152. Che cosa fu la Rivoluzione parlamentare e quando avvenne?
La Rivoluzione parlamentare avvenne in seguito alla caduta del governo guidato da Marco Minghetti il 18 marzo 1876 e sancì la fine del lungo governo della destra, artefice della creazione dello stato post unitario. Per la prima volta un Presidente del Consiglio fu sfiduciato dal Parlamento, contrario alla nazionalizzazione della rete ferroviaria, e non dal re. Al lungo dominio della destra seguirono una serie di governi di sinistra guidati fino al 1887 da Agostino Depretis.
153. Che cosa era il Programma Stradella? Cosa stabiliva nei suoi punti principali?
In seguito alla crisi della destra, da lungo al governo, l'esponente di sinistra Agostino Depretis lesse il suo programma politico a Stradella il 10 ottobre del 1985. In tale discorso fu annunciata l'intenzione di abolire la tassa sul macinato, secondo Depretis negazione dello Statuto Albertino, aumentare il diritto di voto, dal 2% al 7/8%, il suffragio era precedentemente regolato dal censo, di aumentare l'istruzione obbligatoria gratuita fino alla seconda elementare, scolarizzazione che doveva avere un approccio laico, e di combattere il clericalismo. In seguito alla Rivoluzione Parlamentare del 1876 fu possibile mettere in pratica una serie di riforme presenti nel Programma Stradella come l'eliminazione della tassa sul macinato, l'aumento del diritto di voto e la legge Coppino sull'istruzione elementare.
154. Quale dinamica di relazione fra il Parlamento, il governo e il re, si affermò nel Regno d'Italia dopo l'unificazione?
In seguito all'Unità d'Italia del 1861 lo Statuto Albertino diventò la costituzione del nuovo regno che era di tipo monarchico costituzionale. Precedentemente all'unificazione Cavour aveva introdotto un'usanza non scritta che stabiliva la necessità di una maggioranza parlamentare per governare, oltre alla nomina regia, in seguito all'unità il Parlamento acquista il potere di dare fiducia al governo. Il Parlamento era bicamerale: la Camera dei deputati era elettiva mentre il Senato di nomina regia. Il re restava invece il capo dello Stato e dell'esercito, inoltre aveva il potere esecutivo e nominava i ministri.
155. Quale modello di sviluppo economico per l’Italia fu definito dai governi della Sinistra storica? E quali furono le misure e i provvedimenti che la Sinistra storica scelse di adottare per concretizzare tale modello?
La Sinistra storica fu al governo dal 1876 al 1887. In campo economico la sinistra abbandonò il liberalismo per attuare una politica protezionistica, percorso obbligatorio per tutelare l'industria nascente, tuttavia il percorso del protezionismo peggiorò il divario tra nord industrializzato e sud agricolo. Nel 1878, a causa di una grave crisi agraria, furono introdotte le prime tariffe protezionistiche per sostenere l'industria tessile e metallurgica. Nello stesso anno furono applicati dazi elevati sui prodotti stranieri, mentre la tassazione scese per le materie prime utili per le industrie.
156. Che cosa fu il fenomeno del trasformismo?
Col termine trasformismo si intende il tipo di politica attuata da Agostino Depretis nei primi anni Ottanta del 1800. Questa politica sosteneva l'eliminazione del sistema parlamentare bipartito per favorire la nascita di un grande centro, escludendo però le fazioni più estreme di destra e sinistra. Si favoriva l'individualismo parlamentare al posto di una reale organizzazione partitistica. Questo tipo di politica portava al continuo formarsi di maggioranze e minoranze parlamentari a seconda del pensiero o dell'esigenza del singolo deputato.
157. Quali atti e fatti concretizzano in Italia la svolta protezionistica e l'avvio del processo di industrializzazione?
Verso la fine del XIX secolo il governo guidato dalla Sinistra storica attuò una politica protezionistica sancendo l'intervento diretto dello Stato in economia abbandonando di conseguenza la precedente politica liberistica. Nel 1878, a causa di una grave crisi agraria, il governo emanò le prime tariffe doganali a tutela dell'industria siderurgica e tessile. Nello stesso anno aumentarono i dazi sui prodotti stranieri mentre diminuirono quelli per le materie prime necessarie alle industrie. Lo stato approvò sussidi e la costruzione di infrastrutture, le banche istituirono un rapporto diretto con le aziende. L'industrializzazione fu accelerata anche dalla costruzione della rete ferroviaria e la riorganizzazione bancaria dopo lo scandalo della Banca di Roma.
