Letteratura per l’infanzia
lOMoAR cPSD| 9679654
Facoltà di Scienze Pedagogiche
Prof.ssa Di Veroli Anna
E-Campus - UNIECAMPUS
Paniere risposte aperte
Storia di Gianni Rodari
Rodari intorno agli anni Cinquanta, contribuisce a introdurre nuovi temi nella letteratura italiana per l'infanzia, quali le differenze sociali, lo sfruttamento nel lavoro, l'antimilitarismo, la solidarietà tra oppressi. L'eccessivo schematismo delle prime prove narrative e la loro collocazione in un contesto contadino lontano dai problemi della realtà industriale, consentono di rilevare l'attenzione di Rodari verso alcuni elementi tipici della tradizione popolare, che costituiscono i motivi dominanti della sua produzione successiva: il gusto della parodia, la contrapposizione fra infanzia e mondo adulto, che riprende la contrapposizione fra natura e consuetudine presente nei testi del cantastorie Giulio Cesare Croce, i richiami all'utopia popolare dei paesi di Cuccagna, i riferimenti al mondo alla rovescia. Il romanzo fantascientifico-umoristico. La torta in cielo appartiene a pieno titolo alla pedagogia rodariana, in cui si evince che sono spesso gli adulti a far maturare nei giovani un errato senso della proprietà, un pericoloso individualismo. Il romanzo nasce dagli incontri di Rodari con gli alunni della scuola elementare Collodi della borgata romana del Trullo. Nel '73 esce da Einaudi Grammatica della fantasia attraverso cui Rodari offre a genitori e insegnanti la possibilità di entrare nel suo laboratorio e di scoprire i segreti del mestiere. Si tratta di un libro eccezionale perché Rodari si fa critico di se stesso nell'unico modo adatto a spiegare i suoi libri e i suoi metodi inventivi.
Italo Calvino e il suo viaggio verso la fiaba
Calvino si divertiva a inventare fiabe della tradizione popolare e le raccolse in un libro, Fiabe italiane (1956), costituito da duecento storie. Le duecento novelle, appartenenti alla cultura popolare delle diverse regioni della penisola e delle isole, sono il frutto di un paziente e attento lavoro di selezione dalle raccolte folkloristiche di numerosi ricercatori e studiosi italiani dell'Ottocento e del Novecento. Delle pagine premesse alla raccolta delle duecento fiabe a noi interessa soprattutto un passaggio dedicato ai rapporti che la fiaba ha con la letteratura per l'infanzia. In poche righe Calvino riesce a concentrare osservazioni preziose sulla fiaba come genere da diventare guida all’interpretazione delle narrazioni popolari nei tempi attuali. Si sofferma con particolare attenzione su tre temi: il pubblico della fiaba, i caratteri della fiaba infantile, la finzione morale della fiaba. Per il primo aspetto, ricorda che la fiaba destinata ai bambini è una forma narrativa derivata. Per quanto le caratteristiche fondamentali alla fiaba per l'infanzia sono “tema pauroso e truculento, particolari scatologici o coprolalici, versi intercalati alla prosa con tendenza alla filastrocca”, si tratta di caratteristiche del tutto «opposte a quelli che erano all’epoca i requisiti della letteratura infantile, dominata da temi e motivi consolatori e edificanti ricchi di buoni sentimenti. Interessante è infine quanto Calvino scrive a proposito delle finalità educative della fiaba, che intravede nella narrazione stessa. Anche per questo aspetto lo scrittore attribuisce alla fiaba un ruolo del tutto opposto e alternativo a quello pacificatorio che le istituzioni educative normalmente le assegnano.
Il fenomeno Peter Pan e il problema della non crescita
Icona del ‘900, affronta il problema della non crescita, come questione non scontata ma problematica. Peter da una parte si perde nel mito e dall'altra allude a documenti storici, a echi biografici, alla vita reale dell'infanzia vittoriana. Lo psicologo Dan Kiley sostiene che sia simbolo di un'Europa ormai colpita dalla sindrome di Peter Pan, che interessa tutti coloro che finiscono per rimanere prigionieri dell'abisso dell'uomo che non vogliono diventare e del ragazzo che non possono continuare a essere. Peter Pan è diventato l'emblema di una civiltà del consumo che ha forte interesse a che non si cresca per mantenere in un dorato e consenziente infantilismo di massa i suoi abitanti. Tutto il libro è attraversato da una sottile ambiguità: il mito dell'infanzia eterna come unica vita oppure come non vita che cancella la memoria e che conduce bambini morti troppo presto immutabile paese dei balocchi, nell'isola che non c'è, dove giocare all'infinito. Non c'è dubbio che Peter Pan sia una figura misteriosa, in grado di aiutarci a decifrare il rapporto con un'età della vita altra e che non ha mai smesso di appartenerci. Peter Pan, figura indimenticabile del rifiuto della crescita, ha alimentato con le sue riflessioni un'ampia produzione contemporanea, con sfaccettature nuove e originali.
