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Università degli Studi di Bergamo

Dipartimento di Lettere e filosofia

Corso di Laurea Specialistica in Culture moderne comparate

Classe n. LM-14 - Classe delle lauree magistrali in Filologia moderna

«L’Eco di Bergamo» sull’apertura a sinistra (1953-1963)

Relatore: Chiar.mo Prof. Roberto Pertici

Correlatore: Chiar.mo Prof. Mazzei Federico

Tesi di Laurea Specialistica

Mirella Bonadei

Matricola n. 1003077

Anno accademico 2018/2019

Indice

  • Premessa 5
  • 1. Introduzione 7
  • L’ispirazione cristiana de «L’Eco di Bergamo» 7
  • Don Andrea Spada e don Primo Mazzolari 12
  • La nuova realtà dei partiti di massa - Le prime elezioni della Repubblica 15
  • La Democrazia cristiana e la Chiesa 16
  • Uno Stato giuridicamente non confessionale ma confessionale di fatto 19
  • 2. La riforma elettorale del 1953 21
  • Le ragioni della riforma 21
  • Il dibattito parlamentare 25
  • L’approvazione della legge alla Camera 34
  • L’approvazione della legge al Senato 36
  • 3. Le elezioni politiche del 7 giugno 1953 39
  • Lo scioglimento delle Camere 39
  • La campagna elettorale 41
  • La sconfitta del sistema maggioritario 46
  • 4. La seconda legislatura 1953-1958 49
  • Il governo De Gasperi non ottiene la fiducia 49
  • Il governo Pella 54
  • La chiusura della Pignone e l’impegno sociale dei cristiani 59
  • Il governo Scelba 63
  • Il Congresso di Napoli della DC - 26 giugno 1954 - Il tramonto di De Gasperi 67
  • Il Congresso di Torino del PSI - 31 marzo 1955 71
  • Gronchi Presidente della Repubblica 72
  • «La lettera aperta» di La Pira a Fanfani 75
  • Il governo Segni dal giugno 1955 al 6 maggio 1957 77
  • Nenni e Saragat a Pralognan lanciano l’unificazione socialista 79
  • Il congresso di Trento della Democrazia cristiana - 14 ottobre 1956 85
  • Il Congresso di Venezia del PSI - 7 febbraio 1957 87
  • Il governo Zoli dal 19 maggio 1957 al 25 maggio 1958 89
  • Il Consiglio nazionale democristiano di Vallombrosa – 13 luglio 1957 90
  • 1
  • Il Congresso del PSDI - 16 ottobre 1957 93
  • 5. Le elezioni politiche del 25 maggio 1958 95
  • La propaganda elettorale 95
  • I risultati elettorali 96
  • 6. La terza legislatura - Da Fanfani a Tambroni 99
  • Il governo Fanfani 99
  • La Giunta Milazzo 102
  • Il Congresso di Napoli del PSI - 15 gennaio 1959 105
  • Le dimissioni di Fanfani - Moro segretario del Partito 106
  • Il governo Segni 108
  • Il decreto del Santo Offizio del 4 aprile 1959 112
  • Il Congresso nazionale democristiano di Firenze - 23 ottobre 1959 113
  • Le dimissioni di Segni 117
  • L’incarico di governo a Tambroni 120
  • L’incarico di governo a Fanfani 121
  • Il governo Tambroni 124
  • I Punti fermi de «L’Osservatore Romano» 127
  • Il governo Fanfani delle convergenze parallele con l’astensione dei socialisti 129
  • 7. La terza legislatura da Fanfani a Fanfani - La svolta a sinistra 135
  • Il Congresso di Milano del PSI - 15 marzo 1961 135
  • Il PSI passa all’opposizione 136
  • La svolta giovannea 137
  • La «prudente simpatia» di Kennedy verso l’apertura ai socialisti 140
  • Il convegno di S. Pellegrino della Democrazia cristiana - 13 settembre 1961 141
  • Il Comitato centrale socialista - 10 ottobre 1961 143
  • Il Congresso di Napoli della Democrazia cristiana - 27 gennaio 1962 144
  • Il primo governo di centro sinistra 154
  • Antonio Segni Presidente della Repubblica 157
  • Le elezioni amministrative del 10 giugno 1962 159
  • La svolta a sinistra e la classe economica dominante 161
  • Verso le elezioni – La DC rallenta l’azione riformatrice 165
  • 8. Le elezioni politiche del 28 aprile 1963 169
  • La propaganda elettorale 169
  • I risultati elettorali 174
  • 2
  • La formazione del primo governo di centro sinistra organico 175
  • 9. Conclusione 177
  • 10. Bibliografia 183

3

4

Premessa

Quando, il 9 luglio scorso, incontrai il professor Roberto Pertici, per chiedergli la disponibilità a seguirmi come relatore di una possibile tesi di storia contemporanea, erano ormai trascorsi più di sei anni da quando avevo sostenuto l’ultimo esame del corso di laurea in Culture moderne comparate 1.

