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Linguistica generale Prof Nitti - risposte aperte

Paniere risposte aperte

Materia: Linguistica generale

Prof. Nitti

Università Telematica e-Campus

Linguistica generale Prof Nitti - risposte aperte

Che cos'è la "grammatica universale"?

“GU”), Secondo Chomsky, esiste una grammatica universale (nota con il codice una grammatica innata permette di acquisire una lingua materna, una seconda lingua o una lingua straniera. La GU si concentra principalmente sulla sintassi, il livello più importante tra tutti.

La grammatica universale consta a sua volta di principi e parametri. I primi sono principi comuni a tutte le lingue, mentre i parametri valutano la variabilità strutturale delle lingue e possono assumere un numero limitato di valori. Un esempio di principio riguarda la conoscenza della lingua, che si basa sulle relazioni strutturali della frase. Un esempio di parametro è il pro-drop, che consiste nella possibilità di omettere il soggetto in determinate lingue. L’italiano, a differenza dell’inglese, è una di queste.

Un problema della GU è l’ambiguità della sintassi dovuta alla creatività linguistica, a quella capacità, cioè, della lingua di originare un numero infinito di frasi grammaticali usufruendo di un numero finito di termini, venendo a creare frasi più complesse all’apparenza.

Questo sistema può rendere ambigue molte frasi simili tra loro. Ad esempio:

  • Una vecchia perde la borsa
  • Una vecchia perde la borsa

“Vecchia” può essere inteso sia come Nome (N) sia come Aggettivo (Agg): il senso della frase inevitabilmente cambierebbe.

Come contribuiscono le migrazioni alla diversità linguistica in Italia?

In Italia le migrazioni contribuiscono indubbiamente allo sviluppo di lingue minoritarie praticate da gruppi etnici in una determinata area o in diverse regioni. La lingua resta minoritaria se praticata da un gruppo di numero inferiore a quello parlante la lingua ufficiale nazionale; diversamente, accade il contrario.

Per fare un esempio, è il caso dei tedescofoni i quali praticano una lingua minoritaria in tutta la nazione italiana, a differenza del Trentino Alto Adige in cui oramai la lingua minoritaria risulta essere l’italiano. Il concetto di “maggioranza-minoranza” è relativo, dunque, al territorio.

Quanto al mantenimento dell’autenticità di una lingua e alla sua utilità, vi sono lingue come il romanì che hanno un vocabolario ristretto in quanto lingua praticata soltanto oralmente e quindi non archiviata, non registrata. Queste lingue prendono in prestito dalle lingue maggioritarie del territorio numerosi termini.

Analizzare sintatticamente la frase “A Roberto piace molto il circo”

  • A preposizione semplice
  • Roberto nome proprio di persona, maschile
  • Piace voce del verbo piacere, indicativo presente, 3 pers sing
  • Molto aggettivo
  • Il articolo determinativo, sing, masch
  • Circo nome comune di cosa, sing, maschile

Analizzare sintatticamente la frase “Il bambino guarda i cartoni animati a pranzo”

FSN SV

Art N V Art N Agg Prep N

Il bambino guarda i cartoni animati a pranzo

  • Il articolo determinativo, singolare, maschile
  • Bambino nome comune di persona, sing, masch
  • Guarda voce del verbo guardare, 3 pers sing
  • I articolo determinativo, plur, masch
  • Cartoni nome comune di cosa, plur, masch
  • Animati aggettivo, plur, masch
  • A preposizione semplice
  • Pranzo sostantivo, sing, maschile

Analizzare sintatticamente la frase “Il giovedì Luca va per negozi”

  • Il articolo determinativo, sing, masch
  • Giovedì nome
  • Luca nome proprio di persona, sing, maschile
  • Va nome del verbo andare, 3 pers sing, presente indicativo
  • Per preposizione semplice
  • Negozi nome, plurale, maschile

Che cos’è la valenza di un verbo?

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La valenza di un verbo è quella proprietà del verbo che ne indica il numero di attanti, vale a dire di “partecipanti all’azione” o “all’evento”. La valenza opera, a sua volta, sui tipi di sintagma che lo circondano. Il verbo impone ai suoi argomenti dei vincoli. Per citare un esempio, il verbo "lodare" richiede esseri animati, un soggetto e un complemento diretto. Il verbo "sbadigliare" ammette un soggetto animato e non richiede alcun complemento diretto.

Che cos’è un dialetto?

