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Lo stalking da un punto di vista psicologico

Lo stalking da un punto di vista psicologico porta la vittima a provare emozioni come angoscia, timore, rabbia, vergogna, senso di colpa, depressione, ideazione suicidaria o nei casi più gravi sintomatologie patologiche come il DPTS Disturbo post traumatico da stress: la vittima rivive a distanza di tempo i momenti traumatici vissuti tramite flashback e pensieri ricorrenti ed è in uno stato di continua allerta.

Protezione e interventi per proteggere le donne

La vittima ha bisogno di essere protetta, aiutata e supportata quindi di un aiuto informale e formale: avvocati, forze dell’ordine, servizi sociali.

Ci sono quattro interventi che risultano essere utili: interrompere ogni rapporto con il molestatore, chiedere aiuto e supporto, la vittima dovrà rendersi invisibile perché la distanza fisica e visibile aumenta la probabilità che le molestie finiscano.

Violenza prenatale

Può essere fisica o psicologica (umiliazioni, controllo). La violenza fisica può danneggiare sia la madre che il feto, quella psicologica può portare la donna ad avere comportamenti rischiosi come bere o fumare. Le conseguenze possono essere l’aborto, parto prematuro, problemi nel parto, depressione, PTSD.

Violenza in gravidanza

La gravidanza non protegge dalla violenza, durante la gravidanza la violenza oltre a mettere in pericolo la madre mette in pericolo il bambino.

Violenza post natale

La violenza influisce sul rapporto madre bambino.

La madre può essere fredda, ansiosa o distante, può far fatica a legare con il bambino e lo vede anche in modo negativo perché lo associa al partner violento, il bambino svilupperà un rapporto disfunzionale con la madre.

Lezione 4

1) Conseguenze sulla relazione caregiver-bambino

La maternità imposta, soprattutto se conseguenza di violenza, ha effetti molto negativi sulla relazione tra madre e bambino. Il trauma vissuto dalla donna e l’elevato stress psicologico compromettono le sue competenze genitoriali, rendendo difficile occuparsi del figlio in modo adeguato.

In particolare, la madre può avere difficoltà a comprendere i bisogni del bambino e a rispondere emotivamente in modo corretto (scarsa sintonizzazione). Il bambino può anche essere percepito in modo ambivalente, perché collegato all’esperienza traumatica.

Inoltre, ansia, depressione e stress durante la gravidanza influenzano anche lo sviluppo del bambino, aumentando il rischio di problemi comportamentali e cognitivi.

In sintesi, la relazione caregiver-bambino risulta fragile, con difficoltà di attaccamento e rischio di sviluppo disfunzionale.

2) Fattori della violenza in gravidanza

La violenza in gravidanza nasce soprattutto da dinamiche di controllo all’interno della relazione. Un fattore centrale è la coercizione riproduttiva, cioè quando il partner impone una gravidanza attraverso rapporti forzati, sabotaggio dei contraccettivi o pressioni psicologiche.

La gravidanza diventa quindi uno strumento per aumentare la dipendenza della donna e impedirle di allontanarsi.

Altri fattori importanti sono:

  • Conflitti di coppia che aumentano durante la gravidanza
  • Gelosia o paura di perdere il controllo
  • Violenza già presente nella relazione
  • Vulnerabilità della donna (isolamento, giovane età, poco supporto)

Quindi, la violenza in gravidanza è legata soprattutto a controllo, abuso e vulnerabilità.

Lezione 5

1) Il femminicidio

Il femminicidio è la forma più grave di violenza di genere e consiste nell’uccisione di una donna da parte di un uomo proprio in quanto donna.

Nella maggior parte dei casi avviene all’interno della coppia o della famiglia ed è spesso commesso da partner o ex partner. Non si tratta di un evento improvviso, ma del risultato di violenze ripetute nel tempo.

Infatti, spesso le vittime avevano già subito maltrattamenti o avevano denunciato. Il femminicidio rappresenta quindi l’esito finale di un’escalation di violenza e controllo.

2) Fattori di rischio del femminicidio

I fattori di rischio riguardano diversi aspetti.

Per quanto riguarda l’autore:

  • Comportamenti violenti precedenti
  • Possessività e gelosia
  • Abuso di sostanze e problemi mentali

Per la vittima:

  • Precedenti violenze subite
  • Condizioni di vulnerabilità

Molto importanti sono i fattori legati alla relazione:

  • Violenza già presente
  • Separazione o volontà di lasciare il partner (momento molto rischioso)
  • Stalking e controllo
  • Presenza di figli

Infine, incidono anche fattori sociali come la mancanza di supporto e di servizi. Un elemento fondamentale è l’escalation della violenza e le minacce: quando aumentano, cresce molto il rischio di omicidio.

