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Indice

  • Introduzione p. 1
  • Capitolo I - Excursus storico della partecipazione politica
  • 1.1 La questione della partecipazione politica p. 3
  • 1.2 La situazione della prima Repubblica p. 7
  • 1.3 I circoli di partito degli anni Novanta p. 11
  • 1.4 Il nuovo millennio e l’antipolitica di Berlusconi p. 14
  • 1.5 L’iniziale ruolo dei media p. 17
  • 1.6 I gruppi Meetup di Grillo p. 21
  • Capitolo II - Evoluzione della percezione e della partecipazione politica
  • 2.1 La crisi della partecipazione politica p. 24
  • 2.2 La diffusione dell’e-democracy p. 28
  • 2.3 Il fenomeno della profilazione online p. 33
  • 2.4 La piattaforma Rousseau p. 37
  • 2.5 La creazione di “Agorà democratiche” per gli incontri virtuali p. 40
  • Capitolo III - E-politica: come viene oggi percepita dai cittadini
  • 3.1 Evoluzione della comunicazione politica p. 43
  • 3.2 L’ingresso nel web p. 46
  • 3.3 L’azione collettiva online p. 54
  • 3.4 Il brand politico e il marketing elettorale p. 59
  • 3.5 La Reputation Brand politica p. 62
  • 3.6 La politica come forma di spettacolo p. 65
  • Conclusioni p. 67
  • Bibliografia p. 69

Introduzione

Il presente lavoro sarà incentrato sulla percezione e sulla partecipazione politica, per cui si considereranno i vari cambiamenti che si sono verificati negli anni e che hanno inciso anche su tale concetto.

In particolare, il Novecento è stato definito come l’epoca della società di massa, le cui basi possono essere individuate in quelli che vengono definiti mass media tradizionali, cioè stampa, radio e televisione.

Il processo di globalizzazione dei sistemi informativi, economici e sociali che si è verificato negli ultimi anni ha comportato un’evoluzione e un’espansione della Rete, tale che sempre più persone hanno la possibilità di disporre di una connessione Internet e di accedere quindi alle risorse della Rete.

Diretta conseguenza di questa globalizzazione è stato il fenomeno del Web 2.0, che ha radicalmente rivoluzionato il modo di pensare e di agire in rete tanto per l’individuo quanto per le realtà aziendali che da quest’ultimo vengono influenzate.

Il web 2.0 nasce tra il 2004 e il 2006, nel momento in cui all’interno del Word Wide Web hanno cominciato a proliferare nuovi software online in grado di accogliere e gestire ingenti volumi di informazioni.

Queste novità hanno inciso anche sul modo di intendere la politica, della quale si discute oggi anche nel cyberspazio fornendo agli utenti la possibilità di accedere e di manipolare i contenuti.

In base al contesto sociale cambiano gli effetti di Internet così come gli utilizzi di gran parte dei mezzi di comunicazione, motivo per cui diviene fondamentale tenere conto del contesto sociopolitico e tecnologico in cui i social media vengono utilizzati.

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Per ciò che concerne il comportamento politico in rete, i processi sono basati soprattutto sulla comunicazione istituzionale con lo scopo di disegnare nuovamente le dinamiche di partecipazione ad una politica che ha riportato un calo di fiducia nei partiti di massa e nella rappresentazione delle istanze dei cittadini.

Vengono anche ridefiniti i ruoli e gli attori coinvolti, nonché i fattori temporali e geografici, sfruttando Internet come uno strumento per implementare i processi politici e sociali, e supportare le forme di socialità fondate sull’individualismo di rete.

Questi sono i punti di partenza della presente tesi, la quale si compone di tre capitoli.

Nel primo di questi si fornirà un excursus storico della partecipazione politica, partendo dalla situazione che si presentava durante la prima Repubblica, passando per gli anni Novanta e Duemila, durante i quali si sono imposti personaggi che hanno profondamente modificato il modo di fare politica.

Nel secondo capitolo si porrà attenzione all’evoluzione che ha riportato la percezione politica in seguito alla diffusione dell’e-democracy e della profilazione online, considerando quindi l’importanza della piattaforma Rousseau e le agorà democratiche che si sono diffuse per gli incontri virtuali.

Infine, il terzo e ultimo capitolo sarà incentrato sull’attuale percezione dell’e-politica da parte dei cittadini analizzando l’azione collettiva che si verifica sul web, gli aspetti legati al brand politico e al marketing territoriale, terminando con la Reputation Brand e la concezione della politica ormai come forma di spettacolo.

