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Attività corsi di specializzazione per le di sostegno VIII ciclo

“Esplorando l’Apprendimento Attivo: Learning by doing e Didattica Laboratoriale”

Relatore elaborato finale Prof.ssa di: anno accademico 2022 - 2023

Abstract

Questo elaborato esplora il concetto di Scuola Attiva e l’Attivismo Pedagogico, con un focus particolare sul concetto di “Learning by Doing” e sulla pratica della Didattica Laboratoriale. L’introduzione delinea il contesto attuale dell’istruzione, caratterizzato dalla necessità di sviluppare competenze che permettano agli studenti di apprendere in modo autonomo e continuo.

Il primo capitolo offre un excursus storico sulle radici della Scuola Attiva, con particolare attenzione alla filosofia educativa di John Dewey. Si esplorano le sue idee sull’apprendimento esperienziale e sulla centralità dell’interazione attiva dello studente con l’ambiente circostante. Attraverso un’analisi delle “Indicazioni Nazionali” del 2012, si delinea l’evoluzione della Scuola Attiva e la sua rilevanza contemporanea nel promuovere la capacità di “Imparare ad Imparare”.

Il secondo capitolo si concentra sulle metodologie di apprendimento attivo, con particolare enfasi sulla pratica del “Learning by Doing” e della “Didattica Laboratoriale”.

Si esplorano le dinamiche di apprendimento che si attivano quando gli studenti sono coinvolti attivamente in esperienze pratiche, evidenziando l’importanza di tali approcci nella promozione dell'inclusione e nell’acquisizione di competenze trasversali. Inoltre, si analizza il ruolo cruciale del docente come facilitatore e guida durante l’esperienza laboratoriale.

Infine, le conclusioni offrono una riflessione sulle implicazioni pratiche e pedagogiche di adottare approcci attivi nell'ambito educativo, evidenziando i benefici sia per gli studenti che per gli insegnanti. L’elaborato si conclude con considerazioni personali sull’importanza di promuovere un’educazione che non solo trasmetta conoscenze, ma che insegni agli individui a imparare in modo autonomo e consapevole, preparandoli per affrontare le sfide del mondo contemporaneo.

Parole chiave: Scuola attiva, John Dewey, Indicazioni Nazionali, learning by doing, didattica laboratoriale.

Introduzione

L’istruzione è un fondamento essenziale per lo sviluppo individuale e collettivo di una società. Nel corso della storia, il panorama educativo ha subito molteplici trasformazioni, riflesso delle mutevoli esigenze sociali, economiche e culturali.

Il primo capitolo esplora il concetto fondamentale della Scuola Attiva e dell’Attivismo Pedagogico, delineando il contesto storico e teorico che ha plasmato questa prospettiva educativa rivoluzionaria. In un’epoca di trasformazioni sociali e industriali senza precedenti, emerse un vivace dibattito sull’adeguatezza delle istituzioni educative esistenti al fine di soddisfare le esigenze di una società in rapida evoluzione. Questo contesto diede origine alle cosiddette “New schools”, istituzioni che si distinguevano per un approccio attivo, in cui gli studenti non erano più spettatori passivi, ma protagonisti attivi del proprio percorso educativo. Il capitolo si articola in due sezioni principali: la prima focalizzata sul contesto storico e l’attività di John Dewey, il cui pensiero e le cui pratiche pedagogiche hanno lasciato un’impronta indelebile nel panorama dell’educazione moderna. La seconda sezione è dedicata all’analisi delle Indicazioni Nazionali del 2012, documento che rappresenta un importante punto di riferimento per l’organizzazione dell’attività didattica nelle scuole italiane e della competenza “Imparare ad imparare” che riflette l’essenza della Scuola Attiva, rappresentando l’abilità di perseverare nell’apprendimento, di organizzare il proprio studio anche mediante una gestione efficace del tempo e delle informazioni, sia a livello individuale sia in gruppo.

Il secondo capitolo di questo percorso ci conduce alla scoperta del “Learning by doing” e della “Didattica laboratoriale”, metodologie educativo-didattiche che pongono lo studente al centro del processo di apprendimento, trasformando l’aula in un laboratorio attivo di conoscenza e competenze. Si divide in altri due paragrafi, nel primo viene affrontata nello specifico la metodologia del Learning by doing che rappresenta una svolta nell’approccio educativo poiché si concentra sull’esperienza pratica come strumento principale per l’apprendimento. Mentre nel secondo paragrafo si passa ad una descrizione della didattica laboratoriale e di come questo metodo educativo offre opportunità per tutti gli studenti, indipendentemente dalle loro capacità o abilità, di partecipare attivamente all’apprendimento, tenendo sempre in considerazione un aspetto fondamentale che è l’inclusione. Per ultimo si discute sul ruolo che assume il docente nei confronti dell’alunno attraverso l’utilizzo di queste metodologie attive.