Mi ero decisa a concludere il percorso di studi soprattutto perché, per decorrenza dei termini, non avrei più avuto un’altra possibilità negli anni accademici successivi. Era dunque una doverosa conclusione. Al di là di ciò desideravo però trovare un argomento capace di appassionarmi, un argomento capace, per quanto possibile, di rendere piacevole l’ultimo tratto del mio cammino universitario. E forse questo argomento lo avevo trovato, o perlomeno forse avevo individuato la direzione in cui cercarlo.

Questa direzione mi era stata indicata da un invito che avevo ricevuto per partecipare ad una serie di incontri dedicati alle dinamiche storico-culturali del Novecento. Si trattava di un percorso formativo di cultura politica dal titolo Alle radici della crisi attuale. Rivoluzioni e totalitarismi 2, il quale, come riportato nel relativo programma, declinava tematiche come La democrazia tra vecchi e nuovi linguaggi; Il Cristiano e la storia; Il progressismo come ideologia; La Chiesa italiana in questo tempo; Nuovi stili di vita. Come è cambiata la società italiana …, aspetti da «conoscere e riconoscere» per «discernere il presente».

Andai all’incontro con il docente senza sapere esattamente di che cosa avrei potuto o dovuto occuparmi, ma ero dell’avviso che l’argomento doveva inserirsi nell’ambito delle tematiche del corso. Il professore, dopo avermi ascoltata, mi propose con singolare prontezza un possibile argomento di tesi, forse ispirato dal colloquio che aveva avuto poco prima con un giornalista del quotidiano «L’Eco di Bergamo» 3, che incrociai sull’uscio prima di entrare nel suo studio. Mi disse il professore: «Un argomento di tesi potrebbe essere, ad esempio, considerare come commentò il quotidiano cattolico bergamasco la fase politica che dal 1953 al 1963 condusse il governo italiano all’apertura a sinistra».

1 L’ultimo esame, in Storia dell’arte moderna, l’avevo sostenuto il 21 marzo 2013.

2 Organizzato dalla rivista «Il Regno» e dalla Comunità monastica di Camaldoli. Camaldoli 26-29 settembre 2019.

3 Fondato nel 1880 da Nicolò Rezzara.

5

Il nostro colloquio fu breve, ma costruttivo; ne uscii con la sensazione di aver ottenuto qualcosa di compiuto. L’argomento ben si collocava nell’ambito che avevo scelto; mi consentiva di avventurarmi nella conoscenza delle vicende politiche di un periodo storico particolarmente denso, caratterizzato da uno sviluppo socio-economico e istituzionale che ha trasformato la società italiana in tutti i suoi aspetti. Inoltre mi consentiva di cogliere, tramite gli scritti del giornale cattolico bergamasco, il punto di vista della Chiesa sugli avvenimenti socio-politici del tempo. In tempi brevissimi decisi che la mia tesi avrebbe avuto come titolo «L’Eco di Bergamo» sull’apertura a sinistra.

Mi sono dunque rivolta alla società editrice de «L’Eco di Bergamo» al fine di poter accedere all’archivio storico, scoprendo che è consultabile nella versione digitalizzata tramite un funzionale applicativo, il quale consente modalità di ricerca differenziate.

In un primo momento procedetti consultando tutti i quotidiani in ordine cronologico, effettuando il download di tutti gli articoli dedicati alle vicende di politica interna. Così feci per l’annata 1953. Poi, resami conto che la consultazione, così procedendo, si sarebbe protratta oltre i termini di cui potevo disporre, ho ristretto l’ambito della ricerca, individuando i principali avvenimenti che, nel periodo dal 1° gennaio 1953 al 28 aprile 1963 4, avevano segnato il passo della transizione dal centrismo democristiano all’apertura a sinistra.

Ho dunque consultato, principalmente, gli articoli a ciò dedicati, avvalendomi anche della pratica funzione di ricerca per parola chiave consentita dall’applicativo.

Il criterio ha poi trovato corrispondenza anche nella costruzione della tesi, nella quale, ad ogni significativo avvenimento considerato, ho associato il corrispondente capitolo.

4 Elezioni politiche per la IV legislatura.

6

1. Introduzione

L’ispirazione cristiana de «L’Eco di Bergamo»

L’ispirazione cristiana del giornale è dichiarata nel documento programmatico pubblicato sulla prima pagina della copia pioniera, uscita il primo maggio del 1880. Tale documento, infatti, recita: «[…] L’Eco di Bergamo si atterrà alle dottrine della Chiesa Cattolica e del Sommo Pontefice professandole fedelmente e all’uopo difendendole francamente; […]».