160. Quando e dove nacque l'Associazione internazionale dei Lavoratori? Quali caratteristiche ebbe al momento della sua costituzione? Quali erano le sue componenti? Chi rappresentò il nascente movimento operaio italiano al Congresso di fondazione dell'Internazionale?
L'Associazione internazionale dei Lavoratori nacque a Londra nel 1864 ed era guidata da un comitato di inglesi, francesi, tedeschi, polacchi e svizzeri. I vari movimenti nazionali entrarono in contatto per volere di inglesi e francesi in sostegno degli operai polacchi insorti contro la Russia e per rimediare all'impossibilità di importare cotone in seguito alla guerra civile americana. Nell'Associazione confluivano varie componenti ideologiche: marxista, riformista, mazziniana, anarchica, libertaria, Proudhon e Bakunin. Il movimento operaio italiano fu rappresentato da Giuseppe Mazzini, sostenitore di un'ideologia di radicalismo democratico non socialista. La corrente predominante a livello internazionale era quella di stampo marxista al fine di combattere lo sfruttamento della classe operaia. A livello simbolico rappresentò un punto di riferimento per i lavoratori europei ma fu tuttavia caratterizzata da concrete divergenze ideologiche interne soprattutto tra socialisti, proudhoniani e bakuniani.
161. Chi era Bakunin? Quale era la prospettiva della sua proposta “politica”? Verso quali settori sociali rivolgeva interesse e attenzione per l’attuazione del suo progetto?
Bakunin era un rivoluzionario anarchico russo, fondatore del socialismo anarchico. Le sue teorie, che su certi aspetti differivano dal marxismo, erano indirizzate soprattutto verso il ceto contadino e alle masse sfruttate, in particolare in quei paesi come l'Italia che ancora non avevano vissuto ancora un grande sviluppo industriale. A differenza di Marx, Bakunin non riteneva obbligatorio il rapporto di collaborazione tra Stato e proletariato, non attribuiva all'operaio il ruolo di motore della rivolta bensì al contadino, favoriva un sistema di federazioni autonome, indipendenti e autogestite rispetto a qualsiasi tipo di istituzione centralizzante, di conseguenza tali comunità erano libere e ispirate al democratismo radicale e al collettivismo anarchico e libertario. L'ordine esistente doveva essere abbattuto per favorire la nascita di una società collettivista e senza classi. La rivoluzione non era inoltre basata sull'organizzazione politica in quanto era contrario al dialogo con la borghesia, l'insurrezione doveva avvenire dal basso e lontana da ogni istituzione corrotta.
162. Quali interessi intercettava, in via prioritaria, la politica economica protezionistica avviata dalla Sinistra storica?
Verso la fine del XIX secolo il governo guidato dalla Sinistra storica attuò una politica protezionistica sancendo l'intervento diretto dello Stato in economia abbandonando di conseguenza la precedente politica liberistica. L'intervento diretto dello stato doveva incentivare la realizzazione di nuove strutture industriali vista l'elevata concentrazione agricola. Nel 1878, a causa di una grave crisi agraria, il governo emanò le prime tariffe doganali a tutela dell'industria siderurgica e tessile. Nello stesso anno aumentarono i dazi sui prodotti stranieri mentre diminuirono quelli per le materie prime necessarie alle industrie. Tuttavia tali riforme peggiorarono il divario economico già esistente tra il nord industrializzato e il sud ancora agricolo.
163. Illustrare i principali punti delle Legge di unificazione amministrativa del 20 marzo 1865 introdotta in Italia nella fase di Governo della Destra storica.
La legge di unificazione amministrativa, introdotta dalla destra storica nel 1865, aveva un carattere centralizzatore, che doveva essere applicato in tutto il regno. Le Camere criticarono aspramente la riforma poiché non si basava su alcuno studio e rappresentava di fatto un'estensione della normativa sabauda al neonato regno unificato. L'amministrazione statale era affidata ad una gerarchia di funzionari con a capo un prefetto, che veniva nominato dal Ministro degli interni. I comuni erano controllati dai Consigli comunali, eletti da un suffragio ristretto, e da un sindaco di nomina regia. Il sindaco, che doveva dirigere la vita locale, era a sua volta controllato dal prefetto. Le province erano amministrate dal Consiglio provinciale elettivo e dalla deputazione provinciale con a capo il prefetto.
