Concetti Chiave
- Freud elabora dai pensatori come Schelling, Schopenhauer e Nietzsche l'idea che i comportamenti umani siano influenzati da desideri e conflitti inconsci, limitando così la libertà dell'Io.
- L'inconscio è descritto come un dialogo interno costante tra esperienze e pensieri, con la maggior parte dei suoi contenuti rimanenti nascosti, rendendo la psicoanalisi fondamentale per comprenderlo.
- Il dibattito filosofico sull'inconscio ha radici nel pensiero di Kant, che introduce il noumeno come realtà inaccessibile, ispirando riflessioni sulla relazione tra soggetto e oggetto.
- Schelling sostiene che la Natura e gli oggetti sono produzioni inconsce dell'Io, evidenziando l'interazione necessaria tra conscio e inconscio nella comprensione del sapere.
- Schopenhauer propone una doppia soggettività nell'essere umano, dove l'individuo vive illusioni di libertà mentre è guidato da esigenze della specie, un concetto che influenzerà Nietzsche e Freud.
L'influenza di Schelling su Freud
Dalle frammentarie intuizioni di Schelling sulla volontà inconscia quale “essere originario” contrapposto alla razionalità cosciente dell’io, Freud ricaverà (anche grazie alle riflessioni di Arthur Schopenhauer e di Friedrich Nietzsche) l’idea che ogni nostro atteggiamento e comportamento non è il frutto di una “scelta” autentica, ma la manifestazione di desideri, pulsioni e conflitti che animano la sfera inconscia della nostra psiche. In questo senso, l’io non è del tutto libero, ma vincolato a meccanismi che, finché rimangono inconsci, non si possono controllare. Esponi il tuo personale punto di vista sul tema dell’inconscio e della libertà dell’io.
Il dialogo interno dell'inconscio
L’inconscio è per me un silente, costante dialogo interno alla mente di ognuno di noi tra le esperienze immediate che facciamo e quello che pensiamo o sentiamo. Visto che è una conversazione privata con se stessi, il suo 90% rimane nascosto, anche se poi si agisce lo stesso nella direzione decisa inconsciamente per raggiungere obiettivi privati, ideali e standard. È possibile solamente studiarne i segnali e tentare di coglierne i significati, ed è questo il compito della psicoanalisi. Ciò è perfettamente conforme a quanto sostenuto da Sigmund Freud e anche da Carl Jung, suo allievo.
Il dibattito filosofico sull'inconscio
Ma il problema dell’inconscio e della libertà dell’Io attraversa tutta la filosofia precedente a quest’ultimi, già a partire dall’epoca di Immanuel Kant, padre del criticismo e della filosofia trascendentale. Si apre un acceso dibattito tra i proto-idealisti sul concetto di noumeno, antenato dell’inconscio, che Kant considera la vera realtà, la cosa in sé, pura, esistente ma ontologicamente e gnoseologicamente inaccessibile. Questo binomio esistenza/inconoscibilità suona, nonostante tutto, scorretto a pensatori che ritengono il soggetto stesso artefice della vera realtà, che quindi non può aver generato una dimensione inaccessibile. In effetti, sarà la generazione degli idealisti a riprendere il problema e a cercare di risolverlo, a partire da Friedrich Wilhelm Joseph von Schelling che in “Sistema dell’idealismo trascendentale”(1800) sostiene che l’oggetto, ovvero la materia, la Natura, non sono altro che produzioni inconsce dell’Io. Possiamo chiamar Natura la totalità degli elementi obbiettivi del nostro sapere, mentre l’insieme di tutti gli elementi subbiettivi dicesi Io, o intelligenza. I due concetti sono antitetici. In origine l’intelligenza è concepita come il puro rappresentativo, la natura come il puro rappresentabile; quella come il conscio, questa come l’inconscio. Tuttavia in ogni sorta di sapere è necessario il mutuo concorso di ambedue (del conscio, e di ciò che in se stesso è inconscio). L’inconscio è quindi un’attività dell’Io che lo rende produttore del mondo. Da questo punto di vista è necessario un riferimento a Johann Gottlieb Fichte, primo filosofo post-kantiano che si spinge verso una filosofia che tende verso l’assoluto. L’Io presenta una struttura triadica e dialettica articolata nei tre momenti di tesi-antitesi-sintesi. La sintesi, di fatto, non è la semplice ripetizione della tesi mentale, ma la sua riaffermazione, arricchita dal superamento dell’antitesi. Lo schema triadico simboleggia dunque questo vitale processo. Ogni sintesi segna un momento di tregua che prelude a un nuovo slancio. La differenza sta nello scegliere il modo in cui vedere il mondo: secondo l’idealismo, che consiste nel partire dall’Io o dal soggetto per poi spiegare, su questa base, la cosa o l’oggetto, o secondo il dogmatismo, che invece parte dall’oggetto per poi spiegare, su questa base, l’io o il soggetto. A queste due filosofie corrispondono due tipi di umanità. Da un lato vi sono individui per cui tutto è deterministicamente dato e fatalisticamente predisposto. Dall’altro vi sono individui che avendo senso profondo della loro libertà, simpatizzano con l’idealismo, che insegna loro come esser uomini sia sforzo o conquista.
