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Facoltà di Scienze della Formazione

Corso di laurea magistrale interclasse in Scienze pedagogiche e scienze dell'educazione degli adulti e formazione continua

Tesi di laurea in Psicologia dello sviluppo dell'educatore di nido

Le competenze socio-emotive d'infanzia: una ricerca presso la struttura “Dolly School”

Laureanda: Annalisa Amato

Relatore: Ch.mo Prof. Giovanni Maria Vecchio

Correlatore: Ch.ma Prof. Susanna Pallini

Anno Accademico 2018/2019

Indice

  • Ringraziamenti
  • Introduzione 8
  • Al nido d'infanzia
    • Capitolo 1 - Crescere
    • 1.1 Cenni storici 11
    • 1.2 Il nido oggi: un servizio per la qualità 13
    • 1.3 Primi passi al nido: l'inserimento 15
    • 1.4 Gli spazi al nido 18
    • 1.5 Pratiche di cura 23
    • 1.6 Attività e materiali 26
    • 1.7 Documentazione 28
    • 1.8 Il gruppo di lavoro 30
    • 1.9 La relazione con i genitori 32
    • 1.10 Le finalità educative 34
  • Le competenze emotive dell'educatore di nido
    • Capitolo 2 - D'infanzia
    • 2.1 Conoscenze, abilità e competenze 36
    • 2.2 Il profilo professionale dell'educatore: quali competenze? 37
    • 2.3 Bandura: il senso di autoefficacia
    • Cos'è, come si misura, come svilupparla 46
    • 2.4 Intelligenza socio-emotiva:
    • 2.5 La competenza emotiva nel bambino 52
    • 2.6 Socializzazione emotiva nei contesti per l'infanzia 54
    • 2.7 La meta-emotion philosophy 57
    • 2.8 La meta-emotion philosophy nella relazione educatrice bambino 59
  • Capitolo 3 - Applicazione del questionario CEESQ alle educatrici del nido d'infanzia Dolly School di Latina
    • 3.1 Indagine 61
    • 3.2 Contesto 62
    • 3.3 Campione 63
    • 3.4 Strumento 64
    • 3.5 Analisi dei risultati 66
    • 3.5.1 Dimensione “Coaching” 68
    • 3.5.2 Dimensione “Self efficacy as emotional socializer” 73
    • 3.5.3 Dimensione “Dismissing” 76
    • 3.5.4 Dimensione “Emotional self-efficacy” 79
    • 3.5.5 Dimensione “Denial of emotion” 82
    • 3.6 Discussione dei risultati 85
  • Conclusioni 88
  • Appendice A 90
  • Appendice B 93
  • Bibliografia 95
  • Sitografia 98

Ringraziamenti

Vorrei ringraziare tutte le persone che mi hanno aiutata ad arrivare fino a qui:

  • Grazie ai miei genitori che mi hanno sostenuta moralmente ed economicamente;
  • Grazie alla mia migliore amica Lisa, per esserci sempre stata;
  • Grazie ad Elizabeth, per avermi capita e incoraggiata, senza l'opportunità che mi ha dato questa tesi non sarebbe mai esistita;
  • Grazie alle mie più che colleghe con le quali trascorro la maggior parte delle giornate, che si sono sottoposte al questionario senza esitare e mi hanno accompagnato in tutto questo percorso;
  • Grazie a Jessica, per il sostegno e l'incoraggiamento che mi ha sempre dato;
  • Grazie al mio caro relatore, il professor Vecchio, sempre attento e disponibile, non finirò mai di esserle grata;
  • Grazie alla mia correlatrice, la professoressa Pallini, per essersi mostrata gentile e disponibile;
  • Grazie a me stessa per non aver mai mollato, anche quando la stanchezza e la voglia di abbondare erano forti, ce l'ho fatta.

Introduzione

Questo lavoro di tesi nasce dalla mia esperienza lavorativa, ormai da cinque anni faccio parte dell'equipe dell'asilo d'infanzia “Dolly School” di Latina, una struttura che accoglie anche i bambini della scuola dell'infanzia (3-5 anni). Questi bambini passano la maggior parte delle giornate con noi educatrici, molti li vediamo crescere da quando hanno pochi mesi a quando arriva il momento di andare alle elementari, diventiamo il loro punto di riferimento, oltre ai genitori.