164. Dopo il governo di Ferruccio Parri del 1945 quale governo si costituì? Chi lo presiedette? Quali partiti ne fecero parte e lo appoggiarono? Quali furono i principali provvedimenti attuati da questo governo?
Al governo Parri succedette il governo guidato da Alcide De Gasperi, membro della DC e sostenuto da tutti i partiti che avevano fatto parte del CDL, PCI, PDA, PSIUP, PLI. Il nuovo governo attuò una politica moderata che andò a bloccare le riforme economiche e la politica di epurazione del governo Parri. Al fine di chiudere il problema relativo alle adesioni al fascismo durante il ventennio il ministro della giustizia Palmiro Togliatti emise nel 1946 un'amnistia. Lo stesso governo organizzò il referendum istituzionale dello stesso anno, il primo a suffragio universale, prima volta delle donne al voto, per eleggere l'assemblea costituente in modo da redigere la nuova costituzione. Il 2 giugno 1946 sancì di conseguenza la caduta della monarchia e la nascita della Repubblica col suo primo presidente, Enrico De Nicola, mentre De Gasperi continuò la sua presidenza del consiglio. Successivamente alla separazione del PSIUP iniziarono una serie di manovre politiche che portarono De Gasperi ad escludere gradualmente la sinistra così da favorire un governo interamente DC. La politica detta centrista, dal 1948 al 1953, escluse i partiti di opposizione alla DC. Nel 1950 fu emanata la riforma agraria per incentivare le piccole imprese, fu creata la Cassa del Mezzogiorno per promuovere lo sviluppo economico e civile del sud, fu emanata anche la legge Fanfani sul finanziamento statale alle case popolari e la riforma Vanoni sull'obbligo della dichiarazione annuale dei redditi.
165. Che cosa fu il Movimento di GL (Giustizia e Libertà)? Chi erano i principali animatori di questo movimento?
Il movimento di Giustizia e Libertà è stato un movimento di aperta opposizione fascista fondato nel 1929 da Carlo Rosselli e Emilio Lusso. Entrambi i fondatori furono assassinati da sicari fascisti nel 1937. L'ideologia del movimento fu spiegata nel libro di Rosselli “Socialismo liberale”. Il movimento criticava la concentrazione antifascista in quanto definita attesista e mirava a costruire un organismo di lotta attivo ispirato al Partito d'azione mazziniano. Nacquero diversi nuclei d'azione clandestini in varie città. Tale movimento doveva riunire sulla base di piani comuni, come la libertà politica e la giustizia sociale, differenti correnti di pensiero come socialisti, repubblicani e liberali. Lo scopo era quello di ricucire la frattura tra liberismo e marxismo e, ispirato da quest'ultimo, sperava nella caduta del fascismo per favorire la rinascita del movimento operaio e creare un nuovo movimento politico socialista e democratico.
166. Che cosa erano le società di mutuo soccorso? Quando si diffusero in Italia? Chi ne promosse la politicizzazione in senso democratico?
Le società di mutuo soccorso erano associazioni operaie che si diffusero a partire dalla seconda metà dell'Ottocento. Si trattava di organizzazioni interclassi promosse da Giuseppe Mazzini, promotore dell'emancipazione e della politicizzazione delle classi popolari. Tali società rifiutavano la lotta di classe e lo sciopero poiché dannoso, speravano nella collaborazione tra classe operaia e gli esponenti moderati dei ceti produttori in contrapposizione coi ceti definiti oziosi, aristocratici, clero, burocrati e monarchici. Nacquero al fine di educare politicamente il popolo in quanto strumento di aiuto e solidarietà tra i lavoratori. Tuttavia, l'area moderata e mazziniana avrà sempre meno successo con l'avanzare della coscienza di classe.
167. Che cosa fu la Concentrazione d'azione antifascista? Quando si costituì? Chi la costituì?
La Concentrazione d'azione antifascista nacque in Francia nel 1927. In tale organizzazione confluirono i socialisti, riformisti e massimalisti, il Partito repubblicano e la Confederazione nazionale del lavoro. L'intenzione era quella di proseguire l'esperienza dell'Aventino tanto che forte fu l'attività di propaganda e testimonianza. L'intensa attività di stampa permise ai migranti italiani, sfuggiti al fascismo, di stabilire contatti e diffondere le idee di quella parte d'Italia non fascista proseguendo l'attività di resistenza.
168. Illustrare quali intenti guidarono l'azione della Destra storica, la classe dirigente dell'Italia unita, nell'opera di unificazione dei codici civili, penali e di commercio del regno d'Italia. Venne realizzata l'unificazione di tutti i codici o rimase qualche discrepanza?
