Bullismo e mobbing, due facce della stessa medaglia
Università degli Studi di Padova
Dipartimento di psicologia dello sviluppo e della socializzazione
Corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche
Elaborato finale
Bullismo e mobbing, due facce della stessa medaglia
Bullying and mobbing, two sides of the same coin
Relatore
Prof. Gini Gianluca
Laureanda: Delia Giacomin
Matricola: 1151464
Anno Accademico 2018/2019
Indice
Università degli Studi di Padova........................................................1
Corso di laurea in Scienze e tecniche psicologiche ipartimento di v sviluppo e della socializzazione......................................................................................................1
Elaborato finale......................................................................................................1
Bullying and mobbing, two sides of the same coin...........................................1
Relatore..........................................................................................................1
Laureanda: Delia Giacomin...........................................................................1
Matricola: 1151464.......................................................................................1
Introduzione.................................................................................................2
Capitolo 1: Bullismo........................................................................................4
1.1. Cos’è il bullismo: definizione e caratteristiche...........................................4
1.2. Forme del bullismo.....................................................................................5
1.2.1 Cyberbullismo...........................................................................................6
1.3 Bullismo e differenze di genere...................................................................7
1.4 Attori............................................................................................................8
1.5 Effetti e conseguenze.................................................................................10
Capitolo 2: Mobbing......................................................................................12
2.1. Cos’è il mobbing: definizione e caratteristiche.........................................12
2.2 Attori e tipologie di mobbing.....................................................................13
2.3 Le fasi del mobbing....................................................................................15
2.4 Conseguenze del mobbing.........................................................................16
2.5 Di chi è la responsabilità?..........................................................................18
2.5.1 Personalità di mobber e vittima...............................................................20
Capitolo 3: Bullismo e mobbing in comparazione........................................23
3.1 Principali analogie......................................................................................23
3.2 Attori e misure preventive a confronto.......................................................24
3.3 Quadri psicologici a confronto...................................................................25
3.4 Comparazione degli effetti.........................................................................26
Discussione e conclusioni....................................................................................29
Bibliografia..........................................................................................................33
Indice
Introduzione.................................................................................................1
Capitolo 1: Bullismo......................................................................................3
1.1. Cos’è il bullismo: definizione e caratteristiche...........................................3
1.2. Forme del bullismo.....................................................................................4
1.2.1 Cyberbullismo...........................................................................................5
1.3 Bullismo e differenze di genere...................................................................6
1.4 Attori............................................................................................................7
1.5 Effetti e conseguenze...................................................................................9
Capitolo 2: Mobbing...................................................................................11
2.1. Cos’è il mobbing: definizione e caratteristiche.........................................11
2.2 Attori e tipologie di mobbing.....................................................................12
2.3 Le fasi del mobbing...................................................................................14
2.4 Conseguenze del mobbing.........................................................................15
2.5 Di chi è la responsabilità?..........................................................................17
2.5.1 Personalità di mobber e vittima..............................................................19
Capitolo 3: Bullismo e mobbing in comparazione...................................21
3.1 Principali analogie.....................................................................................21
3.2 Attori e misure preventive a confronto......................................................22
3.3 Quadri psicologici a confronto...................................................................23
3.4 Comparazione degli effetti.........................................................................24
Discussione e conclusioni....................................................................................27
Bibliografia.........................................................................................................31
1
Introduzione
Bullismo e mobbing caratterizzano profondamente le notizie di cronaca dei nostri tempi. Essendo due fenomeni diversi, che comprendono attori e contesti di vita differenti, non ci si aspetterebbe di metterli a confronto per analizzarne le caratteristiche in comune. Eppure, entrambi condividono lo stesso sfondo negativo: sono due fenomeni sociali contraddistinti da comportamenti che manifestano aggressività, ostilità, prevaricazioni.
Il bullismo viene principalmente studiato in ambito scolastico dove le ostilità compiute dai cosiddetti bulli si presentano sotto forma di aggressioni fisiche o verbali. Con lo sviluppo dell’età adolescenziale, le prepotenze vengono compiute sotto forma di atti subdoli e che vanno ad intaccare le relazioni interpersonali della vittima; in questo caso, i riscontri negativi sono più difficili da individuare. Il primo capitolo, oltre a presentare una descrizione globale del fenomeno cui ne riporta gli elementi costitutivi, l’incidenza e le diverse tipologie di forma, accenna alle differenze di genere, introduce il fenomeno del cyberbullismo, delinea i profili degli attori coinvolti ed illustra gli effetti che si riversano sul piano personale e scolastico dello studente.
