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Alma Mater Studiorum - Università di Bologna

Sede di Forlì

Corso di Laurea in Diritto dell’Economia Sociologia (classe L-40)

Elaborato finale in Storia contemporanea

Analisi dell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra: dalle origini alla trattativa con lo Stato

Candidata Relatore

Vittoria Consoli Domenico Guzzo

Matricola n. 983327

Anno Accademico 2022/2023

Dichiarazione di originalità

Si ricorda che il RD n. 475/1925 "Repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche” all’art. 1 configura la seguente ipotesi di reato:

“Chiunque in esami o concorsi, prescritti o richiesti da autorità o pubbliche amministrazioni per il conferimento di lauree o di ogni altro grado o titolo scolastico o accademico, per l'abilitazione all'insegnamento ed all'esercizio di una professione, per il rilascio di diplomi o patenti, presenta, come propri, dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici e, in genere, lavori che siano opera di altri, è punito con la reclusione da tre mesi ad un anno. La pena della reclusione non può essere inferiore a sei mesi qualora l'intento sia conseguito”.

Pertanto, si informa che il docente che sorprenderà il laureando/a a copiare - parzialmente o totalmente - la propria tesi o il proprio elaborato finale da opere altrui provvederà, in quanto pubblico ufficiale, a informare le Autorità giudiziarie competenti.

Il/La sottoscritto/a ______________________ matr. n. _____________

iscritto/a al corso di laurea in ______________________________________________

candidato/a per la seduta di laurea del mese di ____________________________

consapevole che presentare come opere proprie lavori che siano opera di altri configura un reato penale ai sensi del RD n. 475/1925 "Repressione della falsa attribuzione di lavori altrui da parte di aspiranti al conferimento di lauree, diplomi, uffici, titoli e dignità pubbliche” 1

dichiara sotto la propria responsabilità, che la propria tesi o elaborato finale è originale, e non riproduce, neanche parzialmente, opere di altri come proprie.

Forlì, __________________

Firma del laureando/a _______________________________________

Art. 1 RD 475/25 “Chiunque in esami o concorsi, prescritti o richiesti da autorità 1 o pubbliche amministrazioni per il conferimento di lauree o di ogni altro grado o titolo scolastico o accademico, per l'abilitazione all'insegnamento ed all'esercizio di una professione, per il rilascio di diplomi o patenti, presenta, come propri, dissertazioni, studi, pubblicazioni, progetti tecnici e, in genere, lavori che siano opera di altri, è punito con la reclusione da tre mesi ad un anno. La pena della reclusione non può essere inferiore a sei mesi qualora l'intento sia conseguito” 2

Ringraziamenti

In primis un ringraziamento speciale al mio relatore Guzzo Domenico, per le indispensabili correzioni apportate all’elaborato e per le conoscenze trasmesse durante tutto il percorso di stesura.

Vorrei dedicare qualche riga a coloro che mi hanno permesso di raggiungere questo traguardo, spero il primo di tanti.

Un doveroso e sincero grazie ai miei genitori, Sandro ed Elisabetta, per avermi educata alla costante ricerca di approfondimento, alla curiosità di sapere e imparare.

Grazie a mia sorella Clarissa, le mie due insostituibili nonne Angela e Maurizia e la fondamentale zia Roberta.

A tutta la mia famiglia.

Siete la cosa più bella e imperfetta che ho.

Un grazie anche ad Anita ed Ester, due costanti e ad Alessandro, per avermi sostenuta e ricordato nei momenti di disorientamento le mie potenzialità. 3

Indice

Analisi dell’organizzazione mafiosa Cosa Nostra: dalle origini alla trattativa con lo Stato

Introduzione pag. 5

Capitolo I pag. 7

Mafia: le origini

1.1. Definizione di Mafia come organizzazione e specchio pag. 7 deformato della società siciliana tradizionale

1.2. Dalle origini della Mafia al Secondo dopoguerra pag. 12

1.3. Mafia e politica: la mafia agro-pastorale pag. 31

Mafia e politica: l’urbanizzazione di

1.4. Cosa Nostra pag. 34

Capitolo II pag. 38

Vecchia e nuova mafia

2.1 Prima e Seconda guerra di Mafia pag. 38

2.2. La vittoria dei Corleonesi: la nuova strategia di Cosa Nostra pag. 44

2.3. Terrorismo mafioso atto primo pag. 46

2.4. Il Maxiprocesso pag. 50

Capitolo III pag. 54

Lo Stato contro la Mafia: conseguenze e reazioni della strategia stragista

3.1 Terrorismo mafioso atto secondo pag. 54

L’inizio della trattativa Stato-Mafia

3.2 pag. 60 4

La fine della Trattativa: gli arresti e l’introduzione del 41-bis

3.3. pag. 65 ed altre forme restrittive

3.3.1. La controffensiva dello stato: gli arresti

Il regime “carcere duro” 41-bis

3.3.2.

