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D E B I T O P U B B L I C O

Il debito pubblico è un sintomo della crisi dell’Eurozona, non necessariamente una sua causa.

Il problema che attualmente si pone riguarda il debito pubblico dei paesi più sviluppati ed in particolare

il debito degli Stati Uniti che mettono a rischio il ruolo di valuta di riserva svolto dal dollaro. Si tratta di

uno dei temi più attuali. In valore assoluto i paesi più sviluppati, avendo un PIL molto maggiore, sono

molto più importanti.

Definizione formale : valore nominale di tutte le passività lorde consolidate dell’amministrazione

pubblica nei confronti del settore privato. Nominale vuol dire che non si tratta di valore reale. Passività

lorde significa che si tratta di un debito lordo. Consolidate significa che i debiti reciproci tra

amministrazioni pubbliche si annullano tra loro, non vengono conteggiati più di una volta. La variazione

positiva del debito pubblico corrisponde al deficit di bilancio. Non basta ridurre il deficit di bilancio per

far scendere il debito: per ridurre il debito è necessario effettuare un surplus di bilancio. Dal punto di

vista cronologico, il debito pubblico è la somma dei passati deficit di bilancio congiunturali. Il debito

pubblico è avversato dall’approccio neoclassico, ma accettato dall’approccio keynesiano. Sebbene i

neoclassici avversino il debito pubblico, al limite esso potrebbe essere utilizzato per fare investimenti

pubblici, come per i privati che si indebitano per fare investimenti e aumentare la propria capacità

produttiva, in modo da poter ripagare poi il debito. Una simile logica potrebbe anche essere accettata

da alcuni economisti neoclassici. Sicuramente quello che i neoclassici rifiutano è che il debito

possaessere usato per sostenere la domanda aggregata, cosa che è invece accettata dai keynesiani.

Altra definizione di debito pubblico: ammontare complessivo dei prestiti che lo Stato ha contratto e

che è obbligato a rimborsare a scadenze prestabilite. Per Stato in questo caso si intendono

amministrazioni centrali, locali ed enti di previdenza sociale. Gli enti di previdenza sociale aprono una

piccola parentesi relativa al debito implicito dello Stato che non è conteggiato nelle statistiche formali

del debito pubblico ma è abbastanza rilevante. L’INPS, per esempio, si impegna restituire ai

contribuenti tutti i soldi che hanno versato a titolo di contributi quando questi andranno in pensione. È

un debito implicito perché l’INPS scommette che non dovrà pagare per lungo tempo le pensioni.

Terza definizione di debito pubblico, che più che definizione è una spiegazione: il debito

pubblico è la somma dei deficit di bilancio passati. Nel senso che il debito cresce a causa del deficit di

bilancio, se in un anno un paese spende di più di quanto ha incassato, per finanziare l’eccesso di spesa

il paese si è dovuto indebitare. Quindi, il debito cresce se c’è deficit di bilancio. Il debito di un anno è la

somma dei deficit di bilancio degli anni passati, il deficit di bilancio comprende anche il pagamento

degli interessi del debito pregresso.

Classificazione del debito

Il debito può essere interno, estero, pubblico, privato, in valuta, in moneta nazionale.

Debito intero o estero: il debito è interno se chi ha concesso il prestito comprando i titoli è un

residente del paese in questione; al contrario, se chi ha prestato al governo è un non residente, il

debito è estero. In genere sono banche ed istituzioni finanziarie private a comprare i titoli di stato, per

cui quando si parla di cittadinanza, ci si riferisce solitamente alla sede legale degli istituti in questione.

Debito pubblico o privato: se chi compra titoli è un ente privato, il debito è privato, al contrario se

l’ente è pubblico, il debito è pubblico. Ciò significa che il debito estero può essere sia pubblico che

privato.

Tutti questi debiti possono essere denominati in valuta estera, generalmente nel caso di debito emesso

da paesi con una moneta non particolarmente forte a livello internazionale, in particolare se il tasso di

cambio di quella valuta tende a deprezzarsi frequentemente; questo anche perché molto spesso tali

paesi hanno bisogno di valuta forte per commerciare sui mercati internazionali. Questa doppia esigenza

si scontra con il c.d. problema del peccato originale: siccome la valuta di indebitamento non è quella

nazionale, per restituire il prestito è necessario farsi prestare altri soldi o esportare di più. Per esportare

di più, si tende a concentrare risorse nei settori di esportazione, togliendole spesso ai settori che

farebbero invece crescere l’economia nazionale.

Entrambe le vie di solito finiscono con l’aumentare ancora di più l’indebitamento. Questi problemi

solitamente non sorgono nel caso il debito sia in valuta nazionale.

La sostenibilità del debito

Ho sostanzialmente due approcci alla sostenibilità del debito:

1. Come liquidità: il debito è sostenibile finché i mercati continuano a prestare liquidità. Il debito è

sostenibile finché i mercati credono che esso sia sostenibile. Non c’è un livello prestabilito e non

sempre i mercati sono pienamente razionali. Es. debito giapponese >200% considerato sostenibile,

Grecia fallita con un debito più basso.

Krugman e Giavazzi sostengono che il debito è considerato sostenibile finché i mercati lo considerano

tale e permettono di rifinanziarlo a tassi non elevati. Questa definizione è tautologica ma abbastanza

realistica, nel senso che il debito è sostenibile finché viene considerato sostenibile. I mercati non

considerano il debito giapponese insostenibile, perché il debito giapponese è pressoché sull’interno

ossia, i cittadini giapponesi hanno acquistato il debito pubblico, ed una parte è stato acquistato dal BC.

Questo significa che il governo giapponese sarà restio a dichiarare un fallimento perché, se dichiaro

fallimento non restituirò denaro ai miei elettori.

Se il debito pubblico è interno è più complicato politicamente dichiarare il fallimento ed è più

complicato anche economicamente perché i principali acquirenti sono le banche del paese con home

bias quindi le banche fallirebbero. È meno probabile per questo il fallimento di un debito collocato

sull’interno rispetto a quello collocato sull’estero.

2. Come solvibilità: l’idea è che il debito è sostenibile se il paese sia in grado di ripagare il debito,

compresi gli interessi.

Hamilton e Flavin, 1986 —> PROCEDURA DI ATTUALIZZAZIONE: il debito è sostenibile se il governo in

futuro avrà soldi sufficienti per ripagarlo compresi gli interessi. Più formalmente il valore attuale delle

passività deve essere uguale al valore attuale delle attività. (Valore attuale= riportato ad oggi, 100 euro

oggi non valgono come 100 euro tra un anno)

Domar,1944- Blanchard, 1996- Cuddington,1996, la definizione più tradizionale a cui si ricorre è

riferibile a questi tre autori —>Nel caso di Domar e Blanchard c’è l’idea che il debito sia sostenibile se il

rapporto debito/pil tende ad un valore costante allora il debito &egr

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher marial94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Economia del lavoro e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università della Calabria o del prof Aiello Donatella.
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