Estratto del documento

Le confraternite universitarie in Europa:

il caso dei “cercles” in Belgio

Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione

Dipartimento di Scienze sociali ed Economiche

Corso di laurea in Sociologia

Aurora Festa

Matricola 1994949

Relatrice

Marina Ciampi

A.A. 2023-2024

A mia nonna che mi ha insegnato l’amore per i viaggi, per lo studio, per la cultura, il diverso. Senza di te non sarei qui.

Ai miei genitori che hanno reso possibile l’esperienza più bella della mia vita e hanno creduto sempre in me.

Al mio raggio di sole, al mio più grande alleato nonché migliore amico Alessandro, alla mia Fanta Gialla, al mio bro Cò: grazie per

avermi aspettata a braccia aperta e avermi guidato a distanza con il vostro amore.

To my bread-housemates Catarina, Adam, Karina and to my Roscia in Crime: you gave me some of my favorites memories, you’ll be

forever part of me. All of this is thanks to you. Erasmus was the beginning of the rest of my life. (Pls no more pasta with ketchup!)

A Giulia Cecchettin, ad Anne Frank, a Emanuela Orlandi, a Mirella Gregori, a Marta Russo, a Mahsa Amini, alle donne e

bambine palestinesi e in generale a tutte le donne che non hanno potuto celebrare i loro traguardi perché le loro vite sono state

spezzate prima e le loro bocche tappate. Continuerò a fare rumore per voi.

A me stessa per non aver mai abbandonato questa battaglia, per aver combattuto per le mie idee, per essermi asciugata ogni lacrima

per poi ripartire con più grinta. Ce l’hai fatta Aurora.

1

INDICE

Introduzione

1. Fondamenti di sociologia dei gruppi

1.1 Come definire un gruppo in sociologia

1.2 Formazione e caratteristiche dei gruppi

1.3 Come si forma uno scopo comune?

1.4 Scopi: formulazione, raggiungimento, fallimento

1.5 Norme di gruppo

1.6 Il potere nel gruppo

2. Le confraternite universitarie

2.1 Definizione

2.2 Storia

2.3 Caratteristiche attuali

2.4 Funzioni sociali delle confraternite

2.5 Metodologia della ricerca

2.6 Panoramica dei vari Paesi

3. Il caso dei “cercles” in Belgio

Conclusioni

Ringraziamenti 2

Introduzione

Questa tesi si propone di presentare e analizzare alcune delle principali confraternite studentesche presenti in

Europa. Sebbene in Italia la letteratura sul tema sia limitata, questo lavoro mira a colmare tale lacuna, offrendo

una panoramica di una realtà poco conosciuta. Contrariamente alla percezione comune che associa le

confraternite esclusivamente al contesto angloamericano, tali organizzazioni sociali sono diffuse anche in

Europa, Italia inclusa, pur con peculiarità e declinazioni diverse a seconda del paese.

Le confraternite sono molto di più che alcol e cieca subordinazione, sono un modo, per alcune persone, l'unico

per poter avere dei rapporti amicali significativi. Come vedremo tra l’altro le confraternite riflettono e

rivitalizzano moltissimi eventi e movimenti storici. Dietro quel saluto, quella toga, quel berretto c’è un intero

mondo di significati condivisi e la sociologia non può che immergersene per svelarne le trame.

Tuttavia, non tutte le caratteristiche di questi gruppi sono positive.Storie di violenze e morti si celano dietro le

narrazioni che ne esaltano il valore comunitario e il senso di appartenenza. Il superamento delle prove di

iniziazione, spesso violente, diventa per i membri un simbolo di coraggio e di inclusione sociale, mentre il

fallimento può portare all'esclusione e all'isolamento. Superare la pratica del nonnismo diventa un vanto, una

dimostrazione di coraggio. Non superarla potrebbe voler dire perdere tutto, le amicizie, una comunità di

appartenenza, l’orgoglio.Per molti studenti la solitudine e l’isolamento rimangono le peggiori prove in una

società moderna così sfuggente. La tradizione folkloristica offre invece un rifugio comunitario che può durare

per tutta la vita.

L’obiettivo di questa tesi è offrire una prospettiva ampia delle confraternite studentesche europee

confrontandole, interrogandosi sul perché esistano e le loro funzioni sociali, dimostrando che possono essere al

tempo stesso una risorsa e un pericolo ma evidenziando che nonostante le diverse culture e modalità di

espressione, l’essere umano rimane, come affermava Aristotele, un animale sociale con un profondo bisogno di

appartenenza e accettazione.

