Concetti Chiave
- Dopo la prima guerra mondiale, molti paesi europei affrontarono difficoltà nella riconversione degli apparati produttivi, con molte aziende che fallirono o impiegarono tempo per adattarsi alla pace.
- Gli stati europei divennero economicamente dipendenti dagli Stati Uniti, che si affermarono come potenza egemone con una produzione di acciaio notevolmente aumentata e una vasta riserva d'oro.
- I conflitti sociali, causati dall'abbassamento del potere d'acquisto, portarono a risposte autoritarie da parte degli stati, tra cui l'adozione del corporativismo per controllare le masse e prevenire rivoluzioni sociali.
- La crisi politica nei paesi democratici variò: in Gran Bretagna e Francia gli scontri sociali non minacciarono le istituzioni, mentre in Germania e Italia i conflitti misero a rischio le democrazie emergenti.
- In Gran Bretagna, la crisi economica si intensificò con la perdita di colonie e l'adozione di politiche deflazionistiche che provocarono disoccupazione e agitazioni sindacali.
Quali sono i fattori di crisi post-bellica?
Dopo la prima guerra mondiale si verificarono fattori di crisi come:
• La riconversione degli apparati produttivi: poiché durante la guerra i macchinari erano stati trasformati per produrre materiale bellico, ora dovevano essere ritrasformati per adeguarli al periodo di pace, molte aziende non riuscirono nella riconversione e fallirono, altre impiegarono molto tempo.
• L’approvvigionamento dei capitali: gravati dai debiti di guerra sia per gli stati vincenti che per quelli sconfitti.
• Sistema degli scambi: i paesi per proteggere i propri mercati interni innalzarono le tariffe doganali.
• L’inflazione: per far fronte al debito pubblico.
Dipendenza economica dagli Stati Uniti
Gli stati europei dunque dovettero dipendere economicamente dagli Stati Uniti, che si affermarono come la potenza egemone a livello mondiale, con la sua produzione di acciaio raddoppiata, e inoltre gli Stati Uniti possedevano la metà dell’oro di tutto il mondo. Oltre agli Stati Uniti, anche altri paesi ebbero una crescita economica, come gli stati sudamericani, e il Giappone, divenuto fornitore di prodotti industriali alla Cina, all’India e Indocina.
Conflitti sociali e risposte autoritarie
Oltre alla crisi economica si affiancarono scioperi e agitazioni a causa dei conflitti sociali, poiché operai, contadini, ceto medio, videro abbassarsi il loro potere d’acquisto di molto, infatti gli scioperanti raddoppiarono. Così lo stato ebbe una risposta autoritaria in quanto credeva che, questi conflitti tra le classi avrebbero potuto degenerare in rivoluzioni sociali, e quindi dovevano essere subordinati allo stato, per questo venne proposto il corporativismo, che si proponeva di eliminare la concorrenza fra le aziende, dal momento in cui dipendevano tutte dallo stato, che aveva interessi comuni. La crisi però non era solo economica, bensì generale, anche psicologica: i soldati, tornati dalla guerra dopo sacrifici per la patria una volta tornati a casa avevano difficoltà a trovare lavoro, non avevano più nulla, non riuscivano a inserirsi nella vita civile, perciò c’era questo bisogno crescente di partecipazione alla vita civile. Per alleviare queste insoddisfazioni per esempio nacquero associazioni di ex combattenti, ci fu uno sviluppo di sindacati e partiti politici, ma anche movimenti femministi. Questo rafforzamento del ruolo delle masse però causava problemi allo stato in quanto polemizzavano contro la disoccupazione, inflazione, con lotte sociali, perciò nacquero movimenti di matrice reazionaria, con risposte autoritarie che rifiutavano il sistema parlamentare, non volevano che le masse avessero voce in capitolo.
