Aborto selettivo in una gravidanza trigemellare
M. è una giovane donna appena sposata. La coppia desidera fortemente avere figli e quindi M. è molto contenta quando scopre di essere incinta.
La gravidanza è trigemellare e, dopo un’iniziale sorpresa, i due futuri genitori esprimono al medico la loro felicità per la situazione.
Verso la fine del primo trimestre di gravidanza è però sempre più chiaro che i tre gemellini non crescono bene, probabilmente perché l’utero è “sovraffollato”.
Viene proposto quindi di procedere a un aborto selettivo, cioè alla riduzione dei due feti, in modo da garantire uno svolgimento più tranquillo della gravidanza.
Provate ad immaginare il vostro colloquio con la coppia e le argomentazioni che portereste, sia a favore che contro.
Valutazione delle condizioni cliniche
Innanzitutto dovremmo accertarci accuratamente di quali sono le condizioni della donna, se la gravidanza sta mettendo a rischio la sua vita e quella dei feti, se c’è già una minaccia di aborto, se c’è minaccia di nascita prematura.
Presumibilmente, se è stato proposto questo tipo di soluzione anziché quello di attendere ancora il tempo necessario ed eventualmente anticipare il parto, c’è una seria minaccia per la sopravvivenza di almeno uno dei tre feti.
Posizione a favore
Le gravidanze plurigemellari sono sempre condizioni piuttosto rischiose dal punto di vista della sopravvivenza fetale e non è infrequente che si giunga spontaneamente all’aborto di uno dei feti o a sofferenze fetali che riguardino un gemello in particolare oppure più di uno, fino a casi estremi in cui un gemello giunge a causare la morte dell’altro.
Inoltre, la gravidanza gemellare è un fattore di rischio per la madre per patologie quali la preeclampsia e l’ipertensione gestazionale, condizioni che, se si instaurassero, potrebbero portare a un ulteriore peggioramento delle condizioni fetali.
Il dato di fatto che sembra emergere da questo caso è che ci sia già una situazione di iniziale sofferenza fetale e che l’aborto selettivo sia quindi una soluzione che causerebbe sì la perdita di uno dei feti, ma al tempo stesso offrirebbe una possibilità in più di dare maggiori chance di sopravvivenza agli altri due, con più probabilità di portare la gravidanza maggiormente vicino al termine.
Si prospetta quindi la possibilità di evitare ripercussioni gravi legate alla prematurità e alla sofferenza fetale quali emorragie intracraniche, sofferenze di tipo neurologico, enterocolite necrotizzante, displasia broncopolmonare, malattia delle membrane ialine, retinopatia del prematuro, neonato gravemente sottopeso e tutte le altre possibili sequele di un