L’elaborato sarà diviso in 3 macrocapitoli. Il primo capitolo esplorerà la letteratura sociologica dei gruppi

partendo dalla definizione e descrivendo poi le funzioni sociali e le caratteristiche più importanti tra cui il

concetto di leadership. Il secondo capitolo tratterà di un gruppo in particolare ovvero le confraternite

studentesche. Il secondo capitolo si concentrerà specificamente sulle confraternite studentesche, descrivendone

la struttura e la storia, con esempi tratti da confraternite europee, inclusi i casi italiani, portoghesi e tedeschi,

arricchiti da interviste. Il terzo capitolo riguarderà invece interamente i cercles belga in particolare le

confraternite studentesche dell’Université Libre di Bruxelles dove l’intervistatrice ha svolto un periodo di

studio di sei mesi.

Questa tesi si propone quindi di colmare un vuoto nella letteratura italiana, offrendo una prospettiva

interdisciplinare che coniuga storia, sociologia e testimonianze dirette. Esaminando le confraternite

studentesche attraverso uno sguardo critico e comparativo, si intende fornire una maggiore comprensione delle

3

loro dinamiche interne, delle motivazioni dei membri e dell’impatto sociale di tali gruppi. Questo lavoro

contribuirà a una riflessione più ampia sul ruolo delle comunità giovanili nella costruzione di identità collettive

e sul delicato equilibrio tra tradizione, appartenenza e rischio, fornendo spunti utili sia per l'ambito accademico

sia per una più ampia consapevolezza culturale e sociale. 4

CAPITOLO 1

Fondamenti di sociologia dei gruppi

1.1 Come definire un gruppo in sociologia?

Il termine gruppo - dal germanico kruppa - sta ad indicare un insieme di persone o cose legate da caratteristiche

comuni o rapporti di vicinanza che le rendono distinguibili 1 .

Nel linguaggio comune il termine risulta quindi generico e applicabile ai più svariati fenomeni.

Altrettanto accade quando è adottato con esclusivo riferimento agli individui in un contesto sociale (Comte e

2

Spencer addirittura descrivono un’intera società come gruppo sociale) e proprio da questa generalizzazione

deriva il bisogno di conferire specificità a questo concetto.

In generale, si può osservare che la sociologia oggi riserva tale termine per indicare un insieme limitato di

3

individui che hanno la possibilità di interagire direttamente.

Non si tratta quindi di una semplice categoria sociale: il concetto di gruppo è più adeguato a descrivere una

4

formazione sociale circoscritta che presuppone la possibilità di stabilire rapporti “faccia a faccia”.

Il gruppo è considerato il tramite privilegiato fra individuo e società e il luogo elettivo dei rapporti di

5

reciprocità e soltanto nel caso in cui i rappresentanti di una di queste categorie assumano consapevolezza di sé

e agiscano in reciproca sintonia può generarsi un organismo sociale in grado di muoversi autonomamente e

collettivamente nella società.

Di pari passo segue il concetto di comunità, che Toennies descrive come “il tipo di legame prevalente in

6

un’organizzazione collettiva”.

Comunità e gruppo sono quindi entrambe forme associative che offrono all’individuo un diverso grado di

partecipazione soprattutto in ragione delle loro dimensioni e dove si prova uno spiccato senso di appartenenza.

Si definisce inoltre “organizzazione” un contesto in cui si rinviene un progetto di divisione del lavoro e una

piramide gerarchica (anche se alcuni sociologi, tra cui Durkheim, non tengono conto di questa distinzione).

In sintesi, possiamo dire che nonostante esistano diversi modi di intendere il gruppo, ci sono diversi prerequisiti

fondamentali: l’esistenza di interazioni dirette fra i suoi membri, il riferimento di tali interazioni ad un sistema

più vasto di relazioni interpersonali governate da un obiettivo comune, una collaborazione reciproca in

direzione di un obiettivo condiviso (obiettivo altrimenti irraggiungibile singolarmente) e una consapevolezza di

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appartenere al gruppo, altrimenti detto “we sense”.

1 Mattioli, Francesco. Introduzione alla sociologia dei gruppi. SEAM, 1998, p. 11.

2 Ibidem.

3 Mattioli, Francesco. Introduzione alla sociologia dei gruppi. SEAM, 1998, p. 12.

4 Mattioli, Francesco, (citando Cooley,1925) , Introduzione alla sociologia dei gruppi. SEAM, 1998, p. 13.

5 Ibidem.

6 Ibidem.

7 Sumner, William Graham. Costumi di gruppo. A cura di Alberto Mario Cirese, trad. Alberto Mario Cirese, Edizioni di Comunità, 1962. 5

L’unione e la solidarietà sono quindi elementi fondanti del gruppo, che nasce per realizzare una forma di

cooperazione e di partecipazione fra più individui accomunati da bisogni che non si possono soddisfare

individualmente.