Sebbene molto spesso venga ritenuto una varietà della lingua, il dialetto è già di per sé “una lingua vera e propria” praticata perlopiù in forma orale da una comunità in una determinata regione, e che si contrappone di solito ad una lingua ufficiale praticata da un’intera nazione, e quindi da una comunità più vasta di parlanti. Anche i dialetti, dunque, dispongono di una propria grammatica e di un proprio lessico. Vi sono addirittura dialetti, come il napoletano, aventi una letteratura.

Che cos’è un sintagma?

I sintagmi sono le minime combinazioni di morfemi usabili come unità lessicali autonome.

In poche parole, il sintagma consiste in una sola parola o in una combinazione di molteplici (due o più) elementi che formano un’unità costruita intorno a un nucleo. Questo nucleo viene chiamato “testa del sintagma”. Nella lingua italiana i sintagmi sono indicati nel modo seguente: SN (sintagma nominale), SV (sintagma verbale), SAgg (sintagma aggettivale) e Sprep (sintagma preposizionale).

Che cosa si intende per "repertorio"?

Il repertorio linguistico comprende una o più lingue o dialetti praticati da un parlante. Gli individui degli strati sociali più bassi fanno uso di una varietà substandard, usata in modo scherzoso dalle persone di strato più alto.

Che cosa si intende per “lingua di minoranza”?

Una lingua di minoranza è una lingua materna praticata da una data comunità linguistica non numericamente dominante rispetto a una società o una nazione avente una differente lingua materna e ufficiale. Per fare un esempio, in Italia, i tedescofoni – essendo di numero inferiore agli italiani parlanti italiano - praticano una lingua “di minoranza”. Ciò non avviene, invece, in Alto Adige, dove la lingua di minoranza è l’italiano. Ecco che il concetto di “maggioranza - minoranza” è relativo e al territorio in questione.

Che cos'è la deissi?

Per deissi intendiamo l’utilizzo di espressione che si riferiscano al mittente o al destinatario di un dato enunciato, oppure al tempo e allo spazio in cui viene emesso l’enunciato.

Nella frase «Io questo qui non lo voglio!» “questo” è un primo elemento deittico che può indicare un animale o una persona, e “qui” è un altro esempio di deissi in quanto si riferisce al luogo in cui si trovano destinatario ed emittente.

Molte volte la deissi può essere espressa anche in assenza di una preposizione o di un aggettivo dimostrativo. Nella frase “Sto leggendo” il gerundio del verbo leggere indica in modo chiaro che l'azione sta accadendo nel preciso istante in cui il mittente emette l’enunciato.

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Come si suddividono i fonemi?

I tratti distintivi per analizzare i foni e i fonemi sono il luogo di articolazione, il modo di articolazione e la presenza/assenza di sonorità data dalla vibrazione delle corde vocali. Il procedimento di identificazione dei fonemi è chiamato di “prova commutazione”.

La lingua italiana prevede i seguenti fonemi: consonanti nasali, occlusive, affricate, fricative, vibranti, laterali e approssimative; e vocali alte, medio-alte, medio-basse e basse.

Come si suddividono i morfemi?

Un morfema può essere libero, cioè non indica in assenza di articoli determinativi o indeterminativi il suo numero (ad esempio: attività, papà, comò, pietà…) o può essere legato, cioè indicante il numero (ad esempio: can-e, gatt-o, comodin-o, mamm-a, fratell-i…).

In morfologia, poi, vi è l’allomorfo che non è altro che la variante di un morfema: {ven}{vien}{veng}{venn} sono allomorfi della radice del verbo «venire».

Come sono suddivise le lingue nel mondo?

Stabilire il numero delle lingue parlate nel mondo non è mai stato semplice. Gli studiosi, infatti, non sono unanimi nella stima del numero complessivo delle lingue ma il range oscilla fra le 2.200 e le 12.000, sebbene il Summer Institute of Linguistics di Dallas ne censisca circa 6.900.

Basti pensare che solo all’interno del nostro Paese sono parlati l’italiano – lingua nazionale - e ben dieci lingue minoritarie riconosciute oltre a venti dialetti. Le lingue appartengono a loro volta ad alcune “famiglie”, cioè gruppi linguistici. Una lingua appartiene alla stessa famiglia di un’altra lingua quando queste presentano almeno duecento termini comuni.

In aggiunta alla famiglia, vi sono rami, gruppi e sottogruppi.