Il mobbing è un processo in evoluzione che nasce da azioni non manifeste e spesso definibili inoffensive. In questo caso, si tratta di atti vessatori compiuti da un individuo che opera all’interno di un’organizzazione, detto mobber, il quale può essere rappresentato da un collega, un superiore o anche un sottoposto. Il secondo capitolo proseguirà, dunque, con la classificazione dei personaggi implicati, delle caratteristiche e delle tipologie di mobbing. L’escalation del processo è di tipo degenerativo ma segue delle fasi ben definite, illustrate al paragrafo 2.3, che ne permettono l’individuazione e l’intervento. Successivamente, come per la presentazione del bullismo, vengono illustrati i riferimenti alle diverse conseguenze che possono colpire le vittime di mobbing, oltre agli effetti che si possono riversare sul piano organizzativo e sul gruppo di lavoro. Infine, l’ultima parte è rivolta ai possibili fattori determinanti del fenomeno, che possono essere organizzativi, individuali o di gruppo, e alla redazione di una serie di profili di personalità che si possono riscontrare con maggior probabilità nelle figure di mobber e vittima. 2
L’ultimo capitolo intende affrontare il paragone tra i due fenomeni con lo scopo di assottigliare il confine delineato tra bullismo e mobbing. Ma quali sono gli elementi che costituiscono le possibili analogie tra i due? Inoltre, esiste un rapporto di causalità diretta tra i due fenomeni sociali? Dunque, chi mette in atto il mobbing è stato precedentemente un bullo in età scolare? L’obiettivo di questa ricerca è, pertanto, trovare delle risposte a tali quesiti e una motivazione valida a sostegno dell’ipotesi che i due fenomeni, per quanto diversi, arrivino ad eguagliarsi sotto certi aspetti.
Partendo dalle similarità dei termini stessi, con cui molto spesso si incontra la parola bullismo anche per indicare le azioni vessatorie presenti nel luogo di lavoro (ad esempio, workplace bullying), vengono introdotte alcune analogie concettuali, per poi arrivare a confrontare gli attori, protagonisti e spettatori, e il diverso approccio che viene adottato dalle azioni governative in relazione ai due fenomeni sociali. La carenza di provvedimenti politici nei confronti del mobbing viene messa in discussione e viene di conseguenza sottolineata l’importanza delle azioni preventive nell’identificazione e nella limitazione di situazioni persecutorie. Tornando alle somiglianze che caratterizzano i due processi sociali, il penultimo paragrafo mette a confronto i tratti di personalità che accomunano bullo e mobbizzato, così come i due profili di vittima. Viene inoltre sottolineato il valore dell’empatia, fondamentale da instillare per prevenire ostilità e comportamenti aggressivi. Il capitolo termina con la comparazione delle conseguenze che presentano notevoli analogie ed effetti, talvolta devastanti, sulla salute psicofisica dei soggetti. 3
Capitolo 1: Bullismo
1.1. Cos’è il bullismo: definizione e caratteristiche
Il bullismo è un fenomeno sociale che richiede continua ricerca al fine di sensibilizzare e di diffondere sistemi di rilevamento degli atti di bullismo e di supporto per bulli e vittime (Mariani, Torregiani e Amoroso, 2019). Secondo il report dell’Istat “il bullismo in Italia: comportamenti offensivi e violenti tra i giovanissimi”, diffuso nel 2014, su un campione di 100 ragazzi italiani di età compresa gli 11 e i 17 anni, più del 50% ha affermato di esser stato vittima di episodi offensivi, non rispettosi e/o violenti da parte di altri ragazzi o ragazze nell’ultimo anno. Dall’analisi, inoltre, è emersa l’importanza del fattore età che evidenzia percentuali maggiori per la fascia dagli 11 ai 13 anni (22,5%) e minori tra i 14 e i 17 anni (17,9%)(www.istat.it/it/files/2015/12/Bullismo.pdf).
Nonostante il fenomeno delle prepotenze sia da sempre noto, negli ultimi anni non è più possibile ancorarlo soltanto a cause di degrado economico e sociale che potevano essere esaminate e che lasciavano intravedere una speranza di cambiamento; oggi si sono aggiunte molteplici variabili e il concetto di violenza è affiancato a termini come permissivismo e benessere economico, consumismo, autoritarismo educativo (Fonzi, 2006). Trattandosi, pertanto, di un fenomeno complesso che spesso finisce nel mirino di quotidiani e media, il bullismo è un tema che desta grandi preoccupazioni per coloro che ricoprono ruoli educativi e di cura (Arcari e Provantini, 2019).
Il bullismo è una forma di aggressione proattiva che Dan Olweus, pioniere della ricerca sul bullismo, descrive nel seguente modo: “uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni negative messe in atto da parte di uno o più compagni” (Olweus, 1996, p.11-12). Molteplici sono state le definizioni che diversi autori hanno dato di questo fenomeno, tra cui quella del Centers for Disease Control and Prevention che include elementi fondamentali per la successiva individuazione delle tre dimensioni del bullismo (Mariani et al., 2019): “il bullismo è qualsiasi comportamento aggressivo non desiderato da parte di un giovane o gruppo di giovani che non siano fratelli o amici, che coinvolgono uno squilibrio di potere percepito o osservato e che è ripetuto più volte 4 o è probabile che venga ripetuto. L’atto di bullismo può causare un danno o uno stato di angoscia a un soggetto. Il danno può essere di tipo fisico, psicologico, sociale o educativo” (Gladden, Vivolo-Kantor, Hamburger e Lumpkin, 2014, p.7). Le tre caratteristiche principali del bullismo sono dunque l’intenzionalità, la persistenza nel tempo e lo squilibrio di potere. L’intenzionalità chiarisce la posizione volontaria da parte del bullo di nuocere, fisicamente o psicologicamente, la vittima con un comportamento non desiderato, pertanto non si tratta di una o più situazioni accidentali. La relazione asimmetrica, che determina lo squilibrio di potere, non è data soltanto da fattori legati alla forza fisica o all’età ma può riguardare anche abilità socio-cognitive, la posizione e l’influenza sociale oppure l’accesso alle risorse. Per questo motivo gli aggressori scelgono appositamente vittime più deboli, vanno perciò esclusi gli episodi in cui i due attori hanno la stessa forza e capacità di difesa. Infine, la persistenza nel tempo determina il terzo principio secondo il quale la ripetitività, o la probabilità che questi comportamenti aggressivi si possano ripetere, contraddistinguono il bullismo da singoli episodi prepotenti (Caravita e Gini, 2010).
