Estratto del documento

UNIVERSITÀ TELEMATICA “e-Campus”

Facoltà di Psicologia

Corso di Laurea in Scienze Pedagogiche

Flipped Classroom:

una metodologia didattica innovativa Tesi di Laurea di:

Sara Gorgi

Matricola numero 004335061

Anno Accademico 2022/2023

1

Indice

Introduzione

Capitolo I – Flipped Classroom: analisi di una metodologia didattica

1.1 Cos’è la Flipped Classroom?

1.2 Prima Inversione

1.3 Seconda Inversione

Capitolo II – La didattica in classe: nuova prospettiva dell’apprendimento

2.1 Tradizione e Flipped Classroom: modelli a confronto

2.2 Il docente oggi: evoluzione del ruolo

2.3 Alunni “digitali”: soggetti attivi

Capitolo III – Flipped Classroom: scenario operativo per l’Inclusività

3.1 Classi complesse e studenti difficili

3.2 Tecnologie per un’educazione inclusiva

3.3 Educare alla valorizzazione dell’inclusione

Capitolo IV – Flipped Classroom nella scuola primaria

4.1 Progetto didattico per una classe terza di scuola primaria: “Gli stati dell’acqua”

4.2 L’Apprendimento Autoregolato: il ruolo della motivazione

4.3 Analisi dei vantaggi e svantaggi della Flipped Classroom riscontrati

Conclusioni

Bibliografia 2

Introduzione

Oggi si parla di società della conoscenza, dove il sapere assume un’importanza

crescente in quanto risorsa per se stessi e per la società, in cui la quantità degli eventi

che bisogna considerare è in continuo aumento e in continua evoluzione, l’utilizzo

diffuso delle moderne tecnologie digitali, la rapidità dell’innovazione e delle

trasformazioni che investono la vita collettiva e la grande quantità di informazioni a cui

si può accedere comportano una complessità crescente di saperi, di sistemi e di

fenomeni che s’intrecciano e collegano tra loro, influenzandosi reciprocamente.

Vivere nell’era attuale comporta la necessità per ogni individuo di essere competente,

esperto, leader, creatore e innovatore molto più che in passato.

La capacità di affrontare il cambiamento, l’innovazione, il moltiplicarsi delle

conoscenze, le trasformazioni che investono la tecnologia e la conoscenza in generale e

la possibilità di continuare ad apprendere lungo il corso della vita, oltrepassando il

periodo di frequentazione scolastica, oggi diventano una necessità fondamentale.

Le competenze richieste dalla società per inserirsi nel mondo professionale non

consistono più nel classico bagaglio di conoscenze che tradizionalmente viene acquisito

con lo studio a scuola, quanto piuttosto all’iniziativa personale, alla flessibilità, alla

determinazione, al sapersi rapportare a situazioni mutevoli e a contesti diversi,

all’identificazione di obiettivi e alla flessibilità nel modo di raggiungerli, all’imparare a

collaborare, alla valutazione dei rischi, alla motivazione, alla gestione delle emozioni e

di situazioni problematiche.

Questo scenario testimonia la centralità che deve avere il sistema educativo e la

necessità di una sua profonda trasformazione nella metodologia, nella struttura e nelle

finalità educative.

Già nel 1899 il pedagogista John Dewey sottolineava l’’esigenza di porre il discente al

centro del percorso educativo; oggi, a più di un secolo di distanza, questa necessità non

è cambiata e non può essere trascurata.

Il metodo d’insegnamento, attualmente applicato nella maggioranza delle realtà

scolastiche, costituisce di fatto un ostacolo alla partecipazione attiva dello studente al

proprio processo di apprendimento. 3

Nel corso dell’ultimo decennio è stato introdotto, tuttavia, un’innovativa metodologia

didattica, il modello della Flipped Classroom, nato e sviluppatosi nelle scuole

statunitensi.

Esso sfrutta i più moderni strumenti multimediali di comunicazione con l’obiettivo di

attuare una didattica capace di rispettare la libertà personale, culturale e creativa

dell’alunno, rendendolo finalmente protagonista attivo e responsabile del proprio

apprendimento.

Il termine Flipped Classroom viene tradotto in classe capovolta e designa una modalità

di insegnamento supportata da contenuti digitali in cui si invertono i tempi e lo schema

di lavoro.

Nel modello tradizionale si prevede un ampio momento di spiegazione in aula, in cui

l’insegnante fondamentalmente ha il ruolo di esperto e cerca di trasmettere le

conoscenze in linea con gli obiettivi didattici e le tempistiche previsti dal programma

curriculare, e un successivo momento in cui gli studenti svolgono i compiti

individualmente a casa, affinché vengano interiorizzati ed elaborati i concetti appena

appresi.

