La tipografia nella Chiesa Ortodossa Romena: dal maiuscolo liturgico greco ai primi testi religiosi in lingua romena
La maiuscola greca liturgica
Alexandra Ionesi
L’origine dei caratteri liturgici da titolazione riccamente decorati, degli ornamenti vegetali e geometrici, i complicati ghirigori che possono essere osservati nei testi sacri della Chiesa Ortodossa orientale, la si può trovare nell’Impero Bizantino, soprattutto nell’arte sacra bizantina e nella sua travagliata storia.
Infatti, sia durante che dopo la fine del movimento iconoclasta, stava circolando nei testi scritti la cosiddetta maiuscola greca "liturgica", nome che deriva dal suo uso attestato esclusivamente nei lezionari dei vangeli. La sua facile riconoscibilità è riconducibile all’essere una scrittura artificiosa, un maiuscolo ogivale con l’aggiunta di vari abbellimenti e svolazzi anche all'interno delle lettere stesse.
L’abbondanza delle decorazioni, dei dettagli, dei fronzoli presente sia nei testi che nella stessa arte figurativa bizantina, la si può spiegare calandosi nella cultura visiva della fase iconoclasta dell’Impero nella prima metà dell’VIII secolo. In questo periodo infatti, si diffuse la convinzione secondo la quale la scrittura formale e l’immagine si trovassero sullo stesso livello d’importanza e da ciò conseguì il riconoscimento del potere visivo e figurativo della scrittura stessa nel periodo storico in cui le rappresentazioni di immagini sacre erano fortemente sconsigliate o addirittura proibite.
In questo modo la parola scritta, sostituendo le icone, si fa carico della relazione trascendentale con l’oggetto che rappresenta attraverso simbolismi nascosti, si carica dell’importanza e del messaggio della parola divina.
Il Salterio Chludov è un esempio unico di arte bizantina del periodo della guerra iconoclasta e, secondo la tradizione, il manoscritto sarebbe stato composto clandestinamente e molte delle sue miniature raffigurerebbero le caricature degli iconoclasti. Lo stile polemico dell'opera è inabituale per quel periodo ed è una dimostrazione della passione che ha accompagnato la disputa iconoclasta.
Il maiuscolo liturgico lo si nota soprattutto come iniziali delle frasi mentre il resto del testo è composto in un greco minuscolo rudimentale. Il Salterio di Teodoro, considerato il più ricco e famoso manoscritto miniato post-iconoclastia, rappresenta al meglio lo stile e i valori dell’arte scrittoria bizantina di quel tempo. Di questo testo, datato febbraio 1066, si conosce anche l’autore, Teodoro di Cesera, che nel testo stesso si autodefinisce arciprete e scriba di un monastero, si presuppone, di Costantinopoli; dopo la sua invenzione e diffusione, attraverso la stampa.
Questa informazione risulta molto importante nel comprendere l’attività degli amanuensi dell’epoca. Il ritorno dell’obbligo della rappresentazione delle figure sacre permise di aggiungere ai testi ricche icone dipinte a mano che accompagnassero gli ornamenti vegetali e geometrici già presenti nella tradizione. In questo caso il maiuscolo liturgico è presente sia all’inizio delle frasi e nei titoli, sia nei poemi e nelle frasi considerate più significative; il resto del testo è scritto in un minuscolo antico quadrato.
- 1, 2, 3. In ordine, maiuscolo liturgico nel Vat.gr.351.f.16r, dettaglio del Salterio di Chudlov del IX sec., Salterio di Teodoro del XI sec.
- 4. Vangelo di Reims, prima del XV sec., a sinistra testo in cirillico, a destra in glagolitico
Storia della lingua e della scrittura slava ecclesiastica antica
Osservando le immagini, si può notare l’influenza dell’eresia iconoclasta nell’evoluzione progettuale della maiuscola. Il corpo della lettera diventa più stretto abbandonando la tipica rotondità della scrittura greca più antica e si avvicina maggiormente ad uno stile ogivale decorato e utilizzato in modo significativo sia attraverso i manoscritti che, dopo la sua invenzione e diffusione, attraverso la stampa.
La creazione di una scrittura che traducesse al meglio la fonetica slava è strettamente collegata con la diffusione del Cristianesimo nei popoli che la utilizzavano; questo processo è attribuito soprattutto ai fratelli evangelizzatori Cirillo (nato Costantino) e Metodio i quali iniziarono a tradurre.
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