Estratto del documento

L’ETA’ DEL ROMANTICISMO

I primi fermenti romantici

Le categorie estetiche Del pittoresco e del sublime

Nel ‘700 la natura viene concepita secondo due prospettive complementari, che ne mettono in

carattere multiforme,

risalto i caratteri di ordine, misura ed equilibrio ( ”la bella natura”) oppure il

irregolare, imprevedibile, coinvolgere l’emotività e l’immaginazione

capace di più che la

razionalità. Proprio a partire dall’elaborazione di questo secondo aspetto si definiscono le due

nuove categorie estetiche del “pittoresco” e del “sublime”.

Inghilterra

In il termine “pittoresco” viene precocemente adottato per indicare sia la pittura di

paesaggi suggestivi, sia la natura “costruita” dei giardini che l’Europa chiamerà “all’inglese”.

natura orrore attrazione

A tutti quegli aspetti della o dell’arte che suscitano e insieme per il

senso di impotenza dell’uomo di fronte all’infinito e all’inconoscibile viene applicata la

categoria del “sublime” (Edmund Burke).

Alle categorie estetiche del “pittoresco” e del “sublime” l’età romantica riconoscerà una

centralità assoluta. Johann Fussli = Considerato il pioniere dell’arte dell’immaginario

L’incubo (1781) una volta trasferitosi a Londra il carattere visionario

della sua pittura venne accentuandosi e le sue immagini

acquistarono valenza sempre più ambigue e inquietanti. La sua

produzione può infatti considerarsi precoce espressioni della pittura

del sublime. L’incubo rappresenta quella parte oscura e irrazionale

dell’anima; in inglese “incubo” si traduce con Nightmare:

letteralmente “cavalla notturna”. Per questo motivo nel dipinto

emerge dal buio la testa di una giumenta. Un essere mostruoso, un

demone in forma di Coboldo grava sul ventre della donna, rendendo palesi i risvolti più torbidi del

sogno (è rappresentato in maniera iconografico in quanto invaso da diversi sentimenti che danno

voce alla parte più nascosta del nostro animo).

Francisco Goya = lavoro presso i sovrani spagnoli e esprime le contraddizioni della sua epoca

(incubi, orrori e inquisizioni) riuscendo a dare voce agli oppressi; quando diventa sordo questa

condizione lo mette di fronte a una realtà più cruda e angosciosa.

Goya può essere considerato un pittore dalla doppia faccia in

quanto esso sia pittore di corte che incisore (soggetti più fantastici

e grotteschi).

Quando la monarchia spagnola fu restaurata nel 1814 Goya

raffigurò in due celebri tele alcuni episodi della resistenza

spagnola tra queste vi é:

3 maggio 1808: fucilazione alla montana del Principe Pio

(1814) questo dipinto descrive la fucilazione di alcuni patrioti

sospettati di aver partecipato alla rivolta del giorno precedente.

Sullo sfondo delle tenebre notturne (valenza simbolica) le figure

appaiono in quest’opera drammaticamente

illuminate dalla luce della grande lanterna in primo piano che conferisce al

dipinto un effetto di fotografia istantanea. L’apice della scena è rappresentato dal

gesto del contadino in camicia bianca, intorno a lui si affollano le prossime

vittime, alla sua destra giacciono i corpi dei compatrioti già giustiziati, mentre un

frate si china su di loro in una sconsolata preghiera. La disposizione dei francesi

è regolare e simmetrica ed evidenzia la fredda organizzazione delle truppe dei

carnefici, cui si contrappongono alla disperazione delle vittime.

Pitture nere: Saturno divora i suoi figli (1820-23) nel 1819 l’artista acquistò una

casa nei dintorni di Madrid (quinta del sordo) alle cui pareti dipinse le famose

pitture nere: scene crude e allucinate, che segnano il punto d’arrivo della sua

cupa visionarietà. Tra queste vi è Saturno divora uno dei suoi figli il quale mito racconta appunto

che Saturno, signore dell’Olimpo, divora i propri figli appena nati per scongiurare un’antica

profezia, secondo la quale uno di essi lo avrebbe detronizzato. Il dipinto esprime nei termini

dell’incubo la cieca bestialità del potere che teme di essere usurpato.