Nel modello della Flipped Classroom il primo momento, che corrisponde alla prima

inversione, prevede che ogni studente, supportato da strumenti digitali e da materiali

multimediali precedentemente selezionati o costruiti dal docente, si accosti ad un primo

apprendimento in modo autonomo, con i propri tempi e i propri bisogni; il secondo

momento, che corrisponde alla seconda inversione, prevede che le ore in aula vengano

sfruttate dal docente per attuare una didattica pratica e personalizzata, favorendo

meccanismi di riflessione, di partecipazione, di collaborazione, di cooperazione, di

autoregolazione e di inclusione.

Il modello della Flipped Classroom comporta un’inevitabile rivoluzione del ruolo dello

studente, in quanto viene attribuita maggior importanza e responsabilità alle sue azioni,

e al ruolo del docente, in quanto gli viene conferito il significativo incarico di guidare e

affiancare gli studenti nell’intero percorso educativo.

La seguente tesi si articola in quattro capitoli, ognuno dei quali presenta tre sotto-

capitoli.

Nel primo capitolo viene presentato un quadro d’insieme della metodologia Flipped

Classroom attraverso una definizione teorica e un’analisi dettagliata dei due momenti

4

costitutivi, prima e seconda inversione, ponendo una particolare attenzione allo sviluppo

del pensiero di due pedagogisti, John Dewey e Maria Montessori, che anticipava

l’esigenza di un cambiamento profondo nel sistema scolastico tradizionale.

Nel secondo capitolo viene proposto un confronto tra il modello d’insegnamento

tradizionale e il modello Flipped Classroom e delle numerose strategie attuabili,

ponendo particolare attenzione al cambiamento che investe le modalità, i tempi e i

luoghi degli obiettivi didattici, alle trasformazioni apportate nell’ambito della didattica

per competenze e i nuovi ruoli ricoperti dal docente e dallo studente.

Nel terzo capitolo viene affrontato il concetto di inclusività: da un’iniziale riflessione

circa la complessità che caratterizza le classi odierne, viene presentato con le sue

molteplici sfaccettature lo studente fragile, al quale negli ultimi anni il sistema

scolastico sta offrendo percorsi individualizzati e personalizzati per consentire un

percorso formativo ed evolutivo inclusivo, dove la diversità non è più percepita come un

qualcosa da normalizzare, ma rappresenta un valore aggiunto, una risorsa che deve

essere valorizzata.

Un grande contributo è apportato dalle odierne tecnologie digitali che garantiscono la

possibilità a tutti gli studenti di intraprendere percorsi di apprendimento in modo

flessibile e versatile.

Nel quarto capitolo si propone inizialmente un progetto didattico, intitolato Gli stati

dell’acqua, attuato tramite la metodologia Flipped Classroom in una classe terza di

scuola primaria in provincia di Varese nella disciplina di scienze, successivamente si

intende analizzare il concetto di autoregolazione dell’apprendimento e del ruolo chiave

che ha la motivazione nei processi evolutivi nei diversi ambiti dell’esistenza

dell’individuo e, in particolare, in quello scolastico.

Come conclusione la tesi si propone di analizzare i punti di forza e i punti deboli della

metodologia Flipped Classroom riscontrati nelle ricerche scientifiche e come sia

fondamentale adeguare le strutture scolastiche di funzionali strumenti e la preparazione

dei docenti attraverso percorsi di formazione per realizzare una didattica flessibile,

innovativa e inclusiva volta a concretizzare negli studenti un apprendimento

significativo. 5

Capitolo I

Flipped Classroom: analisi di una metodologia didattica

1.1 Cos’è la Flipped Classroom?

La ricerca educativa, a fronte degli innumerevoli cambiamenti sociali e culturali

avvenuti soprattutto con l’avvento delle nuove tecnologie digitali e con la loro

diffusione massiva in ogni settore della vita degli individui, ha da tempo messo in luce i

limiti intrinseci della didattica tradizionale, cioè quella frontale.

Nei sistemi d’istruzione e formazione, in linea con la nuova rivoluzione prodotta dalla

digitalizzazione, si stanno moltiplicando e diffondendo iniziative che si configurano

come nuove metodologie d’insegnamento.

La Flipped Classroom, tradotta come Classe Capovolta, rappresenta una pratica

didattica rivoluzionaria e, al contempo, un modello pedagogico interessante.

L’obiettivo di questo capitolo è quello di offrire una panoramica del modello della

Flipped Classroom, descrivendone gli elementi caratterizzanti e soffermandosi

sull’analisi delle due inversioni che ne costituiscono lo sviluppo.

