Estratto del documento

Università telematica Pegaso

Corso di laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione L19

Insegnamento di Didattica Speciale

Titolo elaborato: I disturbi dello spettro autistico: verso una didattica innovativa e di qualità.

Relatore: Prof.ssa Valentino Lucia

Candidato: Lo Bosco Marika

090192834

Anno Accademico 2022-2023

Sinossi

L’elaborato di seguito sviluppato nasce dall’approfondito studio del disturbo dello spettro autistico, una delle sindromi più preoccupanti ed enigmatiche dell’età evolutiva, oggetto di studio della Pedagogia Speciale e della Didattica Speciale, due approcci scientifici che da sempre cercano di rispondere a condizioni particolari legate alla diversità, alla disabilità, al deficit, allo svantaggio e all’emergenza, attraverso la presa in carico dei bisogni formativi speciali.

La proposta del seguente elaborato è stata pensata nel dare una visione integrata di ciò che è la persona con Disturbo dello spettro autistico in correlazione al contesto di riferimento; si tratta, dunque, di analizzare il bisogno formativo della persona, che vive una situazione differente dalla nostra, data dal suo diverso funzionamento, che a sua volta è caratterizzato da molteplici condizioni di difficile interpretazione, all’interno della società, garantendo il suo sviluppo, il suo diritto allo studio e il suo futuro.

Parlare di autismo oggi, dovrebbe spingere la società a fare un passo indietro per farne molti altri in avanti, ciò dovrebbe significare che nel trattare l’autismo oggi bisognerebbe accrescere la sua conoscenza per cercare di capire meglio la persona e i suoi bisogni specifici. Nel percorrere questo processo si analizzerà nello specifico il ruolo che dispone la scuola verso questi bambini, in quanto uno dei primi contesti di riferimento secondo il quale il soggetto in situazione di disabilità cresce, impara, sviluppa le sue abilità e interagisce con gli altri.

Nell’educazione che concerne i disturbi dello spettro autistico ogni azione deve essere strutturata secondo il bisogno del soggetto in questione e per perseguire questo obiettivo bisogna ricercare nelle persone coinvolte una formazione adeguata e una profonda consapevolezza, al fine di fornire risposte, quanto più concrete possibili, per costruire un progetto di vita con e per la persona.

L’elaborato prenderà inizio con la presentazione del concetto di autismo, delle principali correnti di pensiero e delle relative teorie sulla sua origine, volti a fornire una panoramica d’insieme di come il concetto e la definizione di Autismo si siano evoluti nel tempo; si proseguirà ad una descrizione globale delle caratteristiche del disturbo facendo riferimento ai criteri e agli strumenti diagnostici attualmente serviti nel trattamento del disturbo, con lo scopo di accrescere consapevolezza sulle varie compromissioni a cui sono soggetti i bambini autistici incentivando la possibilità di ricorrere ad un percorso di trattamento precoce.

Successivamente, partendo dalla conoscenza concreta del funzionamento della persona, della specificità del disturbo, dei deficit sociali, comunicativi e cognitivi ad esso connessi e dell’ambiente sociale nel quale la persona con Disturbo Dello Spettro Autistico conduce la propria esistenza, si procederà a stabilire la sua presa in carico verso una prospettiva pedagogica, riconoscendo la necessità di ricercare strategie educative che possano rispettare i suoi bisogni ed interessi e far acquisire e implementare le competenze indispensabili per condurre una vita quanto più autonoma e indipendente possibile favorendo il processo di inclusione scolastica.