3.4. Le Memorie. La creazione del Movimento antimafia pag. 70

Conclusioni pag. 74

Bibliografia pag. 78 5

Introduzione

Il mio interesse per la tematica trattata in questo elaborato è sempre esistito, avendo seguito da quando ho memoria programmi Tv riguardanti la mafia e i suoi rapporti, avendo sempre partecipato a momenti di commemorazione e le ricorrenze attinenti le vittime dell’organizzazione (in particolare all’interno dell’ambiente scolastico) e attraverso i telegiornali e i social networks.

L’interrogativo da cui prende vita questa analisi coincide piuttosto con una spontanea riflessione: da sempre, infatti, o per lo meno da quando sono stata capace di comprendere cosa fosse, sento parlare di mafia e in età matura ho sviluppato un mio pensiero critico a riguardo. L’argomento (nella mia esperienza) è sempre stato trattato in chiave giornalistica o cinematografica e ciò che mi incuriosiva maggiormente era capire come, dove e quando fosse nata la mafia e soprattutto se le sue gesta fossero state così brutali, sanguinose e subdole sin dalle sue origini.

Il termine mafia viene definito polisemico, ciò significa che non è immediata la sua categorizzazione in una “casella” ben definita o piuttosto la sua standardizzazione, come un argomento o una successione di fenomeni tra loro omogenei.

Nel seguente elaborato è stato mio interesse approfondire l’organizzazione criminale mafiosa Cosa Nostra, originaria della Sicilia.

Nel primo capitolo, oltre alla generale definizione di mafia, è compresa, appunto, la cronistoria del fenomeno mafioso dalle origini al secondo dopoguerra; ciò ha permesso di mettere in luce la sua natura mutevole e come essa sia capace di adattarsi ai cambiamenti della società, sopravvivendo alla modernizzazione.

Il secondo capitolo si fonda sulla distinzione tra vecchia e nuova mafia; si viene, cioè, a creare uno “spaccato”, un punto di cesura tra la vecchia mafia agro-pastorale e la nuova mafia urbanizzata di Cosa Nostra, che assumerà un carattere definibile “predatorio”, manifestato dalle due guerre di mafia. È trattato anche il Maxiprocesso, strumento fondamentale nella lotta antimafia.

Nel terzo ed ultimo capitolo vengono esaminate le conseguenze del Maxiprocesso attraverso la narrazione del periodo stragista (1992-1993), periodo in cui venne “toccato il fondo” e che preparò le fondamenta per la nota Trattativa Stato-mafia; a questo riguardo mi sono permessa di approfondire la questione, basandomi su processi e sentenze, fino 6 all’entrata in politica di Berlusconi.

L’elaborato si conclude, poi, con la presentazione del Movimento antimafia come strumento principale di memoria delle vittime dell’organizzazione, partendo dalle più celebri e note, fino ad arrivare a quelle meno conosciute. 7

Capitolo I

Mafia: le origini

1. 1. Definizione di Mafia come organizzazione e specchio deformato della società siciliana tradizionale

“associazione di tipo mafioso” 2

Il fenomeno mafioso, introdotto poi come reato dall’organo giudiziario, fa riferimento ad un’organizzazione occulta ed illegale che si caratterizza: per la militanza garantita attraverso un filtro al momento dell’ingresso, corrispondente ad un “giuramento” (nello specifico, punciuta è il rito di iniziazione di Cosa Nostra), per una solida struttura gerarchica interna ed infine per la continuità 3 storica.

Ciò che è emerso dalla storiografia di questo fenomeno è che il suo cuore pulsante risiede nel network, ovvero le relazioni esterne, che è in grado di instaurare. Infatti, come cita il sociologo Rocco Sciarrone:

…il successo dei mafiosi dipende dal loro grado di organizzazione e dalla riuscita dei rapporti con soggetti che condividono o intersecano gli stessi sistemi di interazione. Uno dei più importanti punti di forza della mafia è la sua capacità di ottenere la cooperazione di altri attori, esterni al suo nucleo organizzativo, vale a dire la capacità di stringere rapporti di collusione e complicità con sfere della società civile e delle 4 istituzioni.