Le opere e gli autori dell’età umbertina
«Pinocchio». Storia di un burattino si colloca all'interno del «Giornale per i Bambini». L’opera di Collodi ebbe un così grande successo che fu tradotta in tutte le lingue (compreso il latino) e considerata in tutto il mondo un capolavoro della letteratura per l'infanzia. Qui Collodi mette in gioco se stesso, i suoi umori, le sue ossessioni, i nodi della sua formazione.
Storia di De Amicis
Edmondo De Amicis (1846-1908), partecipa alla terza guerra d'indipendenza e assiste alla presa di Roma. Abbandonato il servizio militare nel 1870, intraprende la carriera di giornalista e scrittore, e nel periodo che va tra il 1872 e il 1879 si reca, come inviato di giornali e riviste, in Spagna, Olanda, Marocco, Parigi, Londra, Costantinopoli riscuotendo giudizi positivi, successi di pubblico e critica. La sua fama arriva con il successo di Cuore (1886), Un aspetto che colpisce in Cuore è quello della tristezza, della sofferenza, delle disgrazie e delle morti seminate a piene mani: in questo caso De Amicis non si distacca dall'idea, che per diventare adulti occorra dolorosamente «purgarsi» bere filtri amari per dimenticare l'infanzia. L'autentica abilità di De Amicis sta nel confezionare e trasmettere un messaggio.
«L'idioma gentile»
Nell’anno in cui vengono emanati nuovi programmi per la scuola elementare De Amicis pubblica “L’idioma gentile”. C’è un collegamento tra l'uno e gli altri, poiché sono animati da una identica concezione di educazione linguistica, quale netta avversione al dialetto e volontà di estirparne ogni manifestazione, il testo è rivolto ai giovani della buona borghesia, il futuro del Paese.
Emilio Salgari
Emilio Salgari (1862-1911), veronese, di origini modeste, non termina gli studi al Nautico di Venezia e rinuncia alla carriera sul mare che trova invece tanto spazio nella sua opera. Dopo alcuni anni di giornalismo (1887-93) si trasferisce a Torino (1893); qui l'editore Speirani gli offre una serie di collaborazioni alle sue pubblicazioni per l'infanzia e l'adolescenza e gli permette di vivere del lavoro di scrittore e qui risiederà fino alla morte. Tra le opere salgariane che ancora oggi conservano una loro freschezza, ricordiamo “il ciclo di Sandokan”, quello dei pirati, i romanzi del West e il Corsaro Nero.
«Cordelia»
Nella massa di giornalini del dopo Unità meritano attenzione particolare due testate: «Cordelia» rivolta alle ragazze, e, tra i periodici indirizzati ai più piccoli, il «Novellino». Sebbene la produzione di periodici per ragazzi fino alla fine del secolo rimane ancorata alla scuola come semplice strumento didattico. «Cordelia» che si presenta in testata come «foglio settimanale per le giovinette italiane», per quelle che o studiano in famiglia, o vanno ancora alla scuola. I punti di riferimento della filosofia che ispira il giornale sono la famiglia e la scuola, le due istituzioni cui sono demandati i ruoli educativi fondamentali. Rigorosamente assente dalle pagine è la politica. E nessuno spazio viene concesso alle questioni intime.
«Novellino»
Comparso nel 1899 propone per la prima volta in Italia la novità di pagine con illustrazioni a colori. Rispetto ai giornali precedenti il «Novellino» presenta una serie di fiabe, racconti e novelle accompagnati da numerosi disegni colorati che catturano l’attenzione dei giovani lettori. Accanto al «Novellino» appare poi «Il Novellino rosa», stampato su carta rosata, che l’editore volle diretto da Yambo. Resta in vita fino al 1922.
L’età della ricostruzione (1944/1959) quali autori vede?