Famiglie:

  • Lingue indoeuropee (140)
  • Lingue uraliche (24, ungherese, finlandese)
  • Lingue altaiche (turco, giapponese, coreano)
  • Lingue caucasiche (georgiano, ceceno)
  • Lingue dravidiche (tamil)
  • Lingue sinotibetane (circa 260, cinese, birmano)
  • Lingue paleosiberiane (coriaco, ciukcio)
  • Lingue austroasiatiche (vietnamita, khmer)
  • Lingue afroasiatiche (240, arabo, ebraico, maltese)
  • Lingue kam-thai (thailandese)
  • Lingue austronesiane (960, malese, tagalog, maori)
  • Lingue australiane (170, lingue papua)
  • Lingue nilotico-sahariane (140, nubiano)
  • Lingue niger-cordofaniane (1060, bantu, swahili, zulu, yoruba, igbo, bambara)
  • Lingue khoisan (nama, kwadi)
  • Lingue amerindiane (610, eschimese, navaho, cherokee, nahuatl, quechua, guaranì)

Le lingue più parlate nel mondo sono il Cinese mandarino (848), l’inglese (414), lo spagnolo (410), l’Hindi-Urdu (324), l’Arabo (237).

In Europa sono parlate lingue appartenenti a cinque famiglie differenti:

  • Lingue indoeuropee
  • Lingue uraliche
  • Lingue altaiche
  • Lingue caucasiche
  • Lingue semitiche (maltese) e alcune lingue isolate (basco)

Composizione delle parole

La composizione delle parole è un fenomeno morfologico che consiste nella creazione di parole composte, cioè nell’accostamento di due unità. In italiano le combinazioni impossibili sono:

  • Prep+Prep
  • V+Agg
  • V+Prep
  • N+Prep
  • N+Avv
  • Agg+Prep
  • Agg+Avv
  • Prep+Agg

Le combinazioni non più produttive sono:

  • V+V
  • Avv+Avv
  • V+Avv
  • N+Agg
  • N+V
  • Agg+N
  • Prep+N
  • Prep+V
  • Prep+Avv

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Confrontare tipologicamente basco, italiano e latino

Come tutti sappiamo, la lingua italiana deriva dal latino. A partire dal V secolo d. C., però, vi sono stati notevoli mutamenti dal punto di vista fonetico dal latino all’italiano. Ad esempio, cambia la quantità vocalica (vocali brevi e vocali lunghe), e a cambiare è anche la qualità (timbro della vocale). Così le vocali latine lunghe vengono pronunciate chiuse, le vocali brevi vengono pronunciate aperte. Un altro fenomeno molto ricorrente nel passaggio dal latino all’italiano è la cosiddetta sincope, l’annullamento della vocale atona nei termini polisillabici (oculum diventa occhio). I dittonghi latini sono divenuti in italiano delle semplici vocali (au diviene o; oe, ae divengono e).

Il basco, a sua volta, possiede numerosissimi termini di origine sconosciuta, ma bisogna riconoscere i suoi prestiti linguistici dalle lingue dei territori vicini. Quanto al lessico, dunque, molte parole basche derivano dal latino (e anche dallo spagnolo).

Il basco, poi, come il latino è grammaticalmente caratterizzato, a sua volta, dai casi (ablativo, etc…) ciascuno dei quali indica un dato complemento.

Cosa incontra il flusso d’aria a partire dai polmoni, quando fuoriesce?

Noi emettiamo i suoni di una lingua attraverso l’espirazione nel corso della quale l’aria passa dai polmoni, attraverso i bronchi e la trachea, e giunge alla laringe, punto in cui incontra le corde vocali, le quali, a loro volta, nel corso della respirazione restano separate e rilassate, ma nell’emissione dei suoni si contraggono e tendono ad avvicinarsi, riducendo in tal modo il passaggio d’aria. In seguito, il flusso d’aria passa nella cavità faringea e nella cavità orale. Quest’ultima è costituita da organi articolatori fissi e mobili: le labbra, i denti, il palato, la lingua. Nei punti fra la glottide e le labbra può avvenire, tuttavia, una totale o parziale ostruzione del flusso d’aria egressivo.

Cosa si intende per "coesione"?

La coesione è l’insieme di tutte le funzioni sintattiche e grammaticali utili per unire, collegare tra loro componenti di un testo. La coesione non fa altro che aiutare la “coerenza”, studiata a sua volta attraverso l’analisi attraver

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher JonnyCampus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università telematica "e-Campus" di Novedrate (CO) o del prof Nitti Paolo.
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