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Ampliare gli orizzonti: Henri Focillon e l’arte contemporanea

Henri Focillon (1881-1943), studioso e storico dell’arte medioevale, costituisce tutt’oggi uno dei massimi punti di riferimento nella Francia del XX secolo.

Dagli anni successivi alla morte, la scomparsa dello studioso assume le sembianze di un 1 “malheur civique” della quale, ancora oggi, una ricca produzione di necrologi e 2 memoriali è viva testimonianza. La sua figura è oggetto di riletture e di interpretazioni, suscitando l’interesse non solo di coloro che apprendono direttamente da lui - quali sono André Chastel, Jurgis Baltrušaitis e George Kubler -, ma anche di coloro che lo intersecano accidentalmente nei propri studi o che ne subiscono l’enigmatico fascino.

Focillon pone le sue radici in un clima di romantica osservazione del 3 visionario, limitata “inferiormente e superiormente” dalle idee di pensatori quali Kant, Novalis, Schlegel. Vive un periodo in cui il tema del visionnaire incontra gli studi sulle forme, dando origine a una pluralità di eterogenee “confraternite” approssimate troppo spesso sotto il segno del formalismo.

L’originalità del pensiero, ben distante dalla pedissequa sussunzione degli impulsi circostanti, gli vale la connotazione di “visionario”, cioè dotato della capacità di “dare forma a una disarmonia non prestabilita a priori ma continuamente esperita (…), di resistere alla contraddittorietà delle cose e 4 conferire ad essa espressione”.

La coesistenza dei contrari alla quale si fa riferimento riguarda il rapporto opera d’arte-mondo. Quest’ultimo è “punto di partenza e anche 5 punto di arrivo”, soggetto a una trasfigurazione “rispettosa” da parte dell’opera. I precedenti elementi costituiscono il fil rouge all’interno dell’intera bibliografia dello studioso. Essa, estremamente variegata, sarà qui presa in considerazione nei suoi apporti all’arte contemporanea.

L’intento è quello di inoltrarsi nei sentieri laterali, di indugiare sulle alternative alla strada maestra. Si porrà l’attenzione sullo scarto di una storiografia artistica finora attratta perlopiù dalle opere rivolte ai periodi medioevale e moderno. Consapevoli dell’adombramento degli studi di Focillon sull’arte contemporanea - esistenti, ma sopraffatti dalla connotazione medioevistica talvolta utilizzata con un approccio alquanto astigmatico - si cercherà di validarne l’eventuale rilevanza.

1 Jacques Maritain, Henri Focillon. In Memoriam, Reinassance, n°1, 1943, pp. 5-6

2 Si vedano: Jean Guéhenno, << Sur la mort d’Henri Focillon>>, Le Figaro, 23 décembre 1944, p.3 e la raccolta di necrologi presso la Gazette de beaux-arts, n°26, 1944

3 Per una trattazione organica del Romanticismo francese e del tema del visionnaire si veda: Italo Siciliano, Il Romanticismo francese: da Prévost a Sartre, Firenze, Sansoni, pp. 76-184

4 Marco Biraghi, Henri Focillon, il visionario in Estetica dei visionari e altri scritti, a cura di Marco Biraghi, Bologna, Pendragon, 1998, p.123

5 Marco Biraghi, Henri Focillon, il visionario in Estetica dei visionari e altri scritti, a cura di Marco Biraghi, Bologna, Pendragon, 1998, p.123

1.2 Henri Focillon en son temps: negoziazione di sopravvivenze

Al centro di una vera e propria “biografia intellettuale” 6, la figura di Focillon risulta approfondita solamente di recente nelle implicazioni culturali coeve. Annamaria Ducci, 7 una delle maggiori studiose in materia, attraverso il recente tentativo biografico, ha cercato di evidenziare gli elementi distintivi di una personalità dotata ancora oggi di un significativo potere di fascinazione.

Si tratta di una figura complessa, alla cui trattazione risulta difficile - se non impossibile - imporre dei confini, sia riguardo le vicissitudini che le tangenze e le influenze culturali. Ci troviamo davanti a una ricchezza - quella che contraddistingue i numerosi spunti di riflessione offerti dalla produzione dello studioso - 8 di cui tiene conto persino la Ducci.

Ella cerca di afferrarne i legami con le maggiori personalità della sua epoca, di portare alla luce le intime corrispondenze ma anche gli incontri con le grandi correnti. Il risultato è l’individuazione di reti che designano una “famiglia spirituale”, animata da un pullulare di figure delineanti una dimensione in continua espansione.

Una complessità - quella de quo - di cui la studiosa tiene conto e che ripropone con un approccio storiografico “fuori dai dogmatismi e dai percorsi collaudati incensanti 9 retorica e celebrazioni”. Partendo dagli schizzi giovanili, cerca di fare luce sulle radici intellettuali dello studioso.

Giovanni Battista Piranesi (Mogliano Veneto, 1720- Roma, 1778), incisore e architetto 10 veneto, costituisce il tema del suo progetto di dottorato, nonché il protagonista della 11 12 sua prima monografia e “premier maître”, per il legame intellettuale e il contributo continuativo alle sue riflessioni.

L’incisore veneto costituisce la bussola di una 13 “topographie de souvenirs”, nella quale si inseriscono la diffusione delle collezioni di piatti di Piranesi in epoca napoleonica e la conservazione delle precedenti presso un atelier di Sainte-Geneviève, frequentato dallo studioso durante

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/03 Storia dell'arte contemporanea

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