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Capitolo I - Excursus storico della partecipazione politica

1.1 La questione della partecipazione politica

Il sistema politico italiano è incentrato sullo strumento delle elezioni per scegliere, con suffragio universale e a voto segreto e diretto, i rappresentanti delle due Camere, elezioni politiche, e dei consigli regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali, elezioni amministrative, nonché i membri del Parlamento europeo.

Ogni cinque anni si tengono le elezioni della Camera dei deputati e del Senato, così come quelle degli organi dell’amministrazione locale, a meno che non si verifichi un loro scioglimento anticipato su decreto del presidente della Repubblica, mentre le votazioni per il rinnovo del Parlamento europeo avvengono ogni 4 anni1.

Il procedimento elettorale comincia con la convocazione dei comizi, cui segue la presentazione delle candidature; con questa si dà l’avvio alla campagna elettorale, che si conclude due giorni prima delle consultazioni.

1 DAHLGREN P., Civic participation and practices: beyond’deliberative democracy’, in Carpentier N. et al, (eds.) Researching Media, Democracy and Participation Tartu: Tartu University Press, 2006.

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In seguito, tutti i cittadini iscritti nelle liste elettorali adempiono alle operazioni di voto eleggendo in ogni collegio elettorale i rappresentanti delle due Camere. Lo scrutinio dei voti e la proclamazione degli eletti pongono termine al procedimento elettorale.

Dalla nascita del regno d’Italia nel 1861 fino al 1919 le elezioni della Camera dei deputati si svolsero nel nostro paese con il sistema maggioritario; secondo i dettami contenuti nello Statuto Albertino il diritto di voto era limitato alla sola popolazione maschile che avesse compiuto i 25 anni ed in possesso di laurea o di reddito assai elevato2.

Negli anni che vanno dal 1882 al 1891 si ebbe una breve esperienza di consultazioni con il sistema proporzionale, tuttavia essa non ebbe seguito e si tornò al metodo maggioritario.

Nel 1882, inoltre, venne varata una riforma elettorale che estese il diritto di voto a nuovi strati della popolazione riconoscendolo a tutti i cittadini maschi di età superiore ai 21 anni ed in grado di leggere e scrivere3.

A questa successe, nel 1912, una nuova riforma ad opera di Giolitti, con la quale fu introdotto nel nostro paese il suffragio universale maschile. L’adozione della rappresentanza proporzionale nel 1919 fu anche in questo caso di breve durata, perché già nel 1923 venne emanata dal governo fascista una nuova legge elettorale a spiccata impronta maggioritaria.

Dopo il periodo fascista, caratterizzato fino al 1939 da un’attività consultiva ridotta a pura formalità, alle consultazioni del 2 giugno 1946 per l’elezione dell’Assemblea Costituente fu reintrodotto il sistema proporzionale.

2 AA.VV., Governance e partecipazione politica. Teorie e ricerche sociologiche, Franco Angeli, Milano, 2012.

3 BIORCIO R., Sociologia politica. Partiti, movimenti sociali e partecipazione, Bologna: Il Mulino, 2003.

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Nell’occasione venne esteso il diritto di voto anche all’elettorato femminile e, in seguito, nel 1953, fu varata una nuova normativa in materia elettorale, in base alla quale veniva assegnato un premio di maggioranza al partito o al cartello elettorale che avesse superato il 50% dei voti.

Tuttavia nessuna lista ottenne in quelle elezioni la maggioranza assoluta dei suffragi e la legge venne abolita. Nel 1975, infine, la legge che abbassò la maggiore età dai 21 ai 18 anni permise l’ampliamento del corpo elettorale a nuove fasce giovanili.

Tale panoramica storica consente di comprendere al meglio il concetto di partecipazione politica, consistente appunto nell’insieme delle azioni svolte dai cittadini per eleggere dei loro rappresentanti che si occupano delle proprie istanze e delle varie decisioni politiche.

Tali forme partecipative possono essere rappresentative e quindi deboli o dirette e quindi forti; nel primo caso i cittadini risultano passivi con un sistema che si basa sull’elezione dei propri rappresentanti, mentre nel secondo caso i cittadini hanno un ruolo attivo durante i processi deliberativi che li riguardano4.

