Concetti Chiave
- L'inquinamento nel Mediterraneo è aggravato dall'alta densità della popolazione e dalla crescita industriale, che non consente all'acqua di autodepurarsi.
- Le fabbriche italiane e francesi contribuiscono con migliaia di tonnellate di rifiuti tossici, compromettendo ulteriormente la qualità delle acque.
- La scomparsa di cento specie di animali nel Golfo di Napoli evidenzia l'impatto devastante delle attività umane sull'ecosistema marino.
- Metodi di pesca illegali hanno ridotto dell'80% la fauna ittica litoranea, influenzando negativamente anche la pesca del tonno.
- Le compagnie petrolifere stanno progettando trivellazioni nei fondali marini, aumentando i rischi di ulteriori danni ambientali.
Inquinamento nel Mediterraneo
L’inquinamento marino ha raggiunto livelli pericolosamente alti anche nel Mediterraneo. Le condizioni particolarmente critiche di questo bacino sono dovute all’alta densità delle popolazioni umane lungo le coste e alla rapida crescita delle industrie in questi ultimi decenni, che vi scaricano i propri rifiuti a un ritmo cosi rapido da non lasciare all’acqua il tempo di autodepurarsi. Oltre all’inquinamento provocato dagli scarichi industriali, dagli scoli delle fognature urbane e dalle imbarcazioni da diporto, si lamenta anche l’inquinamento delle petroliere, che riversano annualmente sulla sua superficie circa trecentomila tonnellate di grezzo, cui se ne aggiungono altre ventimila provenienti dalle perdite delle raffinerie e gli ingenti quantitativi di olio lubrificante delle migliaia di panfili e pescherecci-
Le fabbriche italiane e francesi immettono giornalmente nelle acque mediterranee fra le due e le tremila tonnellate, o probabilmente più ancora, di rifiuti tossici: fanghi di caldaia contenenti titanio, fosforo, azoto e altri.
In passato i grandi fiumi portavano al Mediterraneo le loro acque pure e cariche d’ossigeno; ma oggi quelli europei sono inquinati ancora prima di arrivare alla foce
Effetti sull'ecosistema marino
Nel corso degli ultimi decenni dal Golfo di Napoli sono totalmente scomparse cento specie di animali. Metodi di pesca criminosi hanno ridotto dell’80 per cento la fauna ittica litoranea. Al largo delle coste siciliane e sarde gli sviluppi industriali hanno cagionato la distruzione delle specie che vivevano lungo le rotte percorse dai tonni nella loro migrazione, sicché anche la pesca del tonno ne risente negativamente.
A tutto ciò si aggiungono le compagni petrolifere che si accingono a trivellare i fondali marini nella speranza di scoprire giacimenti di petrolio sottomarini.
Domande da interrogazione
- Quali sono le principali cause dell'inquinamento nel Mediterraneo?
- Qual è l'impatto dell'inquinamento sull'ecosistema marino?
- Quali sono le conseguenze delle attività industriali e delle compagnie petrolifere nel Mediterraneo?
L'inquinamento nel Mediterraneo è causato dall'alta densità di popolazione lungo le coste, dalla crescita rapida delle industrie che scaricano rifiuti, dagli scarichi delle fognature urbane, dalle imbarcazioni da diporto e dalle petroliere, che riversano annualmente circa trecentomila tonnellate di petrolio (testo).
L'inquinamento ha portato alla scomparsa di cento specie di animali nel Golfo di Napoli e ha ridotto dell'80% la fauna ittica litoranea, compromettendo anche la pesca del tonno a causa della distruzione delle specie lungo le rotte migratorie (testo).
Le attività industriali e le compagnie petrolifere stanno causando un grave deterioramento dell'ecosistema marino, con la trivellazione dei fondali marini in cerca di giacimenti di petrolio e l'immissione di rifiuti tossici nelle acque, aggravando ulteriormente la situazione (testo).