Secondo la relazione del Consuntivo della Cooperazione Internazionale di Polizia e 2 In Italia viene introdotta dalla legge 13 settembre 1982 n. 646, detta Legge Rognoni - La Torre. Da questo momento è possibile emanare condanne per “associazione mafiosa”. https://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1982-09-13;646#nav. 3 La Mafia: Centosessant’anni Di Storia. Lupo, Salvatore. Donzelli Editore, 2018, pp. 11 introduzione. 4 Sciarrone, Rocco. “Il Capitale Sociale Della Mafia. Relazioni Esterne E Controllo Del Territorio.” Quaderni Di Sociologia, no. 18, 1° novembre 1998, pp. 51. 8 Analisi Criminale tenutosi il 30 dicembre 2022, da gennaio a fine novembre sono stati catturati 1.369 latitanti in 64 Paesi, vale a dire 26 in più rispetto al 2021. Di questi, 654 erano latitanti attivi, ossia ricercati dalle autorità giudiziarie italiane in 40 Paesi: in ambito europeo, il 22% dei soggetti è stato arrestato in Romania, il 18 % in Spagna, il 14% in Germania, il 12 % in Francia e a seguire negli altri Paesi, mentre a livello extraeuropeo spicca l’Albania per numero di arresti (36 persone complessivamente). I latitanti passivi, ricercati dalle autorità giudiziarie estere e catturati dalle forze di polizia italiane, sono stati 715, ricercati da 64 Paesi: a livello europeo per lo più da Romania (30%), Germania (20%) e Francia (8%).

Per quanto riguarda l’attività delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nell’isola siciliana, stando alle indagini dell’ ultimo rapporto semestrale (2022) della DIA (Direzione Investigativa Antimafia), nel versante occidentale della permane tutt’oggi una rigida struttura organizzativa, pur mancando di fatto un organismo decisionale al vertice non ancora ricostituito, mentre nelle zone del catanese le Famiglie di Cosa Nostra si confrontano con altre organizzazioni mafiose con le quali talvolta vengono strette alleanze criminali finalizzate al raggiungimento di scopi comuni.

Si inizia a parlare di mafia nell’Ottocento, facendo riferimento all’agro palermitano, nelle cui borgate e paesi dell’entroterra, i cosiddetti mafiosi diedero vita ad un sistema di controllo del territorio in competizione, se non proprio in contrasto, con l’autorità locale.

Si trattava infatti di un fenomeno che non si limitava al servizio di una fitta e concentrata 5 rete di guardianìe, ma che arrivò a «filtrare i traffici leciti, ovvero illeciti» in attività quali il brigantaggio, l’abigeato, il contrabbando e l’intermediazione commerciale di prodotti agricoli.

Il fenomeno siciliano ha subìto nel corso della storia grandi trasformazioni in quanto “specchio deformato della società tradizionale”, a partire dalla sua natura, e racchiude al suo interno un modus vivendi, un codice morale (seppur strumentalizzato) e una concezione delle strutture gerarchiche a sé stanti. Proprio per questo motivo le sue radici vanno ricercate nell’antropologia degli individui stessi; secondo una definizione di Leopoldo Franchetti, «la Mafia è un sentimento medioevale; mafioso è colui che crede di 5 Lupo, Salvatore. Storia Della Mafia: La Criminalità Organizzata in Sicilia Dalle Origini Ai Giorni Nostri. Roma, Donzelli Editore, 2004, pp. 20. 9 poter provvedere alla tutela e all’incolumità della sua persona e dei suoi averi mercé il suo valore e la sua influenza personale indipendentemente dall’azione delle autorità e 6 delle leggi»

Il mafioso non è un ladro, non è un malandrino; e se nella nuova fortuna toccata alla parola la qualità di mafioso è stata applicata al ladro ed al malandrino, ciò è perché il non sempre colto pubblico non ha avuto tempo di ragionare sul valore della parola, né s’è curato di sapere che nel modo di sentire del ladro e del malandrino il mafioso è semplicemente un uomo coraggioso e valente, che non porta mosca sul naso; nel qual senso l’esser mafioso è necessario, anzi indispensabile (Pitrè, 1889)

Dunque, a fronte di un sistema che interpretava il fenomeno mafioso come “comportamento” e 7 ritenuto da Pitrè «necessario, anzi indispensabile», il mafioso era visto come un individuo che acquisiva onore grazie al suo modo di comportarsi e che 8 godeva «la fama di farsi rispettare al meglio»

Infatti, la mafia, o per lo meno la mafia agro-pastorale originaria, descriveva il proprio sistema come protettivo, non associabile alla delinquenza, ma piuttosto al rispetto della legge dell’onore, alla difesa dei diritti e ad una grandezza d’animo; al contrario delle autorità locali, che riscontrarono atteggiamenti di omertà e manutengolismo nella 9 popolazione, a sostegno di queste organizzazioni.

