Analisi della serie TV Fleabag
Nell’ultimo decennio si sono fatte strada nel panorama delle serie TV le dramedy d’autore, generalmente piccole serie con stagioni brevi da una decina di episodi (o poco meno) da circa mezz’ora l’uno, che mischiano il drama con la comedy. Lo stile è quello del cinema indipendente: minimalismo, vita quotidiana, universi narrativi ristretti e cinematografia non spettacolare ma mai banale. Questo è il filone cui appartiene la serie TV Fleabag, di cui intende parlare questo paper e tra i cui precedenti più notabili ci sono sicuramente la Sex and the City di Darren Star e la Girls di Lena Dunham, in cui “[vengono messi] in scena personaggi la cui occupazione principale è parlare di se stessi e sviscerare all’infinito il problema di come bisogna vivere, ma reinterpreta questa tradizione abbracciando un realismo ancora più radicale che ha fatto scalpore soprattutto per le scene di sesso e l’esibizione dell’intimità. In questo caso, però, sessualità, nudità e intimità vengono de-spettacolarizzate: gli amplessi sono per lo più imbarazzanti e poco piacevoli, i corpi esposti tutt’altro che perfetti, l’intimità può essere anche quella del bagno o dei momenti in cui si è la versione peggiore di se stessi.”1
Centrale è l’analisi psicologica dei personaggi e dell’ambiente ordinario in cui si trovano a vivere, mentre l’aspetto autobiografico e la ricerca che traspare dalla sceneggiatura contribuiscono ad un alto grado di coinvolgimento degli spettatori, determinando il successo presso il pubblico. D’altronde, è già a partire “[...] dagli spectacles d’horreur tardo cinquecenteschi [che] tocca agli artisti, ai teatranti, ma anche [...] a più modesti artigiani della penna e del racconto seriale, il ruolo di dare corpo alle emozioni, alla voce, allo spettacolo sensoriale e mentale e alla casualità della vita reale entro uno spazio dominato dall’occhio prospettico e raziocinante.”2
Comunicazione e ambiente virtuale
In effetti, in quanto basata sull’interazione tra soggetto e ambiente, la comunicazione (che è uno dei principi delle arti, del cinema, della letteratura e anche delle più moderne serie televisive) costituisce un generatore di ambienti virtuali con coordinate e regole costruttive proprie: questo fa sì che arti, cinema, letteratura e serie tv, se abitate da noi, possano diventare il nostro ambiente.3
“Un’opera si presenta come un medium denso, composto e sorprendente, o al contrario schematico, apparentemente semplice e familiare; ma essa sempre configura un mondo, e il soggetto che lo esperisce. E allo stesso tempo, proprio quella configurazione strutturale, come le figure che ne emergono, funziona da metafora “profonda” del comunicare, e dello stato del soggetto che comunica “trasferendosi” nel mondo-ambiente creato dal testo”.4
Secondo De Kerckhove sarebbe la mente stessa un ambiente finzionale vero e proprio per il soggetto, il quale la abita “attoricamente” effettuando frequenti cambi di scena e mischiando diverse prospettive razionali e immaginazioni fantastiche: definizione che ben si presta a descrivere l’interiorità di una protagonista come Fleabag, impegnata in un costante dialogo interiore continuamente esternato attraverso lo sfondamento della quarta parete.
1 Gianluigi Rossini, Le serie TV, Il Mulino, Bologna, 2016, p. 128.
2 Giovanni Ragone, Per la mediologia della letteratura, Aracne, 2019, p. 15.
3 Ivi, p. 4.
4 Ivi, p. 4.
Origini e rimedializzazione
Fleabag, dell’autrice e attrice inglese Phoebe Waller-Bridge, nasce come una breve stand-up comedy scritta per una festa a tema e poi ampliata in un monologo teatrale nel 2013. Nel 2016 compie il suo processo di rimedializzazione, diventando l’ormai famosa pluripremiata serie TV distribuita da Amazon Prime Video, il cui retaggio teatrale più evidente è appunto quello sfondamento della quarta parete considerato sua cifra stilistica ed elemento fondamentale per la partecipazione del pubblico alla vicenda.
“Scrive Stefania Sarrubba su <<The Mary Sue>>, in una lettera direttamente indirizzata al personaggio [...]: <<Ogni breccia nella quarta parete ha scavato una crepa altrettanto profonda nella mia anima. Probabilmente parlavi solo con te stessa, lo so, ma io sentivo che parlavi con me, con noi. Non dire il contrario>>.”6
Personaggi e vita sentimentale
Fleabag è una trentenne londinese alle prese con una famiglia disfunzionale, composta dal padre, troppo insicuro e goffo per dimostrare alle figlie un po’ di amore e sostegno, l’odiosa matrigna passivo-aggressiva, la sorella Claire, donna in carriera ma sempre tesa, stressata e giudicante, il cognato Martin, uomo viscido e antipatico, soprattutto con la protagonista; un fidanzato particolarmente sensibile con cui Fleabag si lascia e si riprende da anni; le difficoltà economiche causate da un bar a tema “porcellini d’india” da lei gestito che fa fatica ad ingranare; e più in generale, la sua vita sentimentale e sessuale.
Il personaggio si basa molto sulla personalità della sua autrice, che le ha addirittura donato il suo soprannome da ragazzina coniato dai suoi famigliari, quel “Sacco di pulci” (fleabag) con cui in gergo vengono definiti gli hotel di bassa categoria in Inghilterra.
“Nel 2016, quando è uscita la prima stagione, Anna Silman descriveva così Fleabag su <<The Cut>>: <<Come apprendiamo nel corso della serie, la nostra eroina è traumatizzata dal dolore e dalla rabbia – vediamo frammenti del suo passato straziante emergere in frammenti disarticolati – e sembra sentirsi sempre meno sicura di sé nel rivolgersi direttamente al pubblico man mano che lo show va avanti. La sua vita sessuale, inizialmente ilare (come quando il suo fidanzato la scarica perché si è masturbata su Obama), comincia ad apparire angosciante. Guardando la serie, sono rimasta colpita da quanto mi sentissi a disagio dentro il suo cervello scivoloso, e da quanta empatia e identificazione abbia provato grazie al modo intensamente