Capitolo 1: la Scuola Attiva e l’Attivismo Pedagogico

1.1 Excursus storico: John Dewey, l’Attivismo Pedagogico e la Scuola Attiva

Verso la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento si sono verificati importanti cambiamenti nell’ambito dell’istruzione in tutto il mondo. Gli intellettuali sia in Europa che in America cominciarono ad interrogarsi sulla capacità delle istituzioni scolastiche di adattarsi ai mutamenti sociali e alle crescenti esigenze produttive di una società in rapida trasformazione. Emerse un dibattito sulla necessità di riformare l’approccio educativo per far fronte alle nuove sfide, dando così origine alle cosiddette “New schools”. Queste istituzioni si concentrarono principalmente sull’istruzione scientifica, sull’apprendimento delle lingue e sull’esperienza diretta della realtà circostante attraverso attività progettate per stimolare l’interesse degli studenti. Ciò che contraddistingue immediatamente queste nuove scuole è il coinvolgimento attivo degli studenti nell’apprendimento. Invece di assumere un ruolo passivo e accettare acriticamente le nozioni impartite dai docenti, gli studenti sono incoraggiati a sperimentare e a comprendere direttamente attraverso l’esperienza pratica.

Aldo Agazzi spiega che: “la didattica nuova viene da quel grande fatto che è la rivoluzione sociale dei tempi moderni; la quale esige che ciascun uomo sia, contemporaneamente, autore di sé e della civiltà del suo tempo, insieme con gli altri: soggetto di politica, soggetto di socialità, soggetto di civiltà e, nello stesso tempo, se stesso: perché, se non sarà se stesso, non sarà neppure soggetto di civiltà” (Agazzi, 1955).

Le istituzioni educative, caratterizzate in passato da un approccio rigido, con lezioni frontali in cui gli studenti assorbivano nozioni senza possibilità di rielaborazione, hanno iniziato a cambiare radicalmente. Il modello disciplinare e autoritario delle scuole religiose e militari iniziò pian piano ad essere sostituito da un modello più democratico, che favoriva il confronto di idee e consentiva agli studenti di esprimere le proprie capacità. Nel frattempo, sono state introdotte alcune innovazioni, con un protagonista di spicco: John Dewey. Nel 1896, Dewey, professore di filosofia presso l’Università di Chicago, iniziò ad interessarsi di questioni educative. In quell’anno, fondò la “scuola-laboratorio” che, in seguito, divenne un modello per molte altre istituzioni in tutto il mondo. Nel 1897 pubblicò un testo molto significativo e famoso per l’epoca, nel campo dell’educazione, chiamato “Il mio credo pedagogico”.

Il principio della scuola-laboratorio era quello di aiutare gli studenti a sviluppare la propria personalità, sempre con la guida dei docenti e attraverso lo svolgimento di attività pratiche in interazione con l’ambiente. Lo scopo di questa scuola era quello di guidare gli studenti a diventare educatori di se stessi. Queste scuole, all’epoca, erano considerate all’avanguardia e per molti anni restarono accessibili solo all’élite, poiché solo le famiglie più abbienti potevano permettersi di mandare i propri figli a frequentarle. Tuttavia, la vera rivoluzione nell’istruzione è avvenuta attraverso le pratiche pedagogiche di Dewey. Il suo approccio, noto come “attivismo pedagogico”, ha trasformato radicalmente il modo in cui veniva concepito l’insegnamento. Invece di lezioni passive e frontali, Dewey promuoveva un’esperienza educativa attiva, in cui gli studenti diventavano i protagonisti del loro apprendimento. Le scuole di Dewey erano caratterizzate da laboratori pedagogici in cui gli studenti sperimentavano attivamente i concetti attraverso attività pratiche come lavori manuali, tessitura e cucina. Questo approccio non solo favoriva lo sviluppo di abilità pratiche, ma anche la capacità di riflessione critica e la comprensione dei processi naturali e scientifici. Fondamentale per Dewey era il concetto di democrazia, egli affermava che: “...la democrazia è l’unico modo di vivere che permette la risoluzione dei problemi sociali etici e politici dell’umanità” (Dewey, 1916), per cui: l’educazione è il fondamento della democrazia nella scuola e, al di là di questa, nella società e nella vita (Pezzano, 2017). Per Dewey, la scuola doveva essere il luogo in cui

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PED/03 Didattica e pedagogia speciale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher AntoninoS85 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Didattica e pedagogia speciale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Palermo o del prof Inguglia Cristiano.
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