Università degli Studi "Gabriele d'Annunzio" Chieti – Pescara
Dipartimento di Lingue, Letterature e Culture Moderne
Corso di laurea in Mediazione linguistica e comunicazione interculturale
Tesi di laurea
Differenze linguistiche e dialettali tra Spagna e Latinoamérica
Relatrice: Prof.ssa Claudia Colantonio
Laureando: Gianluigi Cassino
Anno accademico 2019-2020
Indice
- Introduzione 4
- 1. Alcuni concetti base di linguistica 5
- 1.1. Lingua e linguaggio 6
- 1.2. Gli assi di variazione linguistica 8
- 1.2.1. Diacronia e sincronia – variazione diacronica 8
- 1.2.2. Diatopia – variazione diatopica 9
- 1.2.3. Diafasia e diastratia – variazione diafasica e diastratica 9
- 1.2.4. Diamesia – variazione diamesica 9
- 2. La storia della lingua spagnola 11
- 2.1. Antecedenti 11
- 2.2. I popoli germanici 13
- 2.3. Romance 14
- 2.4. Elemento árabe 16
- 2.5. El castellano 18
- 3. La península ibérica 23
- 3.1. Spagna e plurilinguismo 23
- 3.1.1. Catalano 24
- 3.1.2. Basco 24
- 3.1.3. Galiziano 25
- 3.1.4. Aranese 25
- 3.1.5. Aragonese e sturiano eonese 26
- 3.2. Il dialetto 27
- 3.2.1. Andaluz 29
- 3.2.2. Murciano 33
- 3.2.3. Extremeño 34
- 3.2.4. Canario 36
- 4. Dall’altro lato dell’Atlantico 39
- 4.1. El descubrimiento de América 39
- 4.2. Elemento indígena 42
- 4.3. Español de América o español atlántico 45
- 4.3.1. Fonética 45
- 4.3.2. Morfología 47
- 4.3.3. Voseo americano 49
- 4.3.4. Léxico 51
- 5. Spanglish, la nascita di un nuovo idioma? 53
- 5.1. Commutazione di codice 53
- 5.2. Breve cenno storico 53
- 5.3. Spanglish 54
- 5.3.1. Status e futuro 57
- Conclusioni 60
- Bibliografia 61
- Sitografia 64
- Ringraziamenti 66
Introduzione
La lingua spagnola vanta diverse centinaia di milioni di parlanti e viene legittimamente considerata uno dei sistemi linguistici più influenti a livello globale. Padroneggiare il suddetto sistema linguistico rappresenta un’ottima opportunità per qualsiasi professionista, dal momento che è sempre più richiesta una buona conoscenza di esso in ambito lavorativo.
L'analisi e lo sviluppo dell'elaborato in questione è frutto di un'esperienza Erasmus della durata di un anno, svolta presso la Universidad de Jaén (Spagna) con l’ausilio dell’Università degli Studi G. d’Annunzio Chieti e Pescara. Durante tale periodo ho avuto modo di fomentare il mio interesse circa gli argomenti chiave del presente lavoro e mettere in pratica quanto appreso durante il percorso di studi universitario.
Il presente studio è volto alla presentazione delle principali differenze sul panorama linguistico e dialettale che si manifestano nei principali territori ispanofoni. L’obiettivo primario dell’elaborato consiste nel sottolineare l’eterogeneità della lingua spagnola parallelamente alla sua estensione geografica. In secondo luogo si intende evidenziare l’importanza dei molteplici fattori sociali, storici, geografici e situazionali che influenzano i sistemi linguistici, e nel presente caso la lingua spagnola.
Per la stesura dell’elaborato mi sono avvalso di un’ampia consultazione di materiale bibliografico e allo stesso tempo dell’esperienza diretta che ho avuto modo di sperimentare. Prima di presentare le differenze essenziali, nel primo capitolo viene offerta una breve introduzione di alcuni concetti basilari di linguistica utili alla comprensione dei successivi argomenti trattati. Segue nel secondo capitolo un riepilogo della storia della lingua spagnola, contenente i principali avvenimenti storici che hanno accompagnato la lingua nel corso dei secoli della propria esistenza e che ne hanno permesso la sua trasformazione fino a raggiungere lo stato attuale.