Kurt Lewin (1979) aggiunge inoltre che:

i membri si sentono parte di un tutto, un tutto che non è costituito dalla semplice sommatoria delle attività individuali ma

assume una fisionomia e un’identità tali che coloro che ne restano all’esterno possono intenderlo come una sua unità

sociale autonoma e distinta.

8

I membri del gruppo, quindi, si identificano e si omologano fra loro come individui legati da elementi comuni e

interagiscono alla stregua di un unico soggetto sociale.

Nonostante esistano diverse aggiunte o interpretazioni che privilegino l'uno o l’altro aspetto, grossomodo in

sociologia si definisce un gruppo (e si distingue quindi da un semplice aggregato di persone o dalle categorie

sociali) un insieme caratterizzato da quattro elementi fondamentali, ovvero: interazione faccia a faccia, scopo

comune, cooperazione, senso di appartenenza.

Alcuni sociologi (Krech, Hare, Crutchfield, Ballachey e altri ancora) riportano poi altre caratteristiche

aggiuntive per definire un gruppo, come la stabilità e la consistenza nel tempo, la somiglianza tra i membri,

l'interdipendenza funzionale e lo sviluppo di relazioni strutturate e organizzate.

Viene inoltre messo in discussione che il gruppo debba forzatamente essere ristretto. Per Parsons , ad esempio,

le caratteristiche fondamentali sono: la flessibilità dei ruoli, la comunicazione diretta e la partecipazione dei

9

membri ai processi decisionali, qualità non esclusive dei piccoli gruppi.

Un altro elemento importante che i diversi studi hanno messo in evidenza è che affinché un gruppo si configuri

come tale è necessario che al suo interno i membri interagiscano fra loro e che abbiano la possibilità oggettiva

di farlo in ogni momento senza particolari impedimenti e ciò dipende soprattutto dal grado di coesione e da

tutte le pratiche che il gruppo stesso pone in atto per garantire l’attaccamento e la partecipazione dei membri e

10

per cementare la loro unione.

Inoltre, resta importante sottolineare che l’appartenenza al gruppo non si esaurisce nell’agire dell’individuo al

suo interno: anche quando non agisce nel gruppo, l’individuo ne resta membro a tutti gli effetti (ad esempio se

in un gruppo familiare un individuo esce per andare a scuola comunque rimane parte del gruppo familiare).

Se volessimo definirlo attraverso un assioma, il gruppo sociologicamente inteso è: 11

un insieme di tre o più individui (la coppia è considerata come un gruppo sui generis ed è pertanto esclusa)

che interagiscono fra di loro, cooperando per il raggiungimento di uno scopo comune e sviluppando la

12

consapevolezza di far parte di un'unità sociale autonoma all’interno del sistema sociale.

8 Lewin, Kurt. I conflitti sociali. saggi di dinamica di gruppo. Franco Angeli, 1979.

9 Mattioli, Francesco. Introduzione alla sociologia dei gruppi. SEAM, 1998. p. 22.

10 Mattioli, Francesco. Introduzione alla sociologia dei gruppi. SEAM, 1998. p. 23.

11 Mattioli, Francesco. (citando Simmel) Introduzione alla sociologia dei gruppi. SEAM, 1998. p. 19.

12 Mattioli, Francesco. Introduzione alla sociologia dei gruppi. SEAM, 1998. p. 19. 6

Ci sono almeno due motivi per ritenere che il gruppo possa rappresentare un oggetto privilegiato della ricerca

sociologica: il fatto che esso sia teatro della vita sociale quotidiana dell’individuo e la considerazione che il

13

14

fenomeno associativo condizioni i caratteri e le sorti della società.

15

De Grada inoltre evidenzia come lo studio dei gruppi ristretti (che possono tra l’altro essere creati

artificialmente in laboratorio) crei un “vantaggio metodologico” per lo studioso, che può analizzare un sistema

di relazioni nella sua totalità senza rinunciare ad individuare i legami e le forme di dipendenza che il gruppo

stabilisce con il sistema sociale globale.

1.2 Formazione e caratteristiche dei gruppi

Il fattore che spinge all’interazione fra più individui è la comunanza degli scopi, “essa di fatto non soltanto

coagula il gruppo intorno alle pratiche necessarie per il loro conseguimento, ma ne determina i caratteri e i

meccanismi di funzionamento, in specie e con riguardo al grado di partecipazione e identificazione richiesto dai

suoi membri.