Il primo maggio 1980, nel centenario della nascita, il quotidiano ripubblica il documento originario, constatando come nel tempo non siano mutati né gli originari criteri, né gli orientamenti programmatici. Con la ripubblicazione, scrive il giornale, i lettori possono giudicare essi stessi come un foglio, nato con tale forza di convinzione, con simile entusiasmo di servizio cristiano e civico, non potesse che diventare una pianta centenaria. […] essi potranno anche accertare quello che noi speriamo, e cioè che, cambiato lo stile giornalistico, ovviamente mutato lo stesso linguaggio nelle polemiche, L’Eco di Bergamo ha tenuto fede a se stesso.

L’editoriale del numero centenario afferma altresì che il giornale nasce in Tempi di lotta di idee, di battaglie senza tregua. Erano i giorni in cui un articolo di giornale poteva mettere in crisi un governo e la gente ragionava col suo giornale, e l’opinione pubblica veniva fatta, e non subita come può capitare oggi, dal suo giornale.

Come si vedrà dalla lettura dei prossimi capitoli «L’Eco di Bergamo» ha mantenuto fede alle sue promesse, manifestando sempre negli articoli di fondo la propria ispirazione agli autentici valori evangelici, ritenuti fondativi per una società cristiana e in quanto tale più giusta e solidale.

Nell’arco temporale analizzato dal presente elaborato (1953-1963) al vertice del quotidiano c’era monsignor Andrea Spada, nominato direttore dal vescovo di Bergamo, monsignor Bernareggi 5, nel 1938. Don Andrea Spada rivestì l’incarico di direttore responsabile del giornale per ben cinquantun anni, dal 30 novembre 1938 al 28 ottobre 1989 6.

5 Vescovo coadiutore della diocesi bergamasca dal 1931 al 1936 e poi vescovo dal 1936 al 1953.

7

Don Spada era stato nominato al posto di don Pier Mauro Valoti, sostituito nel quadro del compromesso raggiunto fra regime e Santa Sede a conclusione dei violenti scontri che, nell’estate e nell’autunno del 1938, si erano verificati nella diocesi bergamasca tra Azione cattolica e fascismo. Tali accordi prevedevano la sostituzione del federale locale in cambio della rimozione di alcuni esponenti di primo piano dell’AC, nonché del direttore 7 del quotidiano cattolico cittadino.

Nel periodo in cui don Spada fu cappellano militare di Marina a Pola (dal giugno ’41 al settembre ’43) la guida del giornale, su proposta dello stesso Spada, fu assegnata provvisoriamente a don Pier Mauro Valoti.

Al suo ritorno don Spada riprese la direzione del giornale (ottobre ‘43).

Fu una scelta personalmente voluta da Bernareggi, difesa nelle settimane di governo provvisorio, perché Spada, considerato filofascista negli anni della sua gestione, anche per essersi fatto cappellano, era personalità non apprezzata da tutti, anche all’interno degli ambienti dell’associazionismo cattolico. La scelta nasceva chiaramente dall’esigenza di una direzione sicura, che rinnovasse, in una stretta continuità con il passato, la precedente linea del periodico, riqualificando l’impegno sociale del cattolicesimo in un quadro politico ancora informe, caratterizzato dall’iniziale smantellamento degli istituti propri del fascismo e di tante incertezze sul futuro. […] Era ora necessario ribadire i principi su cui doveva sorgere «il nuovo edificio di libertà», partendo dalla dottrina sociale della Chiesa. 8

6 Su ciò si veda l’opera in due volumi Andrea Spada. Gli anni e i giorni. Antologia da «L’eco di Bergamo», S.E.S.A.- Società Editrice Sant’Alessandro, Bergamo, 1988. Don Andrea Spada è nato a Schilpario il 24 gennaio 1908, (curiosamente il giorno in cui la Chiesa ricorda S. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti) ed è morto il 1° dicembre 2004.

7 Cfr. A. Bernareggi, Diario di guerra (settembre 1943-maggio 1945) A cura di Antonio Pesenti, Edizioni Studium, Roma, 2013, p. 14

8 Ivi, pp. 20-21.

8

Nel nuovo quadro storico-politico il vescovo di Bergamo «iniziò a preparare la diocesi ad un cambiamento che i cattolici sarebbero stati chiamati a guidare». 9

In quella che veniva definita una «primavera di libertà», “L’Eco” era lo strumento per iniziare un percorso di rieducazione civile, a partire dalla centralità della persona, secondo i principi della morale cattolica. Dopo quattro lustri di «”omofonia” sociale, culturale e politica» era necessario recuperare la «capacità, almeno la sensibilità e il trasporto spirituale per i grandi problemi del vivere civile». Era necessario – scriveva Fausto Montanari, uno dei giovani laureati più vicini a Bernareggi – trasformare la libertà politica in libertà morale, perché solo una libertà ispessita eticamente permetteva di trasformare la libertà civile, intesa come possibilità dell’individuo di esprimere la propria personalità, in autentica libertà politica, 10 intesa come partecipazione del singolo alla costruzione del bene comune.