Il capitolo centrale racchiude una breve illustrazione della situazione di plurilinguismo attualmente presente in Spagna, focalizzandosi successivamente sulle preminenti varianti dialettali che caratterizzano il castigliano e la loro relativa analisi sul piano fonetico, morfologico e lessicale. Nel quarto capitolo, a seguito di una breve sintesi del progetto portato avanti da Cristoforo Colombo e le conseguenze generatesi da esso, si esporrà un’ampia indagine sulla variante di lingua parlata nei territori dell’America Latina, commentandone le fondamentali peculiarità. Il capitolo finale verte su un fenomeno linguistico prettamente moderno e ancora in fase di evoluzione, ovverosia lo spanglish, il quale è doveroso menzionare in quanto probabile oggetto di numerosi studi ed analisi nei prossimi anni.
1. Alcuni concetti base di linguistica
Il costante desiderio di conoscenza e di scoperta ha sempre spinto l’uomo oltre i suoi limiti. Per differenti motivi durante l’evoluzione egli ha dovuto adattarsi ad ogni tipo di situazione, in relazione al mondo intorno a sé in costante sviluppo. Uno di questi bisogni è la comunicazione. La volontà di comunicare è un’esigenza innata che l’uomo possiede. Se c’è vita, c’è comunicazione, che sia volontaria o meno; il silenzio, le parole, i gesti hanno tutti valore comunicativo. La comunicazione è un elemento fondamentale in questo percorso evolutivo lungo migliaia di anni.
Parte fondamentale di tale processo è l’intenzionalità, come sostenuto dai linguisti Berruto G. e Cerruti M.:
“[…] si ha comunicazione quando c’è un comportamento prodotto da un emittente al fine di far passare dell’informazione e che viene percepito da un ricevente come tale; altrimenti, si ha semplice passaggio di informazione.”
Nel corso della storia la comunicazione, e quindi di conseguenza la trasmissione del sapere, ha subito diverse evoluzioni, tra le quali è possibile distinguere diversi intervalli di tempo: una tradizione prettamente orale, una tradizione di tipo scritto, l’avvento della stampa ed infine la creazione dei mezzi di comunicazione elettrici ed elettronici. Ciò ha permesso all’uomo di arricchire il suo bagaglio culturale e trasmettere la propria conoscenza attraverso confini più ampi e ad una velocità sempre più elevata. La tradizione orale era contraddistinta dal potere della parola; quest’ultima si distingueva per immediatezza, l’essere fruibile nel preciso momento in cui essa veniva pronunciata e la capacità di scatenare l’immaginazione dell’ascoltatore. Uno strumento assai efficace ed importante tipico di questa tradizione era la memoria. Nel passaggio successivo, questa prima forma di oralità cede il posto alla permanenza nello spazio caratteristica della tradizione scritta. L’ascolto fa spazio alla lettura, l’orecchio fa spazio agli occhi. Tutto ciò che un uomo aveva immagazzinato nella propria memoria, era da quel momento possibile archiviarlo in una sorta di deposito di dati, cioè la scrittura.
È necessario però affermare che, come sostenuto dal filosofo e antropologo Ong W. J.: “La scrittura non può mai fare a meno dell’oralità. […] L’espressione orale può esistere, ed è per lo più esistita, senza alcun sistema di scrittura corrispondente, mentre quest’ultima non può esistere senza l’oralità.”
Grazie alla straordinaria invenzione della stampa da parte di Johann Gutenberg, si passa ad una fase successiva di comunicazione. Il concetto di permanenza della scrittura si collega alla mobilità della suddetta. I manoscritti contrassegnati da caratteri disposti in maniera ordinata e di più facile comprensione, affermano la loro posizione come fonte del sapere, che di conseguenza viaggia da una parte all’altra del mondo a ritmi elevatissimi. Menzionando ancora una volta Ong W. J.:
“Nel mondo del pensiero e dell'espressione, la stampa sostituì dunque il prolungato dominio dell'udito con quello della vista, la cui influenza era iniziata con la scrittura ma che non avrebbe potuto imporsi col suo solo supporto. La stampa colloca inesorabilmente le parole nello spazio, più di quanto la scrittura non abbia mai fatto; quest'ultima infatti trasferisce solo le parole dal mondo del suono a quello dello spazio visivo, mentre la prima le fissa all'interno di questo spazio.”