Il paesaggio come stato d’animo e la verità della natura

Caspar David Friedrich = è l’esponente più rappresentativo del Romanticismo tedesco nella

prima metà dell’ottocento; egli proietta nello scenario naturale la sua anima e la sua sensibilità e

mira ad accogliere riprodurre lo spirito della natura, nella quale Dio si manifesta in ogni aspetto del

visibile. Monaco in riva al mare (1808-1810) il dipinto è una

interpretazione emblematica del “sublime” (l’uomo è infinitamente

piccolo rispetto alla natura); la composizione divisa

orizzontalmente tra terra, mare e cielo. Lievemente decentrata sta

la minuscola e solitaria figura di un monaco, con la schiena rivolto

allo spettatore, ritto a guardare in lontananza. L’estensione

incommensurabile della natura è contrapposta al piccolo monaco

solitario (di fronte all’infinità del mare l’uomo è perso, La natura

crea un senso di spaesamento, pur presentandosi ferma

immobile, il vuoto sovrasta l’uomo).

Le bianche scogliere di Rugen (1818) in primo piano sono presenti tre

personaggi: una donna vestita di rosso, probabilmente la moglie di

Frederic, i due uomini, probabilmente l’artista stesso e il fratello. Questi

tre personaggi con il loro atteggiamento manifestano la reazione di

fronte al suggestivo paesaggio: sorpresa,

contemplazione, curiosità ma allo stesso tempo

paura e angoscia in particolare per quanto

riguarda la figura centrale. Le barche dalle vele

bianche potrebbero alludere al viaggio dell’anima

verso la vita eterna.

Viandante sul mare di nebbia (1818) questo

dipinto ci invita a immedesimarci nell’uomo di

schiena che scruta l’orizzonte da un’alta vetta e le vette più vaste sono

coperte di nuvole, la nebbia c’era ciò che è presente sotto che crea pathos

un sentimento ambivalente (sublime).

John Constable (la natura nella pittura inglese)

Il mulino di Flatford (1817) costituisce una delle testimonianze

più significative del primo tempo dell’attività dell’artista. Il fiume

occupa la parte sinistra della scena e poi scende lungo un canale

sotto il mulino (che non si vede); i due olmi in primo piano

accentuano l’illusione prospettica dello spazio che si estende in

lontananza tra le ombre e il prato assolato. La scena è studiata

meticolosamente in ogni particolare, osservato direttamente dal

vero e appuntato i numerosi schizzi preparatori. Un ampio spazio

è riservato al cielo che fu allungo al centro dell’interesse

dell’artista il quale documentò i suoi studi per gran parte della sua

vita.

William Turner (la natura nella pittura inglese) = figura visionaria

Bufera di neve: Annibale il suo esercito attraversano le Alpi

(1812) in questo dipinto l’artista pur mantenendo un soggetto

storico abbandona le regole compositive tradizionali e conferisce

all’opera una struttura “irregolare”; infatti traduce l’episodio storico

in un paesaggio sublime, in una visione apocalittica che è anche metafora della lotta dell’uomo

con il destino. (Si può considerare simile al monaco in riva al mare di Frederic in quanto è

presente un uomo sulla riva ma il protagonista è il cielo che si unisce al mare quindi il sublime una

violenza terribile e schiacciante della natura e metafora della lotta dell’uomo con il destino).

Pioggia, vapore e velocità. La grande ferrovia occidentale (1844)

questo dipinto è emblematico in quanto si tratta della prima

locomotiva dipinta nella storia dell’arte; il protagonista è il fumo che

fuoriesce dalla locomotiva e che diventa un tutt’uno con le nuvole ed

è per questi aspetti che anticipa l’astrattismo novecentesco.

Passato e presente nella pittura di storia

Théodore Géricault (la pittura in Francia)

La zattera della medusa (1818-1819) quest’opera fu presentata al salone parigino del 1819.

L’artista si spirò ad un tragico fatto di cronaca che aveva colpito profondamente l’opinione

pubblica: il naufragio della fregata medusa (1816) scelse

attentamente di rappresentare un momento della vicenda carico

di tensione psicologica: il primo avvistamento del brigantino

Arbus, che doveva raccogliere i superstiti. Nel groviglio di figure

Géricault rappresenta un graduale crescendo di emozioni. La

composizione è costituita secondo un impianto geometrico,

caratterizzato da due piramidi contrapposte; la scena è dominata

da due spinte contrarie: da una parte l’onda montante dei

naufraghi dall’altra la forza del mare e del vento che gonfia la vela

in direzione opposta. Il piano instabile oscillante della

composizione è scosso da impulsi contrastanti: speranza e

disperazione, vita e morte. L’artista inoltre definisce con chiarezza le forme attraverso un vigoroso

chiaroscuro. I corpi delle vittime assomigliano a quelli degli antichi eroi, in alcune figure è evidente

il riferimento ai modelli statuari antichi, come per esempio il

Galata morente.