Per questo mi sono resa conto di quanto siamo responsabili nella loro crescita, per il loro sviluppo fisico, cognitivo, emotivo e sociale, tutte le nostre azioni e i nostri comportamenti contribuiscono a formare tanti futuri adulti. In particolare ho voluto indagare circa la nostra responsabilità nel loro sviluppo emotivo, nel modo in cui reagiamo davanti alle loro manifestazioni delle emozioni, a come li aiutiamo nel conoscerle e nel regolarle.

Allo stesso tempo, sarà interessante capire se noi educatrici per prime riusciamo a regolare le nostre emozioni e se questo aspetto influenza l'approccio con i bambini. Per svolgere questa indagine abbiamo preposto due capitoli teorici, uno in cui si spiega la vita al nido, i momenti di cura, gli spazi, le attività, le routine, il rapporto tra colleghe e con i genitori, per capire in che contesto ci troviamo.

Nel secondo capitolo invece conosceremo il profilo professionale dell'educatore, le competenze che ogni educatore professionale dovrebbe avere, fermandoci poi in particolare sull'auto-efficacia emotiva, la meta-emotion philosophy, la socializzazione nei contesti per l'infanzia, la competenza emotiva e l'intelligenza emotiva, per introdurre l'indagine che avverrà nel terzo capitolo.

L'ultimo capitolo sarà quindi dedicato all'indagine, faremo riferimento alla ricerca svolta dalla professoressa Enrica Ciucci dell'Università degli Studi di Firenze, che ci ha gentilmente concesso di utilizzare il CEESQ, questionario creato da lei e dai suoi collaboratori Andrea Baroncelli e Monica Toselli, confrontando poi i risultati. Con questo questionario andremo ad indagare circa gli stili emotivi delle educatrici della struttura “Dolly School”, in riferimento sia al loro approccio alle emozioni dei bambini di cui si prendono cura, sia in riferimento al modo di reagire alle proprie emozioni.

Capitolo 1 - Crescere al nido d'infanzia

“Se v'è per l'umanità una speranza di salvezza e aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l'uomo.”

Maria Montessori

1.1 Cenni storici

Il primo intervento pubblico per le istituzioni infantili ci fu durante il regime fascista, con l'istituzione nel 1925, dell'Opera Nazionale Maternità e Infanzia, che ha come scopo la protezione della maternità e della natalità. Questo ente ebbe carattere principalmente assistenziale e igienico-sanitario, non era previsto un progetto educativo e per le operatrici era prevista una formazione esclusivamente pediatrica e sanitaria.

Un'importante novità si ebbe nel dopoguerra con la legge n.860 del 26 agosto 1950 “Tutela fisica ed economica delle lavoratrici madri”, gli aspetti che più ci interessano in questa sede riguardano l'istituzione delle camere d'allattamento che ogni datore di lavoro che aveva un certo numero di donne lavoratrici avrebbe dovuto inserire e degli asili nido, da situare intorno alle fabbriche, anch'essi di tipo custodialistico e assistenziale.

Successivamente, negli anni del “miracolo economico”, le condizioni sociali iniziano a cambiare, un maggior numero di donne rientra nel mercato del lavoro, altre migrano al Nord per raggiungere i mariti che lavoravano al settentrione, causando una ridistribuzione della popolazione, in questo contesto la domanda di infrastrutture per l'infanzia si fa sempre più pressante. Viene quindi approvata la prima legge che sancisce l'impegno dello Stato nell'educazione alla prima infanzia, la n. 1044 del 1971, che istituisce gli asili nido, affidandone la gestione ai comuni, riconoscendo il valore sociale della maternità, tutte le madri, lavoratrici o no, avevano il diritto di usufruire di queste strutture.

Questa legge però continua a parlare di mero scopo assistenziale e di custodia, individua nella madre l'utente principale, senza considerare i bisogni psicologici del bambino e le potenzialità educative del servizio. Il cambiamento in questo senso ha avuto bisogno di anni di studi, riflessioni ed esperienze, per approfondire gli aspetti dello sviluppo dei primi anni di vita dei bambini. Ricerche svolte negli anni Settanta in Europa ed in America hanno fatto emergere la visione di un bambino attivo, fin dalla tenera età, con competenze sociali precoci, creando lo spazio per pensare ad un intervento formativo fuori dalla famiglia.