La visione di Schopenhauer
Secondo Arthur Schopenhauer, invece, ciascuno di noi è abitato da una doppia soggettività: la soggettività della specie che impiega gli individui per il suo interesse che è poi quello della propria conservazione e riproduzione, e la soggettività dell'individuo che s’illude di disegnare un mondo in base ai suoi progetti che altro non sono se non illusioni per vivere e non vedere che a cadenzare il ritmo della vita è l'immodificabile esigenza della specie.
Questa doppia soggettività viene codificata dalla psicoanalisi dalle parole "Io" e "inconscio". Nell'inconscio è custodita la verità dell'esistenza, nell'Io e nella sua progettualità l'illusione concessa all'individuo per vivere.
La lezione fu accolta da Nietzsche che considera Schopenhauer suo "educatore" e da Freud che lo considera suo "precursore".
Conclusioni sull'inconscio e il vuoto
In conclusione, io penso, ispirandomi alle affermazioni di Freud, che l'inconscio è solo un nome di quella cosa misteriosa che cerca l'umanità da sempre, quello che non vede: il vuoto. Se la spiegazione non è tra le cose, perché la più potente formula matematica non ci dice perché siamo qui, perché viviamo e così via, cerchiamo le risposte in quella realtà che non si vede e che rimane occulta.
Domande da interrogazione
- Qual è l'influenza di Schelling sulla concezione freudiana dell'inconscio?
- Come si definisce il dialogo interno dell'inconscio secondo l'autore?
- Qual è il dibattito filosofico sull'inconscio e la libertà dell'io?
- Come viene interpretata la doppia soggettività secondo Schopenhauer?
- Qual è la visione finale dell'autore sull'inconscio e il vuoto?
Schelling ha ispirato Freud a vedere la volontà inconscia come un "essere originario" che contrasta con la razionalità cosciente dell'io, suggerendo che i nostri comportamenti sono guidati da desideri e pulsioni inconsce (come indicato nel testo).
L'inconscio è descritto come un dialogo silenzioso e costante tra esperienze immediate e pensieri, dove il 90% rimane nascosto, ma influisce comunque sulle azioni, un concetto sostenuto da Freud e Jung (come evidenziato nel testo).
Il dibattito si concentra sulla contrapposizione tra l'idealismo, che considera l'io come artefice della realtà, e il dogmatismo, che parte dall'oggetto; entrambi i punti di vista influenzano la comprensione dell'inconscio e della libertà (come discusso nel testo).
Schopenhauer descrive una doppia soggettività: quella della specie, che utilizza gli individui per la propria conservazione, e quella dell'individuo, che vive nell'illusione di controllare il proprio destino, un concetto che la psicoanalisi traduce in "Io" e "inconscio" (come riportato nel testo).
L'autore conclude che l'inconscio rappresenta una ricerca umana per comprendere il misterioso "vuoto" dell'esistenza, suggerendo che le risposte a domande fondamentali rimangono nascoste e inaccessibili (come affermato nel testo).