Per quanto riguarda l’ultima evoluzione, cioè quella elettrica ed elettronica, è l’ultima in ordine cronologico ed è tuttavia in costante aggiornamento. Questo passaggio ha inizio con l’invenzione del telegrafo elettrico da parte di Samuel Morse, inventore anche dell’omonimo codice. Seguono altre importanti invenzioni come il telegrafo senza fili, il telefono, la radio, il cinema, la fotografia e così via. Si può così stabilire che il nuovo mezzo fortifica il suo predecessore. La conversione in forma elettronica dell’espressione verbale ha allo stesso tempo incrementato il coinvolgimento della parola nello spazio che era già cominciato con la scrittura e ha dato vita ad una nuova forma di cultura orale: l’oralità secondaria. Proseguendo lungo il filo del discorso precedentemente riferito:
“Ma si tratta di un’oralità più deliberata e consapevole, permanentemente basata sull’uso della scrittura e della stampa, […] L’oralità secondaria è molto simile, ma anche molto diversa da quella primaria. Come quest’ultima anche la prima ha generato un forte senso comunitario, poiché chi ascolta le parole parlate si sente un gruppo, un vero e proprio pubblico di ascoltatori, mentre la lettura di un testo scritto o stampato fa ripiegare gli individui su di sé. Ma l’oralità secondaria genera il senso di appartenenza a gruppi incommensurabilmente più ampi di quelli delle culture ad oralità primaria, genera cioè il «villaggio universale» di McLuhan.”
In un senso più ampio la comunicazione ingloba i concetti di lingua e linguaggio, i quali sono oggetto di discussione dei seguenti paragrafi.
1.1. Lingua e linguaggio
Secondo Ethnologue: Languages of the World attualmente nel mondo esistono più di 7000 lingue, una cifra che rispecchia secoli di incessante sviluppo linguistico. Molte di queste però sono ad oggi parlate soltanto da poche migliaia di persone, mentre la maggior parte della popolazione terrestre si concentra in gruppi di lingue nazionali o sovranazionali. La storia insegna che la diffusione di una lingua può essere associata al potere della popolazione a cui essa appartiene; nel corso dei secoli i dominati si sono dovuti adattare alle condizioni dettate dai dominanti. Un chiaro esempio di questo tipo di situazione è la scoperta del Nuovo Mondo da parte di Cristoforo Colombo, grazie alla quale la lingua spagnola si propagò nel continente americano.
Spesso si fa confusione con i concetti di lingua e linguaggio, i quali vengono frequentemente scambiati per sinonimi. In realtà è necessario attuare una distinzione. Il linguista svizzero De Saussure offre uno spunto per identificare i due termini:
“Ma che cos’è una lingua? Per noi, essa non si confonde col linguaggio; essa non ne è che una determinata parte, quantunque, è vero, essenziale. Essa è al tempo stesso un prodotto sociale della facoltà del linguaggio ed un insieme di convenzioni necessarie, adottate dal corpo sociale per consentire per consentire l’esercizio di questa facoltà negli individui. […] A questo principio di classificazione si potrebbe obiettare che l’esercizio del linguaggio poggia su una facoltà che ci deriva dalla natura, mentre la lingua è alcunché d’acquisito e convenzionale, che dovrebbe esser subordinato all’istinto naturale invece d’avere la precedenza su questo.”
Si deduce che il linguaggio può essere di vari tipi: umano o animale, gestuale, verbale, della musica, del corpo e via discorrendo. Esso è quindi una facoltà innata (o universale) posseduta dall’individuo, grazie alla quale egli è in grado di acquisire un sistema di segni vocali attraverso i quali è capace di produrre atti linguistici. Il Language Acquisition Device (LAD) di cui parla il famoso linguista Noam Chomsky è il meccanismo che fin da bambini ci permette di apprendere un linguaggio. Il termine linguaggio può essere inoltre attribuito ad un uso specifico di una lingua, da parte di un individuo o di una collettività (linguaggio giuridico, burocratico, scientifico, volgare ecc.).