Vanno così aumentando il numero degli asili nidi, anche se non si raggiungerà mai la quota dei 3800 previsti dalla legge ormai trentennale, per di più la distribuzione territoriale era sempre più disomogenea, con tanti servizi al Nord ed al Centro e pochi al Sud. Nonostante questo la qualità offerta dagli asili nido è cresciuta significativamente, il nido dopo gli anni Novanta viene scelto sempre di più per la sua funzione educativa, emancipandosi da luogo di mera custodia.

1.2 Il nido oggi: un servizio per la qualità

Puntare sulla qualità educativa vuol dire offrire una risposta sociale e culturale ad una società in continua crescita, puntare sulla qualità della vita dei bambini è sinonimo di civiltà e cultura. Oggi, le persone che fruiscono di questo servizio, richiedono standard sempre più elevati, non si parla più soltanto di cura, ma anche di possibili occasioni di esperienza e conoscenza, di una pedagogia del nido.

Una pedagogia che non sia né familiare, ossia istintiva e affettiva, ma che si discosti dai modelli della scuola dell'infanzia, costruendo un modello proprio, che abbia come base l'attenzione alle relazioni, tra adulti e bambini e tra bambini e bambini. Un ambiente accogliente e ricco, ma anche fonte di stimoli per la curiosità, esplorazione, immaginazione, che porti a esperienze sociali e cognitive significative.

Ci sono diverse accezioni del termine qualità, qualità come eccellenza, come soddisfazione del cliente, come raggiungimento di obiettivi prescritti, come miglioramento del servizio. Non si può però parlare di qualità totale, è impossibile migliorare tutto, per questo si affaccia sempre di più l'idea di qualità relativa, secondo cui è più vantaggioso definire degli ambiti specifici.

All'interno di un nido possiamo analizzare la qualità di tipo organizzativo, la qualità dei contesti (spazi, gioco, giornata educativa), la qualità degli apprendimenti (linguistici, logici, espressivi e creativi) e la qualità delle relazioni (tra bambini, educatori e famiglia). Ciò a cui si tende è il benessere complessivo del bambino, per questo si dovrebbe garantire un equilibrio tra queste diverse variabili.

Ma come possiamo aiutare i bambini a crescere bene? Innanzitutto attraverso una proposta educativa di qualità, volta allo sviluppo di tre aspetti del bambino: l'autonomia, intesa come capacità di “fare” e di stare bene da solo e con gli altri; l'identità, intesa come la maturazione di una positiva immagine di sé e le competenze. Tre dimensioni che si devono sviluppare grazie a un modello educativo in cui il bambino sia artefice delle proprie azioni, in cui acquisisce i saperi attraverso delle esperienze che lo vedono immerso e partecipe nella realtà quotidiana.

In secondo luogo il nido deve saper rispondere ai bisogni del bambino anche in relazione alle attese della sua famiglia, riuscendo a riconoscerla e valorizzarla come risorsa educativa. Importante risulta quindi la costruzione di una buona relazione con i genitori, aiutandoli, come primo passo, nell'inserimento al nido.

1.3 Primi passi al nido: l'inserimento

L'anno scolastico normalmente, viene diviso in due parti: il primo periodo viene dedicato all'inserimento e all'ambientamento dei nuovi iscritti, quando questa delicata fase sarà terminata, la struttura proseguirà con le normali routine e attività progettate per il resto dell'anno.

Come abbiamo detto in precedenza, il primo passo del processo di inserimento è il colloquio con i genitori, che conosceranno la struttura, la pedagogista e le educatrici che si prenderanno cura del loro bambino e che a loro volta forniranno informazioni utili alla conoscenza del nuovo arrivato. L'inserimento costituisce forse il momento più delicato dell'intero lavoro al nido, poiché rappresenta il primo distacco dalle figure genitoriali, distacco che anche se necessario, non vuol dire che sia semplice.

Questo processo rappresenta un momento di crescita per il bambino, che lo porta ad allontanarsi dalla cerchia intima di relazioni per entrare in un mondo nuovo, un contesto sociale più ampio, questo genera sempre ansia da entrambe le parti, perché il risultato non è scontato, ogni bambino reagisce in maniera diversa. Importantissima quindi in questo primo passaggio è la fiducia che i genitori ripongono sia nei confronti delle educatrici che nel bambino, che saprà adattarsi, con i suoi tempi, a questo cambiamento, spesso stupendo tutti.

L'inserimento al nido del bambino procederà con piccoli passi, verrà diviso in diversi giorni, svolgendosi con procedure standardizzate, ma altrettanto flessibili, frutto di un patto tra genitori e pedagogista, che vada incontro ai bisogni di ciascuno. In alcuni casi l'inserimento avviene a “goccia”, si inizia con uno o due bambini ed il successivo inizierà solamente quando gli altri saranno completamente inseriti.