Nella seconda parte dell’elaborato si procederà ad analizzare il ruolo delicato e talvolta determinante che svolge la scuola nell’inserimento del bambino con disturbo dello spettro autistico prendendo in esame l’ICF (Classificazione Internazionale del funzionamento, della disabilità e della salute) che, rispetto alle categorie diagnostiche, cerca un modo globale, più comprensivo e più rispondente a quella che è una reale situazione di bisogno educativo speciale riconoscendo il diritto di un intervento individualizzato e inclusivo. L’utilizzo dell’ICF, in ambito educativo, permette a insegnanti e educatori di considerare e delineare il funzionamento dell’alunno in una concezione integrata dei diversi aspetti dello sviluppo e dei contesti ambientali rappresentando un effettivo strumento di progettazione inclusiva. Il modello concettuale e teorico dell’ICF è stato utilizzato per la costruzione di un percorso che possa definire le difficoltà e le potenzialità concernenti la salute e il funzionamento di un bambino in situazione di disabilità, un percorso atto alla programmazione educativa e curricolare articolata in tre momenti: diagnosi funzionale, profilo dinamico funzionale e piano educativo individualizzato. Si proseguirà alla costruzione di un possibile percorso di integrazione scolastica, volto a migliorare il processo di inserimento e adattamento attraverso l’analisi di alcuni programmi e strategie di intervento efficaci che abbiano alla radice il concetto di flessibilità e modificabilità e che siano in grado di valorizzare i punti di forza del soggetto e migliorarne i punti deboli. Si cercherà, dunque, di individuare le linee guida da adottare per un efficace intervento educativo finalizzato all’integrazione scolastica prendendo in esame il programma TEACCH, che prevede una metodologia di insegnamento strutturato basato sull’approfondita valutazione dei punti di forza e delle difficoltà attraverso l’organizzazione dell’ambiente fisico, la scansione precisa delle attività e interventi di supporto per le abilità di comunicazione come quelli della Comunicazione Aumentativa Alternativa.

Da questo punto di partenza si proseguirà illustrando il compito della didattica speciale nel promuovere un ambiente positivo e adeguato all’apprendimento con la possibilità di utilizzare strategie innovative di facilitazione inerenti al campo informatico. L’applicazione delle nuove tecnologie permette alla didattica di sviluppare opportunità pedagogiche sul piano dell’integrazione degli studenti con disturbo dello spettro autistico in quanto l’informatica, intesa come strumento e non come fine, può tendenzialmente facilitare il perseguimento di una serie di obiettivi basilari della formazione del soggetto autistico. Verranno riportate brevemente le funzionalità di base del software Progress utile per la programmazione curricolare individualizzata e proseguirò con la descrizione di strategie tecnologiche concretamente sfruttabili nel contesto scolastico come il computer, il videomodeling e la robotica educativa.

L’elaborato prenderà fine attraverso una riflessione sulla reale possibilità di realizzare un’integrazione scolastica di qualità che guardi verso un’impostazione mutevole ed innovativa, in grado di rispondere ai bisogni educativi speciali.

Indice

L’autismo infantile. ............................................................................................................................. 1

1.1. Inquadramento storico e teorico sull'autismo. ........................................................... 1

1.2. Classificazione e valutazione dell'autismo. ................................................................... 8

1.2.1. Test e strumenti nella valutazione dell’autismo. ....................................................... 11

1.3. Bisogni educativi speciali e trattamento. ....................................................................... 14

1.3.1. Strategie di intervento psicoeducativo ...................................................................................... 16

Autismo e scuola ................................................................................................................................. 20

2.1. Progetto di integrazione scolastica su base ICF. ....................................................... 20

2.1.1 Integrazione scolastica e progettazione didattica ...................................................... 23

2.3. Analisi del programma TEACCH. ............................................................................................. 27

2.3.1. Division e insegnamento strutturato ........................................................................... 28

2.3. Applicazione della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) .................. 32

Per una didattica inclusiva e innovativa ............................................................................. 38

3.1. Didattica speciale ed integrazione. .................................................................................... 38

3.1.1. Alcuni programmi educativi didattici per l’integrazione ........................................................ 39

3.2. Tecnologia e didattica speciale. ........................................................................................... 43

3.2.1. Il software Progress ...................................................................................................................... 47

3.3.2. Alcune strategie tecnologiche per l’apprendimento ............................................................ 50

  • Video-modeling ..................................................................................................................................... 50
  • Robotica educativa ................................................................................................................................ 53

3.3. Per una didattica di qualità .................................................................................................... 56

Introduzione

La nostra era, riconosciuta, come avanzata e attrezzata da numerosi punti di vista, ha finalmente messo in luce il concetto di sensibilità legata al tema della disabilità ed in particolare dei disturbi dello spettro autistico, riconoscendo un supporto concreto delle persone affette e dando importanza ai programmi di integrazione delle persone diversamente abili nel mondo della scuola, del lavoro e del tempo libero.