1.2. Forme del bullismo
Il bullismo può assumere due forme di comportamento aggressivo: diretto o indiretto. Nel primo caso sono presenti forme manifeste di aggressione in cui il bullo attacca la vittima in un’interazione faccia a faccia; è possibile distinguere tra aggressione fisica (ad es., colpire, spingere, sottrazione e danneggiamento di oggetti di proprietà) e verbale (ad es., offendere, minacciare, deridere). La forma indiretta si caratterizza per un comportamento aggressivo meno evidente in cui l’identità del prevaricatore è più difficile da identificare permettendogli così di evitare la disapprovazione da parte della collettività o di un eventuale contrattacco da parte della vittima (Caravita e Gini, 2010). Questa seconda forma di bullismo è volta a danneggiare l’immagine sociale della vittima (ad es., diffondendo voci calunniose per rovinarne la reputazione) e delle sue relazioni sociali (Caravita e Gini, 2010), inoltre, “rappresenta una modalità di prepotenza poco rischiosa per i prevaricatori, ma capace di procurare alla vittima un dolore psicologico profondo quanto il dolore fisico” (Grillone, 2016, p.26). 5
In Italia, la prevalenza della forma di bullismo è messa in evidenza dai dati del 2014: “il 16,9% degli 11-17enni è rimasto vittima di atti di bullismo diretto, caratterizzato da una relazione vis a vis tra la vittima e bullo e il 10,8% di azioni indirette, prive di contatti fisici. Tra le ragazze è minima la differenza tra prepotenze di tipo “diretto” e “indiretto” (rispettivamente 16,7% e 14%). Al contrario, tra i maschi le forme dirette (17%) sono più del doppio di quelle indirette (7,7%)(www.istat.it/it/files/2015/12/Bullismo.pdf). La prevalenza delle prevaricazioni dirette nei maschi è in linea con il codice maschile che valorizza tratti quali aggressività e prepotenza e risulta maggiormente osservabile, provocando reazioni negli adulti e nelle vittime. (Arcari e Provantini, 2019).
1.2.1 Cyberbullismo
La diffusione delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha portato ad una rivoluzione, non soltanto in termini di usi e abitudini, ma anche di un nuovo modo di comunicare (Pira, 2014). Strumenti come e-mail, telefoni cellulari, internet, social media hanno aperto nuove opportunità di interazione ma, al tempo stesso, hanno fornito nuove problematiche, tra cui quella del cyberbullismo; molteplici sono le definizioni di questo fenomeno anche se maggiormente condivisa è quella di Smith e collaboratori: “ un atto aggressivo, intenzionale e ripetuto nel tempo, perpetrato da un gruppo o da un singolo contro una vittima, attraverso l’uso delle nuove forme di comunicazione” (Smith et al., 2008, p.376).
Il cyberbullismo sembra essere pertanto analogo al bullismo per gli stessi principi che lo caratterizzano e che viene, dunque, perpetrato attraverso una forma indiretta in cui minacce e insulti, ad esempio, vengono mediate dall’uso del cellulare attraverso l’invio di messaggi, privati o pubblici (Franco, Vianzone e Chiapasco, 2017). Tra le diverse forme di cyberbullismo, Smith e collaboratori individuano: l’elaborazione e la diffusione di foto e video a danno della vittima, gli insulti nelle chat room, la diffamazione o esclusione dalle interazioni, l’happy slapping (filmati che vengono fatti girare e che rappresentano qualcuno che viene aggredito fisicamente) (Smith et al., 2008). 6
Nonostante le somiglianze presenti all’interno dei due fenomeni sociali, il cyberbullismo si distingue principalmente per la raggiungibilità della vittima che non si limita a momenti e luoghi dove avvengono le interazioni di persona (solitamente nell’ambiente scolastico) ma che sconfina fino alle mura domestiche, 24 ore al giorno, 7 giorni su 7; infatti, in qualsiasi momento, è possibile creare siti web, inviare o pubblicare messaggi o immagini on-line. Un altro elemento che desta attenzione è l’anonimato, assicurato da questa nuova forma di prepotenza: il fatto di non conoscere l’identità del cyberbullo può aumentare il senso di minaccia della vittima che non ha la possib
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