Con queste premesse non stupisce dunque che il quotidiano bergamasco abbia rivestito un ruolo di rilievo nel mondo dell’editoria cattolica italiana.

Tra gli altri quotidiani cattolici del secondo dopoguerra vanno annoverate 11 testate antiche quali «L’Eco di Bergamo.

La sua longevità ne dimostra lo spessore e le solide radici, che affondano nell’incontro tra la tradizione cattolica della gente bergamasca e la sensibilità sociale e culturale del suo clero. 12

Basti pensare al magistero sociale e ai vasti orizzonti culturali e politici del vescovo Bernareggi, cui si deve la nomina di don Spada alla direzione del giornale, al ruolo assolutamente decisivo che il vescovo ebbe nella formazione della classe dirigente cattolica italiana, soprattutto come Assistente ecclesiastico del Movimento Laureati di Azione Cattolica, a contatto con giovani come Sergio Paronetto, Igino Righetti e Pasquale Saraceno, fino all’elaborazione nel luglio del 1943 del Codice di Camaldoli.

9 Ivi, p. 22.

10 Ivi, p. 22-23. Per la parte corsiva A. Meli, Sulla via delle resipiscenze, in «L’Eco di Bergamo», 5 agosto 1943.

11 F. Traniello - G. Campanini, Dizionario storico del movimento cattolico in Italia, 1860-1980: I fatti e le idee (I vol.), Marietti, Torino, 1981, p. 291.

12 Per una approfondimento sul magistero sociale di Bernareggi si veda A. Persico, Consul Dei Adriano Bernareggi (1884-1953), Vol. III, Studium, Roma, 2019, pp. 323-423.

9

Ancora oggi la Diocesi di Bergamo è particolarmente attiva nella promozione della cultura. Per esempio risale a pochi giorni or sono (25 gennaio 2020) l’incontro diocesano di pastorale della cultura, dei beni culturali e delle comunicazioni, rivolto a laici e religiosi impegnati in tale ambito nelle loro comunità.

L’incontro si è aperto con la significativa lettura dell’omelia che Michel Aupetit, arcivescovo di Parigi, ha pronunciato nella prima Messa all’interno di Notre-Dame dopo il tragico rogo del 15 aprile 2019. Si tratta di un testo che esprime come il rapporto tra fede e cultura sia indissolubile.

… L’ignoranza o l’ideologia possono veramente separare la cultura dal culto? L’etimologia stessa mostra il forte legame che esiste tra i due. Lo dico con forza: una cultura senza culto diventa un’incultura …

Infine, come si vedrà nel proseguo, a rendere il quotidiano bergamasco un giornale di tutto rispetto nell’editoria cattolica italiana hanno contribuito, oltre alla direzione e agli 14 articoli di don Spada, anche alcune delle figure più rappresentative della cultura cristiana del tempo, come don Luigi Sturzo, don Primo Mazzolari, Giorgio La Pira, don Giovanni Barra e Igino Giordani, dei quali il quotidiano ospitò numerosi scritti di carattere socio-religioso e politico.

13 Cfr. R. Pertici, Una situazione «opaca»: a proposito del Diario di guerra di mons. Adriano Bernareggi, STUDIUM, 110 (5), http: //hdl.handle.net/10446/31418 (2014), pp. 721-722.

14 Gli articoli di don Spada non sono sempre identificabili: «Con varie sigle o firme – ‘a.s.’, ‘a.sp.’, ‘Gladius’, ’ gl.’, ’a.spa.’, con il nome e cognome per esteso o semplicemente con il disegno schematizzato di una rondine, emblema forse di una ricognizione dall’alto sulle vicende della vita ovvero, è un’altra ipotesi, aggancio istintivo alle natìe serenità alpestri lasciate in Valle di Scalve per l’impegno-missione nella temperie quotidiana dell’attività giornalistica in città – dalla prima o dalla terza pagina, dal notiziario locale o dai ‘panorami’ sportivi, dall’angolo culturale o da altri settori del giornale saltavano fuori senza fine ‘pezzi’ lunghi e brevi, a sé stanti nel contesto grafico o inseriti in rubriche di costante puntualizzazione dei fatti e dei fermenti sociali e politici, rubriche proposte con intitolazione periodicamente cambiata: ‘Osservatorio’, ‘Qui e là’, ‘

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Mirellabonadei di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bergamo o del prof Pertici Roberto.
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