Per Disturbi dello Spettro Autistico, ad oggi, si intende un disordine del neuro-sviluppo che permane nel corso della vita, con compromissioni linguistiche e comunicative, anomalie dell’interazione sociale e presenza di comportamenti ripetitivi e stereotipati; ciò sta a significare che i bambini autistici non riescono a instaurare comunicazioni reciproche di tipo verbale o non verbale ed il linguaggio è fortemente caratterizzato da particolari stereotipie quali l’ecolalia, le inversioni di pronomi e l’uso di inflessioni e intonazioni inusuali, la loro tendenza ad isolarsi e la loro ripetitività delle attività senza coinvolgere le persone attorno a lui fanno sì che quest’ultimi vivano una caratteristica condizione di isolamento, inoltre il loro comportamento è caratterizzato da una sequenza invariata e costante di manierismi sia motori, ovvero modalità di movimento ripetute nel tempo che appaiono a chi li osserva innaturali e goffi rispetto al contesto nel quale sono agiti, sia per interessi insistenti verso qualcosa come una routine rigida o come oggetti, frasi, parole.

Accanto alla continua ricerca scientifica e alle relative teorie neuro-cognitive, negli ultimi anni si sono osservati numerosi cambiamenti riguardo la concezione di cura e dell’intervento, con un accordo unanime sull’importanza di un trattamento precoce e tempestivo; ma è importante considerare che per molti anni, in assenza di metodi di indagine in campo neurofisiologico e neurobiologico, molti aspetti della sindrome autistica rimasero sconosciuti, dando vita a molteplici teorie, ricerche ed interpretazioni che hanno determinato una vasta letteratura su questo argomento; lasciando anche spazio a quelle ipotesi relazionali che portarono una distorsione del rapporto madre-bambino.

È evidente che il livello di gravità e la comparsa dei sintomi dell’autismo è molto variabile, ed è proprio questa varietà a non semplificare la comprensione dei comportamenti e la strutturazione di interventi adeguati. Per questo motivo è importante riconoscere la persona con disturbo dello spettro autistico in una prospettiva pedagogica che miri a riconoscere il bisogno formativo della persona promuovendo la sua autonomia e integrazione sociale.

In Italia attraverso riforme o mere indicazioni, si è sollevata la questione del supporto agli alunni con Disturbi dello Spettro Autistico, riconoscendo l'importanza, nonché la necessità, di adoperare input didattici che possano facilitare l'apprendimento e rendere consono l'insegnamento, che dovrà essere strutturato secondo il bisogno di ciascuno studente con DSA.

Nonostante le recenti riforme a riguardo, che garantiscono un numero di docenti di sostegno per classe, tale da avviare un progetto di integrazione didattica e sostenere i ragazzi nelle procedure di apprendimento, resta ancora carente una preparazione e una formazione specifica di quest'ultimi, lasciando di volta in volta tutto al caso e all'improvvisazione.

Il non sapere come gestire i comportamenti e l'imprevedibilità degli studenti autistici, a seconda di come percepiscono l'ambiente attorno a loro, risulta una vera sfida per chi se ne occupa in primo piano, partendo dai genitori, dalla difficoltà che possono riscontrare ad accettare la diagnosi del disturbo del proprio figlio al timore di sentirsi soli nell'affrontare tale situazione; e dagli insegnanti ed educatori professionali, che in stretta collaborazione con i genitori e operatori sociosanitari, dovranno indubbiamente ricorrere alla presa in carico dei bisogni formativi del soggetto autistico, disponendo di cura educativa ed accoglienza, con lo scopo di accompagnarlo in modo competente al proprio progetto di vita in un’ottica di Pedagogia Speciale orientata in una prospettiva inclusiva.