Dopo l'unificazione la Destra storica al potere decise di estendere in tutto il neonato regno la legislazione e gli ordinamenti dello stato sabaudo al fine di evidenziare il ruolo centrale che il Regno di Sardegna aveva avuto nel corso del Risorgimento. L'unificazione legislativa si realizzò nel 1866, per mezzo di decreti separati, con l'entrata in vigore del Codice civile. Il Codice penale invece presentava discrepanze perciò non fu possibile unificarlo in quanto la pena di morte era stata abolita solo in Toscana. Il Senato infatti rifiutò la proposta di abrogazione estesa a tutto il territorio nazionale. Per quanto riguarda il commercio e la marina mercantile fu proseguita la linea di centralizzazione di tutte le funzioni statali. Tale accentramento, unito all'introduzione di nuove tasse, provocò un forte malessere tra le classi più povere, soprattutto al sud. Di conseguenza restò insoluto il problema economico e il divario sociale con le classi più abbienti.
169. Quali erano le funzioni del prefetto secondo la Legge di unificazione amministrativa del 1865 del Regno d'Italia?
Il prefetto, funzionario direttamente dipendente dal Ministro dell'interno, aveva il compito di sorvegliare e controllare i bilanci e l'amministrazione approvati nei comuni e nelle province, i cui consigli erano elettivi. L'amministrazione del regno fortemente accentratrice permetteva agli organismi locali solo di regolare la vita quotidiana locale, pur sempre sotto la sorveglianza del prefetto.
171. Quali erano i principali gruppi o consorterie che componevano la Destra storica?
La Destra storica era divisa in gruppi o consorterie in base alla provenienza geografica dei propri componenti. Il gruppo più numeroso era quello piemontese, includeva anche deputati del Regno di Sardegna, ma erano cospicui anche il moderato gruppo lombardo, e quelli emiliano, toscano e napoletano.
172. Perché si può affermare che la Destra storica, negli anni che fu al governo del Regno d'Italia, mantenne la sua attitudine di "élite pedagogica"? Cosa significa questa affermazione?
La Destra storica era un gruppo molto omogeneo e ristretto in quanto i propri membri provenivano dagli stessi ceti sociali, aristocrazia e alta borghesia, e avevano la medesima sfera di influenza culturale e politica, monarchici liberali, seguaci della politica di Cavour. I membri della Destra storica erano convinti di rappresentare la componente più avanzata e competente della società, considerata troppo arretrata per prendere decisioni autonome. Vista la superiorità intellettuale i membri della destra erano di conseguenza convinti di svolgere una funzione pedagogica di tutela della società per conto dello Stato. Questa visione paternalistica di élite scaturisce in una legge elettorale a suffragio ristretto molto simile a quella del Regno di Sardegna, solo il 2% della popolazione poteva votare, e permette l'approvazione di un rigido accentramento politico sul modello napoleonico che lasciava ben poca autonomia agli enti locali.
173. Illustrare le principali caratteristiche della Destra storica come classe dirigente. Quali erano le caratteristiche sociali, politiche e di orientamento ideale che connotavano la Destra storica? Quale l'attitudine dei suoi esponenti verso la società italiana nel suo complesso?
Al governo dal 1861 al 1876, la Destra storica fu la prima classe dirigente italiana. Ispirata alla politica di Cavour, era di orientamento liberale moderato, rispettava le libertà costituzionali, era favorevole all'accentramento amministrativo, promuoveva il liberismo economico e la laicità nel rapporto tra Stato e Chiesa. Formato da grandi proprietari terrieri, alta borghesia e aristocrazia, era un'élite omogenea e molto ristretta che si rispecchiava in una visione paternalistica della politica. Infatti essi si vedevano come gli unici in grado di fornire un'azione di tutela pedagogica al resto della società, ritenuta troppo arretrata e ignorante per decidere in autonomia.
174. Quali furono le principali riforme introdotte dalla Sinistra storica?
Le principali riforme approvate dalla Sinistra storica furono in campo scolastico la Legge Coppino, che aumentava a 9 anni l'obbligo di istruzione elementare, la riforma elettorale con l'aumento del suffragio dal 2 al 7/8% della popolazione, l'abolizione della tassa sul macinato, l'adozione di misure protezionistiche per tutelare lo sviluppo industriale, aumento dei dazi doganali per i prodotti di importazione e diminuzione delle tasse per le materie prime, e riforme
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