Hegelbio
Il suo nome era Georg Wilhelm Friedrich Hegel, tedesco, nato a Stoccarda il 27 agosto del 1770. Lui, rispetto ad altri filosofi che abbiamo conosciuto, ha una vita abbastanza lineare senza grandi stravolgimenti, anche per quanto riguarda i suoi studi, perché sin da subito si appassiona di filosofia e si laurea in filosofia e teologia all’Università di Tubinga, dove tra l’altro fece amicizia con altri due importanti filosofi: Schelling e Hölderlin.
Ci fu un evento che lo colpì particolarmente e che tracciò in modo indelebile la sua vita e la sua filosofia. Sto parlando della Rivoluzione francese e dei suoi principi fondanti, che erano la libertà da un lato e l’uguaglianza dall’altro. Hegel sposa completamente questi principi rivoluzionari che vedremo far parte proprio della sua filosofia. Tant’è che lui, in giovane età, si esercitò come oratore in difesa proprio di questi principi.
Uno dei primi lavori che fece Hegel fu proprio il precettore, un lavoro abbastanza tipico dell’epoca che era sostanzialmente l’educatore, l’insegnante dei bambini e dei giovani ricchi, e lo fece dapprima a Berna e poi a Francoforte. In questo periodo Hegel scrisse le sue prime opere che però non furono pubblicate, rimasero inedite fin dopo la sua morte.
Tra i primi scritti si annoverano La vita di Gesù del 1795, La positività della religione cristiana del 1795 o 96. Come vedi, sono scritti che parlano della religione cristiana, anche perché ti ricordo che lui si è laureato in filosofia e in teologia, per cui la teologia farà parte della sua vita e anche dei suoi scritti.
Alla morte del padre, Hegel ereditò una buona eredità e si trasferì a Jena, sempre in Germania. Lì, nel 1801, pubblicò il suo primo scritto, che era un saggio di filosofia questa volta, intitolato Differenza fra il sistema filosofico di Fichte e quello di Schelling. Nello stesso anno pubblicò De orbitis planetarum.
Per due anni poi collaborò con Schelling, che appunto aveva conosciuto ai tempi dell’Università, presso il Giornale critico della filosofia. Diventa poi professore di filosofia a Jena nel 1805 e anche redattore capo di un giornale che si ispirava alla politica napoleonica. Nel 1807 Hegel scrive la sua opera principale intitolata Fenomenologia dello spirito, di cui parleremo approfonditamente.
Successivamente, Hegel si sposta a Norimberga, sempre in Germania, in Baviera per l’esattezza, dove diventa direttore del ginnasio della città e poi si sposta a Heidelberg, sempre in Germania, assumendo il ruolo di professore di filosofia ed infine a Berlino, sempre come professore. In questo periodo fu molto amato e apprezzato, tant’è che l’aula dove insegnava era gremita di studenti che andavano ad ascoltare le sue lezioni.
In questi anni scrive altre opere degne di nota che sono:
- Scienza della logica
- Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio
- Lineamenti di filosofia del diritto
Hegel muore a Berlino, probabilmente di colera, il 14 novembre del 1831.
Teologia / rinnovamento politico-religioso
Le prime due opere scritte da Hegel sono La vita di Gesù e La positività della religione cristiana, dove passa da una visione kantiana ad una post kantiana. L’opera giovanile più interessante, pubblicata tra il 1798 e il 1799 a Francoforte, è intitolata “Lo spirito del cristianesimo e il suo destino”.
In quest’opera, Hegel ripercorre a livello filosofico la storia del popolo ebraico contenuta nella Bibbia, dal diluvio universale fino ad arrivare alla diaspora. Secondo Hegel, il diluvio universale segna una scissione, una divisione, tra il popolo ebreo e la natura, una natura che si ribella, una natura che uccide attraverso un diluvio che spazza via ogni cosa che incontra, tranne l’arca di Noè e le persone e gli animali che erano al suo interno.
Questo evento così drammatico per il popolo ebraico lo ha portato a rifugiarsi nella fede, a credere in Dio e trovare rifugio in lui. Quindi, secondo Hegel, la natura cattiva, imprevedibile e castigatrice viene contrapposta alla figura di un Dio che salva, che protegge, che ama e a cui è sottomesso non solo l’uomo ma anche la natura stessa.
Sempre secondo Hegel, il popolo ebreo ha quindi scelto di focalizzare la sua attenzione su un Dio amorevole ma anche molto geloso, che vuole che gli ebrei si dedichino a lui in modo totale, allontanandosi anche dagli altri popoli perché si crea così un divario tra il popolo eletto da Dio, che è appunto il popolo ebreo, e tutti gli altri popoli. In questo modo il popolo ebreo non solo ha come nemico la natura ma si è persino inimicato tutti gli altri popoli.
Praticamente, secondo Hegel, il destino segnato degli Ebrei è un destino che si sono scelti loro con le loro decisioni, con la loro chiusura in sé stessi. Però, ad un certo punto, succede che arriva una rivoluzione e questa rivoluzione ha il nome di Gesù, che porta un messaggio di amore e di fratellanza di tutti gli esseri umani che sono uguali di fronte a Dio a prescindere dalla razza.
E qui si contrappongono due mentalità diametralmente opposte: da un lato la mentalità chiusa e ovattata degli ebrei e dall’altra la mentalità di Gesù che si avvicina molto alla mentalità greca dell’epoca, una mentalità aperta e libera dove il rapporto con la natura è un rapporto armonioso e rispettoso della natura stessa, in “spirito di bellezza” come dice lui stesso.
Quindi da un lato abbiamo l’ebraismo che rappresenta la scissione, la divisione e quindi l’infelicità, mentre dall’altro abbiamo la grecità che rappresenta l’armonia tra gli uomini, l’armonia tra uomo e Dio e l’armonia tra uomo e natura. Hegel esprime quindi una forte ammirazione per la grecità dell’epoca, solo che bisogna poi ammettere che sia i Greci che Gesù furono “sconfitti” alla fine.
I Greci e la loro armonia e spirito di bellezza sono stati soverchiati dall’età moderna che, secondo Hegel, va proprio rivista, riformata. Dall’altro abbiamo Gesù che è stato ucciso per mano proprio del suo popolo, dal popolo eletto perché non ne ha capito il suo messaggio rivoluzionario e di amore.
Però Hegel è ottimista nella possibilità, nell’età moderna, di ritrovare quello spirito di bellezza che avevano i Greci e che aveva il messaggio di amore di Gesù Cristo. Per fare ciò è necessaria una rivoluzione religiosa che crei una nuova religione che basa proprio sulla figura di Gesù, che dovrebbe essere il collante di tutto, il collante tra gli uomini, tra l’uomo e Dio e tra il dovere razionale e la natura sensibile.
Nella sua maturità, Hegel invece propone una nuova soluzione e la propone nell’opera Fede e sapere. In quest’opera è la filosofia la soluzione, il collante di tutto, l’unica che può conciliare e unire gli uomini e l’uomo con Dio. Quindi, se l’Hegel giovane sosteneva che dovesse essere la religione a far partire la rivoluzione dello spirito dell’uomo e dei popoli, l’Hegel maturo confida nella ricerca filosofica e nell’evoluzione storica, entrambe caratterizzate da un pensiero più scientifico e rigoroso rispetto alla religione.
3 tesi di fondo hegeliane
La prima tesi: la risoluzione del finito nell’infinito
Secondo Hegel, la realtà non è costituita da un insieme di so