LA POESIA IN SICILIA E IN TOSCANA
Federico II successe suo padre, Enrico VI di Svevia, e salì al trono tra il 1220 e il 1250. Durante
questo periodo il regno di Federico II è caratterizzato da pace e tranquillità; sotto di lui si trovavano
riuniti i domini meridionali e la corona imperiale.
L'imperatore era un uomo colto, in grado di parlare diverse lingue, sensibile alla cultura in tutte le
sue forme. Fu proprio lui a fondare l'università di Napoli (1224), famosa per gli studi giuridici e lo
stesso Federico fu autore di un trattato sulla falconeria, De arte venandi cum avibus, e di vari
componimenti poetici.
Presso la corte di Federico II, in Sicilia, i poeti iniziano a comporre dei componimenti su modello
della lirica provenzale. I poeti siciliani però non utilizzavano la lingua d'oc ma il volgare siciliano
privato però delle forme più dialettali e quindi da ciò si può dedurre che queste poesie erano
destinate ad un gruppo ristretto di intellettuali, così nasce la poesia lirica italiana. Si tratta inoltre
di poeti dilettanti e non di artisti al servizio di un signore.
Così come i poeti provenzali anche quelli siciliani cantavano l'amore nelle loro liriche. Il soggetto
principale delle poesie della scuola siciliana infatti è proprio la donna, celebrata per la sua bellezza
sia esteriore che interiore. Viene descritto tutto il processo che sta dietro all'innamoramento a partire
dal corteggiamento. Questi poeti non inseriscono nelle liriche questioni politiche e morali, come
invece avveniva nella poetica provenzale.
Le opere che noi leggiamo oggi sono state “tradotte” dal volgare siciliano al toscano.
La scuola siciliana però inventa comunque la prima lingua della poesia italiana: il modo di scrivere
dei siciliani ricerca l'armonia e la musicalità delle parti, così da garantire una lettura accessibile e
chiara.
Tra i poeti più importanti di questo periodo ricordiamo Giacomo da Lentini (vita pag. 533), ideatore
del sonetto, un genere poetico che avrà lunga vita nella poesia italiana, giungendo fino al '900.
Giacomo da Lentini nella poesia intellettualizza, rappresenta con un approccio razionale, la figura
femminile e cerca di superare, sempre nella poesia, il conflitto con la chiesa. Nel sonetto Io m'aggio
posto in core a Dio servire in modo particolare il poeta pone la donna accanto a dio per non andare
in contrasto con la chiesa. La presenza della donna è avvicinata allo stile dello Stilnovo dove è vista
come una creatura divina: la donna, infatti, con lo Stilnovo diventa un angelo, con Dante Alighieri
diventa uno strumento che porta a dio.
Lo scenario dell'Italia Settentrionale – lirica toscana e poeti comici
La lirica toscana
Alla corte di Federico II c'erano dei contrasti politico-civili che venivano riportati nelle opere. Si
ricorda lo scontro tra Firenze governata dai guelfi e Siena, che invece era ghibellina, avvenuto nel
1260 a Montaperti a seguito del quale furono sconfitti i fiorentini e con essi i guelfi.
Successivamente nel 1266 si assiste alla rivincita guelfa, a Benevento, e i ghibellini vengono a loro
volta cacciati da Firenze.
A Federico II lo successe il figlio Manfredi che ebbe dei contatti con l'Italia settentrionale. Questi
contatti portarono alla tramandazione della letteratura siciliana al Nord; i testi in volgare siciliano
arrivarono in Toscana e proprio a questo periodo risalgono le “traduzioni” dal volgare siciliano a
quello toscano. Oltre a tradurre i testi siciliani i poeti toscani scrissero delle proprie opere che
diventarono uno strumento importante di impegno civile attraverso il quale il poeta affrontava
tematiche politiche, morali e di interesse collettivo.
I poeti comici
Oltre alla lirica toscana in questo periodo troviamo anche la poesia dei giullari che consiste nel
comporre liriche leggere, di intrattenimento, in relazione alla quale anche il linguaggio era meno
formale e che però, essendo affidata più all'oralità che alla scrittura, ha lasciato poche tracce. Tra i
compositori di questo genere ricordiamo Cielo d'Alcamo, un giullare siciliano, che scrisse la famosa
opera Contrasto nella quale viene presa in giro la poesia cortese della Scuola siciliana.
In questo ambito rientrano anche i così detti canti goliardici medievali, in cui si canta l'amore per
donne tutt'altro che angeliche, donne concrete, spesso anche bruttarelle.
Nell'ambito di questo filone rientra la poesia comica che si sviluppa nella seconda metà del '200 in
Toscana. É una poesia laica e polemica. Tra i maggiori esponenti ricordiamo Cecco Angiolieri (vita
pag. 559) e Folgòre da San Gimignano. Nonostante in queste liriche non si usasse un linguaggio
formale i poeti erano comunque colti. I temi portanti di questo genere sono l'esaltazione dell'amore
terreno; il gioco, il vino, la taverna, come luogo in cui questi poeti raggiungevano la felicità; il
continuo bisogno di denaro e la polemica contro l'avarizia; il violent