La partecipazione politica può anche essere visibile quando si estrinseca in comportamenti o invisibile quando vi è un’opinione pubblica che si occupa di politica ed è informata continuamente sui suoi sviluppi; in quest’ultimo caso, è possibile che vengano influenzate scelte e decisioni.

4 MILLEFIORINI A., La partecipazione politica in Italia. Impegno politico e azione collettiva negli anni ottanta e novanta, Roma: Carocci, 2002.

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Vi sono anche forme di partecipazione strumentale o come fine in sé, le cui motivazioni della prima sono riscontrabili nell’agire volto alla difesa di determinati interessi, e grazie a tale strumento i cittadini hanno la possibilità di tutelare i propri interessi in merito alle azioni che vengono svolte dai governi, migliorando tanto la propria posizione quanto quella degli altri.

La seconda richiama un sistema di solidarietà in cui l’agire delle persone protegge interessi particolari e comuni grazie al loro impegno politico, tutelando le convenienze singole o collettive, nonché la formazione individuale della personalità che ne prende parte.

In generale si comprende come la partecipazione politica consiste nell’agire democratico dei cittadini che fanno parte di una comunità, avente come scopo la tutela dei propri interessi e la difesa dei propri valori, influenzando contemporaneamente le decisioni di governo5.

5 RANIOLO F., La partecipazione politica, Bologna: Il Mulino, 2002.

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1.2 La situazione della prima Repubblica

Durante la prima repubblica italiana, i dirigenti politici hanno dovuto far fronte ad una nuova situazione, quando nel 1946 i cittadini hanno dovuto scegliere tra Repubblica e Monarchia.

I diversi partiti, in quell’occasione, hanno fatto in modo che vi fosse un’evoluzione democratica trasmettendo una forma di Stato che desse vita alla Repubblica. Le forze partitiche, vale a dire la Democrazia Cristiana, Il Partito Comunista Italiano e il Partito Socialista Italiano, nonostante avessero ideologie diverse tra di loro, convergevano tutte verso il rispetto dei principi della costituzione democratica; anche il Movimento Sociale Italiano prendeva parte alle elezioni riconoscendo le autorità istituzionali e gli istituti repubblicani.

In particolare, durante la prima Repubblica, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista Italiano hanno fatto in modo di attirare grandi gruppi di elettori, sulla scia di quella che era stata la politica fascista che si era fortemente integrata nella quotidianità dei cittadini.

Con il passaggio al regime democratico si sono diffusi anche i partiti di massa la cui forza consisteva nella capacità di guidare i cittadini nelle varie decisioni6.

La Democrazia Cristiana, inoltre, ha usufruito dell’appoggio della Chiesa, la quale a sua volta forniva conforto e carità agli italiani, facendo in modo che il partito assumesse un obiettivo a medio-lungo termine per quanto riguardava l’industrializzazione e il benessere sociale.

6 GRILLI DI CORTONA P., Il cambiamento politico in Italia: Dalla Prima alla Seconda Repubblica, Carocci, Roma, 2007.

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Fondamentale fu anche la posizione anti rivoluzionaria per cui ai cittadini veniva posta tale condizione come alternativa al comunismo; di contro, il Partito Comunista Italiano aveva assunto forme militanti, ponendosi come alternativa dello Stato soprattutto in quegli ambiti in cui il capitalismo non aveva riportato gli obiettivi sperati, fornendo assistenza sociale.

In tal senso, Palmiro Togliatti, durante il ventennio fascista, evidenziò il cambiamento del partito per far fronte alla domanda di partecipazione e di protezione sociale, motivo per cui trasformò un piccolo partito in un partito di massa.

La forza della Democrazia Cristiana è emersa durante gli anni del centrismo, consolidandosi mediante i governi del centro-sinistra e durando tutto il periodo della prima Repubblica. Assumendo la forma di partito-stato, comprese al suo interno diverse identità per adattare il partito all’interno della società civile italiana7.

Quando venne emanata la Costituzione Democratica moderna, l’Italia si ritrovò in un regime femocratico lasciando spazio ai partiti, diffondendosi proprio la Repubblica dei partiti.

In seguito a questa fase di transizione, bisognava far fronte alle forze anti-sistema, per cui De Gasperi diede vita alla fase del centrismo, periodo che va dal 1947 al 1960, durante il quale si consolidò la centralità della Democrazia Cristiana alleandosi con il Partito Liberale, il Partito Repubblicano e il Partito Socialista Democratico Italiano.

