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“La città” - Robert Ezra Parks

«La città è qualcosa di più di una congerie di singoli uomini e di servizi sociali, come strade, edifici, lampioni, linee

tranviarie e via dicendo; essa è anche qualcosa di più di una semplice costellazione di istituzioni e di strumenti

La città è piuttosto uno stato

amministrativi, come tribunali, ospedali, scuole, polizia e funzionari di vario tipo.

d'animo, un corpo di costumi e di tradizioni, di atteggiamenti e di sentimenti organizzati entro

questi costumi e trasmessi mediante questa tradizione.»

In tale saggio Park opera un'analisi della vita sociale in una grande metropoli e analizza le varie

forme di interazione che si creano tra gli individui nella città. La forma di associazione più

semplice ed elementare nell'organizzazione sociale è il vicinato, ossia un luogo che ha proprie

tradizioni, una propria storia e dei propri sentimenti, tuttavia il vicinato nella città perde molte

delle caratteristiche che aveva nelle comunità rurali, in quanto le nuove tecnologie e i moderni

mezzi di trasporto hanno permesso agli individui di distribuire i propri interessi e di partecipare

ad una serie di mondi diversi, distruggendo in tal modo l'intimità e la stabilità del vicinato.

Una caratteristica importante interna alla comunità urbana è, secondo Park, la mobilità, intesa

non solo in base alla mobilità territoriale degli individui, ma anche in base al numero e alla

varietà di stimoli a cui gli abitanti della città sono sottoposti. La mobilità quindi intesa anche in

termini di comunicazione, infatti i moderni mezzi di comunicazione hanno trasformato

l'organizzazione sociale e industriale della città moderna, modificando e trasformando le

abitudini e i sentimenti degli individui. Nella città le relazioni faccia a faccia, ossia le relazioni

primarie, importanti in quel gruppo primario teorizzato da Charles Horton Cooley, vengono

sostituite dalle relazioni secondarie, indirette. Nelle grandi città dove la popolazione è instabile,

le relazioni del gruppo primario si indeboliscono e l'ordine morale che poggiava su di esse viene

progressivamente meno. In tale rottura dei legami primari, e nell'indebolimento dei freni inibitori,

secondo Park, risiede l'aumento del vizio e della criminalità: infatti, nella città, la funzione del

controllo sociale viene assolta per lo più dalla pubblicità. Nelle comunità caratterizzate dalle

relazioni secondarie l'opinione pubblica diventa la fonte di controllo sociale; in tale comunità la

moda tende a prendere il posto della tradizione ed è l'opinione pubblica che diventa la forza

principale di controllo sociale, e gli strumenti per controllare l'opinione pubblica all'interno della

città sono la stampa e le agenzie di ricerca.

Il giornale è lo strumento di comunicazione più importante nelle città, ed è sulle informazioni da

esso fornite che poggia l'opinione pubblica; nelle città il giornale svolge la funzione che un

tempo era svolta dal pettegolezzo di villaggio, anche se il giornale non può competere con il

controllo esercitato dal pettegolezzo del villaggio, in quanto sono molte di più le informazioni

che girano in un piccolo gruppo. Inoltre, i trasporti e la comunicazione hanno determinato quella

che Park chiama mobilizzazione dell'individuo: questi moderni mezzi di comunicazione hanno

permesso all'individuo di instaurare rapporti con i propri compagni, ma hanno dato a questi

rapporti un carattere transitorio e instabile. In pratica, l'abitante della grande metropoli vive

come quelle persone che abitano i grandi alberghi, incontrando altra gente ma senza che si

realizzi una reciproca conoscenza; in tali situazioni lo status dell'individuo è determinato da

simboli convenzionali e i rapporti tra gli individui sono regolati dal denaro.

La mobilità degli individui all'interno delle grandi città è resa ancora più facile anche dalla

segregazione spaziale degli individui, che crea delle distanze morali che fanno della città un

mosaico di mondi che si toccano ma che non penetrano mai l'uno nell'altro. La segregazione

permette agli individui di spostarsi da un ambiente morale ad un altro molto facilmente e

incoraggia l'esperimento di vivere molti mondi diversi, che sono sì contigui ma rigidamente

separati.

Nella metropoli, inoltre, l'individuo trova l'ambiente morale in cui potersi esprimere e sentirsi a

proprio agio, trova quel clima morale da cui trarre gli stimoli che portano le sue qualità innate a

manifestarsi. Nella città è il delinquente, il subnormale, che ha la possibilità di sviluppare le

proprie inclinazioni. Inoltre, nella città individui con una moralità simile tendono a segregarsi in

regioni morali, ossia aree della città in cui si incontrano individui con una simile moralità; esempi

di regione morale sono i quartieri del vizio.

Ecologia urbana

L'ecologia urbana e sociale è lo studio scientifico delle relazioni tra l'essere umano, gli

organismi viventi e l'ambiente in un ambiente urbano. Per ambiente urbano si intendono

contesti dominati da edifici residenziali e commerciali ad alta densità, superfici impermeabili e

altri fattori legati alla città che creano un paesaggio peculiare. L'obiettivo dell'ecologia urbana è

[1][2]

raggiungere un equilibrio tra cultura umana e ambiente naturale.

Dal punto di vista del metodo, l'ecologia urbana impiega soprattutto osservazione sistematica e

confronti tra aree con diverso grado di urbanizzazione (per esempio lungo il gradiente città-

[3][4]

campagna), affiancati, quando possibile, da esperimenti sul campo a scala ridotta. Poiché in

città è difficile isolare nettamente le cause dei fenomeni osservati, sono ampiamente utilizzati

progetti di ricerca mirati e serie di dati di lungo periodo per distinguere con maggiore affidabilità

[5]

tra cause ed effetti.

https://it.wikipedia.org/wiki/Ecologia_urbana_e_sociale

Ciclo di relazioni razziali

2.1. Il pregiudizio razziale

Quando Herbert G. Blumer s’iscrisse nel 1924 all’Università di Chicago elaborò i suoi interessi

per una sociologia qualitativa, traendo frutto anche dalla lezione di Park e del suo volume in

collaborazione con E. Burgess Introduction to the Science of Sociology nel quale – come

s’ è detto – traspare pure la lezione di Georg Simmel sull’interazione.

Per Blumer la sociologia doveva essere sperimentale, esplorativa, inventiva, empirica.

Importanti in essa divenivano gli aspetti soggettivi e il comportamento colletti- vo, anche qui

sulla scorta di Park, ma anche una dimensione interpretativa sulla

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-DEA/01 Discipline demoetnoantropologiche

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Inker di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Antropologia delle migrazioni e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Cingolani Pietro.
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