Nel trattare questo argomento diventa fondamentale citare la “questione meridionale”, che persistette anche, e soprattutto, dopo l’unificazione italiana nel 1861. Di fatti, il meridione e la Sicilia in particolare entrarono a far parte del Regno impreparati, con un’economia primitiva e una condizione sociale assai precaria.

…I Borboni, che avevano governato Napoli e la Sicilia prima del 1860, erano stati tenaci sostenitori di un sistema feudale colorito superficialmente dallo sfarzo di una società cortigiana e corrotta. 6 Franchetti, Leopoldo e Sidney Sonnino. La Sicilia: Franchetti, L. Condizioni Politiche E Amministrative Della Sicilia. Donzelli, 1925, pp. 36. 7 Pitrè, Giuseppe. Usi E Costumi Credenze E Pregiudizi Del Popolo Siciliano. Edizioni Brancato, 1889, pp. 292. 8 Bruno, Cesare. La Sicilia e la Mafia. Ermanno Loescher e Co., Roma, 1900, pp.140. 9 Lupo, Salvatore. Storia Della Mafia: La Criminalità Organizzata in Sicilia Dalle Origini Ai Giorni Nostri. Roma, Donzelli Editore, cit., 2004, pp. 23. 10 Avevano terrore della diffusione delle idee ed avevano cercato di mantenere i loro sudditi al di fuori delle rivoluzioni agricola e industriale dell'Europa settentrionale. Le strade erano poche o non esistevano addirittura ed era necessario il passaporto anche per viaggi entro i confini dello Stato… 10

La prima metà dell’Ottocento rappresentò un periodo di grande cambiamento nell’economia e più in generale nella società siciliana, in relazione al passaggio dal 11 regime feudale (abolito nel 1812) ad un sistema basato sulla proprietà privata delle terre.

Secondo Napoleone Colajanni questo passaggio rappresentò di fatto una truffa a danno della collettività, perché mentre prima dell’abolizione del regime feudale le proprietà feudali erano sottoposte tutte agli «usi civici», che limitavano i benefici dei feudatari a vantaggio dei contadini, con il cambio di sistema vennero trasformate in proprietà 12 allodiali. Secondo Pezzino, l’abolizione dell’uso civico e la privatizzazione delle terre favorirono una classe di proprietari grandi e medi, andando a determinare un 13 peggioramento delle condizioni economiche per la grande massa di contadini.

Sonnino nel 1876 affermò che l’abolizione legale del feudalesimo avvenuta nel 1812, rimase in sostanza senza effetti reali: «quella ch’era stata fino allora potenza legale rimase come potenza e prepotenza di fatto e il contadino dichiarato cittadino dalla legge, rimase 14 servo ed oppresso».

Nel pratico significò che i latifondi, caratteristici del sistema feudale, rimasero intatti, così come tutte le prevaricazioni e sopraffazioni derivanti dal feudalesimo (da ricordare che tutte queste forme di soprusi rimasero in vigore fino al governo liberale, che a sua volta non fece nulla per combatterle, né per contenerle, se non al contrario, allargarne la base creando una folla di nuovi feudatari, i baroni della politica i quali, d’altronde, erano gli stessi 15 feudatari storici.)

Smith definì la situazione economica assai retrograda, in quanto la coltivazione nel Regno delle Due Sicilie si trovò a basarsi ancora sull’antico sistema feudale, per cui: «latifondi 10 Storia d’Italia Dal 1861 al 1997. Denis Mack Smith. Editori Laterza, Gius.Laterza & Figli Spa, 31 luglio 2014. 11 Pezzino, Paolo. Le Mafie. Firenze, Giunti, 2003, pp. 13. 12 Colajanni, Napoleone. Nel regno della mafia. Trabant, Brindisi 2009, pp. 33. 13 Pezzino, Paolo. Le Mafie. Firenze, Giunti, cit., 2003, pp. 14. 14 Colajanni, Napoleone. Nel regno della mafia. Trabant, Brindisi, cit., 2009, pp. 34. 15 L’Italia qual è politica è magistratura: dal 1860 ad oggi in Italia. Fascismo Francesco Saverio Merlino, e democrazia. Feltrinelli, Varese, 1974, pp. 182 11 16 coltivati da braccianti producevano grano per i

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/04 Storia contemporanea

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher vittoriaconsoli di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia contemporanea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Guzzo Domenico.
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