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Università telematica “e-Campus”

Facoltà di Giurisprudenza

Corso di laurea in Scienze politiche e sociali

Il confederalismo democratico e le nazioni senza Stato: il caso di Rojava

Relatrice: Kateryna Pishchikova

Tesi di laurea di: Simonetta Saccon

Matricola numero: 35951

Anno accademico 2017/2020

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Il confederalismo democratico e le nazioni senza Stato: il caso di Rojava

Indice

  • Introduzione…………………………………………………………………………
  • 1) Storia dei curdi e contesto geopolitico
  • 1.1 Geografia ed etnia
  • 1.2 Aspetti linguistici, culturali e religiosi
  • 1.3 Le identità nazionali curde tra Turchia, Iraq, Iran e Siria
  • 1.3.1 Turchia
  • 1.3.2 Iraq
  • 1.3.3 Iran
  • 1.3.4 Siria
  • 2) Mancata nascita del Kurdistan
  • 2.1 I tentativi di autonomia nel corso della storia
  • 2.1.1 Lo scenario pre Prima Guerra mondiale
  • 2.1.2 Il Trattato di Sèvres e le sue conseguenze
  • 2.1.3 La Repubblica di Mahabad
  • 2.1.4 La Regione Autonoma del Kurdistan iracheno
  • 2.2 Le responsabilità delle cancellerie internazionali
  • 3) Origini dello Stato Nazione e sua crisi
  • 3.1 Profilo dello Stato moderno
  • 3.2 La modernità e lo Stato Nazione in Medio-Oriente
  • 3.3 Lo Stato Nazione e la globalizzazione
  • 3.4 Lo Stato Nazione nella visione di Öcalan
  • 4) Il confederalismo democratico
  • 4.1 L’influenza di Bookchin su Öcalan
  • 4.1.1 L’ecologia sociale
  • 4.1.2 Il municipalismo libertario e il comunalismo
  • 4.2 I principi del confederalismo democratico di Öcalan
  • 4.2.1 Il PKK: la transizione verso il confederalismo
  • 4.3 Un’alternativa plausibile per il Medio-Oriente?
  • 5) Il Rojava o Amministrazione Autonoma del Nord della Siria
  • 5.1 I curdi siriani: i “curdi dimenticati”
  • 5.2 La rivolta di Qamishli del 2004 e la crisi siriana
  • 5.2.1 I curdi durante la crisi siriana
  • 5.3 Il sistema politico-amministrativo: il Contratto Sociale del Rojava
  • 5.4 L’economia della regione
  • 5.5 La libertà religiosa come pilastro fondamentale
  • 5.6 L’assetto militare
  • 5.7 La diplomazia della Federazione
  • 5.7.1 I rapporti con gli USA: da alleati all’ultimo tradimento di Trump
  • 5.7.2 Le relazioni con il governo centrale di Damasco
  • 5.7.3 I “cugini” iracheni e iraniani
  • 5.7.4 La Turchia: la nemica di sempre
  • 5.7.5 Il ruolo della Russia

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  • 5.7.6 I curdi siriani e l’Europa
  • 6) La parità di genere tra prescrizioni teoriche e riscontri reali
  • 6.1 La Jineology di Öcalan
  • 6.2 L’internazionalizzazione del femminismo curdo
  • 7) Le nazioni senza Stato e l’autodeterminazione dei popoli
  • 7.1 Il confederalismo democratico come alternativa statuale per altre nazioni senza stato
  • 7.2 L’autodeterminazione dei popoli nel contesto geopolitico mediorientale attuale
  • 8) Conclusioni. Il futuro del Rojava

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Introduzione

Questa trattazione si propone di affrontare ed analizzare in primis la storia del popolo curdo, per poi specificatamente focalizzarsi sulla teoria del confederalismo democratico come soluzione politico-amministrativa alternativa per i territori del Medio-Oriente, così come ideato e proposto da Abdullah Öcalan, quali sono i principi ideologici che lo compongono, fino ad addentrarsi nella trattazione riguardante il primo esperimento concreto della teoria sopra menzionata, l’Auto-amministrazione Democratica del Nord della Siria, meglio conosciuta con il nome di Rojava.

Attraverso un’approfondita ricerca bibliografica e sitografica, si è cercato di ricostruire gli avvenimenti che hanno portato alla nascita di questa nuova realtà.

Il sogno di costituire un grande Kurdistan si è rivelato essere impraticabile nel corso della storia a causa degli assoggettamenti politici da parte degli imperi Ottomano e Persiano prima, ed in seguito a causa di congiunture internazionali particolari che hanno vanificato le speranze di autonomia ed indipendenza; la frase spesso citata dai curdi “Non abbiamo altri amici che le montagne” non si riferisce solamente agli impervi territori che li hanno storicamente ospitati, ma soprattutto ai secoli di reiterati attacchi egemonici da parte di altre comunità e nazioni e di “tradimenti” perpetuati dalle potenze occidentali.