Einaudi pubblica nel 1959 I quaderni di San Gersolé di Maria Maltoni. Prima di tutto sono lavoretti che s’ispirano alla realtà, alla natura, difatti i disegni contengono foglie, fiori, insetti, e rappresentano scene della vita quotidiana dei bambini, vicende del modo di vivere di San Gersolé, quindi contadini che lavorano, il mondo agricolo, i comizi ecc., tutto raccontato sotto forma di diario con un linguaggio spontaneo. Il metodo di insegnamento di Maria Maltoni si ispira sicuramente ai valori della libertà e dell’impegno civile. Cesare Zavattini: parabole surreali Cesare Zavattini (1902-89) è indiscusso protagonista nel panorama della letteratura per l'infanzia non solo per il romanzo Totò il buono, ma il suo interesse per l'età infantile ha dato importanti e interessanti prove in almeno altri due settori: fumetto e cinema.
Il rapporto tra la lingua e i dialetti agli esordi del 1900
L’ostilità verso i dialetti raggiunge le punte più alte, in coincidenza ai nuovi programmi per la scuola elementare del 1905. Si parla di “malerba dialettale che infesta le strade d’Italia e che bisogna estirpare a ogni costo“. Il maestro, per insegnare l’italiano, sbandisce dalla scuola il dialetto cercando di sradicarlo dalla mente dell’alunno, talora mettendo perfino in derisione quel linguaggio e poi si mette a fabbricare sul vuoto. I programmi pongono per la prima classe esercizi di pronuncia per correggere la fonetica dialettale, per la seconda raccomandano conversazioni su cose e fatti osservati, gli alunni dovranno essere abituati ad esprimere il loro pensiero curando correttamente il dialetto, in terza i maestri devono procedere alla correzione ragionata degli errori dialettici.
Il rapporto tra lingua e dialetti nell’età della Ricostruzione
Il linguaggio della democrazia, in quegli anni, è sancito dalla Costituzione, entrata in vigore nel 1948, che nell'articolo 3 riconosce l'eguaglianza di tutti i cittadini senza distinzione di lingua e attribuisce alla Repubblica il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e la sua attiva partecipazione all'organizzazione politica economica e sociale del Paese. I programmi Washburne per la scuola elementare del 1944-45 elaborati in funzione della ricostruzione della scuola italiana, nascono ispirati da una grande tensione ideale, ma subito devono fare i conti con le pesanti ostilità di ambienti clericali che non vedono di buon occhio il fatto che i programmi assegnino un ruolo non centrale alla religione. Per l’insegnamento linguistico i programmi riprendono alcuni aspetti fondamentali della lezione di Giuseppe Lombardo Radice, presente nei programmi del 1923.
I dialetti negli anni 50 e 60
In questi anni è naturale che sia prevalente l'uso dei dialetti come unico gergo di comunicazione quotidiana. La crescita di ruolo dell'istruzione negli anni Cinquanta e Sessanta non è lineare, ha momenti di arresto e di ripresa, fa registrare occasioni e fermenti di innovazione, come, ad esempio, l'elevamento dell'obbligo scolastico a 14 anni, e diffusi atteggiamenti di conservazione e di reazione, come il processo di clericalizzazione dell'insegnamento primario. I programmi per le scuole elementari del 1955 si collocano tra le scelte politiche e culturali conservatrici, soprattutto per gli aspetti istituzionali e strutturali che li caratterizzano, considerando il dialetto idioma perfetto.
I racconti hanno una forte incidenza anche sul piano pedagogico, quali sono quei temi che hanno anche un rilievo educativo?