Nella realtà odierna l’immagine dell’aula scolastica ordinata e silenziosa, costituita per

lo più da un insieme omogeneo di alunni obbedienti e timorosi del giudizio autorevole

del docente, è inverosimile.

Oggi le classi sono spesso rumorose, gli alunni presentano una precaria capacità

dell’attenzione; infatti, difficilmente la concentrazione durante una spiegazione si

prolunga più di venti, trenta minuti, e sembra sia scomparsa quella naturale timidezza

1

che manteneva una costruttiva distanza tra alunno e docente .

La società è profondamente mutata negli ultimi vent’anni con l’introduzione delle

nuove tecnologie digitale e, soprattutto, con l’avvento di Internet, è mutato radicalmente

il rapporto che l’individuo ha con la conoscenza: ognuno di noi, equipaggiato di una

1 Maglioni, M., Biscaro, F. (2014). La classe capovolta. Trento: Erickson, p. 14.

6

connessione alla rete, può farsi Saggio, capace di dire e di fare, destituire così colui che

dovrebbe sapere, lo specialista.

Il ruolo dell’insegnate rischia di essere percepito come obsoleto nell’immaginario delle

nuove generazioni, non capace quest’ultimo di essere l’unico depositario del sapere.

Nasce così l’esigenza di ripensare la scuola, di inventare vie didattiche accattivanti,

capaci di rapire l’attenzione degli alunni, di stimolare la loro curiosità e motivazione

all’apprendimento e di rivitalizzare l’immagine del docente, come nuovo depositario di

competenze uniche, non sostituibili con un semplice copia e incolla di informazioni.

Flipped Classroom significa Insegnamento Capovolto, ed è un approccio alla didattica

che consiste nell’invertire il luogo dove si segue la lezione, che sarà la propria casa

invece che la classe, e il luogo in cui si studia e si fanno i compiti, cioè a scuola, invece

che a casa propria.

Si parla, dunque, di una metodologia didattica nuova, capace di ribaltare il nostro modo

di pensare e di fare scuola, non solo in senso simbolico, ma letterale.

L’apprendimento capovolto ridefinisce i due luoghi classici di apprendimento: la scuola

secondo la tradizione è, infatti, l’ambiente dell’introduzione e spiegazione di nozioni

nuove, mentre la propria abitazione è il luogo dell’esercizio e dello studio individuale,

volto alla comprensione e interiorizzazione dei contenuti didattici.

Con l’introduzione di questa metodologia la propria casa assume un ruolo diverso: si

trasforma nel luogo di ascolto e osservazione di materiali multimediali diversificati,

spesso percepiti come più divertenti e interessanti rispetto alla classica spiegazione

frontale del docente, volti all’introduzione dell’argomento di studio, mentre la scuola

diventa il luogo della pratica, dove le nozioni teoriche visionate a casa vengono chiarite,

approfondite, applicate a contesti concreti, interiorizzate tramite approcci cooperativi.

Nel secolo scorso erano emerse proposte pedagogiche alternative all’impostazione

tradizionale dell’apprendimento scolastico, molte delle quali incentrate sull’idea di

apprendimento attivo, come il movimento di Dewey della prima metà del 1900, fondato

sul concetto learning by doing, imparare facendo, e l’impostazione della pedagogista

Maria Montessori, che poneva alla base l’allievo e la sua libertà, intesa come possibilità

di sperimentare in modo spontaneo, di esprimere la propria creatività innata, nei

pensieri nelle azioni e nei movimenti. 7

Nel dettaglio, si approfondisce il pensiero di Dewey e della Montessori per cogliere le

rivoluzionarie spinte concettuali che hanno contribuito alla nascita di un nuovo

approccio alla didattica.

John Dewey, filosofo e pedagogista statunitense, visse tra il XIX e il XX secolo e

dedicò la sua vita soprattutto alla pedagogia, ma ebbe molta influenza anche su

questioni di natura etica, politica, culturale e sociale.

Nel 1896, durante gli studi pedagogici, fondò la University of Chicago Elementary

School con l’obiettivo di concretizzare il suo pensiero circa l’apprendimento attivo.

Questa scuola era pensata da Dewey come una scuola-laboratorio di pedagogia

sperimentale, provando a creare uno dei primi modelli di scuola attiva, basata cioè

2

sull’attivismo pedagogico, che lui stesso definì e teorizzò .

Il termine attivismo pedagogico rappresenta un movimento di rivoluzione educativa che

segue il fine di istituire una scuola non convenzionale, non impostata sulla modalità

classica di fare lezione, dove gli studenti ascoltano passivamente le nozioni, cercando di

assorbirle e interiorizzarle durante lo svolgimento dei compiti a casa.