Il governo De Gasperi, nel 1953, riportò delle modifiche alla legge elettorale introducendo il premio di maggioranza al proporzionale, consentendo anche alle coalizioni centriste il proprio governo senza che i comunisti divenissero un ostacolo.

7 DI NUCCI L., La democrazia distributiva: Saggio sul sistema politico dell’Italia repubblicana, Il Mulino, Bologna, 2016.

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La legge venne approvata ma durò soltanto un anno, ritornando poi ad un sistema proporzionale puro. Durante gli anni 50, l’Italia ha riportato il boom economico, favorendo il settore industriale e i partiti che si occupavano proprio delle industrie, incrementando notevolmente la propria rappresentanza parlamentare.

Con la crisi d’Ungheria del 1956, si verificò una frattura tra il PC e il PSI, il primo allineato all’azione di Mosca, e il secondo maggiormente moderato, diffondendosi un maggiore rapporto fra il mondo occidentale e quello socialista.

Specificamente, l’apertura verso la sinistra si verificò nel momento in cui Aldo Moro venne nominato segretario di partito lasciando ampio spazio ai socialisti, per cui la collaborazione centro-sinistra comportò delle problematiche all’interno della sinistra socialista8.

La conseguenza fu la divisione del partito e la decisione da parte di Nenni, segretario del PSI, di ridurre l’apertura verso i partiti centristi, per cui scaturirono diverse crisi di governo durante gli anni sessanta; nel frattempo, il movimento degli studenti non riusciva più a vedere il PC come un punto di riferimento, e il fatto che alcune menti di eredità fascista preferivano una svolta autoritaria evidenziava i cambiamenti della società, la quale subiva l’imposizione dei partiti di massa nella vita dei cittadini e dello Stato.

La politica doveva quindi adeguarsi ai cambiamenti della società, ma anziché prendere questa nuova strada, si ritornò ad un terrorismo neofascista e comunista.

I partiti tradizionali attuarono un processo evolutivo fornendo nuove risposte politiche alle istanze di carattere sociale, ma ciò comportò soltanto la nascita di nuovi partiti e un forte dissenso da parte del popolo espresso con il non-voto.

8 COLARIZI S., Storia politica della Repubblica, Edizioni Laterza, Bari, 2007.

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I partiti, infatti, venivano concepiti come la causa di tutti i mali e l’elettorato era colpito da un forte senso di delusione motivo per cui si svilupparono dei movimenti alternativi che incisero negativamente sui partiti tradizionali.

Il rapporto quindi tra la politica e il partito cominciò a incrinarsi e, dalla fine degli anni Settanta agli anni Ottanta, vi furono ulteriori fattori che peggiorarono la situazione, tra cui l’aumento vertiginoso del debito pubblico, lo scandalo di Tangentopoli e la diffusione di ideologie negative in seguito alla caduta del Muro di Berlino e alla disgregazione dell’Unione Sovietica9.

9 DI GIORGI P., Dalle oligarchie alla democrazia partecipata, Sellerio, Palermo, 2009.

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1.3 I circoli di partito degli anni Novanta

Gli anni Ottanta sono stati contrassegnati da un crollo del consenso verso i partiti e da una sfiducia totale verso la politica, mentre la politica cominciava a modificare le proprie forme comunicative sfruttando un nuovo mezzo, vale a dire la televisione.

Tale strumento divenne fonte di comunicazione politica e fonte per la diffusione di un giornalismo critico nei confronti della classe politica, realizzando un rapporto tra il sistema radiotelevisivo, l’opinione pubblica e la politica, ricevendo anche il consenso dell’azione militante.

Inoltre, i partiti di massa mostrarono la propria crisi in termini di partiti di natura diversa, crisi manifestata con l’aumento del peso elettorale delle varie leghe regionali dell’Italia settentrionale, tra cui La Lega Nord di Umberto Bossi che diffuse un certo malcontento nei confronti dei partiti tradizionali.

Inoltre, vi fu l’evoluzione del Partito Socialista Italiano guidato dal segretario Bettino Craxi che ha rivoluzionato il partito dall’interno divenendo un partito personalizzato e dipendente dall’immagine del proprio leader. Egli affermò che gran parte del finanziamento politico era illegale, delegittimando la classe politica senza però ammettere la propria condanna.

Rilevante fu anche la posizione del Partito Radicale basato sulle idee di pensiero e convinzioni di carattere sociale epoli

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Andrea2206. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica Niccolò Cusano di Roma o del prof De Rosa Roberto.
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