Ritratti di alienati una precisa attenzione realistica fu

dimostrata dall’artista nelle serie di ritratti di malati mentali

eseguiti dalla fine del 1821 per iti, dalla fine del 1821, per

Ètienne-Jean Georget, primario dell’ospedale psichiatrico

della Salpêtrière di Parigi. Il turbamento psichico degli alienati

traspare dalla fissità allucinata degli occhi, rivolti a un

interlocutore immaginario spinti nel vuoto.

Eugéne Delacroix (la pittura in Francia)

La barca di Dante (1822) dipinto tratto dal canto VIII dell’inferno;

dalle acque affiorano le figure dei dannati che si dilaniano tra loro.

Nelle loro posture possono individuarsi citazioni di opere di

Michelangelo mentre il corpo di Flegiàs sembra modellato sul torso

del belvedere. Scene dei massacri di Scio (1824) è un’opera

ispirata a un tragico episodio della rivolta greca

contro l’impero ottomano scoppiata nel 1821; Delacroix fortemente

impressionato dalle atrocità della guerra greco-turca, progettò una tela

ispirata a tali eventi che avevano suscitato l’attenzione dei liberali europei.

L’opera non presenta eroi e non ha nemmeno un asse centrale la

disposizione della scena è a “M”. I prigionieri sono raggruppati per nuclei

familiari sorvegliati da un soldato turco con un fucile in mano. Tutte le figure

rappresentate appaiono sconfortati a parte quella del cavaliere turco.

Quest’opera suscitò alcune critiche per l’inconsueto assetto compositivo e

per la stesura disinvolta del colore la mancanza di disegno delle figure. E in realtà questa nuova

libertà espressiva resa vibrante dal colore che costituisce uno degli aspetti più significativi del

dipinto.

La libertà che guida il popolo (1830) il dipinto deriva

dall’avvenimento del 1830 quando Carlo X aveva sospeso la

libertà di stampa sciolto le camere e ciò aveva scatenato la

rivolta del popolo parigino contro la monarchia. I giorni seguenti

passarono alla storia come le “tre gloriose giornate” di Parigi.

Quest’opera venne presentata al salone del 1831. Questo

quadro raffigura un gruppo di insorti che avanza su una

barricata guidato dalla figura allegorica della patria-libertà; la

libertà è una donna del popolo dipinta con realismo ma

idealizzata, che tiene in mano un fucile a baionetta e sventola la

bandiera tricolore che rievoca la rivoluzione del 1789 come il

berretto frigio. Lo schema del dipinto è piramidale, alla base

giacciono i corpi dei caduti, a sinistra un insorto e a destra due

soldati del monarca sconfitto. La figura della libertà si trova tra un ragazzino e un giovane uomo in

ginocchio. Il diverso abbigliamento delle figure degli insorti enfatizza la coralità della sommossa.

Si può intravedere sullo sfondo il profilo della cattedrale di Notre Dame.

Francesco Hayez (pittura di impegno civile in Italia)

Pietro Rossi prigioniero degli Scaligeri (1818-1820) propone un

esempio di virtù che si configura come incitamento a ideali civili e

patriottici. Il dipinto ha dimensioni modeste che conferiscono alla

scena un’atmosfera drammatica e sentimentale. Il soggetto proviene

dal repertorio medievale. Il protagonista, l’eroe romantico, è colto nel

momento in cui si dibatte tra il senso del dovere, l’amore per la patria

e gli affetti familiari; il messaggero lo sollecita alla partenza, che

avverrà di nascosto, portandolo alla morte in uno scontro con gli

Scaligeri. Dal punto di vista tematico innovativo è la rappresentazione

degli sconfitti e l’esaltazione dell’oro dolore che si manifestano nelle

figure femminili (che fanno riferimento a opere di Canova quali la Maddalena penitente e la figura

dell’Italia piangente).

I vespri siciliani (1822) il tema del dipinto è patriottico e attinge ad un celebre episodio contenuto

nella storia delle repubbliche italiane dello svizzero Sismondi: la rivolta contro i francesi che

scoppiò a Palermo nel 1282, quando un

giovane Paris limitano per difendere l’onore

della sorella aveva ucciso un soldato

francese. L’episodio è svolto con forti

accenti drammatici; l’architettura gotica e i

gesti sono teatrali.

Questo soggetto viene ripreso da Hayez a

distanza di più di vent’anni (1844-1846) in

questo secondo dipinto l’ambientazione più

naturalistica e i gesti più efficaci.