Poiché tale realtà si dichiara apertamente contrapposta allo Stato-Nazione, una particolare attenzione è stata rivolta all’analisi delle peculiarità dello stesso, delle sue origini storiche, di come sia riuscito nel corso dei secoli ad affermarsi come unità internazionale di riferimento, dei suoi sviluppi e delle sue problematiche nel contesto contemporaneo di un mondo globalizzato.

Successivamente è stato necessario valutare il lavoro teorico di Öcalan, in particolare il pamphlet “Confederalismo Democratico”, ispirato al municipalismo libertario dell’anarchico statunitense Murray Bookchin, al quale è stata dedicata una specifica digressione.

Costituitosi nel 2013 con l’auto-proclamazione di un governo ad interim per le regioni autonome a Qamishli da parte del Partito Curdo Siriano, il Rojava rappresenta un’auto-amministrazione democratica dalla portata innovatrice sorprendente, soprattutto per un’area da secoli lacerata da conflitti e divisioni etniche e religiose e di cui pochi alla nascita ne avevano pienamente compreso il significato dirompente.

È stato poi approfondito il sistema politico-amministrativo che si è voluto implementare in Rojava seguendo i precetti del “Contratto Sociale”, la Costituzione del Kurdistan siriano ispirata ai precetti di “Apo” Öcalan, riferendosi all’organizzazione socio-politica improntata a livello legislativo ed esecutivo, con particolare riferimento alle “comuni” e al sistema di co-presidenze e al principio di decentramento.

Sottoponendo ad un’attenta valutazione le più recenti vicende legate al Rojava, ci si addentrerà nella delineazione del contesto attuale dell’area, anche in rapporto alle relazioni con i Paesi confinanti e le Nazioni occidentali, ai mercati e in quale modo la Federazione si inserisce nel più ampio contesto della globalizzazione.

Ci si interrogherà infine su quale possa essere il suo futuro, su quali potrebbero essere le condizioni per la sua sopravvivenza ed eventuale espansione, o se questo tentativo di costituire una “nazione democratica” sarà destinato a soccombere a causa delle dinamiche e degli interessi altrui o se si rivelerà fallimentare per motivazioni intrinseche.

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Capitolo primo

Storia dei curdi e contesto geopolitico

1.1 Geografia ed etnia

La prima sezione dell’elaborato si occuperà di fornire delle informazioni di carattere generale per ciò che riguarda le origini dei curdi ed il contesto geografico in cui si sono storicamente inseriti.

Studi antropologici, etno-culturali e linguistici hanno cercato di sottolineare e motivare le peculiarità che li distinguono e differenziano dagli altri popoli del Medio-Oriente.

La letteratura accademica che si è occupata dell’analisi dell’origine di questo popolo ha prodotto conclusioni variegate e mai definitive; la più accreditata ipotesi attribuisce ai curdi un’origine indoeuropea di ceppo iranico, quindi, tribù che si sono spostate dall’area caucasica alla Mesopotamia sugli altopiani anatolici e iraniani; i loro progenitori dovrebbero essere i Medi, gruppo tribale proveniente dalle zone del lago Urmia e stabilitosi nei monti della catena Zagros attorno al VII secolo a.C. .1

Altra ipotesi, meno vagliata e condivisa, riconosce i curdi come popolazione autoctona; l’identità etnica contemporanea si sarebbe quindi formata a seguito 2 di immigrazioni e nuovi insediamenti da parte di tribù indoeuropee, attorno al secondo millennio a.C. .

Lo studioso russo Minorsky asserisce anche che si 3 possano distinguere due tipologie di soggetti, i curdi occidentali e i curdi orientali e meridionali, “the Western Kurds ... have been distinguished from the Eastern and Southern types. The former are a blond, blue-eyed, dolichocephalic type. The others are of a brown, black-eyed, brachycephalic type” .

Sebbene le ricerche condotte non risultino conclusive, si può affermare 4 che si tratta di un gruppo originariamente di tradizione nomade, dedito soprattutto alla pastorizia e diviso in tribù .

Quest’ultimo aspetto diventa assai 5 rilevante in quanto questa struttura sociale è stata nei secoli motivo di contrasti interni, i quali hanno reso difficoltosa la formazione di un’identità nazionale condivisa.

Storicamente i curdi abitano una regione compresa tra i Mari Caspio, Nero e Mediterraneo ed il Golfo Persico toccando cinque stati: Turchia, Siria, Armenia, Iran e Iraq.