LA CRISI NEGLI STATI DEMOCRATICI
Crisi negli stati democratici
Nel biennio 1919-20, la conflittualità sociale si esprime al massimo grado, e il sistema politico liberale risponde diversamente nei vari paesi europei: dove la democrazia era nata da più tempo, come in Gran Bretagna e Francia, gli scontri sociali e politici non si tradussero in una lotta contro le istituzioni, mentre dove la democrazia era da poco nata, come in Germania e Italia, i conflitti sociali misero in pericolo le fondamenta della giovane democrazia.
Crisi economica in Gran Bretagna
Anche la Gran Bretagna affrontò una crisi economica e sociale, perché perse le due colonie dell’Egitto e dell’Irlanda, poiché il movimento nazionalista cattolico irlandese aveva proclamato l’indipendenza del paese dalla Gran Bretagna, provocando una guerra civile tra cattolici e protestanti, che durò fino all’ottenimento dell’indipendenza del paese. Inoltre in Gran Bretagna si rivoleva ritornare al valore precedente della sterlina così venne avviata una politica deflazionistica in cui gli aumenti salariali furono bloccati, il costo del denaro aumentato così la circolazione monetaria fu diminuita, però i costi della deflazione furono molto elevati, e inoltre la Gran Bretagna perse il monopolio del carbone dal momento che le trasformazione delle tecniche produttive basate ora sull’energia elettrica e sul petrolio, provocando molti disoccupati. Si verificò inoltre una serie di agitazioni sindacali e politiche che assunsero connotazioni rivoluzionarie, represse.
Ripresa economica in Francia
Anche in Francia si verifica un’ondata di conflitti sociali, però ci fu una ripresa economica soprattutto grazie al risarcimento dei danni della guerra da parte della Germania, e grazie anche alla conquista dell’Alsazia e della Lorena. Nonostante una certa instabilità politica i governi si trovarono di comune accordo di combattere il nemico tedesco, impedendogli possibilità di ripresa economica (revanscismo: rivincita contro la sconfitta subita dalla Prussia).
Politica isolazionista degli Stati Uniti
Gli Stati Uniti furono in grado di superare velocemente disagi e squilibri. La maggioranza repubblicana al congresso fece prevalere la tendenza a una politica isolazionista, dunque respingendo l’adesione degli Stati Uniti alla Società delle nazioni. Inoltre qui i movimenti dei lavoratori vengono repressi, fu instaurato il proibizionismo, il divieto di fabbricare e vendere bevande alcoliche.
Domande da interrogazione
- Quali sono i principali fattori di crisi post-bellica che hanno colpito l'Europa?
- In che modo gli Stati Uniti sono diventati una potenza economica dominante dopo la prima guerra mondiale?
- Quali risposte autoritarie furono adottate in seguito ai conflitti sociali post-bellici?
- Come si manifestò la crisi economica in Gran Bretagna dopo la guerra?
- Qual è stata la reazione degli Stati Uniti alla crisi post-bellica e alla situazione internazionale?
I fattori di crisi post-bellica includono la difficoltà nella riconversione degli apparati produttivi, l'approvvigionamento di capitali gravati dai debiti di guerra, l'innalzamento delle tariffe doganali per proteggere i mercati interni e l'inflazione per far fronte al debito pubblico.
Gli Stati Uniti si affermarono come potenza egemone grazie al raddoppio della produzione di acciaio e al possesso della metà dell'oro mondiale, costringendo gli stati europei a dipendere economicamente da loro.
Gli stati risposero ai conflitti sociali con misure autoritarie, come il corporativismo, per controllare le agitazioni e prevenire rivoluzioni sociali, mentre i movimenti di massa cercavano maggiore partecipazione nella vita civile.
La Gran Bretagna affrontò una crisi economica e sociale a causa della perdita di colonie, di una politica deflazionistica che bloccò gli aumenti salariali e della perdita del monopolio del carbone, portando a disoccupazione e agitazioni sindacali.
Gli Stati Uniti adottarono una politica isolazionista, rifiutando di aderire alla Società delle nazioni e reprimendo i movimenti dei lavoratori, mentre si concentravano su misure interne come il proibizionismo.