Il discorso sui generi narrativi non può essere solo critico o letterario, in quanto i racconti hanno una forte incidenza anche sul piano pedagogico, dal momento che alcuni temi hanno pure un rilievo educativo. La narrativa di genere rivolta a giovani fruitori affronta il tema delle prime età della vita (infanzia ed adolescenza) in diverse maniere: alcuni affrontano dei ragguagli sui primi anni dei loro protagonisti, per poi passare a narrare le avventure di questi; altre preferiscono affidare direttamente a un ragazzino la parte del protagonista; infine ci sono quelle in cui il personaggio principale è colto nelle sue lente e progressive trasformazioni dall’infanzia sino alla soglia della maturità. Il tema del viaggio si esplica soprattutto secondo due modalità: il classico viaggio nello spazio fisico e il viaggio inteso come percorso tra eventi, pensieri e tracce. Il viaggio è profondamente segnato dalla categoria dell’imprevisto: è sempre una ricerca (quest) anche quando la meta appare chiara e il percorso stabilito, si cammina sempre verso l’ignoto che è il vortice potente attorno cui ruotano la maggior parte delle narrazioni di genere. Il duello tra le forze della luce e gli adepti delle tenebre è un altro topos narrativo; le grandi trame sono state costruite attorno a questo tema che consente di attraversare nodi narrativi cruciali quali la vendetta, la congiura, lo smascheramento, l’eroismo, l’amicizia e l’amore. La morte è una presenza costante nella letteratura di genere, nel giallo-poliziesco è centrale in quasi tutte le trame. È una sottrazione e una differenza rispetto a una precisa situazione originale, dove ancora essa non aveva fatto la sua comparsa.
I personaggi della letteratura per l’infanzia hanno incominciato a vivere vita autonoma rispetto alle pagine del libro, prolungandosi in altri media. In che maniera, descrivi il fenomeno.
I modi e le forme del narrare cambiano con l’evolversi delle tecnologie della comunicazione, dei gusti e delle esigenze del pubblico. Ciò che sembra non cambiare è invece la capacità di coinvolgere, di rapire i sensi in una dimensione altra e totalizzante. Esempio eclatante è Machinarium, che evoca narrazione. Gli autori si sono cimentati nella realizzazione di un universo altro, nel quale si muove un robottino malinconico e malconcio gettato in una discarica nella quale sono presenti i residui metallici. Il robot non parla, non scrive, gesticola male: quando vuole comunicare qualcosa o aiutare l’alter ego giocatore con un indizio o una traccia, lo fa attraverso un pensiero espresso in forma di ballon nel quale non compaiono parole ma immagini. Il protagonista si muove curioso e ansioso di sapere, di trovare, di capire, di comunicare, il suo occhio ricerca tracce, indizi e piste da seguire. Il piccolo robot è una sorta di Pollicino alle prese con un mondo ostile, complicato, pieno di tranelli, inganni ed enigmi da risolvere, del quale lui solo, però, possiede le chiavi. Nelle storie videoludiche è il giocatore stesso, attraverso l’interazione, a compiere azioni nel mondo simulato della macchina. La caratteristica che più di ogni altra contraddistingue i videogame è senza dubbio la possibilità di entrare all’interno della storia, di modificarne il corso, di deciderne il proseguimento o la conclusione, di deviare dalle modalità prestabilite. I bimbi sono affascinati e impiegano poco a diventare parte integrante dei suoi meccanismi, narrativi e non, e a identificarsi nella buffa creatura della quale si trovano a vestire i panni virtuali. I bimbi avvertono che esiste una sorta di comunanza di affinità elettiva, tra loro e le creature artificiali. Automi, robot e avatar possono essere letti come straordinarie e potenti metafore dell’infanzia e della condizione infantile. Nella letteratura per l’infanzia la prospettiva dell’artificialità si arricchisce di nuovi significati e si fa anticipatrice di molte caratteristiche attuali. La fiaba e la letteratura per l’infanzia si occupano di metamorfosi: al loro interno tutto si modifica, si trasforma, cambia aspetto e natura. Ogni confine tra ciò che vive e ciò che è inerte, diviene sfumato e quasi scompare per lasciare spazio a mondi metaforici e altamente significativi ancora in gran parte da scoprire ed interpretare. Quando si parla di narrazione tutto viene messo in gioco e ogni certezza sublima in qualcosa di diverso, di nuovo e stupefacente.
Il libro educativo, significati e sviluppi
A partire dai primi dell'800 e in Italia si diffonde il libro istruttivo-educativo che conforma i bambini alla morale e alle regole: in questa fase il problema della qualità letteraria dello scritto è tenuto in scarsa considerazione. Si verifica l'assimilazione dello scrittore all'insegnante. Tali letture però svolgono un'importante funzione civile e politica sia durante il Risorgimento che dopo l'unità d'Italia, perché promuovono nei giovani il sentimento della Patria e una salda coscienza religiosa e civile, preparandoli a diventare cittadini di una futura nazione e contribuendo poi a creare nel popolo il senso di una comune identità e appartenenza. Inoltre dal dibattito che suscitano comincia la vera evoluzione del libro per bambini per ragazzi. Il libro “bello e buono”
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