Il territorio è prevalentemente montuoso e dalle sue alture nascono Tigri ed Eufrate; le risorse naturali permettono lo sfruttamento idroelettrico e l’estrazione di numerosi minerali ma la risorsa più rilevante è sicuramente il petrolio.

Altre comunità curde si trovano in Georgia, Libano, Russia e Kazakistan; al di fuori del contesto geografico medio-orientale, la diaspora curda è prevalente in Germania dove risiedono all’incirca 600.000 curdi; altre comunità numericamente consistenti in Europa sono in Francia, Paesi Bassi e Svezia, mentre tra Stati Uniti e Canada se ne contano circa 30.000 .

Le cifre 6 sulla diaspora sono spesso contraddittorie poiché immigrati e richiedenti asilo vengono registrati per nazionalità e non per etnia.

Come riporta Darwish (1996), la denominazione “Kurdistan”, “Paese dei curdi”, risale al 1157 e viene coniata dall’ultimo sultano selgiuchide Singiar per identificare i territori a nord-ovest di Hamadan .7

Come commenta Kemal Yildirim, “Vladimir Minorsky suggested that the Medes, who 1 widely inhabited the land where currently the Kurds form the majority, are likely to be the forefathers of the modern Kurds” (Minorsky, Median Empire), K. YILDIRIM, Median Empire As Forefathers of the Modern Kurds, Lambert Academic Publishing, 2016.

Questa seconda opzione è avallata in particolar modo da Juri N. Marr, secondo il 2 quale i curdi sono autoctoni delle montagne dell’Asia Minore e che originariamente parlassero una loro lingua locale, successivamente abbandonata per adottarne una simile al persiano, cfr. M. GALLETTI, I curdi nella storia, Vecchio Faggio Editore, Chieti, 1990.

C. IZADY, voce “Kurdistan”, in Encyclopedia of Asian History, Vol. II, London, 1988. 3

Op. Cit. , V. MINORSKY, voce “Kurds, Kurdistan”, in The Encyclopedia of Islam, Vol. 4 V, 1936, E. J. Brill, London, p. 446.

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1.2 Aspetti linguistici, culturali e religiosi

Non è corretto parlare del curdo come un’entità linguistica unica e standardizzata: si distinguono infatti diversi sottogruppi di varietà linguistiche tra loro correlate; vi sono 30 milioni di locutori i quali si esprimono in dialetti differenti e scrivono in alfabeto latino, cirillico o arabo.

Si classifica come lingua indoeuropea del ceppo iranico-occidentale del sottogruppo orientale; una distinzione classica è quella di Hassanpour che distingue quattro gruppi: kurmanci, sorani, gorani e zazaki .8

Analizzare e descrivere le lingue curde risulta problematico in quanto mancano testimonianze antiche; le prime attestazioni risalgono al XV secolo ma possiedono una valenza più culturale che linguistica.

In tal senso è doveroso ricordare “Sharafnama” di Sharaf Khan Bidlisi, del 1597, che può essere considerata l’opera principale della storia curda, nella quale si trovano i primi 9 racconti sulle grandi dinastie curde come quella del leggendario Saladino.

Il domenicano Maurizio Garzoni (1734-1790) fu pioniere degli studi europei sulla lingua curda; stabilitosi nella regione di Mosul nel 1762, raccolse fonti e materiali per “Grammatica e vocabolario della lingua kurda” pubblicato a Roma nel 1787.

Il curdo è riconosciuta come lingua ufficiale solamente in Iraq dal 2005, accanto all’arabo.

Il culto dello Zoroastrismo fu praticato nella maggioranza delle aree abitate dai 10 curdi fino all’avvento dell’Islam nel 637.

Il processo di islamizzazione forzata fu lungo e complicato: gli arabi si scontrarono infatti con una popolazione bellicosa Fondation Institut Kurde de Paris, “The Kurdish Diaspora”, https://www.institutkurde.org/en/kurdorama, visitato il 10 ottobre 2020.

6 A. DARWISH, Kurdistan, una Nazione Smembrata, Roma, Ediesse,1996. 7

A. HASSANPOUR, Nationalism and Language in Kurdistan, Mellen Research 8 University Press, New York, 1992.

Bidlisi (1543-1599) fu emiro dell’Emirato di Bitlisi; egli scrisse esclusivamente in 9 lingua persiana, fu scrittore, storico e poeta.

“Sharafnama” fu tradotta in kurmanci ben tre secoli più tardi, nel 1879 da Mahmud Bayazidi e solo nel 1972 in sorani da Abdurrahman Sharafkandi.