L’obiettivo che si pone l’attivismo pedagogico è quello di spingere verso una

personalizzazione dell’apprendimento, di cui il discente ne è il vero protagonista.

Il pensiero filosofico di Dewey si basa sul concetto di esperienza educativa, definita

come esperienza reale e sociale di quotidianità che, dopo essere stata interiorizzata,

arricchisce inevitabilmente l’individuo di risorse che potranno essere utilizzate nel suo

futuro.

Le esperienze, per essere ben comprese, devono essere reali e spontanee; pertanto, in

ambito scolastico non dovrebbero essere imposte dal docente, ma nascere in maniera

naturale e spontanea dagli interessi degli alunni.

L’educazione per Dewey è esperienza che si origina dal superamento di ostacoli grazie

ad un processo riflessivo da cui scaturiranno delle idee, le quali verranno sottoposte a

3

verifica, analogamente al metodo scientifico .

L’insegnante, in veste di educatore, ha il compito di assecondare gli interessi spontanei,

conducendo gli alunni a vivere esperienze reali per promuovere e facilitare

un’educazione completa e un buon senso sociale, indispensabili nella vita quotidiana e

nei suoi processi di integrazione sociale.

2 Cambi, F. (2005). Le pedagogie del Novecento. Roma-Bari: Laterza, pp. 16; 51-58.

3 Ibidem 8

Da un punto di vista didattico, Dewey sostiene la necessità di introdurre all’interno della

scuola attività pratiche, che svolgono la funzione di formare e rafforzare un senso

pratico e realistico negli alunni.

La pedagogia deve porre in primo piano un metodo basato sull’esperienza diretta, dove

le attitudini e le competenze degli individui diventano le fondamenta

dell’apprendimento.

Dewey, a tal proposito, come accennato all’inizio della tesi, utilizza il termine learnin

4

by doing , letteralmente imparare facendo, per spiegare il processo d’insegnamento

basato sull’acquisizione di conoscenze tramite, appunto, esperienza concreta.

Lo studente, tramite questo nuovo approccio, riesce ad elaborare idee, concetti in modo

più libero, secondo le proprie inclinazioni e le proprie tempistiche.

La scuola di Dewey è una scuola attiva, rappresenta la vita e prepara il bambino ad

affrontare i dilemmi e le difficoltà del mondo esterno.

Il docente incoraggia e guida i bambini nella scelta di strategie e di azioni per

raggiungere gli obiettivi didattici, senza l’imposizione autoritaria e precostituita delle

proprie idee.

La scuola attiva viene anche definita progressiva, poiché gli studenti sviluppano le

proprie abilità, conoscenze e competenze in modo progressivo, cioè per gradi, grazie al

susseguirsi di vissuti concreti che conducono ad un’educazione molto significativa e

duratura nel tempo.

Il metodo pedagogico di Dewey ricerca la partecipazione attiva dello studente, il suo

coinvolgimento, lo sviluppo dei suoi interessi e della sua creatività, potenzia le

motivazioni intrinseche, ovvero i motivi profondi che partono da sé, e la responsabilità

5

sul proprio processo formativo .

L’attivismo pedagogico qui definito è riconducibile in chiave moderna al modello

Flipped Classroom: emergono due punti di convergenza in relazione al ruolo del

docente e al ruolo del discente nel processo d’apprendimento.

Il docente, in entrambi i casi, diventa una sorta di guida nelle esperienze che

coinvolgono lui e l’intera classe, si spoglia del ruolo di saggio, come unico detentore del

sapere, consegnando il protagonismo ai suoi studenti, i veri bisognosi di attenzioni nel

processo formativo.

4 Dewey, J. (2014) Esperienza e educazione. Milano: Raffaello Cortina, pp. 5-10.

5 Ivi, pp. 83-85. 9

I discenti, a loro volta, sono chiamati a partecipare attivamente durante le attività

laboratoriali, pratiche, non convenzionali se rapportate alla tradizione, nelle qu

Anteprima
Vedrai una selezione di 20 pagine su 122
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 1 Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 2
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 6
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 11
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 16
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 21
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 26
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 31
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 36
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 41
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 46
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 51
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 56
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 61
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 66
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 71
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 76
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 81
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 86
Anteprima di 20 pagg. su 122.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Flipped Classroom: una metodologia didattica innovativa Pag. 91
1 su 122
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/01 Pedagogia generale e sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher 22Sara di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Pedagogia generale II e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Simone Maria Grazia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community