Il bacio (1859) è un dipinto che diventa un’icona al quale spesso è dato

un significato politico (precisabile nel fatto che gli abiti dei due amanti

compongono volutamente i due tricolore italiano e francese espediente

reso più evidente nella seconda versione inviata l’esposizione

universale di Parigi del 1867). L’immagine del bacio appare pervasa

anche da un senso di misteriosa inquietudine, sembra infatti addensarsi

l’ombra proiettata lungo le scale alla loro destra mentre sulla sinistra si

apre una porta che non si sa dove possa condurci (delusione), anche il

messaggio politico diventa inquietante in quanto lascia trasparire anche

il senso di disagio e di delusione dovuto al compromesso di Villafranca.

REALISMO E IMPRESSIONISMO

Il Realismo in Francia (Paese in cui la ricerca sulla realtà si evidenzia con maggiore precocità e

continuità; nonostante istanze realistiche fossero già presenti nelle opere di Géricault)

Gustave Courbet = capofila del movimento realista in Francia, le sue

opere vennero rifiutate dalla giuria dell’esposizione universale del 1855

Dopo cena Ornans (1848-49) questa tela costituisce il primo saggio di

rottura, si tratta di un semplice episodio di vita rurale svolto in una

grande formato, con i personaggi raffigurati a grandezza naturale. Il

quadro fu esposto al salone del 1849.

Gli spaccapietre (1849) le due figure

degli spaccapietre sono ritratte con il volto in ombra; su di essi

incombe l’oscura moglie della montagna. Protagonista del quadro e

la fatica del lavoro manuale, la faticosa condizione dell’esistenza

dei due uomini che rappresenta la cruda realtà. L’artista utilizza

bacio aspro, colori cupi, forti contrasti chiaroscurali.

Un funerale a Ornans (1849-50) si tratta del suo primo

dipinto monumentale. Secondo la tradizione accademica i

quadri di grande formato sono riservati a soggetti storici,

biblici o mitologici; l’artista infrange questa convinzione e

inserisce in questo dipinto di enormi dimensioni semplici

esige nel paese natale che diventano soggetto di una

grandiosa composizione corale. L’opera è suddivisa in tre

parti (struttura tripartita): a sinistra il clero, al centro le figure

laiche (le autorità cittadine) e a destra le donne addolorati. Al centro è presente una fossa aperta

che costringe l’osservatore a una immediata partecipazione all’evento. I toni dominanti sono neri

e rialzati dai bianchi e dai rossi ritmicamente disposti sulla tela. L’inquadratura è quasi fotografica.

L’atelier del pittore (1854-1855) l’artista si riconosce al centro

della sua tela, intanto a dipingere un paesaggio della sua terra

natale, assistito da una figura femminile, la sua modella, sua

musa, nuda appunto come la verità, è un bambino, simbolo di

ingenuità e purezza. Inoltre è presente anche un gatto bianco

simbolico anche esso. Il dipinto è suddiviso in due parti a destra

stanno gli “eletti”, “la gente che vive della vita”. Sono gli amici

dell’artista e tra di loro è presente anche Baudelaire assorto

nella lettura. La coppia in primo piano invece rappresenta gli

intenditori d’arte , mentre i due amanti alludono all’amore libero.

A sinistra sono invece presenti coloro che “vivono della morte”; sono presenti inoltre elementi che

alludono a romanticismo come la chitarra e il pugnale.

Jean-Francois Millet = si trasferisce a Barbizon dove altri esercizi si erano stabiliti per lavorare a

diretto contatto con la natura. È proprio da quest’ultimi che si spira per quanto riguarda il suo

interesse per i temi della vita contadina (natura, realtà).

Le spigolatrici (1857) rappresentano le tre fasi del movimento ripetitivo

e spossante che questo duro lavoro impone (chinarsi, raccogliere,

sollevarsi). Le figure delle spigolatrice si stagliano, in primo piano con

grande nettezza ed evidenza plastica, con una scultorea consistenza (a

differenza di Courbet a una visione più sentimentale e introspettiva). In

lontananza l’artista sfuma le immagini creando un’atmosfera dorata e

polverosa.

Anteprima
Vedrai una selezione di 7 pagine su 27
Storia dell'architettura 2 Pag. 1 Storia dell'architettura 2 Pag. 2
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura 2 Pag. 6
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura 2 Pag. 11
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura 2 Pag. 16
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura 2 Pag. 21
Anteprima di 7 pagg. su 27.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia dell'architettura 2 Pag. 26
1 su 27
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Ingegneria civile e Architettura ICAR/18 Storia dell'architettura

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher laracinque5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'architettura 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Folin Marco.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community