Questo tipo di inserimento si focalizza sulla relazione adulto-bambino, per sviluppare l'attaccamento verso l'educatore, che diventerà la figura di riferimento all'interno della struttura. In altri casi l'inserimento avviene a gruppi, si inserisce qualche bambino per volta, privilegiando la relazione tra pari, sull'idea che la socializzazione precoce possa agevolare l'integrazione, in questo modo anche le madri (di solito loro prendono parte a questa fase), possono confrontarsi fra loro.

Durante l'inserimento si possono cogliere alcuni comportamenti che manifestano lo spostamento d'attenzione del bambino dal genitore all'ambiente: nei primi minuti il bambino è presente fisicamente nell'ambiente, ma psicologicamente mantiene il contatto con il genitore, guardandolo, cercando la sua vicinanza e presenza, in seguito sposterà la sua attenzione sull'ambiente, interessandosi ai vari stimoli presenti e quando avverrà il distacco vorrà dire che avrà stabilito interesse e curiosità nei confronti del nido.

In questo momento l'educatrice può superare la fase del contatto e sostegno a distanza, avvicinandosi fisicamente e interagendo attivamente con il nuovo arrivato. Nella struttura dove lavoro viene inserito un bambino alla volta, nella sezione di riferimento, che troverà ad accoglierlo un gruppetto di bambini già inseriti dagli anni precedenti e due educatrici, di cui una diventerà la sua figura di riferimento fino a che non si sarà ambientato.

Il primo giorno il bambino e la mamma si tratterranno per una mezz'ora, importante in questi primi momenti è l'osservazione dei comportamenti di entrambi, per cercare di capire il “giusto tasto” da premere per un primo approccio. Il secondo giorno, la mamma saluterà il figlio dopo dieci minuti dall'ingresso, che si tratterà per un'ora, a questo punto le reazioni potranno essere diverse, il bambino potrà continuare a giocare e a esplorare l'ambiente senza particolari difficoltà, altre volte si avrà una reazione di panico e sconforto quando si accorgeranno che la mamma se ne è andata.

In questi casi è importante che il bambino venga accolto, coccolato e contenuto e cercato di distrarre, aiutandoci predisponendo lo spazio in modo che attiri la sua curiosità. Il terzo e il quarto giorno il bambino verrà lasciato alle cure delle educatrici per tutta la mattinata, infine il quinto giorno si procederà con il pranzo insieme ai compagni. Nel caso in cui sia previsto il riposo pomeridiano si aspetta qualche settimana, per dare il tempo al bambino di abituarsi al nuovo ambiente, senza aggiungere altri cambiamenti.

Alla fine delle giornate fondamentale è il dialogo con il genitore, che spesso si sente in colpa, soprattutto se lascia il bambino piangente, allora documentare le sue esperienze anche con foto, lo tranquillizza e rassicura, aumentando la fiducia nei confronti della struttura, spesso più ansia manifesta il genitore, più difficoltà avrà il bambino a staccarsi con serenità.

Anche gli altri bambini sono attori importanti di questo processo, vanno preparati all'arrivo del nuovo compagno, compito dell'educatrice è creare uno spazio che accoglie, evitando indifferenza ed esclusione, nella mia esperienza più di qualche volta sono rimasta stupita dalla sensibilità dei bambini, che sono stati i primi a cercare di coinvolgere il nuovo arrivato nei loro giochi o a consolarlo nei momenti di nostalgia.

Quando sarà l'educatrice a occuparsi del bambino nei momenti del cambio, dei pasti e del sonno, vorrà dire che si sarà consolidata la relazione di fiducia tra bambino, madre ed educatrice e quando si aggiungerà l'interazione con i compagni e la partecipazione alle attività si potrà dire che il bambino sarà “entrato al nido” a tutti gli effetti.

1.4 Spazi al nido

Quando parliamo di spazio al nido, ci riferiamo alla dimensione fisica, ossia i locali, gli arredi, i materiali didattici e tutto ciò che viene esposto, e al contesto, ossia la dimensione relazionale, l'insieme delle relazioni che si stabiliscono.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-PSI/04 Psicologia dello sviluppo e psicologia dell'educazione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Lallalisa di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Psicologia dello sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi Roma Tre o del prof Vecchio Giovanni Maria.
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