Gli orfani speciali

Gli orfani “speciali” sono i figli delle vittime di femminicidio che perdono contemporaneamente entrambi i genitori: la madre viene uccisa e il padre è l’autore del crimine (carcere o suicidio). Questa condizione è particolarmente traumatica perché il lutto è aggravato dal fatto che la morte è causata da una figura di attaccamento.

Spesso questi bambini hanno già vissuto violenza domestica e talvolta assistono all’omicidio, quindi partono da una forte vulnerabilità. Le conseguenze includono sintomi post-traumatici (ansia, incubi, difficoltà di concentrazione, senso di colpa), e nel tempo problemi come depressione, isolamento, difficoltà relazionali e calo scolastico. Possono sviluppare PTSD o un lutto complicato, fino alla “Child Traumatic Grief”, in cui il trauma blocca l’elaborazione del dolore.

Oltre al trauma psicologico, affrontano cambiamenti drastici: nuova casa, nuovi caregiver, cambio scuola e coinvolgimento nei processi giudiziari. L’impatto dipende da fattori di rischio (violenza pregressa, assenza di supporto) e di protezione (presenza di adulti di riferimento e sostegno psicologico).

Nel 2017 è stata introdotta una legge, anche grazie al lavoro di Anna Costanza Baldry, che garantisce tutele economiche, legali e supporto psicologico. Tuttavia, non tutti i minori ricevono ancora l’aiuto necessario.

Baldry propone un modello di intervento per gli orfani speciali basato su una rete di servizi e figure professionali che sostenga il minore e i caregiver sia nell’immediato che nel lungo periodo.

Nella prima fase (subito dopo il femminicidio) è fondamentale attivare uno psicologo fin da subito, creare una rete di supporto familiare e istituzionale e avviare un percorso di sostegno psicologico per aiutare l’elaborazione del trauma e del lutto.

Nella seconda fase (medio-lungo termine) si monitora l’adattamento del bambino e della famiglia affidataria e si rafforza il supporto sociale, anche tramite sportelli informativi, attività di gruppo e iniziative di socializzazione.

Per la valutazione psicologica si analizzano il funzionamento emotivo e cognitivo del bambino, l’esposizione a traumi precedenti, la qualità del contesto familiare e il processo di elaborazione del lutto. Esistono strumenti internazionali, ma non sono ancora validati in Italia.

Il trattamento più efficace è la terapia cognitivo-comportamentale focalizzata sul trauma e sul lutto, spesso integrata con interventi espressivi. L’obiettivo è ridurre i sintomi post-traumatici e aiutare il bambino a elaborare la perdita, lavorando anche su colpa, vergogna e difficoltà emotive.

Questi bambini si sono trovati senza madre (uccisa dal padre) o in carcere o che si è suicidato quindi senza figure di attaccamento, coloro che gli dovevano dare supporto e tranquillità. Si ritrovano soli, hanno subito o assistito a violenze ripetute nel tempo, hanno sviluppato traumi, si sentono soli, si distaccano dalla realtà, si isolano e si trovano privi di una guida. Di qualcuno che si occupi di loro, possono essere anche isolati da coetanei perché etichettati come tali e potranno avere continui problemi di attaccamento e relazionali.

La legge «Codice Rosso»

La legge «Codice Rosso» (2019) introduce procedure più rapide e pene più severe per i reati di violenza domestica e di genere, riconoscendo l’importanza del fattore tempo nella protezione delle vittime.

Prevede una corsia preferenziale per le denunce e nuovi reati, come il revenge porn e le lesioni permanenti al viso.

Alla luce degli studi, rappresenta un passo importante perché interviene tempestivamente su situazioni ad alto rischio, anche se da sola non basta senza prevenzione e supporto psicologico alle vittime.

Dinamica relazione violenta

Si basa su un controllo ossessivo e limitazione della libertà della donna che viene isolata e resa dipendente. La vittima adotta rinunce (come evitare trucco o vestiti) per non provocarlo ma finisce per non avere più autostima. L’uomo la svaluta, la allontana dai suoi affetti per ottenere controllo e sottomissione. La vittima vive in costante stato di allerta, ricatti, aggressioni.

Ciclo della violenza e fasi

Il ciclo della violenza è un processo ricorrente che caratterizza relazioni abusive e rende difficile per la vittima uscire dalla relazione. È caratterizzato da momenti di violenza e momenti di normalità.

Si divide in 3 fasi:

Accumulo di tensione: il partner inizia a diventare aggressivo a livello verbale e la vittima cerca di autocontrollarsi per evitare

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher lasere05 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Rilevazione, protezione, valutazione e trattamento delle vittime e degli autori di violenza di genere: aspetti psicologici e giuridici e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Tondini Paola.

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