I bambini autistici richiedono tanta energia, attenzione e lavoro a chi gli è accanto, ma soprattutto richiedono strategie di gestione specifiche per riuscire a stabilire una relazione positiva che ne favorisca gli apprendimenti.

Il presente lavoro mira a comprendere le attuali prospettive di integrazione scolastica, spiegare come tale fenomeno rientri nella complessità della Pedagogia Speciale, nel trattare i bisogni educativi dei soggetti con disturbi dello spettro autistico e delle strategie di intervento e inclusione rivolte ai contesti educativi, con le sue specificità e i suoi rapporti con la Didattica Speciale, che definisce gli interventi di insegnamento e apprendimento affinché i soggetti con disturbi dello spettro autistico diventino autonomi nel pensiero e nell'azione; e come è possibile procedere per pervenire ad una didattica di qualità che guardi verso una prospettiva innovativa e inclusiva.

1. L’autismo infantile

1.1. Inquadramento storico e teorico sull'autismo

Il termine autismo deriva dal greco "autùs" (sé stesso) e da "ism" (stato) che sta ad indicare lo stato di chiusura in sé stessi. L'autismo o disturbi dello spettro autistico (ASD, dal termine inglese Autism Spectrum Disorder e DSA acronimo italiano di Disturbi Spettro Autistico), è considerato un disordine del neuro-sviluppo che rileva un'espressività clinica variabile tra soggetto e soggetto e che permane durante tutto l’arco della vita. 1

Nel corso della storia si sono susseguite diverse visioni di ciò che noi oggi riconosciamo come autismo, di conseguenza sono mutati nel corso del tempo i criteri diagnostici e le ipotesi eziologiche.

Agli inizi del 1900 tale disturbo era considerato una forma di schizofrenia o di psicosi infantile causato da una genitorialità fredda e distaccata, successivamente, fu definito come una serie di disturbi dello sviluppo e negli ultimi anni come una condizione con gradi di compromissione ad ampio spettro, per questo motivo, prima di affrontare il tema dell'autismo in ottica pedagogica e didattica, si intende procedere ad una breve ricostruzione storica dimostrando che ad oggi, nessuno sia riuscito a comprendere cosa sia realmente l'autismo e che spesso le posizioni cliniche adottate risultano insufficienti nel dare una visione integrata della sindrome e della persona autistica, riconoscendo, dunque, la necessità di ricorrere ad un intervento massiccio di tipo educativo.

Militerni G., Milterni R., Carloni A., Frolli A, I disturbi dello spettro dell'autismo: la revisione del DSM-5, 2014, 1 p. 94.

Prima del XX secolo non esisteva il concetto clinico di autismo che fu introdotto con tale terminologia nel 1908, da Eugene Bleuler, psichiatra svizzero tra i primi sostenitori della teoria psicoanalitica, che inventò la parola "autistico", per descrivere la chiusura in sé stessi dei pazienti schizofrenici e dunque la perdita di contatto con la realtà, una condizione caratterizzata da isolamento e incomunicabilità. 2

Le innovazioni teoriche di Bleuler furono caratterizzate da una scarsa attenzione nei confronti dei disturbi dell’infanzia infatti il concetto di autismo e di pensiero autistico rimase soprattutto un aspetto sintomatologico secondario o peculiare alla schizofrenia, prevalentemente legato al paziente adulto, fino al 1943, anno in cui Leo Kanner, pediatra americano di origine tedesca, e Hans Asperger descrissero quasi contemporaneamente due nuove tipologie di giovani pazienti, con caratteristiche molto simili.

Kanner fu il primo ad ipotizzare che il comportamento dei bambini autistici era caratterizzato da “un’innata incapacità di comunicare” ed utilizzò il termine "autismo infantile precoce" per descrivere un complesso di sintomi (sindrome) presenti in un gruppo di undici bambini, di età tra i du

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marikavan3 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Universita telematica "Pegaso" di Napoli o del prof Manzo Generosa.
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