È inoltre fondamentale chiarire principi e regole del gruppo così come i ruoli. Proprio i ruoli infatti

acquisiscono un’importanza cruciale per il funzionamento del gruppo e per il raggiungimento delle sue mete e

determinano la distribuzione del potere individuale del gruppo.

Come già visto, Cooley riteneva che la natura umana fosse una natura di gruppo e lo spirito associativo fosse un

aspetto primario della società: egli fu il primo a distinguere tra gruppo primario e gruppo secondario.

I gruppi prevalentemente (poiché nessun gruppo è totalmente omogeneo) primari, anche detti gruppi informali

(data la mancanza di regole prestabilite), si fondano su vincoli storici o di sangue (la famiglia, il vicinato, le

associazioni di mutua solidarietà, ecc.) e hanno come obiettivo il perseguimento e lo sviluppo dello spirito

associativo.

Nei gruppi primari ogni individuo entra come persona con tutte le sue peculiarità: il suo contributo orienterà

infatti il gruppo condizionandolo e indirizzandolo verso certe routines. Questa mescolanza perfetta tra individui

e gruppo sarà praticamente impossibile da replicare in un altro raggruppamento. Dunque i gruppi primari

prendono forma sulla base della personalità degli individui e sono fondati sulle emozioni.

I gruppi prevalentemente secondari (o formali) si fondano invece su un'unione materiale che può essere

facilmente definita e individuata, e che va realizzata con mezzi prestabiliti e oggettivi in modo da ottimizzare il

raggiungimento degli obiettivi della collaborazione fra i membri. Difficilmente essi si formano per caso.

Può accadere che persone con una relazione con base amicale (gruppo primario) decidano di avviare un

progetto specifico, data la stima reciproca (gruppo secondario), anche se più spesso il gruppo viene prima

13 Goffman, Erving. The Presentation of Self in Everyday Life. Penguin, 1990.

14 Mattioli, Francesco. Introduzione alla sociologia dei gruppi. SEAM, 1998. p. 26.

15 E. De Grada, Elementi di psicologia di gruppo, Roma, Bulzoni, 1961. 7

costruito idealmente e solo poi si cercano gli individui che ricopriranno le posizioni necessarie. La struttura

organizzativa prevale quindi su quella relazionale.

Nonostante la divisione così schematica, nel mondo reale molto spesso gruppi primari e secondari si mescolano

ricevendo l’uno elementi dell’altro.

È stato citato prima un esempio di come gruppi secondari possono nascere a partire da gruppi primari, ma è

possibile il verificarsi anche del meccanismo opposto (ad esempio amicizie sorte dopo l’esperienza scolastica) e

proprio su questo processo si concentra la sociologia dei gruppi. 16

Sempre a partire da questa convergenza fra i gruppi, J. Clyde Mitchell parla di “gruppo corporato”. I requisiti

fondamentali dei gruppi corporati sono: comunanza di scopi, norme condivise, cooperazione tra i membri,

divisione dei compiti, persistenza di relazioni di posizione e senso di appartenenza.

La necessità di rapporti diretti faccia a faccia finisce per creare una serie di affinità tra gli individui, una

complementarità e una maggiore conoscenza e prevedibilità dei comportamenti dell’altro, una necessità di

reagire alla pesantezza delle prescrizioni, alla spersonalizzazione, all’alienazione e all’omologazione.

Queste relazioni possono portare inoltre a numerosi vantaggi per la produttività, dato che il clima lavorativo

migliora. Bisogna tuttavia anche considerare che la maggior parte delle volte queste relazioni vengono usate per

creare formazioni antagoniste alla struttura organizzativa, persino come armi per combatterla. Questo, ad

esempio, succede quando si organizza uno sciopero.

1.3 Come si forma uno scopo comune?

La formazione di uno scopo comune può avvenire in maniera casuale quando gli individui singoli si trovino ad

avere obiettivi analoghi e arrivino dunque a convergere e ad interagire. Infatti, gli individui sono spesso attratti

da chi ha bisogni, comportamenti e/o tratti esteriori simili ai loro.

Può invece accadere che gli individui vadano deliberatamente alla ricerca di persone con cui condividere intenti

o obiettivi nella speranza di unire le forze e di centrare con il sostegno reciproco quelle mete che appaiono

17

irraggiungibili al singolo. Questi meccanismi scattano spontaneamente quando le persone sembrano

18

riconoscersi e iniziano una relazione reciproca che consolida il sodalizio e cementifica la cooperazione.

In ogni caso, lo scopo (o gli scopi) del gruppo determina(no) il suo destino e i suoi caratteri oltre che i processi

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher reginella2003 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Istituzioni di sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Ciampi Marina.
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