La lingua invece è il complesso delle manifestazioni di questa facoltà, è un sistema di segni vocali, caratterizzato da convenzioni morfologiche, sintattiche, lessicali e fonetiche che regolano gli atti linguistici all’interno di un gruppo di persone (italiano, inglese, spagnolo, russo, hindi, cinese mandarino ecc.). Le lingue sono sempre state soggette a cambiamenti nel corso della storia, ovvero gli eventi storici hanno in diversi modi spronato o contrastato la loro evoluzione, il loro status, la loro funzione e così via.
1.2. Gli assi di variazione linguistica
La lingua cambia ripetutamente il proprio aspetto durante il corso del tempo. Essa non è un insieme di fattori uniforme e invariabile, bensì esistono differenti fenomeni che la influenzano sotto molteplici aspetti rendendo visibili i suoi mutamenti. Questi ultimi vengono definiti assi di variazione linguistica e identificati sotto cinque diverse forme di variazione: diacronica, diatopica, diastratica, diamesica, diafasica.
1.2.1. Diacronia e sincronia – variazione diacronica
Diacronia (dal greco día “attraverso” e chrónos “tempo”) e sincronia (dal greco syn e chrónos “tempo”) sono due concetti relativi all’analisi dei mutamenti di una lingua in relazione all’asse del tempo. Come descritto da Berruto G.:
“Per diacronia si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica […].”
La variazione diacronica tiene conto quindi dei cambiamenti che la lingua attraversa nel tempo, tra i quali quelli che riguardano la struttura della grammatica e il lessico. I mutamenti linguistici rispecchiano l’evoluzione della società, la crescita di nuovi bisogni comunicativi e l’abbandono di termini ormai in disuso o estinti. Semplificando la precedente definizione si può riassumere il concetto affermando che due persone che appartengono a due epoche diverse, esprimono il medesimo concetto in due distinte forme. Seguendo la descrizione offerta dall’autore precedentemente nominato, la variazione sincronica riguarda:
“[…] la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua facendo un 'taglio' sull'asse del tempo, e guardando a come essi si presentano in un determinato momento agli occhi e all'esperienza dell'osservatore, nel loro stato presente e nei rapporti in cui si trovano in quello stato, prescindendo da quella che è stata la loro evoluzione temporale e i mutamenti che in questa si sono avuti.”
Da una parte viene quindi proiettata in primo piano la storia, la graduale evoluzione e trasformazione che subisce un sistema linguistico; dall’altra parte, invece, si può confrontare il suddetto sistema linguistico in una specifica fase cronologica, esaminando il suo aspetto omettendo i fattori storici che hanno reso possibile la sua formazione.
1.2.2. Diatopia – variazione diatopica
La variazione diatopica (dal greco día “attraverso” e topos “luogo”) riguarda la localizzazione geografica dei parlanti di un sistema linguistico. Ciò vuol dire che la lingua cambia nello spazio, ovvero una stessa lingua può realizzarsi in modi differenti in base al luogo. Continuando con la medesima analisi dell’autore nominato nei precedenti paragrafi:
“La diatopia riguarda la variazione nello spazio geografico, attraverso i luoghi in cui una lingua è parlata e in cui i suoi parlanti risiedono o da cui provengono;”
Esempi della suddetta variazione sono i dialetti o le varianti regionali di una lingua.
1.2.3. Diafasia e diastratia – variazione diafasica e diastratica
La variazione diafasica (dal greco día “attraverso” e phasis “voce”) fa riferimento alla situazione comunicativa in cui si trova il parlante. Riguarda soprattutto la formalità o informalità della situazione stessa e allo status o ruolo dei parlanti implicati nel processo. Strettamente collegata ad essa è la variazione diastratica (dal greco día “attraverso” e strato), che fa riferimento alla classe sociale dei parlanti e quindi fattori come patrimonio, istruzione, attività lavorativa e così via. Il modo di comunicare di una persona appartenente a un ceto basso e con poche opportunità di istruzione è diverso da quello di una persona di ceto alto con accesso a un'ampia formazione educativa.
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