Culto derivato dalla dottrina di Zaratustra, tutt’oggi praticato in Iraq e Iran. 10

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e fiera, con strutture sociali ben permeate e poco incline ad accettare la conversione.

Oggi la stragrande maggioranza dei curdi è di religione musulmana sunnita; McDowall stima che lo sia almeno il 75% della popolazione, tuttavia la 11 percentuale esatta non è certa; uno studio del Pew Research Center afferma che il 98% dei curdi iracheni sia di religione sunnita .

I curdi sunniti seguono 12 principalmente la scuola di giurisprudenza Shafi’ita, il che li contraddistingue dai vicini arabi e turchi che seguono invece la corrente Hanafi; minoranze musulmane seguono lo sciismo imamita e l’alevismo.

Altri culti praticati sono l’ebraismo, lo Yazidismo e lo Yarsanismo ed è presente un’esigua comunità 13 cristiana; il culto cristiano viene però praticato soprattutto da altre comunità non appartenenti all’etnia curda ma che storicamente abitano le medesime aree e che condividono l’ideologia del confederalismo democratico e che possono essere considerati alleati dei curdi nel portare avanti il progetto di Rojava, quali gli assiri, i caldei e gli armeni.

La questione religiosa è stata più volte determinante nelle vicende curde; anzitutto, abbracciando la fede dell’Islam i curdi persero la possibilità di elaborare una coscienza nazionale ben strutturata e di conseguenza gettare le fondamenta di un eventuale stato nazionale e questo perché l’ideale universale veniva identificato nella Storia dell’Islam, piuttosto che in un sentimento nazionale.

Tuttavia a partire dal XXI secolo si è progressivamente affermata un’impronta fortemente secolarista permettendo ai curdi di essere considerati all’avanguardia della libertà religiosa in una regione storicamente caratterizzata da conflitti ed estremismi.

Secoli di repressione politica e di campagne di assimilazione forzata da parte degli Stati confinanti non hanno tuttavia intaccato l’eterogenea cultura curda che si fonde e si lega inevitabilmente alle dinamiche di altre comunità etniche per motivi sociali ed economici.

1.3 Le identità nazionali curde tra Turchia, Iraq, Iran e Siria

La maggioranza dei curdi vive in Turchia, dove rappresentano il 20% della popolazione con all’incirca 15 milioni di individui; in Iraq e Iran sono circa 6 milioni e in Siria poco più di 2 milioni .

La loro presenza in più stati li ha 14 necessariamente condotti a destini diversi, tant’è che sarebbe errato considerare che vi sia un’univoca coscienza pan-curda.

D. MCDOWALL, A Modern History of Kurds, I.B. Tauris & Co Ltd, London, New York, 11 1996.

J. BELL, The World’s Muslim: Unity and Diversity, Pew Research Center, 12 Washington, 2011.

La comunità yazida è stata vittima di un atroce massacro da parte degli jihadisti dello 13 Stato islamico nel Nord dell’Iraq durante l’estate del 2014; Nadia Murad, attivista per i diritti umani yazida, ex prigioniera dell’Isis, è stata insignita del premio Nobel per la pace nel 2018.

Central Intelligence Agency, The World Factbook: Iran, Washington, 2017, https://www.cia.gov/library/publications/the-world-factbook. 14

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1.3.1 Turchia

Gli imperi Persiano e Ottomano non furono mai in grado di stabilire un controllo diretto ed efficace di tutto il territorio del Kurdistan, pertanto venne garantito 15 un certo margine d’autonomia, soprattutto durante l’epoca della Sublime Porta, durante la quale si svilupparono diversi principati che ebbero una notevole prosperità e che si resero sempre più indipendenti con l’avanzare del declino dell’impero Ottomano agli inizi del XIX secolo .

Lo smembramento dello stesso 16 dopo la prima guerra mondiale condusse alla ridefinizione dell’intera area geografica in nuovi confini politici e il popolo curdo fu costretto ad una divisione forzata in diverse nazioni, oltre ad essere la causa dell’abbandono della tradizionale vita nomade a favore dell’insediamento nei villaggi .17

Da allora le identità, anche politiche, del popolo curdo, ormai disgregato, si differenziarono producendo idee e risultati interessanti.

In Turchia, dopo la prima guerra mondiale, con la salita al potere di Kemal Ataturk, i curdi si ritrovarono in un clima particolarmente ostile e incentrato sull’opera di turchizzazione etnica e religiosa promossa proprio dal nuovo 18 presidente della Repubblica.

Lo scopo del nuovo governo era quindi quello di plasmare una nazione “che parlasse una sola lingu

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Scienze politiche e sociali SPS/04 Scienza politica

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