri stakeholder.
  • Sostenibilità: Comunicare l'impegno dell'azienda verso pratiche sostenibili, che considerano l'impatto ambientale e sociale delle sue attività.

A questi obiettivi principali, è opportuno affiancare il concetto di cause-related marketing (CRM). Questa strategia si basa sul supporto di cause sociali tramite iniziative di vario genere (partnership con ONG e/o predisposizione di fondi rivolti a sostenere e promuovere attività green, ecc.) che va a migliorare l’immagine aziendale.

Quando si parla di reportistica aziendale, dunque, non indichiamo un unico documento, piuttosto un insieme di documenti che forniscono una visione generale e dettagliata dell’impresa e, spesso, anche del suo ambiente esterno. Alcuni documenti sono destinati solo al pubblico interno: principalmente quando all’interno vi sono informazioni sensibili che sono utili al management e ai sistemi di controllo di gestione ma che non sono pensati per essere divulgati al pubblico esterno. Altri report sono destinati, o per volontà dell’azienda o per effetto di legge, anche agli stakeholder esterni, come la stampa, i clienti e gli investitori.

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1.1 Evoluzione storica

La rendicontazione aziendale ha subito trasformazioni significative negli ultimi decenni, riflettendo un'evoluzione verso una maggiore trasparenza e un'informativa più completa che combina dati finanziari e non finanziari. Ci si è spostati dalla rendicontazione finanziaria tradizionale ai rapporti CSR (Corporate social responsibility), fino ad arrivare alla rendicontazione integrata (IR, Integrated Reports) che incorpora, in un unico documento, informazioni economiche, finanziarie, di governance e sociali. Questa evoluzione è stata guidata da vari fattori, tra cui scandali aziendali, pressioni normative, la domanda di informazioni da parte degli stakeholder e le crescenti pressioni globali per una maggiore comparabilità e responsabilità nelle pratiche di reporting.

1.1.1 Dagli anni ’80 ad oggi: come è cambiata la reportistica aziendale

Inizialmente, la rendicontazione aziendale era focalizzata quasi esclusivamente sulle informazioni finanziarie. Negli anni '80, i report finanziari tradizionali, come il bilancio, il conto economico e il rendiconto finanziario, costituivano la base della comunicazione aziendale. Questi documenti erano essenziali per fornire agli investitori e agli altri stakeholder una visione chiara della salute economica dell'azienda. Essi si concentravano principalmente su indicatori come il fatturato, i profitti, le perdite, il patrimonio netto e il flusso di cassa. Tali report erano redatti in conformità con standard contabili riconosciuti a livello internazionale, come gli International Accounting Standards (IAS) e, successivamente, gli International Financial Reporting Standards (IFRS).

Tuttavia, con l'emergere di nuove esigenze informative da parte degli investitori e degli altri stakeholder, la rendicontazione aziendale ha iniziato a includere anche informazioni non finanziarie. Negli anni '90 e 2000, l'interesse per le questioni ambientali, sociali e di governance (ESG, Environment, Social and Governance) è cresciuto significativamente. Le aziende hanno iniziato a comprendere che la sostenibilità e la responsabilità sociale non erano solo aspetti etici ma anche fattori critici per la mitigazione del rischio e per la creazione di valore a lungo termine. Di conseguenza, hanno cominciato a pubblicare report di sostenibilità e relazioni sociali, che trattavano argomenti come l'impatto ambientale, la gestione delle risorse umane, le pratiche di lavoro, i diritti umani, e il contributo alla comunità. Secondo Uyar (“Evolution of Corporate Reporting and Emerging Trends”, 2015), la trasformazione della rendicontazione aziendale è stata

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influenzata da diversi fattori, tra cui la crescente attenzione alla sostenibilità e alla responsabilità sociale d'impresa. La divulgazione di informazioni non finanziarie, come i report sulla sostenibilità e le relazioni sociali, è diventata una prassi comune tra le organizzazioni, fornendo una visione più completa delle loro operazioni e delle loro strategie a lungo termine. Le normative e le linee guida sviluppate da organismi internazionali come il Global Reporting Initiative (GRI) hanno fornito un framework per la rendicontazione di questi aspetti non finanziari. Le aziende hanno iniziato a integrare questi nuovi tipi di report nelle loro comunicazioni ufficiali, riconoscendo l'importanza di fornire una visione più olistica della loro performance.

Un altro motivo fondamentale per cui molte aziende stanno pubblicando report di sostenibilità ambientale, sociale e di governance è strettamente legato all’aspetto economico e della brand image. È così nato il cause-related marketing (CRM): la pratica di sostenere la comunità locale, se non globale, attraverso collaborazioni con organizzazioni no-profit o promozione di cause sociali.

Nell’articolo scientifico pubblicato da Demetriou, M., Papasolomou, I. & Vrontis, D. Cause-related marketing: Building the corporate image while supporting worthwhile causes. J Brand Manag 17, 266–278 (2010), gli autori giungono alla conclusione che il 5 CRM ha un impatto positivo sulla percezione del marchio (quindi c’è una maggiore fiducia nei confronti dell’azienda e una crescita nella reputazione generale); i consumatori sono più propensi a rimanere fedeli al marchio e a preferirlo rispetto ai concorrenti (il caso Ecosia, che analizziamo in seguito); quando i prodotti sono associati a cause sociali che i consumatori considerano importanti, sono più inclini ad acquistarli, sapendo che parte dei ricavi sarà destinata a sostenere queste cause.

Le aziende che adottano queste strategie di cause-related marketing devono tuttavia prestare attenzione al rischio di greenwashing: ovvero promuovere un’immagine del brand “verde”, ecologica, sostenibile, quando in realtà il modus operandi non corrisponde

5 Demetriou, M., Papasolomou, I., & Vrontis, D. (2010). Cause-related marketing: Building the corporate image while supporting worthwhile causes1. Journal of Brand Management, 17(4), 266-278

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all’immagine promossa o, peggio, va totalmente contro la sostenibilità. Una sorta di “marketing ecologico di facciata”. 6

1.1.2 L’integrated reporting (IR): la soluzione per ridurre complessità e quantità di report

Il reporting integrato (IR) è stato introdotto come risposta alla n

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/07 Economia aziendale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AndreaPimpini di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Strategia aziendale e sistemi di programmazione e controllo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Lucianetti Lorenzo.
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